BARI VECCHIA - I PROGETTI POSSIBILI

Foto di Gianluca Andreassi

Bari - Borgo antico

ARCHEOLOGIA URBANA E STORIA DELLA CITTA' 

Dalle origini al 1071

Bari e il suo territorio hanno visto stratificarsi, nel corso del tempo, culture diversissime, da quelle di origine agraria a quelle di origine mercantile, da quelle di impronta occidentale e quelle di matrice orientale, ognuna delle quali ha lasciato segni tangibili nel tessuto urbano della città vecchia e tracce indelebili nella lingua, nelle tradizioni, nel costume e nella cultura in genere.

Le origini della città, risalenti a quasi due millenni prima di Cristo, vanno ascritte in primo luogo alla sua conformazione di acropoli naturale, all'estrema punta di una penisola delimitata a sud - ovest dalla foce di un antico corso d'acqua.

Già nel 1913 scavi all'interno del giardino dell'ex ospedale, nell'area di S.Pietro, restituirono numerosissimi reperti archeologici: le fasi culturali accertate in quest'area sono quella subappenninica (XII - XI secolo a.C.) e protovillanoviana (XI - X secolo a.C.), anche se alcuni frammenti sarebbero più antichi, ascrivibili alla civiltà appenninica (seconda metà del II millennio a.C.). Reperti risalenti a queste antiche fasi della frequentazione antropica della città di Bari sono venuti alla luce, in tempi più recenti, anche a S.Scolastica, nel monastero di S.Francesco alla Scarpa e nella Cattedrale; tali rinvenimenti fanno quindi ipotizzare una estensione maggiore dell'abitato originario rispetto alla prima ipotesi che lo vedeva limitato all'estremità della penisola.

Dai reperti venuti alla luce sembra che, tra il IX e il VII secolo a.C., si interrompa la frequentazione dell'area, probabilmente in seguito alle successive ondate di invasioni da parte della popolazione illirica degli Iapigi, la cui conquista dell'attuale Puglia trasformò profondamente il modo di vivere delle popolazioni indigene, concorrendo a trasformare gli insediamenti verso modelli maggiormente urbani.

Al VII e ai secoli successivi fanno riferimento numerose tombe, testimonianza della cultura peuceta e peucetico - greca, rinvenute nei luoghi già frequentati in passato ma anche in una parte dell'attuale borgo murattiano e nei quartieri di Carrassi e San Pasquale, a dimostrazione degli antichi rapporti esistenti tra Bari e la vicina Ceglie: partendo infatti da una prima ipotesi che vedeva l'insediamento di Ceglie come sobborgo plebeo di Bari, si è giunti a ribaltare l'interpretazione, identificando in Bari l'antico porto della città di Ceglie.

La penetrazione romana in Puglia, iniziata nella seconda metà del IV secolo a.C., non ha lasciato tracce particolarmente rilevanti a Bari.

Nel 38 a.C. Orazio raggiunge Bari provenendo da Ruvo e la descrive come città murata e pescosa; la testimonianza è inoltre interessante perché indica nella città una delle stazioni di quella che sarà poi la Via Traiana, che congiungeva Benevento a Brindisi.

In età imperiale è sensibile in tutta la Puglia una ripresa del fenomeno urbano e di riorganizzazione del territorio, anche se è probabile che Bari mantenga una posizione defilata nel panorama regionale. All'età imperiale, fine I secolo - inizi II secolo d.C., risalirebbero le colonne presenti oggi sul lungomare, delle quali è impossibile indicare la collocazione e l'utilizzazione originaria.

Dalle epigrafi rinvenute, risalenti ad un periodo compreso tra il II e il V secolo d.C., è possibile dedurre come la romanizzazione, ormai cultura egemone, si sovrapponesse ad un ambiente culturale profondamente ellenizzato, senza comunque interrompere i rapporti commerciali ed economici che Bari aveva stretto e conservato con l'Oriente greco.

Una crisi profonda colpì la città di Bari con l'invasione dei Goti e per tutta l'età longobarda, tant'è che sono molto ridotte le testimonianze relative alla città fino al IX secolo. La traccia più significativa di questo lungo periodo oscuro consiste nella presenza di una basilica paleocristiana nel soccorpo dell'attuale Cattedrale, con evidenti resti di un mosaico pavimentale e di un'iscrizione musiva databile al VI secolo.

E' verosimile quindi che Bari in questo periodo fosse una città depressa, dedita a modeste attività di pesca e a limitati commerci costieri, gravitante nell'orbita del potere longobardo. Risulta molto interessante, anche alla luce della carenza di testimonianze della Bari longobarda, un'ipotesi sulla strutturazione altomedievale dell'edilizia a corti: più edifici si disponevano cioè intorno ad una corte comune, dalla quale da un lato ci sono gli accessi alle abitazioni, attraverso scale esterne, e dall'altro l'accesso alla strada pubblica; si trattava quindi di una tipologia urbanistica a cellule, che permetteva la difesa autonoma di ogni nucleo e organizzava la città in più unità fortificate. 

Alla metà del IX secolo (847) Bari è nelle mani dei Saraceni, che approfittano delle discordie interne tra i principi longobardi. La loro presenza stabile nella città se, da un lato, rappresentò elemento di insicurezza per i circostanti territori longobardi e bizantini e per i commerci veneziani sull'Adriatico, dall'altro costituì fattore fortemente rivitalizzante per la città, caratterizzata in questo periodo da una profonda articolazione etnica (berberi, longobardi, greci, ebrei). Durante l'emirato anche l'aspetto fisico della città subì profonde trasformazioni: oltre all'erezione della moschea, di cui non esistono tracce, furono ricostruiti numerosi palazzi ed è probabile che la forma stessa della città ricevette una sistemazione di impronta musulmana (i percorsi interrotti, articolati, ramificati; i passaggi coperti e gli slarghi finali delle corti, in parte ancora leggibili nell'assetto attuale del centro storico).

Riconquistata dai Franchi nell'871, Bari ritornò nell'orbita del potere dei Longobardi di Benevento, ma già nell'876 Bari passò nelle mani dell'autorità di Bisanzio, e il lungo periodo compreso tra questa data e il 1071 (data della conquista normanna), nonostante le brevi riconquiste longobarde, le rivolte locali antibizantine e le varie scorrerie subite, può a ragione essere definito come "periodo bizantino".

La presenza di una classe politica bizantina non significò la grecizzazione completa della città e della cultura, tant'è che rimase prevalente l'uso della lingua latina e si continuò ad applicare il diritto longobardo. 

Bari nel periodo bizantino accentuò le sue funzioni di città amministrativa, di cuore politico ed economico su un territorio più vasto. Dalla lettura della documentazione scritta risalente al X  e all'XI secolo emergono prove certe della crescita demografica della città, dell'inurbamento dei centri agricoli limitrofi, del consolidarsi dell'artigianato e del rafforzarsi dei mercanti, del rapido sviluppo edilizio.

Fin dai primi anni del XI secolo nei documenti si trovano citate numerose chiese urbane ed extraurbane. Nel 1011 il catapano Basilio Mesardonite portò a termine la cittadella catapanale, sul luogo dove sarà edificata in seguito la Basilica di San Nicola, comprendente al suo interno numerose chiese, che divenne polo di riferimento per la comunità e per il potere bizantino, contrapposto ad un secondo polo, costituito dall'episcopio, riferimento per la componente latina della comunità.

Al momento della conquista normanna (1071), che chiude una delle pagine più importanti della storia di Bari, la città era unanimemente considerata la più famosa, la più ricca e la meglio fortificata della Puglia.

I PROGETTI POSSIBILI

La ricchezza di tracce del passato e le ulteriori recenti ricerche archeologiche all'interno del tessuto di Bari Vecchia fanno immaginare come possibile, e allo stesso tempo necessario, un progetto coerente, integrato e complesso di valorizzazione, di fruizione e di gestione di queste emergenze, testimonianza di una città, nascosta fino a poco tempo fa, ma meritevole di essere riscoperta e ammirata dai turisti ed in primo luogo dai baresi e da coloro che abitano e vivono quotidianamente la Città Vecchia.

Sono molteplici le emergenze e i siti meritevoli di maggiori attenzioni e di una conoscenza meno superficiale: una decina di chiese bizantine databili al X - XI secolo, i resti delle mura greche e delle mura medievali, gli ipogei e i sepolcreti presenti in più parti della città vecchia, le numerose tracce emerse, anche di recente, delle antiche pavimentazioni medievali, l'area di Santa Scolastica (complesso, purtroppo attualmente chiuso al pubblico, dove si concentra la storia della città di Bari: i resti di un villaggio capannicolo preistorico; una necropoli peuceta e greca con tombe a sarcofago; un tratto di 12 metri della prima cinta muraria, a grossi blocchi, della città, risalente al IV secolo a.C.; i ruderi della chiesa bizantina dei SS. Giovanni e Paolo; parte del chiostro del XII secolo), quella di S.Pietro, il cortile dell'Abate Elia, piazza S.Maria del Buon Consiglio (con i ruderi della chiesa, le colonne di marmo e i capitelli romani di reimpiego), il monastero di S.Francesco alla Scarpa (con tracce del villaggio dell'Età del Bronzo e cospicui resti di una domus di età repubblicana), la piazzetta Rainaldo e Bisanzio, la stessa piazza Mercantile, nonostante il recente intervento di ripavimentazione e di arredo che ha banalizzato uno spazio complesso e pluristratificato, che invece meritava un intervento più sensibile e più rispettoso del suo passato.

Un'area suscettibile di intervento e per adesso completamente trascurata dai progetti di recupero, ed in primo luogo da quelli connessi al piano Urban, è inoltre quella di piazza Chiurlia - piazza Corridoni, luogo centrale di connessione e di snodo tra il Castello, la piazza della Cattedrale, via Carmine, la piazza di S.Nicola, la piazza S.Pietro e via Palazzo di Città.

Un ulteriore aspetto che contribuisce ad arricchire la città, se opportunamente gestito ed implementato, va ricercato nella presenza ormai diffusa di sedi museali all'interno della città vecchia: dagli spazi espositivi di Palazzo Simi, sede del centro operativo della Soprintendenza Archeologica per la Puglia, al Museo Storico, riaperto di recente, all'auspicabile prossima apertura del Museo Archeologico Provinciale all'interno del complesso di Santa Scolastica.

Come si vede un panorama articolato e complesso di emergenze su cui è necessario ancora lavorare molto in un'ottica integrata, che accanto alla tutela e alla valorizzazione delle emergenze storico - culturali stesse affianchi, in maniera coerente, il rispetto e l'incentivazione della vita sociale ed economica della città.  

 

 

Si segnalano, tra le numerosissime disponibili sul tema, le pubblicazioni:

- M.Petrignani e F.Porsia: "Le città nella storia d'Italia: Bari", 1982 Editori Laterza

- G.Andreassi e F.Radina (a cura): "Archeologia di una città - Bari dalle origini al X secolo", 1988 Edipuglia

- N.Lavermicocca: "Bari vecchia", 2001 Adda Editore 

 

Si segnala inoltre l'articolo, sul sito www.arcabari.it/piazzamercantile.htm 

- N.Lavermicocca: "Bari, Piazza Mercantile: nuovi progetti, vecchi restauri"