BITONTO E LE MASSERIE DI LAMA BALICE

 

IL SISTEMA DELLE LAME DI BARI - LAMA BALICE

La maggior parte del territorio del Comune di Bari è interessato dalla presenza di due differenti substrati geologici, i cosiddetti tufi e il calcare.

I tufi sono costituiti da depositi calcareo - arenacei e calcareo - arenaceo - argillosi risalenti al Pleistocene e ricoprenti tre quarti del territorio comunale (ad eccezione della zona più interna, a sud - ovest del centro abitato). I calcari detritici risalgono invece al Cretaceo, molto più antichi dei tufi e di conseguenza anche molto più duri e meno lavorabili. La stratificazione delle differenti rocce è perfettamente leggibile in alcuni tratti delle lame che strutturano il territorio di Bari.

Il sistema delle lame di Bari è stato profondamente compromesso ed alterato dall’espansione urbana della città e dalla realizzazione dei principali assi viari, come per esempio la tangenziale, localizzati in maniera assolutamente indifferente alle caratteristiche e ai valori naturalistici, ambientali e storico – culturali del territorio che attraversano (vedi per esempio il caso dell’insediamento rupestre di Santa Candida, parzialmente distrutto durante la costruzione del raddoppio della tangenziale).

Nel territorio di Bari le lame si sviluppano come una sorta di ventaglio, che partendo dalla Murgia confluisce verso il centro urbano. Da nord - ovest a sud - est si incontrano le seguenti lame: Balice, Lamasinata, Villa Lamberti, Picone, Fitta, Valenzano, S.Marco, S.Giorgio e Giotta. Il valore delle lame in genere, ed di quelle presenti nel territorio della città metropolitana di Bari in particolare, è connesso alla presenza di numerose emergenze storico - culturali e al valore di rete ecologica che ancora esercitano.

Tra le lame di Bari meritano una descrizione più dettagliata almeno le più importanti:

-         Lama Lamasinata: è costituita da più rami e dopo aver attraversato il territorio dei Comuni di Palo del Colle, Bitetto e Modugno e il quartiere San Paolo a Bari, sfocia in corrispondenza del molo san Cataldo. L’ultimo tratto, all’interno della città di Bari, è completamente cementificato a protezione degli insediamenti residenziali ed industriali posti nelle vicinanze. Anche questa lama si caratterizza per la ricchezza delle tracce dell’antica frequentazione antropica: su un pianoro che si affaccia sulla lama, nei pressi dell’interessantissimo casale medievale di Balsignano, è stato individuato un esteso abitato risalente al periodo neolitico (quinto millennio avanti Cristo); sulla lama, dopo Modugno, si affaccia la chiesa rupestre della Madonna della Grotta e l’insediamento rupestre di S.Caterina.

-         Lama Picone: anch’essa costituita da due rami, uno proveniente da Adelfia, il torrente Baronale, e l’altro da Sannicandro. Arrivata in città, all’altezza di Parco Domingo (periferia di Poggiofranco), la lama scompare, cancellata dalla città; originariamente sfociava a mare tra via Brigata Bari e via Fieramosca, creando una vasta area paludosa. Lungo la lama sono localizzati alcuni tra gli insediamenti rupestri più interessanti di Bari (Santa Candida e la Caravella).

-         Lama San Giorgio: è la più estesa tra quelle che attraversano il territorio di Bari, nascendo nel territorio di Gioia del Colle e sfociando a mare a San Giorgio, dopo aver attraversato il territorio di numerosi Comuni. Alcuni tratti della lama presentano ancora caratteristiche di rilevante valore naturalistico ed ambientale tanto da essere inclusa tra le aree protette individuate dalla legge regionale 19 del 1997. Anche in questo caso la lama si dimostra essere oltremodo ricca di segni dell’antica frequentazione antropica.

-         Lama Giotta: è l’ultima delle lama che interessano il territorio di Bari, sfociando a mare in corrispondenza dell’abitato di Torre a Mare. Interessantissimi alcuni tratti, in particolare nel territorio di Noicattaro, da un punto di vista naturalistico, in particolare per la presenza di estese e fitte aree a macchia mediterranea. A ulteriore dimostrazione dell’importanza delle lame per l’antropizzazione del territorio nelle epoche antiche, anche a Lama Giotta sono stati scoperti importanti giacimenti archeologici, come per esempio la grotta della Tartaruga, con ricche testimonianze del periodo neolitico.

1 - LAMA BALICE

Il corso di Lama Balice ha origine dalle Murge nel territorio del Comune di Ruvo e, dopo aver lambito l’abitato di Bitonto, sfocia a mare in corrispondenza di Fesca dopo 37 chilometri. La lama corrisponde al corso prosciugato dell’antico torrente Tiflis. 

Nel territorio del Comune di Bitonto la lama presenta due differenti configurazioni morfologiche, una meno incisa e con andamento maggiormente sinuoso e l'altra in cui l'incisione aumenta sensibilmente, tratto caratterizzato quindi da pareti subverticali in cui è facile leggere la stratificazione della roccia. All'interno della lama sono intervallati tratti coltivati (alcuni dei quali, oggi abbandonati, si avviano verso una lenta rinaturalizzazione) e tratti in cui è ancora presente la vegetazione naturale, caratterizzata dalle essenze tipiche della macchia mediterranea (leccio, quercia coccifera, fragno e numerosi arbusti).

Di estremo interesse la fauna della lama, in particolare per quanto riguarda l'avifauna che durante le migrazioni e il passo trovo qui un'importante area di sosta.

Nel tratto maggiormente inciso sui fianchi della lama si aprono numerose cavità naturali che conservano evidenti tracce dell'antica frequentazione antropica, cui si sommano numerose grotte scavate dall'uomo.

 Lungo il suo corso esistevano numerosi casali medievali (casale di Cammarata) e chiese di antica fondazione (sono ancora visibili la chiesa dell'Annunziata e la chiesa in grotta di S.Angelo); oggi sono ancora presenti lungo il suo corso, seppure spesso in uno stato di avanzato degrado, numerose masserie (Caggiano, Maselli, Framarino, Triggiano, Caffariello), in origine importanti centri di produzione e spesso anche di controllo del territorio. 

La lama costituisce quindi un ambiente di indubbio valore sia per le caratteristiche ambientali e naturalistiche che per la presenza di tracce del passato di questo territorio, valore implementato dal fatto di essere in una zona fortemente antropizzata, dove gli insediamenti hanno aggredito il territorio risparmiando pochissime aree.

L’area della lama è stata individuata come Parco Naturale Attrezzato dalla legge regionale n.21 del 24 marzo 1980 e ricompresa nell’elenco delle aree protette regionali della legge 19 del 1997.

LE MASSERIE DI LAMA BALICE

Di estremo interesse il sistema di masserie che punteggiano il corso della lama Balice o il suo immediato intorno, che per quanto spesso in avanzato stato di degrado, permettono di leggere gli originari principi insediativi di quest'area.

 

1 - MASSERIA CAGGIANO

E' una delle più interessanti masserie dell'agro barese, giunta sino ad oggi senza eccessivi stravolgimenti anche se ormai in avanzato stato di degrado e completamente abbandonata. 

La masseria sorge sul margine di Lama Balice, nel suo tratto finale, nei pressi del recenti complesso della Finanza e a poca distanza dal quartiere San Paolo. 

La frequentazione del sito, continua nel tempo, ha probabilmente origine in epoca romana (il toponimo è infatti di derivazione prediale). La Via Traiana correva a circa un chilometro di distanza mentre la masseria si trova all'inizio della strada costiera per la città romana di Salapia.

La masseria ha avuto più fasi di costruzione, dal nucleo più antico del XV secolo, che ingloba anche alcuni locali ipogei, alla chiesetta cinquecentesca, ai corpi di fabbrica laterali del '600; probabilmente era possesso della nobile famiglia dei Caggiano di Barletta, originari di Massalubrense in Campania.

L'edificio principale è a tre piani fuori terra, all'interno di un complesso sistema di costruzioni più basse, di supporto alle attività agricole, e circondato da un alto muro di cinta. Al centro dell'edificio principale si riconosce quella che doveva essere la torre quattrocentesca, in origine isolata e difesa da due caditoie in asse con le aperture.

Interessante la presenza, in un locale semiipogeo voltato a botte, di un antico frantoio in cui fino a poco tempo fa erano conservati in buono stato la macina e il torchio (oggi purtroppo in condizioni molto peggiori).

 

2 - VILLA FRAMARINO

La Villa Framarino, localizzata sullo spalto sinistro di lama Balice, ricade in un territorio ricchissimo di tracce del passato. 

Nei pressi della Villa è stato riconosciuto uno dei decumani della centuriazione dell'ager Varinus.

Gli stessi toponimi ancora in uso nella zona (Parco Camerato e Arco Camerata), fanno identificare il sito con l'antico casale di Cammarata, uno dei tanti choria (villaggi) bizantini che circondavano il capoluogo; il casale era posto su un tracciato stradale medievale parallelo alla Via Traiana, che connetteva Bitonto con la via costiera per Salapia, e comprendeva in origine numerosi ipogei, trappeti e le chiese di S.Angelo, S.Benedetto e S.Giovanni (è probabile che ricadessero nella sua estensione anche le vicine chiese dell'Annunziata, di S.Andrea e di S.Martino di Balice).

Dai documenti si suppone che il casale di Cammarata sia stato distrutto dai Saraceni nel 992, poi ripopolato nel 1172; è ancora menzionato in un documento del 1343.

Di certo l'area fu ininterrottamente feudo della nobile famiglia barese degli Effrem dal XIII al XVIII secolo. Al 1738 risale una dettagliata pianta del Feudo e Masseria di Cammarata.

La Villa passò alla nobile famiglia Framarino di Giovinazzo nel 1835 e nel 1852 lavori di ampliamento e soprelevazione gli dettero le sembianze attuali.

Sono ancora parzialmente visibili le tracce del volume quadrato realizzato in conci calcarei ben ammorsati che doveva essere la preesistente torre isolata cinque - seicentesca.

La Villa è attualmente proprietà del Comune di Bari che l'ha destinata a centro visita del Parco di lama Balice; lavori di restauro sono in corso da parecchi anni con notevole dispendio di risorse economiche (fondi POP) ma non si è ancora riusciti ad inaugurare la struttura, anzi gli interventi mostrano già chiaramente il trascorrere degli anni, in particolare per quanto riguarda gli intonaci, inopinatamente realizzati attraverso abbondante impiego di cemento. L'area immediatamente a ridosso della Villa è oggi occupata (e sembra un'ulteriore assurdità!) da un campo da golf di proprietà privata ancora in costruzione, che arriva a lambire il margine della lama. L'accessibilità al sito della Villa è negata da "efficienti" custodi della Multiservizi.

 

Quanto riportato sopra e' riferito agli inizi del 2003, periodo in cui si e' svolta l'escursione. Per correttezza e completezza, riceviamo e pubblichiamo di seguito, la nota dell'8 ottobre 2009 a firma dello Staff del Parco:

Buonasera,
per caso mi sono imbattuta nel Vs sito. In merito al Parco Naturale regionale Lama Balice e a Villa Framarino, essendo cambiate molte cose dal momento in cui probabilmente il sito è stato pubblicato, Le chiederei la cortesia di aggiornarlo in quanto il Parco ora è tale e quindi la normativa di riferimento è diversa, così come Villa Framarino è perfettamente funzionante, sede di percorsi ambientali, visite guidate nonchè sede di convegni e mostre, con personale apposito.

Grazie e cordiali saluti
Lo Staff del Parco

 

 

4 - MASSERIA CAFFARIELLO

La masseria Caffariello è posta a poca distanza dall'alveo di Lama Balice, lungo un altro dei tracciati medievali che collegavano Bitonto alla via costiera, nei pressi della Motorizzazione di Bari, in un contesto fortemente degradato dalla presenza, spesso irrazionale, di edifici industriali e di servizio e di alcune discariche di inerti di considerevoli dimensioni. Probabilmente l'area rientrava anch'essa nel casale di Cammarata. 

Il nucleo originario della masseria, una sorte di torre in origine isolata, risale probabilmente al XVII secolo. Il suo nome deriva dal primo committente, il cantante bitontino Gaetano Maiorano detto Caffariello e beniamino delle platee settecentesche di mezza Europa. La costruzione dell'ampliamento della masseria risale quindi alla seconda metà del XVIII secolo, in un'età in cui la vita nelle campagne era ormai abbastanza tranquilla, tanto che la masseria non risulta fortificata.

Lo stato attuale della masseria è di completo abbandono e di profondo degrado, depredata di tutto quello che poteva essere riutilizzato altrove.

IL CENTRO STORICO DI BITONTO

La città di Bitonto è localizzata sul primo gradino delle Murge baresi, lambito dal corso della lama Balice, dove anticamente scorreva il torrente Tiflis e che in questo tratto prende il nome di gravina Lamaja, importante difesa naturale per la città medievale.

Come molti altri centri storici della Puglia, quello di Bitonto è il risultato di un'eccezionale stratificazione di segni, di popoli e di culture. Poche sono le testimonianze dell'originario insediamento peuceta, molto attivo nel IV secolo a.C., e i resti del municipio romano di Bituntum, che sorgeva sulla Via Traiana che collegava l'antica Rubi (Ruvo) con Bari e Brindisi. Sul finire del X secolo il territorio fu devastato dai Bizantini, ma la città si riprese e mantenne la sua autonomia fino al 1317, quando il destino della città si legò alle diverse casate nobili che se ne disputarono il feudo. Nel 1734 fu teatro di una cruenta battaglia tra Austriaci e Spagnoli che pose fine alla dominazione austriaca nel Mezzogiorno. Sotto i Borbone si formò una forte borghesia agraria e si realizzò la prima espansione fuori le mura. 

Il nucleo medievale, a pianta trapezoidale, è articolato in un intricato sistema di vie strette e tortuose, archi, sottopassaggi e corti chiuse. Il cuore del centro storico è rappresentato dalla Cattedrale.

L'ingresso al centro storico di Bitonto è segnato da Porta Baresana; il centro è ricco di costruzioni rinascimentali e barocche, tra cui spicca il Palazzo Sylos Labini, con loggia del '500, il Palazzo Regna, le residenze signorili dei Sylos - Calò, con cortile porticato rinascimentale, e dei Sylos - Sersale, il Palazzo Bove, edificato alla fine del '600 su preesistenze medievali, oggi sede del Museo Civico e della Biblioteca, il Palazzo Vulpano - Sylos del XV secolo, con portale in stile catalano e cortile arricchito da un loggiato decorato da splendidi bassorilievi.

Di estremo interesse anche numerose chiese diffuse nella città: la chiesa del Purgatorio, la chiesa medievale di S.Caterina, con interessante pavimento a tasselli di pietra, la chiesa medievale di San Valentino e quella di S.Lucia, entrambe a due cupole in asse, la chiesa di S.Francesco, che conserva la facciata medievale.

LA CATTEDRALE DI BITONTO

La Cattedrale di Bitonto, dedicata a San Valentino, occupa il cuore del centro storico. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo secondo il modello della Basilica di San Nicola di Bari, probabilmente per volontà di Federico II, nelle forme mature del romanico pugliese.

Ha una facciata tripartita verticalmente da lesene, con tre portali. Il portale centrale è racchiuso tra due colonne sostenute da leoni e sormontate da ippogrifi che sostengono l'archivolto, con lunetta e architrave decorati; più in alto vi sono due bifore ed un ampio rosone, fiancheggiato da animali su colonnine, in cui emerge la tecnica sopraffina delle maestranze locali e l'intreccio tra elementi decorativi di origine occidentale e orientale.

Il fianco meridionale, che si affaccia sulla piazza è arricchito da sei profonde arcate sormontate da un elegante loggiato a esafore su colonnine e capitelli riccamente scolpiti. L'ultima arcata corrisponde ad una porta, detta della Scomunica, da dove Papa Gregorio IX scomunicò Federico II accusandolo di essere sceso a patti con un sultano durante la Crociata del 1227.

L'interno è del tipo basilicale a tre navate a matronei, con transetto e tre absidi.

Nel XVIII secolo le pareti interne furono completamente decorate con stucchi e furono dispersi gli arredi originali; l'aspetto originale è stato restituito con i restauri del XIX secolo.

Di assoluto rilievo, accostato al pilastro destro dell'arco trionfale, il complesso e ricco ambone datato 1229 e firmato da Nicolaus, sacerdos e magister, realizzato quasi interamente in marmo, smontato nel '600 e rimontato nel secolo successivo. La lastra in bassorilievo riutilizzata nella scaletta dell'ambone raffigura quattro personaggi, uno seduto e tre in piedi, che molti studiosi ritengono membri della dinastia sveva, anche per la presenza di un uccello piumato, forse un'aquila, al margine inferiore sinistro.

Di pregio anche il pulpito marmoreo, realizzato da Gualtiero da Foggia nel 1240, di forma quadrata e riassemblato nel XVII secolo.

La cripta è coperta da volta a crociera poggiante su 36 colonne; sulle pareti si conservano interessanti affreschi del XIV secolo.

LE TRACCE DEL PASSATO NEL SOCCORPO DELLA CATTEDRALE

Al di sotto della Cattedrale di Bitonto sono venuti alla luce interessantissimi resti del passato della città, in particolare della basilica paleocristiana

La fase più antica della basilica paleocristiana si colloca nei secoli V e VI, quando la Puglia, crocevia di popoli e di culture, è interessata da un precoce processo di cristianizzazione. L'edificio di culto emerso dagli scavi è caratterizzato dal tipico impianto a tre navate, probabilmente con un'unica abside, demolita in seguito alla costruzione della cripta romanica, e dalla presenza di una ricca pavimentazione a mosaico policromo. 

La vita della basilica paleocristiana perdura, senza soluzione di continuità, attraverso tutto il periodo altomedievale (VV - XI secolo), per giungere alla costruzione della Cattedrale romanica superiore. Il lungo periodo di frequentazione della basilica paleocristiana giustificano la presenza di numerosi restauri, tra cui sono evidenti gli interventi sul piano pavimentale, risarcito con una nuova tecnica, probabilmente tra il IX e l'XI secolo, atraverso l'impiego di grandi tasselli calcarei disposte in trame lineari geometriche.

Di eccezionale valore il ritrovamento del tappeto pavimentale raffigurante un gigantesco grifo, collocato all'interno di un poderoso corpo di fabbrica a pianta quadrata, a ridosso della basilica, da interpretare forse come torre. Il mosaico, in ottimo stato di conservazione, rivela notevolissima qualità tecnica e stilistica ed è databile entro l'XI secolo. Il mosaico raffigura il mitico mostro dalla doppia natura, testa e ali di uccello e corpo di felino, simbolo, nell'arte cristiana, della doppia natura di Cristo, divina ed umana.

Sulle pareti della basilica paleocristiana sono state rinvenute tracce di affreschi eseguiti in epoche differenti, tra il IX e il XII secolo.

Il sottosuolo della Cattedrale romanica è stato interessato per un lungo periodo di tempo (dal XIII alla prima metà del XIX secolo), da una intensa attività sepolcrale e numerose sono le tipologie di sepoltura rinvenute.

La presenza della basilica paleocristiana ha occultato, ma non cancellato del tutto, le tracce del passato più lontano, affioranti per esempio in corrispondenza delle lacune esistenti nel mosaico pavimentale. Molto numerosi inoltre i resti ceramici, risalenti sia ad epoca protostorica (X secolo a.C.), che soprattutto all'insediamento peuceta (V - IV secolo a.C.) e ad epoca romana (fino al I secolo d.C.).

E' emersa quindi un'eccezionale stratificazione di segni che coprono quasi tremila anni di storia della città di Bitonto, da poco tempo resi accessibili grazie ad un interessantissimo percorso di visita.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- S.Serpenti, G.Cataldo (a cura di): "Programma di salvaguardia del patrimonio storico architettonico del territorio di Bari. Analisi, acquisizione e recupero", Levante Editore, Bari 1989 

- M.R.Depalo, E.Pellegrino (a cura di): "Alla scoperta delle radici del culto - Guida al soccorpo della Cattedrale di Bitonto", 2002