Canoe a Lesina

 

LA DUNA E IL LAGO DI LESINA

Il lago, o meglio, la laguna di Lesina si estende, nell'area settentrionale del Gargano, tra la foce del fiume Fortore e Capo Mileto, separata dal mare da una sottile striscia dunale larga 1 - 2 chilometri. La comunicazione tra laguna e mare è garantita da due canali: il canale Acquarotta e il canale Schiapparo, sui quali sono state installate dal 1987 delle chiuse meccaniche al fine di regimentare gli scambi idrici tra mare e laguna.

Anticamente, interposto tra i due precedenti, esisteva anche il Canale di S. Andrea, interrato in tempi storici perché ritenuto inutile.

La laguna si è originata in parte dall’accumulo alloctono di sedimenti lacustri provenienti dai fiumi situati a monte del bacino e in parte dall’accumulo autoctono di depositi lacustri provenienti dai margini dello stesso lago. Il Monte d’Elio, a est, e la parte orientale della Punta delle Pietre Nere, ad ovest, hanno agito da barriera a tali materiali detritici di varia origine. Dal loro accumulo, ha avuto origine un esteso cordone dunale con sviluppo parallelo alla linea di costa che ha sbarrato un tratto di mare formando la laguna.

Gli apporti di acqua dolce sono garantiti proprio dai numerosi piccoli corsi d'acqua, due dei quali a regime perenne e numerosi altri a regime torrentizio, che drenano i terreni circostanti destinati in gran parte a colture agricole di tipo intensivo, immettendo quindi spesso in laguna un elevato carico inquinante.

Di forma allungata, la laguna occupa una superficie di 5136 ettari, con una lunghezza di circa 22 chilometri ed una larghezza media di 2.4 km; la profondità media si aggira su 0.7 metri, mentre quella massima non arriva ai 2 metri.

La bonifica delle aree circostanti l'attuale laguna di Lesina è stata condotta tra gli anni '20 e gli anni '60 del Novecento, realizzando l'arginatura del perimetro del corpo lagunare, ad eccezione dell'area della duna di Bosco Isola; nelle zone più depresse sono state inoltre create, sul modello delle esperienze olandesi, i due polders di Palude Grande e delle Paludi Lauro e Torretta, creando per ciascuno di essi un canale di acque alte per raccogliere le acque provenienti da monte e convogliarle direttamente in laguna e alcuni canali di acque basse per drenare le aree più depresse, oltre ad una rete di canali di scolo secondari per drenare le acque superficiali dei terreni agrari.

All'eccezionale valore naturalistico della laguna si aggiunge quello di un altro ambiente riconosciuto come prioritario di conservazione da parte dell'Unione Europea, ossia la duna costiera, stretta lingua sabbiosa che si estende senza soluzione di continuità per circa 16 chilometri, miracolosamente non compromessa dalla speculazione edilizia e oggi considerata la più lunga e meglio conservata duna costiera italiana.

La duna costiera di lesina è anche conosciuta come Bosco Isola, proprio per l'estesa copertura di alberi e macchia mediterranea.

Fulco Pratesi nel 1980 così descriveva quest'area "..in questi mille ettari di paradiso, per quattordici chilometri di arenile intatto, stretto tra le baracche di Torre Mileto a levante e la speculazione edilizia fatta di residences e palazzine multipiani della torre Fortore a ponente, il tempo pare si sia fermato. A parte qualche pista sulla sabbia e pochissime capanne, la macchia si estende densa, profumata e meravigliosa alle spalle della duna su cui le ammofile setolose e gli eringi coriacei si piegano sotto le refole del vento marino. Dalla battigia deserta alla riva solitaria della laguna regnano rosmarini e corbezzoli, eriche e lillatri, volpi e tassi, lepri e tartarughe....." .

Oggi parte dell'area della duna costiera costituisce un'Oasi gestita dalla LIPU, area attrezzata con due sentieri, realizzati con passerelle sopraelevate in legno che dalla laguna conducono al mare riducendo al minimo l'impatto del visitatore sull'ambiente e sulla vegetazione dunale.

All'interno dell'Oasi si sta cercando in questi anni, anche grazie all'intervento del Museo Orto Botanico dell'Università di Bari, di salvare una rarissima pianta endemica, il Cisto di Clusius, presente solo in quest'area.

LA FAUNA E LA VEGETAZIONE

La laguna di Lesina, compresa all'interno del Sito di Importanza Comunitaria “Duna e Lago di Lesina – Foce del Fortore" rappresenta un biotopo di particolare pregio naturalistico e ornitologico, perché, tra l'altro, comprende un ambiente umido particolarmente adatto alla sosta ed al rifugio di numerosi uccelli migratori: la laguna di Lesina è infatti una delle più importanti tappe lungo la rotta di migrazione principale degli uccelli acquatici tra Europa ed Africa e, insieme alla vicina laguna di Varano, ogni anno ospita normalmente più di 20.000 individui di oltre 200 specie (molte delle quali comprese nella Direttiva "Uccelli" dell'UE) che trovano nutrimento nelle acque della laguna; 69 di queste specie sono inoltre legate a quest’area per ragioni riproduttive. Nella sacca orientale della laguna è presente un sito di riproduzione di Airone rosso (Ardea purpurea) ed è inoltre segnalata la nidificazione del Tarabuso (Botaurus stellaris) e del Tarabusino (Ixobrychus minutus).

La fauna ittica presente nella laguna va distinta in migratoria e stanziale. La migratoria è costituita da quelle specie che frequentano la laguna per motivi trofici ma che devono recarsi in mare per la riproduzione; tra queste vi sono quelle che maggiormente interessano l’industria della pesca, quali Spigola, Orata, Anguilla, Sogliola, Cefalo.

Lungo la fascia costiera a macchia mediterranea è presente la Testuggine di Hermann (Testudo hermanni) e sono segnalate alcuni spiaggiamenti di Tartaruga comune (Caretta caretta).

La vegetazione che caratterizza questo tratto di cordone dunoso, è definita da un mosaico di tipologie vegetazionali sia arboree ed arbustive e sia erbacee, in un alternarsi di ambienti direttamente determinati dalle variazioni, lungo questo sistema dunale, di diversi fattori ecologici. La distanza dal mare, la presenza di una falda d’acqua dolce più o meno profonda, la presenza o meno di sali nella soluzione circolante nel suolo per l’influsso su di essa dell’acqua salmastra della laguna, la variazione di quota topografica, che seppur limitata è tale da modificare l’approvigionamento idrico delle piante dell’acqua di falda, rappresentano i principali fattori ecologici responsabili della molteplicità di tipi vegetazionali che si rinvengono.

La fascia dunale di Bosco Isola, estesa per circa 1500 ha, è ricoperta per la massima parte da una macchia a sclerofille e da piccole porzioni di bosco a Leccio (Quercus ilex), inoltre sono presenti alcune decine di ettari di stagni retrodunali, le cosiddette fantine, a cui è associata una vegetazione ripariale ed igrofila. La continuità di queste formazioni vegetali e di questi habitat acquatici è frequentemente interrotta, soprattutto sul lato a contatto con la riva del lago di Lesina, da una serie di piccoli appezzamenti coltivati e da altrettante rimesse per attrezzi o edificati di piccoli dimensioni.

L’habitat salmastro presente nelle aree più prossime alla laguna permette la presenza di una vegetazione annua pioniera di Salicornia, di steppe salate, di perticaie alofile mediterraneee e termo-atlantiche e di pascoli inondati mediterranei.

La foresta a galleria di Salix alba e Populus alba è presente in alcuni tratti lungo il basso corso del fiume Fortore, altro biotopo di interesse localizzato ad est della laguna.

IL CISTO DI CLUSIUS

Cistus clusii Dunal (Cisto di Clusius) è una specie rarissima per l’Italia tanto che nel “Libro rosso delle piante d’Italia” è riportata quale specie vulnerabile, mentre in “Liste rosse regionali delle piante d’Italia” è inserita per la Puglia come specie gravemente minacciata ossia esposta a gravissimo rischio di estinzione in natura.

Cistus clusii appartiene alla famiglia delle Cistaceae ed è un piccolo arbusto alto da 3 a 10 dm, con rami giovani bianco tormentosi, foglie sessili, subglabre di sopra, grigio-tomentose nella pagina inferiore, lineari, lunghe da 12 a 17 mm, di aspetto simile a quelle del rosmarino.

I fiori, peduncolati e privi di brattee, sono inseriti, in numero da 3 a 6 fino a 12, su di un asse comune lungo da 2 a 4 cm; i sepali sono in numero di 3, lanceolati, larghi 2-3 mm e lunghi 6 – 7 mm; i petali sono bianchi e lunghi da 6 a 15 mm.

La fioritura avviene fra aprile e maggio.

È una specie xerofila a distribuzione mediterranea occidentale.

Il suo areale comprende le regioni meridionali ed orientali della Spagna, le isole Baleari, Marocco, Algeria, le montagne e le colline aride della Tunisia, Sicilia meridionale e, per quanto riguarda l’Italia peninsulare soltanto Lesina.

La stazione pugliese del bacino del Lago di Lesina, quindi, è sicuramente la più orientale dell’area di distribuzione di questa specie dell’Italia peninsulare.

La stazione a Cistus clusii di Lesina, nell’ambito dell’area di distribuzione della specie, risulta alquanto disgiunta da quelle più occidentali, insieme a quelle siciliane che sono geograficamente le più prossime. Pertanto la sopravvivenza della ridotta popolazione pugliese è affidata unicamente alla possibilità che gli individui che la costituiscono possano riprodursi. L’importanza fitogeografia della presenza di questa entità nel territorio pugliese, da una parte, e l’esiguità degli individui ancora presenti, dall’altra, ne rendono indispensabile la conservazione da perseguire con progetti di salvaguardia, realizzati secondo moderni criteri scientifici.