CICLOESCURSIONE - IL LITORALE SUD DI BARI

 

NOTIZIE GENERALI

La cicloescursione si svolge lungo il litorale sud di Bari, dal centro storico del capoluogo al porto di Torre a Mare, permettendo ai partecipanti di attraversare aree molto differenti l'una dall'altra, aree di rilevante valore paesaggistico, storico - culturale, naturalistico, intervallate da aree fortemente degradate. 

IL LUNGOMARE E I SUOI PALAZZI

Il Lungomare di Bari rappresenta una delle più compiute espressioni dei processi di trasformazione urbana operati durante il periodo fascista. Fu espressa intenzione del regime fascista dare a Bari un volto nuovo, affidandole contemporaneamente il ruolo di centro propulsore regionale e di testa di ponte verso l'Oriente, nella prospettiva di una politica economica e militare di espansione. L'immagine di Bari come trampolino verso l'oriente è però più propaganda che realtà, dal momento che la fase economica espansiva degli anni precedenti si può dire conclusa già nel 1925, e il sogno di espansione ad oriente si traduce soprattutto nei tentativi di espansione coloniale.

Il lungomare di Bari, così come quello di Taranto, rappresenta uno dei luoghi privilegiati della retorica fascista: il mare è visto per esempio come legame forte tra la modernità e il passato marinaro e commerciale. Anche nella ricerca di uno stile architettonico proprio, il fascismo vuole coniugare la modernità con la tradizione, costituita dalla sintesi del patrimonio artistico regionale, dai caratteri della cultura magno - greca agli stilemi dell'architettura federiciana.

Passando ad analizzare gli edifici che maggiormente caratterizzano questa parte del Lungomare di Bari, il Lungomare di Levante, è inevitabile soffermarsi su quelli realizzati negli anni Trenta, molti dei quali espressione della politica di opere pubbliche fortemente voluta dal barese Araldo di Crollalanza, allora Ministro dei Lavori Pubblici, sequenza di palazzi pubblici che vogliono rappresentare il nuovo assetto amministrativo e direzionale del capoluogo pugliese e insieme il nuovo rapporto tra la città e il mare.

Direttamente sul mare, all'estremità del molo San Nicola, troviamo l'edificio del Circolo Canottieri Barion, realizzato nel 1930 su progetto dell'architetto Dioguardi, che per la sua particolare forma architettonica ricorda un'architettura navale; l'impianto volumetrico fatto di volumi e superfici, risultato di una frammentazione dell'oggetto, risente sicuramente delle istanze di modernità che permeano la ricerca architettonica internazionale.

Poco più avanti a sinistra troviamo il Kursaal Santalucia, progettato dall'ingegnere Orazio Santalucia e realizzato tra il 1924 e il 1927. Le soluzioni formali dell'esterno, con motivi floreali stilizzati, richiamano il tardo liberty, mentre l'impianto planimetrico dell'edificio riprende il blocco compatto tipico del borgo murattiano. L'edificio è stato da qualche anno restaurato dall'architetto Paolo Portoghesi.

Nel tratto immediatamente successivo si concentrano gli interventi pubblici degli anni '30.

L'Albergo delle Nazioni, con annesso complesso residenziale INA, progettato dall'architetto Calza Bini e realizzato tra il 1932 e il 1935, con una soluzione planimetrica e volumetrica incentrata sulla soluzione d'angolo.

Il Palazzo della Provincia, realizzato tra il 1932 e il 1935, su progetto dell'ingegnere Baffa: l'elemento della torre, oltre che riferimento visivo, vuole essere un tentativo di relazionarsi con il centro antico, doppiando il campanile della Cattedrale.

Il Palazzo per uffici del Ministero dei Lavori Pubblici, realizzato tra il 1932 e il 1934 su progetto dell'architetto romano Carlo Vannoni, in cui elementi del razionalismo si associano ad elementi classici, quali la rigorosa simmetria della facciata e la presenza del basamento.

La Caserma del Comando della Quarta Zona Aerea Territoriale, realizzato tra il 1932 e il 1935 su progetto dell'architetto Forcignanò.

Ancora la Caserma dei Carabinieri Bergia, realizzata tra il 1932 e il 1936 su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, accademico d'Italia e molto attivo in Puglia in quel periodo; l'edificio si componi di tre corpi di fabbrica con torrette angolari e basamento continuo in pietra, con un effetto che richiama chiaramente le architetture militari.

Gli interventi del periodo fascista riguardano alla stessa maniera anche il lato opposto del Lungomare: il palazzo degli uffici del Ministero delle Finanze, la Casa del Mutilato, l'Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali, il Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco, la Caserma Macchi della Guardia di Finanza e la Caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, ultimo edificio del percorso monumentale sul Lungomare di Ponente.

GLI INTERVENTI RECENTI - PANE E POMODORO E PUNTA PEROTTI

Superati i palazzi del Lungomare monumentale ci si imbatte quasi subito in due delle realizzazioni recenti che hanno cambiato, nel bene e nel male, il volto di questo tratto della costa di Bari: la spiaggia di Pane e Pomodoro e il complesso di Punta Perotti.

All'intervento di Pane e Pomodoro va riconosciuto un importantissimo merito, quello di aver fatto riconquistare il mare ai baresi, che a migliaia affollano, soprattutto nei giorni festivi estivi, questo tratto di costa. Il progetto ha inoltre il merito di aver riqualificato una vasta area del litorale prima assolutamente degradata, terra di nessuno a due passi dal centro città.

Il giudizio complessivamente positivo sul progetto, in considerazione del contesto in cui è stato realizzato, non deve però far dimenticare i limiti del progetto stesso. 

Innanzi tutto la mancanza di una visione strategica su un area urbana più vasta, capace di relazionare maggiormente la realizzazione al resto della città: attraversata la strada che delimita l'intervento ci si trova nuovamente tra aree degradate, prive di caratterizzazione e dequalificanti il progetto stesso. Una seconda considerazione riguarda la stagionalità dell'intervento: a differenza di interventi realizzati in altre città (è scontato e ormai quasi abusato pensare subito a Barcellona con il suo nuovo lungomare), la mancanza di attrezzature e di servizi, il mancato coinvolgimento dei privati nell'intervento (forse perchè spaventati da quello che spesso gli imprenditori privati riescono a fare !), fa sì che l'area di Pane e Pomodoro viva solo durante la stagione estiva e solo di giorno, limitando quindi di molto le sue potenzialità e i benefici per la città e per i cittadini.

Il giudizio su alcune specifiche scelte progettuali, che sembrano non ottimali e in alcuni casi opinabili, viene lasciato alla sensibilità e al gusto di ciascuno.

E' senza dubbio positivo l'allargamento dell'area di intervento a sud del primo lotto, in corrispondenza di Torre Quetta, ma i dubbi sulla capacità del progetto di riqualificare in maniera strutturale l'area restano. E' sicuramente un primo passo e tutti si augurano che ce ne siano di successivi, coerenti tra loro e finalizzati a cambiare il volto e il ruolo di queste aree (non sembra coerente per esempio il progetto per la realizzazione di un porto turistico da mille posti barca con ingenti volumetrie localizzato immediatamente a sud di Pane e Pomodoro, a ridosso dello sbocco del torrente Valenzano).  

 

Appena dopo Pane e Pomodoro ci si imbatte in uno dei 10 più famosi ecomostri d'Italia, il famigerato complesso di Punta Perotti, ormai meglio conosciuto come La Saracinesca di Bari. E' paradossale che il nome del complesso residenziale ricordi Armando Perotti, proprio colui che nel 1919 affermava che chiudere il lungomare di Bari costruendo il teatro Margherita costituiva una "criminosa follia".

E' utile ripercorrere le tappe salienti della costruzione del mostro e delle relative vicende giudiziarie:

Veniamo adesso alle lunghe e travagliate vicende giudiziarie che hanno coinvolto il complesso di Punta Perotti:

Se la storia giudiziaria può dirsi conclusa, il processo di riqualificazione dell'area è solo all'inizio di un percorso sicuramente lungo e complesso. La vicenda di Punta Perotti deve necessariamente essere considerata come una sconfitta per tutte quelle persone che credono in uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio e nelle regole della convivenza civile. La stessa confisca del complesso e il preannunciato ricorso dei proprietari, legittimo da un punto di vista giuridico, quasi paradossale da un punto di vista etico, rischiano di trasformarsi in un'ulteriore forma di degrado sulla costa barese e in un ingente esborso di risorse pubbliche. 

Un lieve barlume di luce viene dagli esiti del concorso, bandito da Legambiente e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per la riqualificazione dei "Paesaggi Costieri", che prevedeva, tra le aree selezionate quale campo di intervento, proprio quella di Punta Perotti.

La giuria del concorso ha ritenuto di premiare ex aequo, con una scelta pilatesca e allo stesso tempo alquanto contraddittoria,  due progetti, uno dei quali, a firma di un gruppo di giovani professionisti di Pescara, propone la demolizione del complesso, mentre l'altro a firma di Aldo Aymonino, prevede un'operazione di riduzione e di rimodellamento dei volumi esistenti, operazione che sembra abbastanza forzata e poco strutturata rispetto ad un'area più vasta di quella del complesso residenziale. 

Vale la pena descrivere brevemente la soluzione del gruppo Arch+ di Pescara che si rivela interessantissima sia per quanto riguarda la specifica proposta progettuale sia nell'ottica di una più vasta riqualificazione del litorale di Bari.  L'idea parte dal presupposto che la demolizione sia un atto dovuto, l'unico in grado di ridare dignità a questo tratto della costa barese: l'interesse della proposta sta però nel senso che i progettisti danno alla demolizione, che non viene intesa tanto come ripristino delle condizioni originarie del sito, ormai compromesse definitivamente dall'intervento edilizio, quanto come azione carica di significati progettuali, in gradi di prefigurare uno scenario completamente nuovo per questa parte di città, suggestivo e al tempo stesso assolutamente realistico. 

Il progetto configura un processo che partendo dalla "demolizione" degli edifici, conduca alla "cicatrizzazione" delle ferite inferte al paesaggio, ferite che non possono essere completamente cancellate: di loro resterà una cicatrice, un'impronta, e sarà proprio quella degli edifici oggi esistenti, dal momento che si propone di utilizzare lo scavo di fondazione quale sede per ospitare le attrezzature e i servizi per il lungomare. Il terzo momento del processo sarà la "rigenerazione" del sito, dei tessuti intorno alla ferita, ovvero attorno all'impronta dei palazzi esistenti, su un'area più vasta, attraverso la predisposizione di una strategia articolata di azioni da realizzare in periodi e con attori diversi. 

SAN GIORGIO - IL DISORDINE URBANISTICO ED EDILIZIO

Il litorale barese, da Punta Perotti a S.Giorgio, si caratterizza per la presenza di marcati fenomeni di degrado diffuso, degrado che assume facce differenti (urbanistico, edilizio, ambientale, sociale) ma che insieme contribuiscono a caratterizzare l'area come terra di nessuno.

Uno dei problemi strutturali di quest'area, soprattutto nel primo tratto più vicino a Bari, è dato dalla presenza della barriera costituita dalla linea ferroviaria, che corre parallela al mare immediatamente a ridosso della costa. Tale presenza potrebbe d'altro canto essere una potenzialità importante nell'ottica di un processo complessivo di riqualificazione dell'area, se utilizzata come ferrovia metropolitana con le fermate strettamente connesse con la spiaggia, anche in considerazione degli interventi che si stanno attualmente realizzando per riqualificare la spiaggia stessa.

In questa sottile striscia compresa tra la ferrovia e il mare, nel corso degli ultimi decenni, si sono andati a localizzare, in maniera confusa e senza nessuna regola morfo - tipologica, insediamenti residenziali, edifici produttivi e commerciali, depositi. Attualmente moltissimi di questi edifici, così come pure le aree libere tra l'uno e l'altro, risultano abbandonati e spesso in avanzato stato di degrado, contribuendo a definire l'immagine complessiva di abbandono e di degrado che caratterizza questa parte del litorale in maniera particolare.

Il tratto di litorale a cavallo dell'emergenza naturalistica ed ambientale costituita dalla lama San Giorgio, presenta caratteristiche abbastanza differenti, proprio perché aumenta la distanza tra la costa e la ferrovia, permettendo lo sviluppo di dinamiche insediative più complesse.

Quest'area era infatti da sempre sentita come la Marina di Triggiano, anche perché questo tratto di costa ricadeva, fino al periodo fascista, nel territorio del Comune di Triggiano. Segni di questa consolidata frequentazione turistica sono i numerosi villini di fine '800 e soprattutto inizio '900 diffusi su questo tratto di costa. Negli ultimi decenni accanto a queste tipologie, di buon livello formale e comunque caratterizzanti un preciso fenomeno insediativo e sociale, si sono accostate, in maniera assolutamente casuale e in numero sempre maggiore, un numero elevato di nuove costruzioni adibite a prime o seconde case (ville, villini, palazzine, etc.), che scontano il fatto di essere per lo più abusive: manca un progetto e un disegno complessivo, le strade sono ricavate dagli spazi residuali tra una casa e l'altra, spesso a pettine rispetto al lungomare e con la pressante preoccupazione di "sprecare" meno spazio possibile (si vedono quindi budelli serpeggianti tra le costruzioni, con sezioni minime), le tipologie edilizie utilizzate sono tra le più fantasiose e atopiche, la qualità dei manufatti molto scarsa (anche perché spesso si tratta di fenomeni poveri di autocostruzione).

 Un aspetto peculiare da sottolineare è la presenza lungo tutto il lungomare di San Giorgio, di alti muraglioni di cinta, realizzati con i materiali e le forme più varie e quasi sempre più alti di due metri, a difesa delle case dal lato del mare: la presenza di questo fronte murato continuo nega qualsiasi rapporto, anche visuale, tra le case, i giardini e il mare, contribuendo ad incrementare il degrado complessivo dell'area.

Un cenno merita infine il porticciolo di San Giorgio, localizzato in corrispondenza dello sbocco a mare della lama omonima: attualmente il sito si presenta come assolutamente dequalificato sia negli spazi pubblici che nelle aree private (mentre per esempio risultano molto interessanti le antiche abitazioni dei pescatori, oggi in stato di abbandono), mentre potrebbe costituire, opportunamente riqualificato, anche attraverso interventi minimi e relativamente poco costosi, un polo di attrazione per questa parte della costa barese, anche in virtù di una potenziale utilizzazione come piccolo porticciolo per barche da diporto.

 

SAN GIORGIO - LA LAMA

A circa metà strada tra Bari e Torre a Mare, in corrispondenza del Camping San Giorgio ci si imbatte nello sbocco a mare della Lama San Giorgio, una delle numerose lame che attraversano il territorio comunale del capoluogo.

La Lama San Giorgio presenta un bacino idrografico ampio ed allungato, che parte dalle conche carsiche presenti tra Gioia e Putignano per sfociare a mare in territorio di Bari: nel tratto iniziale l'alveo è incerto e poco approfondito, mentre all'altezza di Monte Sannace, in territorio di Gioia del Colle, assume i caratteri tipici delle lame, con pareti più o meno ripide a seconda dei tratti e fondo largo e piatto.

La vegetazione della lama varia molto a seconda dei tratti, anche in funzione dei differenti usi che l'uomo ha fatto del territorio. La vegetazione naturale spontanea è quella tipica della macchia mediterranea. 

Le lame sono inoltre molto importanti per le tracce che qui si rinvengono dell'antica frequentazione antropica del territorio: nello specifico di Lama San Giorgio si ricordano i numerosissimi insediamenti archeologici venuti alla luce lungo il suo corso, in particolare nel territorio di Rutigliano.

In corrispondenza dello sbocco a mare la Lama San Giorgio presenta fortissimi segni di antropizzazione e diffusi fenomeni di degrado.

 

foto di Stefano De Dominicis

"Il salotto"

 

 

TORRE A MARE - LE AREE ARCHEOLOGICHE

L'itinerario proposto si conclude a Torre a Mare, in un ennesimo luogo dove con difficoltà sempre maggiore convivono segni di eccezionale valore storico - culturale e marcati fenomeni di degrado diffuso. Si tratta del sito archeologico coincidente con l'abitato antico di Punta della Penna, in un tratto di costa protesa verso il mare, alla periferia nord dell'abitato di Torre a Mare.

Il consistente deposito archeologico occupa una superficie di circa 11 ettari e raggiunge, specie nella parte sud, spessori di 8 - 9 metri; l'area costituisce la parte residua di una più vasta area intensamente frequentata nel corso dei millenni e parzialmente distrutta, nel corso degli ultimi due decenni soprattutto, da un'intensa speculazione edilizia che ha aggredito la fascia costiera fino a pochissimi metri dal mare, immediatamente a ridosso dell'area archeologica.

Frequenti ed evidenti testimonianze dell'antica frequentazione antropica del sito è possibile coglierli  lungo la scogliera, dove l'azione erosiva del mare dilava in maniera continuativa e sempre più aggressiva il terreno archeologico: in molti tratti l'azione marina permette di leggere perfettamente la stratigrafia del sito.

L'antico abitato di Punta della Penna è conosciuto già dalla fine del XVIII secolo quando venne segnalato il ritrovamento di ricchi corredi tombali (1796).

Gli scavi degli anni '50 hanno permesso di puntualizzare le varie fasi della frequentazione antica, a partire da quella più remota, riferibile al Neolitico. E' significativo come testimonianze neolitiche siano emerse anche, in un raggio di poche centinaia di metri,  a Cala Scizzo, a Cala Colombo e, all'interno, nella Grotta della Tartaruga di Lama Giotta.

Importante anche la frequentazione durante l'Età del Bronzo, periodo in cui si incrementa il numero di insediamenti lungo la costa, in posizione tale da favorire lo sviluppo del commercio.

Le testimonianze archeologiche indicano una continuità insediativa del sito anche in età ellenistico - romana, tardo antica e medievale.

Manca ancora oggi qualsiasi intervento per tutelare, recuperare, valorizzare e rendere fruibile l'area, che potrebbe costituire un elemento qualificante per l'intero insediamento di Torre a Mare.

 

Si segnalano le pubblicazioni:

-         A.Colonna: “I Lungomari del Ventennio”, Laterza 2001

-         AA.VV.: “Archeologia di una città – Bari dalle origini al X secolo”, Edipuglia 1988

 

Su Punta Perotti si segnalano inoltre i siti Internet:

-         www.ifrance.com/avvocatura/punta_perotti/puntaperotti_fatto_3.htm

-         www.edilportale.com/dossier/dos190801-1.asp

e sugli esiti del Concorso “Paesaggi costieri”:

-         http://architettura.supereva.it/architetture/20010725

-         http://architettura.supereva.it/architetture/20011004