ALTAMURA

VIAGGIO NELLA STORIA

 foto di Stefano De Dominicis

Cava dei dinosauri

 

La storia di Altamura e del suo territorio è antichissima e altrettanto ricca. La prima tappa di un immaginario viaggio nella storia non può iniziare che dalla cava dei dinosauri in località Pontrelli, sede di un ricchissimo giacimento paleontologico risalente a circa 70 milioni di anni fa. Con un balzo di molti milioni di anni ci troviamo a Lamalunga, con i resti fossili dell'"Uomo di Altamura", che frequentava quest'area circa 200.000 anni fa. Numerose le tracce della frequentazione paleolitica e neolitica, per esempio nell'area del Pulo. Cinquecento anni prima di Cristo Altamura diventa città ad opera delle popolazioni peucete, che erigono le mura megalitiche a tratti ancora visibili (da cui deriva il nome alta - mura). Da questo momento in poi si ha una continuità insediativa nel corso dei secoli, con alcuni momenti di massimo splendore, per esempio in corrispondenza dell'arrivo di Federico II di Svevia, nel 1232.  

 LA CAVA DEI DINOSAURI

Trentamila orme di dinosauri su un'area di dodicimila metri quadrati, caratterizzate da un'elevata biodiversità, costituiscono una scoperta eccezionale e fanno della "Valle incantata" di Altamura, così come è stata definita, il sito più ricco e importante d'Europa e forse del mondo.

L'eccezionale scoperta, avvenuta nel 1999, permette di rileggere la storia del paesaggio pugliese: si pensava infatti che circa 70 milioni di anni fa nell'area pugliese non esistessero terre emerse, mentre le testimonianze paleontologiche dimostrano la presenza di isole circondate dal mare.

Foto di Stefano De Dominicis

Le impronte risalgono al Cretacico superiore, circa 70 milioni di anni fa, e testimoniano la presenza di oltre duecento animali, appartenenti almeno a cinque gruppi diversi di dinosauri, erbivori (i sauropodi, quelli con il collo lungo dei cartoni animati, i ceratopsidi, caratterizzati dalla presenza di molteplici corni sul dorso,  gli iguanodontidi e gli anchilosauri, la cui presenza, se confermata dagli studi appena avviati, costituirebbe il primo caso conosciuto al mondo) e anche carnivori (i teropodi, simili ai tirannosauri). 

Le dimensioni delle impronte variano dai 5 - 6 cm fino ai 40 - 45 cm, facendo supporre di trovarsi di fronte ad animali alti fino a 10 metri. In molte impronte si riesce addirittura a leggere le pieghe della pelle. Tale eccezionale stato di conservazione delle impronte è dovuto molto probabilmente alla presenza di un terreno paludoso dal fondo fangoso, con tappeti di alghe che hanno permesso la cementazione dell'impronta. In numerose impronte è infatti ancora visibile la piccola onda di fango generata nel momento in cui l'animale ha poggiato la zampa al suolo. Dalla lettura delle impronte e soprattutto delle piste, ovvero di una serie di almeno tre impronte consecutive, o tre coppie mano - piede nel caso di animali quadrupedi, lasciate dallo stesso animale in movimento, si evince come le andature siano normali, senza tracce di panico, a dimostrazione del fatto che si trattava di un normale spostamento degli animali verso pascoli migliori, per esempio verso il mare. Dalla quantità delle impronte e dalle loro dimensioni ci si può facilmente rendere conto delle quantità veramente ingenti di vegetali necessarie alla sopravvivenza di tanti animali.

Dallo studio dettagliato di una pista si possono ricavare informazioni preziosissime sull'animale che la ha lasciata: le dimensioni dell'animale, la velocità e il tipo di andatura (passo, trotto, etc.). La forma dei piedi e la sua andatura dipendono dalla sua specifica struttura scheletrica e sono aspetti assolutamente peculiari, che permettono di distinguere quasi tutti i gruppi di animali proprio dalle impronte lasciate. 

La presenza delle orme dei dinosauri costituisce un eccezionale valore aggiunto per un luogo che già di per sé presenta caratteristiche di rilevante valore paesaggistico ed ambientale. L'attuale configurazione della cava è quella di un grande "bacino", grande spazio articolato ma concluso in sé stesso. La cava è caratterizzata da pareti verticali continue sui lati sud ed est, mentre il lato nord presenta un'interessante alternanza di vuoti e pieni, di parti scavate e di speroni di roccia più o meno naturali. Il visitatore si può immergere nel mondo della cava, perdendo i riferimenti con l'esterno, per poi riemergere lentamente dal fondo (gioca a favore la presenza sullo sfondo, in asse con l'attuale uscita e in posizione dominante, del centro urbano di Altamura, punto focale importante durante la riemersione dal fondo cava).

È proprio da queste caratteristiche, frutto di un decennale incontro tra esigenze dell'uomo e risorse della natura, che bisogna partire per qualsiasi ipotesi progettuale, nell'ottica di un'ulteriore stratificazione di segni antropici sul paesaggio naturale, finalizzata a valorizzare e a recuperare tale paesaggio in tutta la sua "nuda" suggestione.

Il progetto di valorizzazione e di fruizione del sito, attualmente allo studio, nasce e prende forma dalla situazione attuale dei luoghi: dagli spazi della cava e dalla loro forma, dai dislivelli di quota e dalle relazioni tra tali piani diversi, dalle visuali, aperte e chiuse, dall'interno e dall'esterno della cava, dalle gerarchie interne agli spazi e dalla suscettibilità alla trasformazione che ciascuno spazio in maniera differente mostra di avere. L'operazione progettuale ha inoltre il compito di trasformare tutti quelli che sono i problemi, i nodi irrisolti, le incoerenze e i degradi attualmente presenti sull'area, in opportunità per l'arricchimento del progetto stesso e la caratterizzazione delle differenti parti del sito.

L'UOMO DI ALTAMURA

Il 7 ottobre 1993 veniva fortuitamente scoperto l'"Uomo di Altamura", unici resti di scheletro umano integro risalenti al paleolitico medio - inferiore.

Il reperto scoperto nella grotta di Lamalunga rappresenta uno dei più straordinari rinvenimenti paleontologici mai avvenuti in Italia e in Europa. L'ottimo stato di conservazione, l'integrità del reperto, l'assenza di deformazioni e la presenza del cranio pressoché intero costituiscono un'ottima occasione per una migliore conoscenza e definizione dei meccanismi di evoluzione che hanno portato al popolamento europeo e al ciclo neandertaliano. Lo scheletro è infatti riconducibile ad un maschio adulto dell'altezza di 160 - 165 cm, il cui cranio presenta sia i tratti arcaici che quelle trasformazioni morfologiche, stabilizzatesi nelle popolazioni neandertaliane, che consentono di collocarlo nel gruppo di fossili del Pleistocene Medio europeo, ovvero tra le forme dell'Homo erectus (400.000 anni fa) e le forme tipiche dell'uomo di Neandertal (85.000 anni fa), in una fase di passaggio cioè, stimata a circa 200.000 anni fa.

La grotta di Lamalunga si inserisce nel contesto paesaggistico tipico della Murgia, caratterizzato da notevoli forme carsiche, di cui la grotta costituisce solo un esempio, seppure tra i più significativi. La grotta è costituita da una galleria che si sviluppa a poco profondità dalla superficie. Numerose forme presenti al suo interno testimoniano perfettamente la lunga evoluzione dei processi morfologici che hanno generato la cavità sotterranea: si riconoscono infatti gallerie con sezioni circolari ed ellittiche, a testimonianza della prima fase di evoluzione, quando i condotti sotterranei erano completamente allagati e sottoposti a forti pressioni; sezioni e profili a "gravità", a testimonianza della riduzione del flusso idrico e alla prima generazione di crolli; una terza fase caratterizzata da crolli ed approfondimenti più estesi, fase in cui le acque scompaiono, raggiungendo livelli carsici più profondi.

All'interno della grotta numerosi sono i siti ricchi di resti paleontologici. Volendo ricostruire un itinerario ideale, simile a quello percorso dai primi scopritori, si può partire dal Gran Conoide, che permette l'accesso al ramo nord della Galleria Principale; verso metà il ramo nord si allarga in un piccolo ambiente, la Sala della Iena, attraverso cui si accede ad un insieme di sale e gallerie tra cui, importante per il numero consistente di reperti paleontologici ritrovati, il Corridoio degli Animali; superato quest'ultimo, alcune strettoie conducono all'Abside dell'Uomo. Tornando a percorrere il ramo nord della Galleria Principale, circa 20 metri dopo la Sala della Iena, si apre a sinistra la Nicchia del Cervo, piccola camera dove si sono accumulati resti paleontologici tra cui la calotta cranica di un cervide. La Galleria Principale termina con un ambiente piuttosto vasto, la Sala delle Vasche.

Lo studio del ricchissimo patrimonio paleontologico della grotta di Lamalunga è ancora in fase embrionale, ma dimostra senza dubbio l'eccezionalità della scoperta, unica nel suo genere in Italia. 

LE ORIGINI - IL CENTRO STORICO - LA CATTEDRALE

Le origini della città di Altamura si perdono nella leggenda. Un antico mito la fa risalire ad Antello, eroe di Troia e compagno di Enea. Un'altra leggenda attribuisce la fondazione della città ad Althea, regina dei Mirmidoni, giunta in questi luoghi in seguito alla fuga dalla sua terra d'origine.

Gli scavi archeologici condotti nel corso degli anni nel centro urbano e nei dintorni (lungo il torrente Pisciulo, nel Pulo, a Masseria Iesce e a Casal Sabini), attestano tracce della frequentazione antropica di questi luoghi già nell'età della pietra, del bronzo e del ferro.

La nascita di una città peuceta sulla sommità della collina attualmente occupata dal centro urbano di Altamura, segna il passaggio dai villaggi sparsi sul territorio ad un unico centro, di notevoli dimensioni. Tra il V e il III secolo a.C. l'abitato fu cinto da una doppia possente cinta di mura megalitiche, in più punti ancora visibili. A partire dal II secolo a.C. il centro abitato iniziò il suo declino. 

Distrutta nell'Alto medioevo dalle incursioni longobarde e saracene, la città rinasce a nuovo splendore nel 1232, con l'imperatore Federico II di Svevia.

Per devozione verso la Madonna, Federico fa costruire, nel 1232, una grande Cattedrale, una delle quattro basiliche imperiali presenti in Puglia e dichiara Altamura e il suo territorio, città regia, dipendente solo dal re. Gran parte della chiesa originaria crolla in seguito ad un terremoto nel 1316, e viene ricostruita sotto il regno di Roberto d'Angiò.

La Cattedrale subisce profonde trasformazioni nel 1534, quando viene invertito l'orientamento della chiesa: lì dove c'era l'abside viene costruita la facciata, mentre dove c'era l'originaria facciata la chiesa viene allungata con il presbiterio e il coro. Nel 1557, con Carlo V d'Asburgo imperatore, vengono innalzati i due campanili (le cui cuspidi furono aggiunte solo nel 1729). L'interno, a tre navate, è stato ristrutturato nel 1850 secondo il gusto dell'epoca (controsoffitto, decorazioni interne). 

Di assoluto valore il rosone, capolavoro della scultura pugliese del '300, composto da 15 colonnine legate da archetti intrecciati a raggiera, e il portale gotico, probabilmente dei primi anni del '400, trionfo di decorazioni e sculture, inserito in un protiro aggettante appoggiato su due leoni in pietra, rifatti nel 1533, posti a guardia dell'ingresso alla Cattedrale. Sugli archi del portale sono scolpite 22 scene della vita di Gesù, dalla nascita fino alla morte e resurrezione.

All'interno della chiesa si possono ammirare l'elegante ambone in pietra del 1545, il coro del 1543 composto di 68 stalli il legno di noce e soprattutto il presepe in pietra del 1587, opera del maestro Altobello Persio.

Alla nuova centralità della città corrisponde la concentrazione di numerosa popolazione, appartenente a popoli molto diversi tra loro (greci, arabi ed ebrei), che si insediano nel borgo medievale, caratterizzato dalla presenza di strade strette e tortuose e di claustri, tipiche piazzette chiuse interne al tessuto residenziale.

Ad Altamura si contano circa 80 claustri, creatisi in seguito ad un processo di aggregazione spontanea delle residenze intorno ad uno spazio aperto e collettivo centrale. Claustro vuol dire luogo chiuso e nel centro storico ne esistono sostanzialmente di due tipi: quello di stile greco, caratterizzato da uno slargo tondeggiante con il pozzo generalmente in posizione centrale, e quello di stile arabo, costituito da una piccola strada, stretta e spesso tortuosa, con generalmente in fondo il pozzo per la raccolta e la conservazione delle acque piovane. Il claustro rispondeva all'esigenza della popolazione, ed in particolare delle comunità straniere, di vivere in comunità, e allo stesso tempo garantiva le giuste condizioni di sicurezza nei confronti di eventuali assalitori, che si ritrovavano infatti in un vicolo cieco alla mercè dei difensori.

Ogni comunità insediatasi ad Altamura sentì la necessità di avere un proprio spazio religioso. I greci - ortodossi fecero per esempio costruire la chiesa di San Nicolò, detta appunto dei Greci, sul cui portale vennero scolpite nel 1576 scene dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Sul feudo di Altamura nel corso dei secoli si sono alternati numerosi signori e baroni, tra cui gli Orsini del Balzo, principi di Taranto, che elevarono chiese e conventi nel centro storico. Tra il 1538 e il 1734 fu dominio dei Farnese: la città tra '500 e '700 crebbe molto, furono innalzati numerosi palazzi (tra cui il cinquecentesco Palazzo De Angelis - Viti, dimora dei principi di Taranto e il Palazzo Tricarico) e numerose chiese.

Nel 1748 Carlo VII di Borbone concede alla città l'istituzione di una scuola, detta Regio Studio o anche Regia Università. Vi si insegnavano matematica, logica, metafisica, etica, anatomia, medicina, botanica, istituzioni civili e commerciali, teologia, eloquenza latina e italiana, lingua greca. La scuola godeva di notevole prestigio, tanto da attirare molti giovani di Puglia e Basilicata, che si avvicinarono così ai principi illuministici.

Le idee di libertà, uguaglianza e fraternità trovano terreno fertile ad Altamura: nel 1799 viene piantato l'Albero della Libertà, con i simboli della rivoluzione francese, e proclamata la repubblica; il sogno di libertà durò però solo pochi giorni dal momento che le truppe della Santafede, guidate dal Cardinale Fabrizio Ruffo, si affrettarono a giungere in città, assediandola e saccheggiandola. Per il coraggio dimostrato in tale occasione, Altamura venne soprannominata la Leonessa di Puglia

Lo spirito rivoluzionario ritornò a farsi sentire durante il Risorgimento, quando Altamura fu sede del Comitato Insurrezionale Barese e, dopo l'Unità d'Italia, sede del primo governo provvisorio per la Puglia.

IL TERRITORIO - IL PARCO NAZIONALE DELL'ALTA MURGIA

Il territorio di Altamura fa parte della Murgia nord - occidentale ed è costituito principalmente da un'ossatura calcarea di rocce carbonatiche, caratterizzata da un'eccezionale ricchezza di fenomeni carsici quali grotte (come quelle di Torre di Lesco), doline, gravi (come quella di Faraualla, che con i suoi 256 metri è la più profonda dell'Italia meridionale) e inghiottitoi. Tra le doline emerge, per il suo eccezionale valore paesaggistico, ambientale e storico - culturale, il Pulo: dolina di forma quasi circolare, larga circa 500 metri e profonda 75, al suo interno si aprono numerose grotte, abitate già in epoca preistorica. Simile per formazione anche il Pulicchio, sulla via per Corato.

La Murgia altamurana è la migliore spiegazione del nome stesso "Murgia", che sta ad indicare un affioramento di roccia viva e nuda.La flora è caratterizzata dalla presenza di boschi cedui relitti di fragno, leccio e roverella (bosco Pantaleo). Molto diffusi i pascoli arborati, caratterizzati dalla presenza di querce e perastri isolati, e le distese a gariga, che ospitano in primavera eccezionali fioriture di orchidee.Specie più caratterizzante la fauna di questo territorio è sicuramente il falco grillaio. La presenza di questa importantissima specie, che trova sulla Murgia uno dei pochi habitat adatti alla sua sopravvivenza, è messa a rischio dal fenomeno degli spietramenti, che interessa aree sempre più estese del territorio murgiano.

Il territorio di Altamura è stato interessato nei secoli passati dal fenomeno della transumanza, regolato dall'istituzione della Dogana della Mena delle Pecore in seguito ad una Prammatica di Alfonso I d'Aragona del 1447. A testimonianza di tale importantissimo fenomeno restano numerosissime masserie, iazzi e poste, una fitta rete di tratturi e tratturelli, numerose piscine per l'abbeverata delle greggi.

Di particolare interesse, tra le masserie, quella di Iesce, di impianto cinquecentesco e localizzata lungo l'Appia Antica (attuale strada Altamura - Laterza). Intorno alla masseria sono state rinvenute numerose tracce dell'antica frequentazione, tanto da far identificare il sito con l'antica Sublupatia. Annessi alla masseria vi sono numerosi insediamenti rupestri, tra cui una cripta con affreschi bizantineggianti risalenti al '300.

Il territorio di Altamura è caratterizzato dalla presenza di numerosi insediamenti rupestri: oltre a quello di Masseria Iesce, vanno citati quello di S.Michele alle Grotte, risalente al X secolo, quello di S.Angelo di Curtaniello, quello di Carpentino e quello di Masseria Fornello.

Un discorso a parte meriterebbe il lungo processo di istituzione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Il Parco, istituito nel 1998 con la legge n.426, si estende su un territorio compreso tra la fossa Bradanica e le depressioni vallive che si adagiano verso la costa adriatica. Oltre ad Altamura, i Comuni i cui territori sono interessati dal Parco sono: Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto. L'opposizione del Comune di Altamura all'istituzione dell'area protetta, superata solo recentissimamente (attraverso una delibera di Consiglio Comunale del 27 luglio 2001 che annulla gli atti precedentemente emanati dall'Ente locale e contrari all'inclusione del territorio comunale all'interno dell'area protetta), ha notevolmente rallentato l'intero processo, tant'è che ad oggi manca ancora la perimetrazione definitiva del Parco e qualsiasi organo di gestione che possa trasformare una previsione di carta in un processo di sviluppo durevole e sostenibile del territorio.

 

Si segnalano i siti:

www.altanet.it/altamura

www.altanet.it/elettro/altamura

www.agripuglia.it/pubblicazioni/svilupporurale/altamura.htm