PROGETTO GRILLAIO

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a) Introduzione

b) Dove vivono

c) Di cosa si nutrono

d) Monitoraggio

e) Cosa li minaccia

f) Conclusioni

 

 

Introduzione

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Il Grillaio (Falco naumanni) è un piccolo falco dalle abitudini gregarie, è un migratore e lo si può osservare sulla Murgia tra marzo e settembre.

Nidifica in un areale che va dalla Penisola iberica alla Cina,   con le popolazioni più consistenti in Italia, Spagna, Grecia e Turchia, e trascorre l’inverno nel continente africano, a sud del Sahara.

Bird Life International considera il Grillaio specie «minacciata a livello globale» e l’U.E. la individua come «specie prioritaria di conservazione».

Infatti, la popolazione europea di Grillaio ha subito, tra il 1982 ed il 1994,  una riduzione del 90%, passando da 150000 a 15000 coppie.

Dagli studi eseguiti sulla popolazione murgiana emerge un dato positivo, una crescita del numero degli individui, in controtendenza rispetto alle altre popolazioni europee.

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Dove vivono

Le Murge baresi e materane (Fig.1) che ospitano l'unica popolazione di Grillaio (Falco naumanni) dell'Italia peninsulare sono costutiute da un piatto altopiano calcareo che reggiunge la massima altitudine a 679 m s.l.m. e sono caratterizzate, nella loro porzione di Nord-Ovest, da estese aree aperte, appartenenti alla regione Puglia ed, in parte, alla regione Basilicata.

Presentano estese aree di pseudosteppa, ormai molto rare in Italia, ed ospitano una delle più importanti concentrazioni di specie legate a questo ambiente.

Il territorio è caratterizzato da due principali tipologie ambientali: le pseudosteppe mediterranee (habitat di estremo interesse comunitario) e le aree agricole a cereali. Laddove il substrato e le pendenze lo consentono, sono inoltre presenti colture arboree e piccoli appezzamenti di colture orticole.

 

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I Grillai amano l’architettura dei centri storici delle Murge. Perfettamente integrati nell’ecosistema urbano, nidificano nei sottotetti, ai quali accedono attraverso le strette feritoie tra i coppi di terracotta, oppure in anfratti e cavità presenti sulle facciate di abitazioni e monumenti.

Le coppie dividono gli stessi territori riproduttivi e, dalla tarda primavera alla fine di luglio, i tetti si trasformano in chiassosi «asili»,   affollati da giovani di differenti nidiate. In questi periodi è facile accorgersi della presenza dei Grillai, per la frenetica attività dei genitori impegnati a trasportare le prede ai loro piccoli.

 Al tramonto gli individui della stessa colonia si radunano su alberi di grandi dimensioni e trascorrono la notte insieme per difendersi dalle aggressioni dei predatori.

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Di cosa si nutrono

I Grillai si nutrono principalmente di ortotteri, i grilli e le cavallette, numerosi soprattutto nelle aride e pietrose distese di vegetazione erbacea che caratterizzano vaste aree dell’Alta Murgia: le pseudosteppe mediterranee. In questi luoghi, così affascinanti e ricchi di vita, non è difficile incontrarli mentre cacciano in gruppi più o meno numerosi. Perlustrano il territorio dall’alto di un posatoio o più frequentemente in volo, con la tecnica dello «spirito santo» così denominata perché i falchetti restano immobili librandosi nell’aria, quasi come sospesi, per poi picchiare sulla preda all’improvviso.

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Le aree coltivate, come i seminativi, costituiscono invece una limitata fonte di prede per il Grillaio, soprattutto dopo la trebbiatura.

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Monitoraggio

                  METODI

Il monitoraggio della popolazione murgiana di Grillaio viene effettuato, a partire dal 1993, attraverso il conteggio pre e post-riproduttivo degli individui delle diverse colonie presenti nei dormitori, normalmente alberi di grandi dimensioni posti quasi sempre nei centri urbani (Sigismondi et al., 1996b, 2001).

Il comportamento trofico della specie è stato indagato attraverso una raccolta di dati, con schede di rilevamento, lungo prefissati transettti (Sigismondi et al., 1996 a).

 

                   RISULTATI

L’attività di monitoraggio ha consentito di definire lo status della popolazione che conta complessivamente 11 colonie, tutte sinantropiche ubicate nei centri storici di alcuni comuni. Alcune colonie arrivano a contare in periodo post-riproduttivo oltre 2000 individui, come Altamura, Santeramo, Gravina e Matera. Colonie di medie dimensioni sono presenti a Minervino, Cassano Murge, Ginosa, Montescaglioso, Gioia del Colle, mentre colonie costituite da poche unità, che da poco si sono reinsediate, sono presenti a Laterza e ad Acquaviva delle Fonti (Fig. 1).

Il monitoraggio ha evidenziato sia un aumento complessivo della popolazione, sia l’insediarsi di nuove colonie (Fig. 2 e 3). L’incremento è stato particolarmente accentuato tra il 1998 ed il 2000, molto probabilmente grazie ad un’eccezionale disponibilità di prede, mentre la popolazione ha mostrato una tendenza alla stabilità negli ultimi due anni.

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Il numero d’individui post-riproduttivi presenti nelle cinque colonie più numerose è passato dai 6350 del 1995 agli 11000 del 2001. Il numero delle colonie è invece passato dalle 5 conosciute negli anni 80 (Sigismondi, 1990) alle 11 del 2001.

Gli individui di una colonia utilizzano ogni anno gli stessi alberi dormitorio, quasi sempre Pinacee, posti all’interno o nelle immediate vicinanze dei centri abitati. Gli individui di una colonia risultano molto fedeli al dormitorio nel periodo pre-riproduttivo. Durante il periodo di dispersione post-riproduttivo, tendono, invece, a distribuirsi anche su altri alberi, lontani dai centri urbani o in altre colonie e questo rende meno affidabili i conteggi post-riproduttivi delle singole colonie, ma non il dato complessivo di popolazione (Sigismondi et al., 2001).

La tendenza dei Grillai a radunarsi sullo stesso dormitorio, a volte in migliaia d’individui e tollerando la presenza di altre specie, è spiegata dalla necessità di difendersi dai predatori ma non è da escludersi una funzione sociale. I Grillai, infatti, seguendo al mattino gli individui più esperti, possono raggiungere aree trofiche dove la disponibilità di prede è maggiore (Sigismondi et al., 1996 b, 2001).

I dati relativi all’utilizzo trofico del territorio hanno evidenziato come la specie utilizzi per le sue attività trofiche soprattutto le aree di pseudo-steppa (Fig. 4).

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Estremamente interessante appare il dato relativo all'utilizzo stagionale degli ambienti (Fig. 5) in quanto si può osservare come l'utilizzo delle aree non sia uniforme nel corso del periodo riproduttivo ma vari notevolmente al variare delle stagioni.

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Questo aspetto pare dipendere dalle attività colturali svolte che influenzano la disponibilità delle prede nelle aree coltivate.

Mentre da aprile a maggio le coltivazioni di cereali risultano ben utilizzate dai Grillai, più avanti nella stagione, con la trebbiatura e soprattutto la conseguente aratura, questi ambienti riducono notevolmente la loro disponibilità trofica in quanto si trasformano in deserti di terra arata.

I Grillai sono stati osservati in caccia in aree distanti anche 12-14 km dalle colonie, in accordo con Negro et. al. (1991), ma come si puo osservare dalla Fig. 6 la maggior parte delle attività trofiche è svolta nella fascia compresa tra 0-9 km dalla colonia.

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E’ stata rilevata inoltre una certa variazione nella distanza delle aree trofiche utilizzate in funzione della stagione, con la tendenza nel periodo riproduttivo ad utilizzare aree più vicine alle colonie, e viceversa ad un utilizzo di aree a maggiore distanza dalla colonia nel periodo postriproduttivo.

Lo spettro trofico della specie è formato prevalentemente da invertebrati (96%). Molto importanti in termini di biomassa, durante il periodo di crescita dei giovani, sono gli Ortotteri atteri del Genere Pamphagus (Pantone et al., 1999).

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 Cosa li minaccia

Vaste distese di pseudosteppa, sebbene protette da direttive europee, sono state negli ultimi anni devastate dallo spietramento allo scopo di impiantare nuove colture, con conseguente scomparsa di importanti aree trofiche (Sigismondi et. al., 1996 a; Palumbo, 1997; Bibier, 1994).

Le aree di pseudosteppa più importanti, in quanto vicine alle colonie, sono in forte riduzione per l’ampliamento delle periferie urbane, la costruzione di capannoni industriali e il pericolo di insediamenti turistici con annessi campi da golf.

La bruciatura anticipata delle stoppie e l’uso eccessivo di prodotti chimici nelle colture cerealicole, riducono la qualità degli ambienti coltivati come aree trofiche per i Grillai (Sigismondi et al., 1996 a).

Ristrutturazioni poco rispettose chiudono buchi e cavità nei centri storici, riducendo il numero di siti di nidificazione adatti per i Grillai.

In alcuni casi, gli stessi alberi dormitorio sono in pericolo a causa del numero elevato di Grillai e della conseguente quantità di guano che, inevitabilmente, si accumula sulla pianta e al di sotto di essa. Il problema si pone soprattutto laddove l’albero dormitorio è situato all’interno di proprietà private, in quanto i proprietari difficilmente sono disposti a tollerare gli inconvenienti derivanti dalla presenza di centinaia di Grillai.

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Conclusioni

La tecnica utilizzata, perfezionata nel tempo, ha consentito di seguire l’andamento demografico della popolazione complessiva presente, evidenziandone quasi in tempo reale la dinamica. Peculiarità di questo metodo è che stima il numero d’individui della popolazione e non, come normalmente avviene, le coppie presenti.

Utile a valutare eventuali problemi di conservazione nelle aree di svernamento appare il calcolo della percentuale di ritorno della popolazione (Fig. 2), giustificato dallo stretto legame che sembra unire i Grillai alla colonia di appartenenza (Massa, 1985) e che li riporta ogni anno sempre nello stesso sito riproduttivo.

L’“Action Plan” di BirdLife international (Bibier, 1994) riporta una stima della popolazione mondiale della specie (Europa Turchia ed ex U.R.S.S.) di circa 10.000-17.000 coppie. La popolazione complessiva presente nelle Murge baresi e materane, costituita da oltre 12000 individui post-riproduttivi nel 2001 e concentrata in un area relativamente piccola, rappresenta pertanto una quota importantissima dell’intera popolazione mondiale e riveste un ruolo fondamentale nella conservazione della specie.

La presenza di una così numerosa popolazione di Grillaio sulla Murgia è riconducibile alla coesistenza di due importanti caratteristiche di questo territorio (Sigismondi et al., 1996 a):

vaste estensioni di pseudosteppa che producono le elevate risorse trofiche necessarie alla specie durante tutta la stagione riproduttiva;

centri abitati, adatti all’ubicazione di consistenti colonie, posti nelle immediate vicinanze delle aree trofiche.

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In conclusione, si ritengono indispensabili l’adozione di adeguate misure di salvaguardia sia dell’habitat trofico, sia di quello riproduttivo e l’attuazione di programmi di informazione e sensibilizzazione delle popolazioni locali che vivono a stretto contatto con i Grillai. Naturalmente, sarebbe utile avviare ulteriori studi specifici relativi ai numerosi aspetti della biologia della specie nell’area delle Murge (spettro trofico, successo riproduttivo, numero di coppie, ecc.). Sarebbe inoltre auspicabile un impegno delle amministrazioni locali, finalizzato alla protezione degli alberi dormitorio e a rendere più tollerabile la presenza notturna dei Grillai nei giardini privati, sensibilizzando i proprietari ed assicurando una periodica rimozione del guano.

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A cura di Tonio Sigismondi e Marisa Laterza - Illustrazioni di Nicola Cillo