L'ALTA MURGIA E LE CAVE DI BAUXITE

NOTIZIE GENERALI

Foto di Piero Petruzzelli

Il Garagnone

Il Parco Nazionale dell'Alta Murgia, istituito nel 1998 con la legge n.426, si estende su un territorio compreso tra la fossa Bradanica e le depressioni vallive che si adagiano verso la costa adriatica, un quadrilatero allungato esteso per più di 100.000 ettari, con i paesi che si posizionano solo lungo il suo perimetro.

I Comuni i cui territori sono interessati dal Parco sono Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto. L'opposizione del Comune di Altamura all'istituzione dell'area protetta, superata solo recentissimamente (attraverso una delibera di Consiglio Comunale del 27 luglio 2001 che ha annullato gli atti precedentemente emanati dall'Ente locale e contrari all'inclusione del territorio comunale all'interno dell'area protetta), ha notevolmente rallentato l'intero processo, tant'è che ad oggi manca ancora la perimetrazione ufficiale del Parco (anche se da novembre 2002 sembra esserci un accordo definitivo in questo senso) e qualsiasi organo di gestione che possa trasformare una previsione di carta in un processo di sviluppo durevole e sostenibile del territorio.

Il Parco dell’Alta Murgia, sin dalle prime battaglie per la sua istituzione, si è configurato quale “parco rurale”, in grado cioè di conciliare la presenza dell’uomo con i valori naturalistici e ambientali, riscoprendo un rapporto che da sempre ha caratterizzato questi luoghi e finalizzato ad un nuovo sviluppo, sostenibile e duraturo, del territorio.

Il territorio del Parco è caratterizzato dalla presenza diffusa e stratificata di segni della civiltà dell’uomo e della natura, dal sistema delle masserie e degli iazzi di altissimo valore storico e culturale, oltremodo diversificato, al sistema di tratturi della transumanza, dai sistemi per la raccolta delle acque alle emergenze archeologiche, dalla trama dei muri a secco al sistema dei centri storici, dai boschi di querce alla pseudosteppa mediterranea con le sue stupende fioriture primaverili di orchidee, dalle 1500 differenti specie vegetali ai grillai che affollano i centri storici agli eccezionali e diversificati fenomeni carsici ipogei e superficiali.

Alla ricchezza dei valori presenti si affiancano poi quelli che sono i principali problemi dell’area, gli spietramenti, le cave e le discariche abusive, l’inutile scempio dei laghetti artificiali, gli estesi poligoni militari, la disseminazione di attività produttive in ambito rurale, l’abbandono delle attività tradizionali.

L’istituzione del Parco non va però vista come panacea di tutti i mali, né come punto di arrivo di un processo, per quanto lungo e contrastato, ma piuttosto come punto di partenza per la costruzione, il più possibile condivisa all’interno delle comunità locali, di un nuovo modello di sviluppo per questo territorio, più coerente con la tradizione locale e più compatibile con l’ambiente.

LA PSEUDO STEPPA

Foto di Gianluca Andreassi

La Murgia

Uno dei più caratteristici ambienti presenti nell'area dell'Alta Murgia, il cui valore è riconosciuto anche dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea, è rappresentato dalle vaste ed aride distese di vegetazione erbacea, caratterizzate  dalla presenza di specie indicatrici quali la Stipa, da cui il termine steppa. Si tratta di associazioni vegetali molto simili a quelle delle steppe presenti nella regione Euro – asiatica, che, però, a differenza di quelle, si sviluppano in un clima tipicamente mediterraneo.

Le steppe sono presenti in Puglia nelle tre grandi aree carsiche della regione, il Salento, il Gargano e le Murge, in particolare l’area nord – occidentale.

Questo ambiente si caratterizza quindi per la scarsa copertura arborea (rari sono infatti gli alberi e persino gli arbusti), e per la conseguente limitata capacità di trattenere il terreno agrario, spesso completamente assente in aree caratterizzate dall’affioramento della roccia calcarea sottostante. Il substrato, privo della naturale copertura vegetale, subisce in maniera maggiore l’influenza limitante dei fattori ambientali e climatici (aridità, azione dei venti, forte soleggiamento).

L’ambiente della pseudosteppa per molti studiosi rappresenta l'ultimo stadio di degrado della vegetazione spontanea mediterranea, traendo origine dall'azione millenaria dell'uomo, come risultato dell'azione combinata del disboscamento, del successivo dilavamento meteorico del substrato, della forte siccità estiva e della scarsa capacità di ritenzione idrica di un substrato fortemente fessurato in seguito ai fenomeni carsici.

Foto di Gianluca Andreassi

Virginia
Escursionista in erba a zonzo per la murgia

La vegetazione erbacee presente si è adattata a condizioni di vita spesso estreme. Alcune piante si difendono dalla siccità con la presenza di foglie e fusti carnosi, ricchi di tessuti all’interno dei quali è immagazzinata l’acqua; altre piante riducono al minimo l’evapotraspirazione, grazie alla presenza di una fitta peluria sulle foglie e sul fusto; molte altre specie si difendono con la tendenza alla microfillia, riducendo cioè la superficie fogliare (è il caso per esempio del timo, della santoreggia, della micromeria, etc.). L’adattamento più diffuso è però la presenza di un organo vegetativo sotterraneo, il bulbo, in cui vengono immagazzinate le riserve d’acqua che permettono alla pianta di superare i periodi climaticamente avversi (è il caso di specie molto diffuse sulla Murgia come l’asfodelo e l’urginea marittima). Altre specie caratterizzanti il paesaggio vegetale della Murgia che sfruttano la presenza di un bulbo sotterraneo sono le orchidee, presenti in quest’area con numerosissime specie che danno origine a splendide fioriture primaverili.

Tra le piante annuali tipiche della pseudosteppa mediterranea un posto di rilievo è occupato dalle graminacee, alcune delle quali risultano rare e di elevato valore scientifico, che hanno modellato il loro ciclo vegetativo alle caratteristiche climatiche: germinano infatti in autunno, sfruttando la condensa autunnale della rugiada, si accrescono durante l’inverno, fioriscono e si riproducono in primavera, superando quindi l’estate sotto forma di seme.

Le steppe della Murgia sono caratterizzate dalla presenza di un’unica specie arborea il perastro, isolato o a piccoli gruppi.

L’ambiente steppico, pur all’apparenza arido ed inospitale, risulta uno dei più ricchi per la presenza di specie faunistiche e uno dei più importanti per numerose di queste. La ricchissima presenza, soprattutto in primavera, di insetti che si nutrono delle piante presenti, attira in queste aree un numero considerevole di specie di uccelli: sono infatti almeno una decina le specie strettamente legate a questo ambiente, molte delle quali ritenute meritevoli di protezione dall’Unione Europea.

Molti rapaci frequentano la steppa alla ricerca di cibo (poiana, lanario, biancone, gheppio), ma tra di essi assume assoluta preminenza la presenza del falco grillaio, raro a livello europeo ma presente con colonie molto numerose nella Murgia barese e materana.

 

Foto di Gianluca Andreassi

Fossa Bradanica

IL GRILLAIO

Il grillaio è una delle specie più interessanti della fauna pugliese, inclusa tra quelle la cui conservazione è prioritaria nella Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

La popolazione di grillaio presente nelle Murge baresi è, insieme a quella presente nelle confinanti Murge materane, l’unica presente nell’Italia peninsulare.

Questo piccolo rapace, un tempo molto più comune, tanto da riprodursi anche a Lecce e Foggia, ha subito negli ultimi decenni una drastica riduzione delle sue popolazioni, soprattutto in seguito alla trasformazione e all’alterazione dell’habitat frequentato, quello della pseudo steppa, ad opera dell’uomo (messa a coltura, spietramenti, etc.). Fortunatamente negli ultimissimi anni si registra un significativo incremento delle presenze in tutta l’area frequentata dalla specie.

Il grillaio è strettamente legato all’ambiente della pseudo steppa poiché si nutre principalmente di ortotteri (grilli e cavallette), numerosissimi specie in primavera nelle aree steppiche ed incolte, proprio nel periodo di crescita e svezzamento dei nuovi nati.

Il grillaio è una specie migratrice (giunge dall’Africa verso aprile e riparte alla fine dell’estate) e coloniale (vive cioè in colonie che arrivano fino a 1500 esemplari). Un’altra interessante caratteristica della specie consiste nell’utilizzo delle abitazioni dei centri storici dei paesi della Murgia per costruire i suoi nidi, caratteristica peculiare messa a rischio dalle ristrutturazioni recenti che eliminano tutte le cavità esistenti nell’edificio utili per la nidificazione; nella maggior parte dei casi anche i dormitori delle singole colonie sono localizzati su grandi alberi, di solito conifere, all’interno dei centri urbani stessi.

Si può affermare che il grillaio sia, per importanza e diffusione, la specie simbolo dell’area dell’Alta Murgia, simbolo allo stesso tempo del rapporto tra uomo e natura, tra centri urbani e spazi aperti, che andrebbe recuperato con forza.

LE CAVE DELLA MURGIA

In virtù della diversificata costituzione geolitologica e della qualità dei materiali estratti, il territorio pugliese è stato da tempo immemorabile oggetto di attività estrattiva da parte dell’uomo, tanto che in molte aree i segni dell’antica attività costituiscono parte integrante e caratterizzante del paesaggio: si pensi per esempio alle cave costiere presenti sul litorale di Monopoli, alle cave in sotterraneo di Canosa, Ginosa o Mottola o ad alcune cave storiche nel territorio dell’Alta Murgia (cave di bauxite verso Spinazzola, cave di tufo nei pressi di Poggiorsini), che, per la bellezza e la suggestione che esercitano, meriterebbero una valorizzazione a fini turistici e/o culturali (come già avvenuto per esempio in provincia di Lecce o ad Apricena - Fg, dove alcune cave sono utilizzate per spettacoli e concerti all’aperto).

Un caso eccezionale, nell’ottica della valorizzazione dei siti di cava, è quello della cosiddetta “Cava dei Dinosauri” di Altamura, sede di un ricchissimo giacimento paleontologico risalente a circa 70 milioni di anni fa: trentamila orme di dinosauri su un'area di dodicimila metri quadrati, appartenenti almeno a cinque diverse specie di dinosauri, costituiscono una scoperta eccezionale e fanno della "Valle incantata" di Altamura, così come è stata definita, il sito più ricco e importante d'Europa e forse del mondo. L'eccezionale scoperta, avvenuta nel 1999, permette inoltre di rileggere la storia del paesaggio pugliese: si pensava infatti che circa 70 milioni di anni fa nell'area pugliese non esistessero terre emerse, mentre le testimonianze paleontologiche dimostrano la presenza di isole circondate dal mare.

Negli ultimi decenni l’accelerazione dei processi estrattivi e la diffusione di tali processi in aree sempre più estese sta comportando sempre più spesso la “distruzione” di vaste aree rurali. Le cave rompono la continuità ecologica e paesaggistica del territorio e una volta dismesse originano situazioni di degrado e di abbandono difficilmente sanabili, anche in ragione della particolare situazione climatica pugliese e della morfologia stessa delle nostre cave, che rendono ancora più difficili e costosi gli interventi di recupero e di rinaturalizzazione.

L’Italia è il più grande produttore di materiali lapidei al mondo (7 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, pari al 42% della produzione dell’UE e a quasi il 20% di quella mondiale – dati Assomarmi 1995). La Puglia, ed in particolare il Nord – Barese (186 cave in provincia di Bari su 633 cave presenti nella regione – dati Ufficio Minerario Regionale), è la terza regione per quantità di materiali estratti con ben 860.000 tonnellate all’anno e una delle prime anche per qualità dei materiali (pietra di Trani, pietra leccese).

Il problema si pone quando la legittima attività estrattiva, importante fonte di sviluppo economico e sociale (in Italia il comparto estrattivo occupa circa 65.000 persone con un fatturato annuo di quasi 3000 miliardi – dati Assomarmi 1997), si scontra con la tutela del territorio e dei valori ambientali e paesaggistici presenti.

Uno dei casi simbolo dell’aggressività delle attività estrattive nei confronti del territorio, e dei valori in esso presenti, è sicuramente quello dell’Alta Murgia, in particolare del territorio dei Comuni di Ruvo e di Minervino, dove numerose nuove cave vengono aperte quasi senza controllo e soprattutto quelle ormai esaurite vengono abbandonate o trasformate in discarica, in numerosi casi abusivamente.

Nel 2001, per esempio, i NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) hanno sottoposto a sequestro preventivo ben 13 cave abusive nel territorio di Ruvo, cave aperte in un territorio sottoposto a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici e in base ad una concessione in contrasto con il piano regolatore comunale. Nel 2002 hanno subito la stessa sorte altre 22 cave nel territorio di Minervino Murge prive delle prescritte autorizzazioni o, in alcuni casi, trasformate in discariche abusive.

Gli squilibri ambientali generati dalle attività estrattive possono invece essere risolti da un’attenta pianificazione e da un puntuale controllo sul territorio, che da un lato tenga in considerazione l’importanza economica ed occupazionale che il settore estrattivo riveste, ma dall’altro si ponga l’obiettivo della massima compatibilità tra attività estrattive stesse e territorio.

LE CAVE DI BAUXITE

Foto di Stefano De Dominicis

 La bauxite è una roccia la cui composizione è caratterizzata dalla presenza di diverse specie mineralogiche tra cui prevalgono gli ossidi e gli ossidi idrati di alluminio e di ferro (diasporo, gibbsite e goethite). La quantità di idrossido di alluminio varia nei differenti depositi tra il 30 e il 75%, facendo sì che tali giacimenti di bauxite rivestano notevole importanza economica ai fini dell'estrazione dell'alluminio.

Dal punto di vista genetico la formazione delle bauxiti è il risultato dell'alterazione delle rocce calcaree ad opera degli agenti atmosferici: dopo il processo di dissoluzione del carbonato di calcio ad opera delle acque meteoriche ricche di anidride carbonica, i minerali residuali, trasformabili in ossidi e idrossidi di ferro e alluminio, vengono trasportati dalle acque meteoriche e accumulati nelle depressioni del terreno.

In genere un deposito bauxitico si presenta sotto forma di aggregato di consistenza litica nel quale si trovano sparse delle pisoliti, ovvero dei noduli di forma tondeggiante. Il colore della bauxite è in genere rosso cupo con irregolari macchie biancastre.  

Nell'area della Murgia i depositi di bauxite si rinvengono in depressioni doliniformi lungo la strada che unisce Corato a Spinazzola; molto diffusi sono gli affioramenti nel Salento, interessando diffusamente la parte centro meridionale della provincia di Lecce; nel Gargano particolarmente interessanti sono i depositi di S.Giovanni Rotondo.

GLI SPIETRAMENTI E IL RISCHIO DESERTIFICAZIONE NELL'ALTA MURGIA

Il tema della desertificazione sta assumendo un’importanza sempre crescente nei Paesi del Bacino del Mediterraneo. Il 27% del territorio italiano è minacciato dalla desertificazione, mentre il 36.6% del territorio della Sicilia, il 18.9% di quello della Puglia e il 10.8% di quello della Sardegna è sensibile alla desertificazione.

Per desertificazione l’ONU intende il “degrado delle terre nelle aree aride, semiaride e sub-umide secche, attribuibile a varie cause, fra le quali variazioni climatiche ed attività antropiche”. Tra le attività antropiche tra le principali cause di desertificazione vanno annoverate l’utilizzo irrazionale delle risorse idriche, la deforestazione, gli incendi, l’uso irrazionale della meccanizzazione in agricoltura, la diffusione eccessiva dell’allevamento intensivo, la diffusione indiscriminata dell’urbanizzazione.

In Puglia, ed in particolare nell’area dell’Alta Murgia, a queste cause va aggiunto il fenomeno dello spietramento.

Diffusa da sempre nell’area dell’Alta Murgia la pratica della “spietratura”, ovvero della rimozione delle pietre affioranti dai campi coltivati alla fine di ogni ciclo produttivo, pietre che venivano poi riutilizzate per la costruzione di numerosi manufatti rurali che ancora oggi punteggiano il territorio (trulli, lamie, muretti); negli ultimi anni tale pratica è stata sostituita dallo “spietramento”, che consiste nella trasformazione dei pascoli in seminativi attraverso la lavorazione profonda del terreno e la frantumazione meccanica della roccia presente. Tale insensata pratica, legittimata dalla legge regionale 54/81 e incentivata dall’erogazione di finanziamenti pubblici, regionali ed europei, si è diffusa a macchia d’olio nell’area murgiana, “distruggendo” letteralmente migliaia di ettari di pascoli (da una stima attendibile, mancando qualsiasi cifra ufficiale, circa il 35-40% del totale) e mettendo a rischio la conservazione di un delicato ecosistema.

Molteplici sono state e saranno ancora in futuro le conseguenza di tale pratica (per esempio la distruzione di innumerevoli segni della cultura materiale contadina e la scomparsa della vegetazione tipica della pseudosteppa mediterranea e conseguentemente delle specie animali legate a questo ambiente). A ciò va aggiunto il crescente rischio desertificazione in seguito alla perdita di sostanza organica causata proprio da queste pratiche agricole scorrette e all’aumento dei fenomeni erosivi dovuti principalmente all’azione dell’acqua (pioggia battente e scorrimento superficiale), molto più accentuati su terreni privi o con scarsa copertura vegetale come sono quelli spietrati.

Oggi i finanziamenti sono chiusi ma la pratica purtroppo, seppure in misura minore, continua e la possibilità di recuperare le aree spietrate richiede tempi molto lunghi.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

-   P.Castoro, A.Creanza, N.Perrone (a cura di): “Alta Murgia. Natura storia immagini”, Edizioni Torre di Nebbia, 1997

-   P.Castoro, A.Creanza, N.Perrone (a cura di): “Alta Murgia. Guida ai paesi della Comunità Montana Murgia Barese nord- ovest”, Edizioni Torre di Nebbia, 2001

-   F.Zezza, T.Zezza: “Il carsismo in Puglia”, Adda Editore, 1999

-   A.Sigismondi, N.Tedesco: “Natura in Puglia. Flora fauna e ambienti naturali”, Adda Editore, Bari 1990

 

Si segnala inoltre la pagina "Progetto grillaio" di questo sito curata da Tonio Sigismondi, Nicola Cillo e Marisa Laterza.