BARSENTO E IL CANALE DI PIRRO

 

NOTIZIE GENERALI - L'ACQUEDOTTO PUGLIESE

Foto di Gianluca Andreassi

Tratto del percorso dell'acquedotto

L'Acquedotto Pugliese rappresenta il risultato di una ciclopica opera di ingegneria idraulica, realizzata tra il 1915 e il 1939 per la distribuzione in Puglia delle acque captate in Campania. Il canale principale infatti è lungo 244 chilometri e da questo si dirama poi una fitta rete di adduttori e di condotte che alimentano quasi capillarmente il territorio pugliese.

La costruzione dell'acquedotto, come quasi tutte le grandi opere, seguì un iter lungo e travagliato.

Il primo ad intuire che l'unica soluzione al problema dell'approvvigionamento idrico della Puglia consisteva nel trasportarvi l'acqua da altre regioni fu l'ingegnere Camillo Rosalba, che nel 1868 propose di prelevare le acque dal Sele, ma l'idea fu scartata per i costi e per l'arditezza dell'impresa stessa.

Foto di Gianluca AndreassiNel 1886 l'ingegnere Zampari ripropose il progetto del Rosalba prevedendo un piano di finanziamento con il concorso di banchieri inglesi, ma non si approdò a nulla per il timore di una possibile monopolizzazione dell'acqua da parte di società straniere.

Nel 1889 l'onorevole Matteo Imbriani presentò una prima proposta di legge per il finanziamento dell'Acquedotto Pugliese, senza ottenere immediati risultati. Una commissione fu nominata nel 1896 e nel 1898 il ministro dei Lavori Pubblici, il cerignolese Giuseppe Pavoncelli presentò un disegno di legge per la progettazione dell'Acquedotto; nel 1899 il nuovo ministro presentò in Parlamento il progetto dell'Acquedotto, redatto dall'Ufficio speciale del Genio Civile di Avellino; nel 1902 i lavori, fortemente caldeggiati dal ministro dei Lavori Pubblici, il barese Nicola Balenzano, vennero finanziati con legge.

Nel 1906 fu finalmente dato il primo colpo di piccone e a Bari l'acqua arrivò nel 1915, più tardi negli altri Comuni.

L'Acquedotto Pugliese ha di recente collaudato sei percorsi escursionistici lungo il Canale Principale dell'Aquedotto, nei tratti più interessanti in Puglia, Basilicata e Campania. I percorsi attraversano paesaggi molto vari e permettono di ammirare "opere d'arte" come i numerosi ponti che superano lame e avvallamenti e i manufatti al servizio dell'Acquedotto.

LA CHIESA DI DI BARSENTO

La chiesa di Barsento rappresenta una delle principali emergenze storico - culturali e paesaggistiche dell'area compresa tra Noci, Putignano e Alberobello. La chiesa e la masseria annessa risultano vincolate ai sensi del decreto legislativo 490/99, mentre un territorio esteso per 1100 ettari è dal 1986 Oasi di protezione. La legge regionale 19/97 ha inoltre individuato l'area del Barsento come uno dei futuri parchi naturali regionali (l'iter di istituzione è però fermo agli stadi iniziali).

Il sito di Barsento risulta oltremodo ricco di segni della storia, stratificatisi l'uno sull'altro nel corso dei secoli.

Già in epoca preromana si sviluppò infatti un villaggio, in prossimità di un antico lago identificabile oggi con la dolina posta nelle vicinanze di masseria De Bellis, a poca distanza dal sito della chiesa.

Il toponimo Barsento deriva probabilmente dai termini messapici barza (alto) e entum (che è), ad indicare quindi una zona alta a controllo di una complessa viabilità già molto sviluppata in passato. In un documento del 1115 si parla infatti di una via tarantina, che partendo da Taranto arrivava a Barsento per poi proseguire per Monopoli, e di una via barsentana, che partendo da Bari, e dopo aver attraversato centri importanti come Norba, l'antica Conversano, arrivava a Barsento per poi dirigersi verso l'importante centro urbano di Mottola. A questi tracciati principali si sovrapponeva un articolato reticolo di strade di origine remota in direzione dell'interno, a dimostrazione della centralità del sito nell'ambito della Murgia dei Trulli.

Quindi tra i motivi della scelta originaria del sito vanno annoverati la morfologia del luogo, particolarmente adatto alla difesa e al controllo del territorio, la disponibilità della risorsa idrica e la presenza di un sistema complesso di vie di comunicazione.

Il primo villaggio, forse di origine messapica, si sviluppò assialmente sul crinale, come dimostrato dai ritrovamenti archeologici. La stessa pavimentazione della navata centrale della chiesa, nascosta da quella attuale, è ascrivibile al periodo romano, a dimostrazione della millenaria stratificazione dei segni antropici.

La prima fase di costruzione della chiesa coincide grosso modo con l'attuale navata centrale: si trattava infatti di un edificio religioso a navata unica, con tetto a falde inclinate e un'unica abside. Alcuni storici locali come Pietro Gioia datano l'origine della chiesa al 591, anche se ciò appare poco probabile. E' molto probabile che la chiesa sia sorta in funzione dell'abitato preesistente, localizzato ai suoi margini.

Accanto alla chiesa esiste ancora il piccolo monastero annesso, poi trasformato in masseria.

Nel 1040 il casale di Barsento fu distrutto, insieme a quello di Casaboli, ad opera dei Mottolesi, ma probabilmente fu risparmiata la chiesa. Nel 1115 da alcuni documenti si evince come a Barsento ci fossero comunque abitanti, probabilmente intorno alla chiesa.

E' probabilmente ascrivibile a questo periodo l'ampliamento a tre navate della chiesa. 

Numerosi documenti parlano delle modifiche subite dalla chiesa dopo il 1600: al XVIII secolo risalgono le trasformazioni relative all'innalzamento delle volte e al cambiamento dei profili della copertura; all'inizio del 1700 furono realizzati due archi di rinforzo tra la chiesa e la masseria e un rinforzo in un angolo della chiesa; nel 1741 le originarie capriate lignee furono sostituite dalle volte attuali e dalla copertura a chiancarelle; nel 1773 furono rifatti interamente i tetti e la volta che univa la masseria alla chiesa.

IL CANALE DI PIRRO

Foto di Gianluca Andreassi

Il Canale di Pirro è un'ampia depressione carsica connessa con un sistema di fratture, compreso tra Putignano, Castellana e Fasano, lungo circa 12 chilometri e largo tra i 500 e i 1500 metri. 

Foto di Gianluca AndreassiSi tratta quindi di una delle forme evolute del carsismo di superficie, dette polje dal termine slavo che significa campo piano. Il fondo pianeggiante è coperto da terre rosse e da un sottile strato di terreno alluvionale, molto fertile, che maschera i sottostanti inghiottitoi. Proprio la fertilità dei suoli ha permesso la diffusione di colture pregiate come la vigna (si pensi anche alla Valle d'Itria, altro esempio ancora più grandioso di polje, ricoperta dai vigneti ad alberello).

I versanti che delimitano il Canale di Pirro presentano caratteristiche molto differenti: quello settentrionale, su cui è localizzata per esempio la Selva di Fasano, è abbastanza ripido e con andamento rettilineo; quello meridionale, interessato dal percorso dell'Acquedotto, è invece più sinuoso e modellato più dolcemente. Il dislivello esistente tra il fondo del Canale e i pianori soprastanti è compreso tra i 75 e i 100 metri.

Foto di Gianluca AndreassiIl Canale di Pirro è interessato da varie forme carsiche sia lungo i suoi fianchi che sul fondo: da segnalare per esempio un inghiottitoio, comunemente detto il "gravaglione", con due bocche assorbenti.

In due pergamene dell'XI secolo il Canale di Pirro è chiamato "Canale delle Pile", probabilmente per la presenza di numerose cisterne presenti nell'area, utilizzate per la raccolta e la conservazione delle acque piovane che qui confluivano dai fianchi delle colline, in genere con bocche circolari costituite da pietre lavorate.

I BOSCHI DI FRAGNO

Il Fragno (Quercus trojana), specie tipica della penisola balcanica, costituisce specie arborea dominante in questa parte del territorio della Provincia di Bari, ritrovandola spesso in formazione quasi pura. 

Il fragno è una delle querce esclusive della Puglia, ampiamente diffusa nelle sole Murge sud – orientali e nella confinante Murgia Materana. Il fragno è una quercia alta fino a 20 metri, che forma boschi puri o in associazione con il leccio e più spesso con la roverella.

Il suo areale originario coincide con la penisola balcanica (ex Jugoslavia, Albania e parte della Grecia) dove sono ancora presenti estesissimi boschi. In Puglia il suo areale comprende invece un’area tra i Comuni di Ginosa, Mottola, Crispiano, Ceglie Messapica, Costernino, Fasano, Putignano, Noci, Gioia del Colle, Santeramo e Matera. Il fragno è una delle specie quindi, insieme ad altre come la Campanula versicolor, la Phlomis fruticosa e la Salvia triloba, di origine transbalcanica, giunte cioè in Puglia quando questa era, in un lontano passato, fisicamente connessa alla stessa penisola balcanica.

Il fragno è invece assente nell’area della Murgia di sud – ovest a causa delle leggere differenze climatiche che ne impediscono la sopravvivenza (le temperature minime invernali sono infatti troppo basse e la stagione secca troppo lunga per le sue capacità di adattamento). Il fragno è infatti una pianta con esigenze climatiche e di suoli peculiari, con una ristretta ampiezza di tolleranza che ne limita la diffusione.

Il fragno occupa una posizione bioclimatica compresa tra le specie caducifolie a riposo invernale (come per esempio la roverella) e le sclerofille sempreverdi mediterranee (come per esempio il leccio).

Il sottobosco del fragneto è a volte costituito da arbusti caducifogli (biancospino, prunastro, etc.), altre volte da una commistione di arbusti caducifogli con altri sempreverdi tipici della macchia mediterranea (fillirea, lentisco, dafne, cisti, etc.).   

I boschi relitti di fragno, qualora non interessati dal pascolo brado bovino, hanno una struttura pluristratificata, costituita cioè dallo strato arboreo, da uno strato arbustivo alto (caratterizzato da arbusti mesofili caducifolii quali il biancospino, il perastro, il prunastro e la rosa canina), uno strato arbustivo basso (caratterizzato dagli stessi arbusti cui si aggiungono il pungitopo e l'asparago) e da uno strato erbaceo con un gran numero di specie differenti.

Simile complessa organizzazione strutturale dei boschi di fragno è resa possibile dal risveglio vegetativo tardivo del fragno, che permette la penetrazione nel sottobosco di specie a foliazione precoce; inoltre numerose specie sfruttano la buona luminosità garantita dal riposo invernale di quelle soprastanti.

I boschi nell'area del Barsento si caratterizzano per la presenza di elementi termofili della macchia mediterranea (quali il lentisco, la fillirea, l'alaterno, la dafne), che si associano e si integrano con gli elementi caducifolii. Questa parte del territorio murgiano è infatti influenzata dal regime termopluviometrico della fascia adriatica. 

Il territorio tra Noci e Alberobello era anticamente caratterizzato dalla presenza di fitti ed estesi boschi, molto apprezzati dai nobili come terreno di caccia. Fino all'anno 1000 si può ragionevolmente supporre che tali boschi facessero parte di un ecosistema maturo, in uno stato climax perfettamente bilanciato, risultato di un lungo processo dinamico delle biocenosi.

Già in epoca medievale però si iniziò a considerare i territori boscati quale bene da trasformare in favore delle colture. Si assistette quindi ai primi disboscamenti, che pur non compromettendo irreversibilmente gli antichi boschi originari, sicuramente li impoverirono.

Nel ‘500 il territorio subì una notevole ripartizione a favore della piccola cellula produttiva, di proprietà feudale, ecclesiastica o demaniale.

Il ‘700 è un secolo di mutamenti per il paesaggio agrario di tutta la regione: il fenomeno del potenziamento delle masserie da campo si manifestò in maniera continuativa per tutto il secolo. Le nuove masserie da campo ruotavano, nella loro organizzazione intorno ai tempi ed alle necessità delle colture cerealicole, mentre le altre attività, comunque presenti in molte di esse, quali per esempio l’allevamento e la cura dei prodotti del bosco, assumevano un ruolo sempre più marginale, complementare alle prime al fine del raggiungimento dell’autosufficienza della masseria.

Il problema dei disboscamenti si ripropone poi in maniera sicuramente più urgente ed estesa nei decenni a cavallo dell’unità d’Italia. Agli inizi dell’800 erano stati molti i boschi distrutti nel Regno di Napoli, tanto da indurre il governo a porvi un freno istituendo un’apposita amministrazione forestale.

Di assoluto interesse sono alcuni scritti, già alla fine del ‘700, sui pericoli del disboscamento.

Carlo De Cesare, a metà ‘800 così rilanciava il problema dei disboscamenti: “ Di quanti mali gravissimi non è stata poi cagione in Terra di Bari la dissodazione dei boschi? Ha reso meno frequenti le piogge in questa regione, ove la siccità suol tornare funesta non solo alle piante ed alle bestie, ma agli uomini per la penuria di acque sorgive. È stata cagione della restrizione dell’industria gregaria. Ha tolto il materiale alle costruzioni civili e marittime. Ha fatto aumentare il prezzo del combustibile; ed arrecato immensi danni all’economia animale e civile dell’intera provincia … “.

Chi ci offre, infine, una visione complessiva dello stato delle cose e dei problemi della “silvana economia” è Carlo Afan de Rivera, dal 1884 direttore generale di ponti, strade, acque e foreste per conto di re Francesco I di Borbone, “Tra le terre da ripartirsi (per lo scioglimento delle proprietà promiscue) furono comprese le salde e le boscose, e soltanto con norme astratte si eccettuarono quelle soggette a frana, quelle lungo le sponde dei fiumi in corrosione, e le scoscese gronde delle montagne. Tra coloro che furono incaricati della ripartizione, …, ben pochi potevano giudicare rettamente dell’importanza di rispettare i boschi e delle conseguenze che sarebbero derivate dalla loro distruzione e dal dissodamento del loro suolo …“.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- AQP: "Trekking. Le via dell'acqua - Guida per i sentieri lungo le opere dell'Acquedotto Pugliese", 2000

- De Pinto A., Macchia F.: “Patrimonio Boschivo ed Architettura Rurale del territorio di Noci”, 1987, Bari.

- L.Mongiello: “Trulli e costruzioni a pignon”, Adda Editore, Bari 1992

- Umanesimo della pietra - Riflessioni, luglio 1981

- Umanesimo della pietra - Riflessioni, luglio 1989

- Umanesimo della pietra - Riflessioni, luglio 2001

- F. e T.Zezza: "Il carsismo in Puglia", Adda Editore, Bari 1999