La Fiumara di Atella

Foto di Gianluca Andreassi

Scorcio della fiumara di Atella

Il Comune di Atella

Sul Monte Vulture, in Provincia di Potenza, a 500 m s.l.m. è ubicato il comune di Atella (3699 abitanti), che domina la valle di Vitalba. L’origine del centro abitato risale al III secolo a. C. quando gli abitanti di Vitalba, alleati di Annibale, furono sconfitti dai romani e la città distrutta. Nel 1330, dopo un periodo di abbandono, il centro fu ripopolato dai contadini rioneresi e nei secoli successivi la città fu occupata da diversi eserciti che si susseguirono nella dominazione del Sud d’Italia. Nel 1964 un terremoto distrusse parte del castello, di cui resta oggi solo la torre angioina, restaurata nel 1993.

Nella piazza centrale di Atella è presente il Duomo di S. Maria del XIV sec, sul cui  portale sono impresse le figure del sole e della luna,  che richiamano motivi islamici. All’interno sono conservate diverse sculture lignee del XV e del XVI sec, diversi dipinti e un coro ligneo. Degna di nota anche la chiesetta di S. Lucia (1389) con i suoi affreschi del 1400 raffiguranti “La Madonna delle Grazie” detta anche “Madonna Riparatrice”. Celebri sono i riti della Settimana Santa, in particolare quello del giovedì, in cui sfilano durante la processione i “battenti”(incappucciati) che colpendosi con una frusta condividono il dolore di Cristo.

 

Il Territorio: La Fiumara di Atella

Nell’antichità essa era chiamata Triapi, dal greco trepo, tortuoso, dal suo andamento caratterizzato da un forte serpeggiamento.

La fiumara ha origine a Castel Lagopesole a 700 m s.l.m. dove si incontrano i torrenti Sterpeto, Levata e Arvino e, dopo un percorso di 30 km, sfocia nel fiume Ofanto.

Il corso d'acqua presenta ambienti diversi: ripide rive, una folta vegetazione fluviale, anse e in alcuni tratti essa si distende su ampi letti, il tutto protetto da boschi di querce. E’ possibile dividere il suo percorso in due diversi tipi di ambienti: il tratto che va dalla sorgente fino al ponte di Atella e che costeggia la SS 93 e i piccoli centri urbani, confinando con terreni coltivati e limitati tratti di riva sono ricoperti da una fitta vegetazione. Qui confluiscono gli scarichi dei depuratori comunali e di un polo industriale.

La parte successiva del corso d'acqua ha una lunghezza di diciotto km circa, scorre protetta in una valle ad un'altitudine di 300m s.l.m., e sfocia nel fiume Ofanto.

Le piene della Fiumara sono improvvise ed irruenti a causa della conformazione raccolta del suo bacino idrografico, ma sono anche ammortizzate dalle anse e dalla ricca vegetazione. Prima di confluire nell’Ofanto il fiume si divide in piccoli bracci, che si trasformano in depressioni paludose e pozze d’acqua alimentate dalle piene, dai temporali estivi e dalle risorgive.

La Fiumara di Atella è sempre stata punto di riferimento per l’uomo, infatti nei suoi pressi sorsero i primi nuclei abitativi e poi il centro di S. Andrea di Stigliano. Sulla Fiumara sono ancora visibili i resti dell’antico ponte di origine romana, il ponte-acquedotto realizzato all’inizio del secolo dall’Acquedotto Pugliese e il mulino di Atella con la doppia caditoia in pietra per l’acqua.

Questo ambiente palustre nel corso della storia ha costituito una fonte di cibo per gli abitanti della valle, che erano soliti pescare e cacciare animali.

La Flora

Il corso d’acqua è circondato e protetto da un bosco di Querce che da 300 m sale a 700 m s.l.m. Le condizioni climatiche caldo-umide permettono la crescita di una vegetazione caratterizzata da specie tipiche della macchia mediterranea.

La fiumara percorre strette gole con ripidi pareti che si aprono a tratti rettilinei fluviali fiancheggiati da salici, pioppi neri, pioppi bianchi, frassini ed ontani castagni, noci, faggi e con specie arbustive quali il rovo, il biancospino e il pungitopo.

Dopo il tratto di argilla e fango la vegetazione del fiume presenta piante di Eucaliptus e di tamerice mentre nei dintorni della Foresta Demaniale si notano un gruppo di lecci, alberi sempre verdi dalla chioma abbondante e sui ripidi versanti del fiume la ninfa greca del mediterraneo.

Le numerose pozze create dalle forti escursioni di portata della Fiumara favoriscono il proliferare di una vegetazione tipicamente palustre: Cannuccia comune (Phragmites communis), Tifa (Typha spp.), Nasturzio (Nasturtium officinale), Coltellaccio (Sparganium ramosum), Sagittaria (Sagittaria spp.), Sedano sommerso (Apium inundatum), Lenticchia d'acqua (Lemna minor).

Una rarità è il Fraxisinus oxycarpa pianta del Miocene di origine balcano-asiatica, vero e proprio fossile vivente, la cui colonia più consistente vegeta in prossimità della confluenza della Fiumara di Atella nell'Ofanto e più precisamente all'interno della Riserva Naturale Orientata "Grotticelle".

Endemismo e specie rare: la Bramea di Hartig

Al Fraxinus oxycarpa è legato una grande falena notturna scoperta nel 1963 dallo studioso tedesco Hartig. La Bramea (Acanthobrahmea europea) ha un corpo tozzo, colori non appariscenti e disegni delle ali vistosi e variabili che formano una mimetizzazione perfetta con i tronchi.

Le larve di questo lepidottero, colorati vistosamente (gialli, bianchi e neri) e con lunghe appendici, vivono sulle foglie del Fraxinus di cui si cibano. Il loro sviluppo si completa in 30-40 giorni attraverso varie mute, quindi si infilano sotto terra, dove rimaranno per tre anni. Al termine di questo periodo, in primavera, la metamorfosi è completa e le Bramee emergono dalla loro crisalide.

Il loro volo dura poche ore  per notte, per pochi giorni: i maschi volano dal crepuscolo alle ore 21, le femmine dalle 20 alle 23. Se le Bramee riescono ad incontrarsi e riprodursi, dalle uova deposte nasceranno i bruchi e il ciclo riprenderà

Per tutelare la Bramea è stata istituita nel 1971 la Riserva delle Grotticelle con una estensione di 209 ettari.

La Fauna

La Fiumara è ricca di fauna ittica: Anguille (Anguilla anguilla), Cavedani (Leuciscus cephalus), Barbi (Barbus spp.), Rovelle (Rutilus rubilio), Triotti (Rutilus aula), Carassi (Carassius carassius), Lasche (Chondrostoma genei).

Anche l’avifauna è ben rappresentata sia con l’Airone cinerino (Ardea cinerea), il Germano reale (Anas platyrhynchos), la Poiana (Buteo buteo), i Nibbi reale (Milvus milvus) e bruno (Milvus migrans), l'Astore (Accipitur gentilis), il Gheppio (Falco tinnunculus), il Martin pescatore (Alcedo atthis), il Corriere grosso (Charadrius hiaticula), il Beccaccino (gallinago gallinago), la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il pendolino (Remiz pendelinus).

Tra i mammiferi si annovera la presenza del Cinghiale (Sus scrufa), della Faina (Martes faina), della Lepre (Lepus europaeus), del Riccio (Erinaceus europaeus), della Volpe (Vulpes vulpes), del Tasso (Meles meles), della Donnola (Mustela nivalis), del Moscardino (Muscardinus avellinarius).Vi è la presenza stabile del Gatto selvatico (Felix sylvestris) e quella sporadica del Lupo (Canis lupus).

Una citazione particolare è necessaria per la Lontra che è una specie rara in tutta Italia.

La Lontra

La lontra (Lutra lutra) è un carnivoro della famiglia dei mustelidi, sottofamiglia Intrini. Essa raggiunge la lunghezza di 120 cm, compresi 45 cm di coda. Ha un a testa tondeggiante ed allungata, muso arrotondato e le orecchie, nascoste dal pelame, sono corte e tondeggianti e, come le narici, si chiudono durante le immersioni che possono durare anche 6-7 minuti. Gli occhi sono piccoli e, con le vibrisse, consentono la visione subacquea, permettendo alla lontra di trovare le prede in acque torbide e di notte. Anche i baffi lunghi e sensibilissimi sono di notevole aiuto permettendo di individuare i più piccoli movimenti di pesci ed anguille. Le zampe sono cortissime e palmate e utilizzate per dare forti spinte nell’acqua, consentendo di saettare, direzionandosi con la coda. La pelliccia folta, marrone e preziosissima è la causa delle persecuzioni con lacci e tagliole di cui è stata oggetto la lontra. Solo nel decennio 1963/1973 siano state abbattute in Italia 660 lontre.

Il suo habitat è costituito da acque pulite con le rive ricoperte di vegetazione fitta, dove vive scavando gallerie sotterranee che sboccano sempre sott’acqua. In genere la lontra va a caccia dopo il tramonto, soprattutto di pesci come i ciprinidi (albarella, cavedano, vairone) e anguille integrando la dieta con anfibi, piccoli mammiferi e uccelli.

Il ciclo riproduttivo della lontra è poco noto. Il periodo degli amori ha luogo tra febbraio e marzo e la gestazione dura 61-74 giorni. Solitamente la femmina da alla luce 2 o 4 piccoli che vengono allattati per 7-9 settimane. Dopo tale periodo cominciano, poi, a nuotare nei fiumi dove imparano a pescare. 

La lontra è diffusa in tutta Europa, Asia e Africa nord-occidentale. All’inizio del secolo era un mammifero diffuso in tutta l’Italia, ma nel corso degli anni per l’inquinamento, la distruzione del suo habitat e la pratica venatoria avvenuta fino al 1977, essa è scomparsa dalla maggior parte dei fiumi italiani.

Nei primi anni ’80 è stato intrapreso uno studio sulla effettiva presenza della Lontra da parte del WWF-Italia, che ha portato negli anni successivi a censire i fiumi italiani alla ricerca di eventuali segni della presenza dell’animale. Su 1300 siti visitati solo 80 sono risultati positivi - il 6.2% del totale.

In Basilicata, in particolare, la lontra è stata censita in 21 siti su 69, sui fiumi Basento, Agri, Noce, Sinni e Ofanto.

Dal 1993 si sta procedendo al monitoraggio dell’intero tratto della Fiumara di Atella dove il mustelide è una presenza storica nella zona come dimostrano le testimonianza degli anziani.

Durante i sopralluoghi effettuati lungo la Fiumara sono stati rinvenuti numerosi spraint e impronte, inoltre sono state raccolte 236 fatte. Di frequente la marcatura del territorio è effettuata su siti molto vicini lungo le rive.

I siti di marcatura sono presenti ovunque: nelle insenature, nei luoghi più impervi e in quelli ricchi di vegetazione ma anche dove il fiume si distende su ampi letti e nei tratti senza copertura vegetale. Gli spraints sono depositati soprattutto in acqua su grandi e isolati sassi affioranti, ma anche su isolotti di ghiaia. 

Le prime analisi sulla dieta del mustelide attestano la presenza delle seguenti specie ittiche: Rovelle, Cavedani e Barbi. Tali specie ittiche sono le stesse trovate nei fiumi lucani Agri, Basento, Bradano e Sinni, e che ospitano anch'essi popolazioni di Lontre.

I dati ottenuti dalla ricerca del WWF di Rionero in Vulture suggeriscono che nella Fiumara di Atella la Lontra è presente stabilmente e costantemente nel tempo.

 

Bibliografia

Monticchio e il Vulture: guida all’area protetta” Amm. Provinciale di Potenza, 1996

Siti internet

http://www.aptbasilicata.it/modules.php?name=comuni&op=dettaglio&id=18

http://www.ilvulture.com/territorio/il_paesaggio.htm#PAESAGGIO

http://www.calabrianatura.it/Fauna/FaunaScheda.asp-Id_Fauna=SA00210.htm

http://digilander.libero.it/verdecammina/lontra.htm

http://wwfvulture.interfree.it/