GLI INSEDIAMENTI RUPESTRI DI BARI

 

 

INTRODUZIONE AL FENOMENO DEGLI INSEDIAMENTI RUPESTRI

Fin dall'antichità più remota l'uomo ha utilizzato la "grotta" come riparo dalle intemperie e dai pericoli dell'ambiente, come abitazione, ma anche come luogo dove deporre  i defunti e venerare le divinità. Per tali funzioni si utilizzarono all'inizio le cavità naturali di origine carsica e solo in un secondo tempo l'evoluzione delle tecnologie e degli stessi bisogni spinse l'uomo ad adattare tali luoghi ad esigenze sempre più specifiche o a scavare ex novo degli ambienti ipogei.

La presenza degli insediamenti rupestri, oltre a essere antichissima, è anche estremamente diffusa in quasi tutti i continenti: il fenomeno non riguarda infatti solo l'Italia o il bacino del Mediterraneo, ma coinvolge paesi dell'America centrale e settentrionale, la Cina, molti altri paesi asiatici (India, Ceylon, Afghanistan, Iran), l'Arabia (con l'eccezionale esempio di Petra). Di certo il fenomeno assume particolare importanza, e caratteri in qualche modo avvicinabili a quelli riscontrabili negli insediamenti pugliesi, nei paesi che si affacciano direttamente sul Mediterraneo: Libia, Tunisia, Egitto e soprattutto alcune regioni dell'Asia Minore (Cappadocia, Licia e Frigia). In Cappadocia per esempio si trovano vere e proprie città rupestri, estese per vari chilometri e disposte anche su 8 - 10 piani, alcune delle quali risalenti al V secolo a.C.

Numerosissimi e diversificati (per tipologia e epoca di riferimento) gli esempi rupestri presenti in Italia e nella stessa Puglia (protagonista quest'ultima in particolare in epoca medievale).

Per moltissimo tempo invece il territorio di Bari non è stato considerato, nemmeno dagli specialisti, quale significativo esempio di "habitat rupestre", oscurato dalle emergenze presenti in altre zone del territorio pugliese (Massafra, Mottola, Grottaglie, Fasano, S.Vito dei Normanni, il Salento, il Gargano). Dagli studi condotti a partire dalla fine degli anni '70 è invece emersa una realtà rupestre ricchissima e molto articolata, che merita di essere conosciuta, tutelata e valorizzata, anche in considerazione dei fenomeni di degrado in atto che ne mettono a rischio la sopravvivenza stessa.    

GLI INSEDIAMENTI RUPESTRI NEL TERRITORIO DI BARI

1 - Geologia e morfologia del territorio di Bari

La maggior parte del territorio del Comune di Bari è interessato dalla presenza di due differenti substrati geologici, i cosiddetti tufi e il calcare. 

I tufi sono costituiti da depositi calcareo - arenacei e calcareo - arenaceo - argillosi risalenti al Pleistocene e ricoprenti tre quarti del territorio comunale (ad eccezione della zona più interna, a sud - ovest del centro abitato). I calcari detritici risalgono invece al Cretaceo, molto più antichi dei tufi e di conseguenza anche molto più duri e meno lavorabili. I giacimenti di calcare, proprio in virtù della maggiore durezza, non danno origine al fenomeno rupestre: l'unica eccezione è costituita dall'uso da parte dell'uomo di cavità naturali di origine carsica (insediamento di S.Maria della Grotta). 

Per quanto riguarda invece la morfologia del territorio barese, una delle forme maggiormente legate al fenomeno rupestre è quella delle lame, che costituiscono in genere dei micro ambienti molto favorevoli all'antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali. Per di più la morfologia delle lame offre all'uomo fianchi subverticali nella parete di tufo in cui risulta più semplice iniziare lo scavo degli ambienti rupestri.

Nel territorio di Bari le lame si sviluppano come una sorta di ventaglio, che partendo dalla Murgia confluisce verso il centro urbano. Da nord - ovest a sud - est si incontrano le seguenti lame: Balice, Lamasinata, Villa Lamberti, Picone, Fitta, Valenzano, S.Marco, S.Giorgio e Giotta.

 

Foto di Stefano De Dominicis

Lama Balice

 

2 - Distribuzione e tipologia degli insediamenti rupestri nel territorio di Bari

La distribuzione degli insediamenti rupestri nel territorio di Bari è legata, oltre alla presenza dell'adatto substrato geologico, anche alla presenza di opportune vie di comunicazione, in particolare all'esistenza di preesistenti tracciati viari. Sull'antica Appia Traiana insistono per esempio gli insediamenti rupestri del Cimitero, di Masseria Prete e di Torre Rossa.

La distribuzione degli insediamenti rupestri nel territorio di Bari è caratterizzata, a differenza delle zone del Tarantino e del Brindisino, da singole unità insediative isolate l'una dall'altra; nei documenti medievali è attestata la presenza di numerosi casali (Cammarata, Sao, Cillaro, Vulpiclano, Lucignano ed altri) che però erano abitati al massimo da qualche decina di persone, senza mai configurarsi come veri villaggi rupestri (come sono invece per esempio Lama d'Antico a Fasano e Petruscio a Mottola). 

Nel territorio di Bari si possono distinguere alcune schematiche tipologie insediative: i grandi complessi caratterizzati da atrio scoperto, criptoportico intorno all'atrio e una serie di ambienti a raggiera intorno al criptoportico; medi complessi caratterizzati da dromos e/o corridoio di ingresso, con distribuzione degli ambienti sui due lati; insediamenti posti sul fianco di una lama con una serie di ambienti intercomunicanti sul fianco della lama stesso; piccoli complessi rupestri o ipogei costituiti da uno o due ambienti.

L'elemento maggiormente caratterizzante la prima tipologia è il criptoportico, elemento che non ha analogie con altri esempi pugliesi: esso si dimostra un utile elemento strutturale per permettere l'accesso al complesso attraverso l'atrio scoperto (di cui invece ci sono numerosi esempi nell'area ionica), costituisce il disimpegno per gli ambienti più interni che vi si affacciano e ne garantisce l'illuminazione. Il criptoportico è presente negli insediamenti di Torre Rossa, Seminario 1, Caravella, Madia Diana, Quadrivio, Torre Tresca e Villa Costantino. Questa tipologia richiama, con i dovuti adattamenti, lo schema dei portici sotterranei romani, come per esempio quello di Egnazia.

Un secondo elemento tipologico caratterizzante alcuni degli ipogei baresi è il "corridoio", che per la sua semplicità dà luogo ad uno degli schemi planimetrici più ricorrenti: il corridoio è formato da un ambiente a pianta rett<ngolare molto allungata, con una serie di ingressi sui due lati lunghi. La sua funzione è dunque quella di disimpegno tra i vari ambienti, mentre l'aerazione è garantita da una serie di sfiatatoi ricavati nella volta. La presenza del corridoio si riscontra negli ipogei di S.Caterina, Seminario 1, Masseria Milella, Quadrivio, Masseria Tresca, S.Giorgio, Via Grava, Torre Bella.

Tipologicamente simile al corridoio ma con funzione differente è il "dromos", costituito da un corridoio scoperto che dal piano di campagna scende fino al piano di calpestio dell'ipogeo. Il dromos è presente negli insediamenti di S.Caterina, di Villa Giustiniani e di Via Omodeo.

Un altro elemento caratterizzante gli ipogei, in particolare quelli più grandi, è il "laboratorio": esso si presenta come un vasto camerone, di dimensioni e forma variabili; all'interno hanno sede le principali attività lavorative connesse alla vita dell'ipogeo. In genere è situato in posizione centrale rispetto a tutto il complesso ed è dotato di una accesso indipendente. Tali ambienti possono ospitare trappeti o palmenti, utilizzati molto spesso anche in epoca post medievale. I laboratori più articolati si trovano nei complessi ipogei di Masseria Milella, S.Caterina, Madia Diana, Torre Bella, la Caravella.

 

3 - Le chiese rupestri nel territorio di Bari

Le chiese rupestri oggi conosciute nel territorio di Bari sono quelle di Santa Candida, della Caravella, di Via Martinez, di Masseria Milella, di Mungivacca 1, di Torre Tresca e la cappelletta di S.Maria di Costantinopoli, tutte interamente scavate nel banco tufaceo; altre due chiese, S.Angelo di Cammarata e S.Maria delle Grotte, sfruttano invece cavità naturali di origine carsica. Esistono infine casi in cui i complessi ipogei si associano a chiese sub - divo (chiesa di S.Giorgio).

Ad eccezione della chiesa di Torre Tresca, costituita da un unico vano rettangolare a volta piana, le altre chiese presentano soluzioni planimetriche più articolate. Molto diffusa la pianta longitudinale, arricchita dalle soluzioni molto diversificate adottate per le volte e gli alzati. L'interno delle chiese è generalmente scandito dalla presenza di colonne o pilastri, che dividono l'aula in più navate. In genere la planimetria delle chiese si apre "a ventaglio", procedendo dall'ingresso verso l'interno, poiché tale deformazione della pianta, frequente anche negli ambienti ad uso civile, permette una migliore penetrazione e diffusione della luce all'interno dell'ipogeo.

Elemento funzionale alla liturgia e quasi sempre presente nelle chiese baresi è l'iconostasi, costituita da un muretto continuo, risparmiato durante lo scavo della chiesa e alto circa un metro, che separa il naos, ovvero l'aula destinata ai fedeli, dal bema o presbiterio, area riservata ai sacerdoti officianti. L'accesso al presbiterio era costituito da uno o due piccoli varchi presenti nel muro iconostatico.

Il bema, riservato ai sacerdoti, può essere costituito da una o più absidi. La centrale, in genere più ampia, accoglie l'altare in pietra ed è accompagnata lateralmente da due zone: a sinistra la "prothesis", destinata alle cerimonie preparatorie al sacrificio e a destra il "diakonikon", usato per riporre gli arredi sacri e per la vestizione del sacerdote.

L'unica chiesa barese in cui sopravvivono tracce dell'altare è S.Candida, dove l'altare è "alla greca", ovvero staccato dalla parete dell'abside; l'altare è costituito da un blocco squadrato di tufo alto circa un metro e risparmiato durante lo scavo della chiesa.

L'orientamento delle chiese rupestri, comune anche a molte chiese medievali sub - divo, non è casuale: le absidi sono rivolte a Est, verso la Terra Santa.

Molto rare sono le tracce di affreschi e di decorazioni pittoriche.

CHIESA RUPESTRE DI SANTA CANDIDA

La chiesa rupestre di Santa Candida è sicuramente l'esempio più significativo e più celebre del fenomeno rupestre nel territorio di Bari. La chiesa si trova sul fianco destro della lama Picone, quasi di fronte all'insediamento e alla chiesa rupestre della Caravella, a circa 300 metri dalla tangenziale di Bari. Lo stato dei luoghi e parte della chiesa stessa hanno subito forti compromissioni in seguito a sbancamenti legati alla costruzione della tangenziale. Tali lavori hanno infatti cancellato l'ingresso originario e il nartece, l'ambiente che nelle chiese paleocristiane costituiva il vestibolo alla chiesa stessa, e alcuni locali annessi.

Il toponimo di S.Candida e di Lama S.Candida è uno dei rari toponimi medievali conservatisi fino ai nostri giorni: la più antica citazione di tale toponimo e della stessa chiesa risale al 1194 (Codice Diplomatico Barese), anche se la chiesa, a giudicare dalla sua tipologia, è sicuramente più antica (IX - X secolo).

La chiesa di S.Candida è la più grande basilica rupestre pugliese: la parte attualmente superstite è estesa circa 120 mq e si sviluppa secondo una planimetria alquanto complessa: la presenza di 5 absidi faceva pensare alla presenza di altrettante navate, ma da un esame più attento è emersa la presenza di sole 4 navate, di cui quella all'estrema sinistra più piccola delle altre, con la navata centrale biabsidata (motivo questo abbastanza raro in Puglia).

Dall'ingresso originario nasce un ambiente a pianta rettangolare e soffitto piano che comunica con le navate della chiesa: ad est tre arcate a tutto sesto, rette da pilastri compositi, immettono nella navata centrale e nella prima navata laterale sinistra (arco di sinistra); lo stesso ambiente comunica, a sud attraverso un arco, con la navata destra e a nord con la seconda navata sinistra.

La navata centrale si biforca in due vani presbiteriali di circa 3 metri per 2, culminanti in due profonde absidi; questi vani sono separati dal naos, ovvero dall'aula per i fedeli da un muretto (iconostasi), dotato di un unico varco in corrispondenza del vano absidale di sinistra, che costituiva quindi l'ambiente destinato alle celebrazioni eucaristiche. I vani presbiteriali sono tutti comunicanti tra loro. Nell'aula è interessante la presenza, comune a molte altre chiese rupestri, di nicchie ad arco, alte, strette e disposte a circa 40 cm dal piano di calpestio (sei nell'ultima navata di sinistra e tre nella navata destra).

All'interno della chiesa non vi è alcuna traccia di affreschi, andati completamente perduti, ma sono ancora visibili una serie di graffiti ascrivibili a differenti periodi storici, probabilmente corrispondenti alle figure dei Santi oggi scomparse (Giacomo, Tommaso, Erasmo, Elena, Candida).    

L'area di S.Candida è inoltre interessata dalla presenza di un insediamento preistorico risalente alla fase di transizione tra il neolitico finale e l'eneolitico, ma la mancanza di approfonditi saggi archeologici non permette di stabilire se ci sia stata una continuità insediativa nella lama, dall'età preistorica a quella medievale, o solo una sua frequentazione saltuaria. 

INSEDIAMENTO RUPESTRE DI VIA MARTINES

La chiesa e l'insediamento rupestre di via Martines si collocano sul ciglio ovest di lama Fitta, in località la Grava, alla periferia nord - est di Carbonara. Il complesso rupestre è esteso circa 220 mq ed è composto di una chiesa, di una grande camera centrale e di una serie di ambienti più piccoli.

Non è possibile indicare il nome originario del complesso rupestre, anche se è stata proposta l'identificazione del sito con il casale di Cillaro, in cui vi erano le chiese di S.Leone, S.Angelo e S.Antonio. 

Il complesso presenta alcune stringenti affinità con complessi rupestri della Cappadocia da poterlo considerare quale centro monastico, probabilmente di origine greco - orientale. L'impianto complessivo della chiesa inducono a datarla alla fine del IX secolo, nel gruppo degli insediamenti colonizzatori greco - orientali, in seguito alla riconquista di Bari da parte dell'imperatore Basilio I nell'876. Sicuramente più tardi alcuni dei locali annessi alla chiesa (XIII - XIV secolo).

La chiesa, pur nelle ridotte dimensioni, rappresenta un vero gioiello architettonico: si compone di due navate asimmetriche orientate secondo un asse principale est - ovest e presenta una leggera apertura a ventaglio in corrispondenza dell'area presbiteriale. Un'altra lettura della planimetria della chiesa identifica una sola navata divisa da un locale annesso (paraecclesion) da una fila di pilastri. Dall'ingresso, ricavato nella parete nord, ci si immetteva nella navata principale, a soffitto piano; nella parete nord sono inoltre ricavate due finistrelle ad arco a sesto leggermente ribassato. L'aula è interamente a soffitto piano, ad eccezione del presbiterio che, delimitato da un originale muretto iconostatico a colonnette, è caratterizzato da una copertura a volta. Interessante notare come il livello del piano di calpestio sia molto articolato nelle differenti parti della chiesa: il livello del presbiterio (bema) è più alto di quello dell'aula (naos), mentre nella zona absidale si riscontrano altri due livelli.

All'interno della chiesa sono presenti decorazioni a rilievo e dipinte: a rilievo è realizzata la croce presente nel catino dell'abside, oggi parzialmente scalpellata; ghiere dipinte sono invece presenti su tutte le arcate della navata principale e sull'abside laterale.

Lo studio dell'architettura della chiesa ha rivelato l'esistenza, nei rapporti tra le misure interne della chiesa, di un modulo metrico basato sul "piede bizantino".

Gli altri ambienti del complesso rupestre si sviluppano in continuità con la chiesa. Oggi l'accesso è costituito da un'unica apertura che immette direttamente nel primo vano, più ampio degli altri, a pianta trapezoidale e interamente scavato nel tufo, con due pilastri centrali che reggono il soffitto. La caratteristica principale di questo ambiente è data dalla presenza di numerose nicchie di forma e funzione diversa tra loro, tutte accuratamente rifinite e disposte a differenti livelli lungo le pareti perimetrali: alcune, di modeste dimensioni, erano presumibilmente destinate a contenere le lucerne; altre di media ampiezza e scavate a una quota più alta risultano di difficile interpretazione; 4 grandi nicchie ad arcosolio, in media grandi 1 metro e 80 per 1 metro, e a circa 90 cm dal piano di calpestio, si configurano quali giacigli - alcova, corredati da un cuscino di pietra risparmiato durante lo scavo e in alcuni casi da una nicchietta sulla parete di fondo. Due arcosolii simili si rinvengono sulle pareti laterali di un altro vano più piccolo. Tali elementi sono essenziali per poter ipotizzare l'esistenza in questo luogo di una comunità monastica di tipo cenobitico. Il complesso rupestre, sorto intorno alla chiesa, aveva quindi la funzione di monastero, al cui interno si svolgevano le attività di lavoro tipiche del mondo contadino: a questa funzione dovevano essere destinati gli ambienti più piccoli contigui al vano principale.  

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA GROTTA

La chiesa di Santa Maria della Grotta si trova al confine tra il territorio comunale di Bari e quello di Modugno, sul fianco sinistro della lama Lamasinata. La grotta naturale occupata dalla chiesa è stata inglobata in un complesso monumentale, arroccato sulla parete della lama, composto da una villa ottocentesca e da una torre campanaria in buona parte risalente al XIII secolo.

La chiesa utilizza una cavità naturale di origine carsica e la facciata in muratura è raccordata da una scalinata a doppia rampa alla villa superiore.

Lo sviluppo planimetrico della chiesa, abbastanza ampio in corrispondenza dell'entrata, va restringendosi sempre più verso l'interno. L'ambiente della chiesa in alcuni punti è definito da strutture murarie costruite in tempi differenti. Sul lato destro della chiesa uno stretto varco mette in comunicazione il vano principale con altre cavità carsiche più piccole, tradizionalmente indicate come "cunicolo di S.Corrado", in quanto utilizzate come dimora dal Santo eremita. Un'antica tradizione riconosce infatti in S.Maria della Grotta l'eremo dove visse e morì, nel 1155, S.Corrado Bavaro, protettore della città di Molfetta.

I lavori di restauro e di eliminazione di alcune aggiunte ottocentesche condotti nel 1974 hanno portato a numerose interessanti scoperte: la rimozione di alcune pareti ha evidenziato affreschi realizzati direttamente sulla parete rocciosa o su murature risalenti al XIII - XIV secolo; la demolizione di un altare ottocentesco ha posto in luce una vasca a sezione circolare destinata a contenere acqua; lo sterramento del pavimento ha scoperto, nella zona anteriore all'altare, tombe e brani di un mosaico pavimentale in grosse tessere in pietra.

S.Maria della Grotta è l'unico esempio di chiesa rupestre nel territorio di Bari che conservi ancora affreschi sufficientemente leggibili: gli affreschi sono riconducibili a modelli iconografici di chiara tradizione bizantina.

 

Per approfondimenti si rimanda alle pubblicazioni:

- C.Dell'Aquila e F.Carofiglio: Bari extra moenia - Insediamenti rupestri ed ipogei (Quaderni monografici del Comune di Bari n.2 e n.3 - Adda Editore 1985)

- ADIRT: Conoscere la città - Insediamenti rupestri di Bari n.1

- S.Serpenti e G.Cataldo: Programma di salvaguardia del patrimonio architettonico del territorio di Bari - Analisi, acquisizione e recupero (Levante Editori 1989)

- F.Dell'Aquila: Bari - Ipogei e insediamenti rupestri (NEI 1977)