CANOSA E IL TRATTURO

 

LA CIVILTA' DELLA TRANSUMANZA

La transumanza ha occupato sin dall'antichità un ruolo di primo piano nella storia del Mezzogiorno d'Italia. Essa non fu solo un fenomeno settoriale, quanto piuttosto un fenomeno di civiltà, tanto che molti studiosi parlano espressamente di "civiltà della transumanza", una civiltà dotata di modelli economici, sociali, culturali, religiosi, urbanistici, architettonici e giuridici propri.

Per transumanza si intende quel processo di razionalizzazione dell'uso dei pascoli di un territorio compiuto da una popolazione sedentaria, con movimenti stagionali senza stazionamenti stabili intermedi. La transumanza appartiene infatti alla cultura delle popolazioni sedentarie, vi partecipano solo i soggetti direttamente impegnati e i percorsi sono stabili nel tempo.

Il complesso impianto organizzativo della transumanza poggiava su quattro elementi strettamente correlati tra loro:

- il gregge (il fattore produttivo);

- gli erbaggi (il fattore ambientale);

- gli addetti (il fattore umano);

- la Dogana della Mena delle Pecore in Puglia (il fattore istituzionale);

La transumanza non fu un fenomeno del solo Mezzogiorno d'Italia, ma coinvolse l'intera area mediterranea con un importante centro in Spagna (dove tra il 1272 e il 1836 prosperò un'articolata organizzazione, la Mesta o Meseta, solo per certi aspetti assimilabile alla Dogana italiana).

In Italia la pastorizia transumante tra l'Abruzzo e la Puglia è con ogni probabilità più antica di Roma, dal momento che si può supporre che già alcune popolazioni montane (Sanniti, Sabini, Marsi, etc.) e della pianura pugliese (Apuli, Dauni, Messapi) praticassero la pastorizia nomade, seppure non organizzata.

Le prime notizie documentate risalgono alla fine della Repubblica romana; molte notizie si possono ricavare da autori latini quali Strabone, Catone, Varrone, Cicerone e Plinio il Giovane; diversi sono i riferimenti nella legislazione romana. Da queste numerose fonti si può dedurre come la transumanza fosse, già sotto i Romani, "un'industria di Stato", fonte di cospicue entrate per l'erario.

La caduta di Roma, le invasioni barbariche e i fenomeni di generale destabilizzazione influirono notevolmente sull'organizzazione pastorale, tanto che fino all'alto Medioevo non si hanno più notizie certe.

Solo nell'XI secolo furono nuovamente assunte iniziative tese a tutelare le attività pastorali.

Con la dominazione normanna infatti, Guglielmo il Malo emanò la "Costituzione" (1155), che stabiliva norme severe e larghi privilegi di pascolo a favore dei pastori.

Nuovo impulso alla pastorizia transumante fu dato da Federico II che sottopose l'intero settore della pastorizia ad una speciale amministrazione che prese il nome di "Mena delle Pecore di Puglia".

Solo nel 1447, sotto Alfonso I di Aragona, fu istituita la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, con sede a Foggia: la Regia Dogana veniva ad essere una vera e propria azienda di Stato, dotata di poteri amministrativi e giudiziari sulle attività pastorali, il cui compito principale era quello di assegnare le "locazioni", determinare il valore della "fida" (il canone d'affitto annuale per l'uso degli erbaggi da corrispondere per ciascun capo di bestiame) cui erano assoggettati annualmente i "locati" (i proprietari delle greggi).

Con la Prammatica del 1° agosto 1447 fu quindi disciplinata in modo organico la materia, organizzando il tutto intorno a due scelte politiche di fondo, ovvero la gestione diretta della pastorizia da parte dello Stato e l'incremento della produzione di lana, anche a discapito dello sviluppo agricolo.

Con la Prammatica la transumanza divenne obbligatoria, le terre a pascolo furono notevolmente aumentate, la giurisdizione della Regia Dogana fu estesa a tutti i soggetti collegati in qualche modo con il mondo pastorale e fu sottratta ai feudatari l'amministrazione della giustizia nei confronti dei pastori.

La transumanza toccò l'apice del suo sviluppo nei secoli XVI e XVII, proprio in seguito al modello organizzativo e gestionale istituito da Alfonso d'Aragona con la Prammatica del 1447.

Le terre del cosiddetto Tavoliere Doganale, immensa distesa di 362.000 ettari, deserta d'estate e brulicante di greggi d'inverno, vennero distinte in 43 locazioni, 23 ordinarie e 20 straordinarie: le locazioni erano vaste porzioni di terreno fiscale, assegnate direttamente dalla Dogana ai locati. 

All'interno del territorio delle locazioni, il Montluber, 1° doganiere sotto Alfonso I, predispose la costruzione di ripari stabili per le greggi e i pastori. I ripari vennero detti "poste" ed erano costruiti sempre in luoghi esposti a sud, riparati dai venti di tramontana; le poste raggiunsero la ragguardevole cifra di 350.

Alle poste si affiancano spesso un innumerevole numero di strutture accessorie, per il riposo o per la lavorazione dei prodotti, mentre lungo i tratturi si diffusero una serie di strutture complementari alla transumanza, tra cui taverne e chiese tratturali.

Lo sviluppo della transumanza a danno dell'agricoltura e degli interessi della proprietà privata, diede origine ad una conflittualità sempre crescente, che si caratterizzava da un lato con le continue e ripetute usurpazioni da parte dei proprietari frontisti a danno delle aree tratturali, dall'altro con le continue "reintegre" dei suoli tratturali da parte dello Stato.

In seguito a questi conflitti il regime doganale cominciò a cedere, dapprima lentamente e poi sempre più rapidamente. Il primo efficace attacco al sistema doganale si ebbe con legge del 1806 emanata da Giuseppe Bonaparte, con cui vennero sciolti tutti i vincoli e le servitù del Tavoliere e con cui si soppresse la Dogana. Il ritorno dei Borboni riportò le cose allo stato precedente. I vincoli che gravavano sulle terre della Dogana vennero poi aboliti con le tre leggi del neonato Stato italiano del 1865, 1868 e 1871, dando così inizio al processo di formazione della proprietà privata. Alla fine del 1800 del sistema doganale non restavano che i tratturi, destinati in molti casi a scomparire per lasciare posto a strade e infrastrutture. 

LA RETE TRATTURALE

"E vanno per tratturo antico al piano;

quasi per un erbal fiume silente,

sulle vestige degli antichi padri."

                            D'Annunzio, I pastori

 

La transumanza necessitava di una rete viaria oltremodo articolata e capillare, in grado di soddisfare le differenti esigenze di movimento, di sosta e di alimentazione delle greggi. La rete si articolava quindi in tratturi, vere e proprie autostrade, e in tratturelli e bracci, vie secondarie con compiti prevalentemente di raccordo tra le vie principali e tra queste e il territorio.

Il nome tratturi deriva dalla deformazione fonetica del termine latino tractoria, che, secondo i codici teodosiano e giustinianeo, indicava l'antico privilegio del libero passaggio sulle vie pubbliche di greggi transumanti.

I tratturi erano larghi 60 passi napoletani, ovvero 111.60 metri. Quattro erano i tratturi che costituivano la spina dorsale del sistema, tutti con orientamento nord - sud:

- il L'Aquila - Foggia (il cosiddetto Tratturo del Re, lungo 243 chilometri);

- il Celano - Foggia (207 chilometri);

- il Castel di Sangro - Lucera (127 chilometri);

- il Pescasseroli - Candela (211 chilometri);

I tratturi sviluppavano una lunghezza complessiva di 1360 chilometri ed erano attrezzati con "aree di servizio", i "riposi", con un'estensione variabile tra i 3 e i 56 ettari.

I tratturelli facevano parte della viabilità minore di connessione ed erano larghi, a seconda dei luoghi e delle funzioni, 10, 15 o 20 passi napoletani (rispettivamente, 18.50, 27.75 e 37 metri) e si sviluppavano per circa 1500 chilometri complessivamente.

Tratturi, tratturelli e bracci occupavano complessivamente un'estensione pari a poco più di 30.000 ettari. Di questa immensa rete rimangono oggi modesti segmenti in Abruzzo e Campania, modestissimi in Puglia e Basilicata, circa il 50% di quelli originari in Molise (più di 200 chilometri).

Il sistema dei tratturi è sottoposto oggi al regime di salvaguardia istituito da una serie di decreti dell'attuale Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il primo decreto, del 15 giugno 1976, dichiara tra l'altro che "... tutti i suoli di proprietà dello Stato siti nell'ambito della Regione Molise ed appartenenti alla rete dei tratturi, alle loro diramazioni minori e ad ogni loro pertinenza sono di notevole interesse per l'archeologia, la storia politica, militare, economica, sociale e culturale del Molise ... e sono pertanto sottoposti a tutte le disposizioni contenute nella legge 1089/39".

Un secondo decreto, del 20 marzo 1980, estende la tutela ai sensi della legge 1089/39 anche ai suoli di proprietà di altri enti e introduce lo strumento del Piano Quadro per le aree tratturali in continuità con i centri urbani e già impegnate da interventi edilizi.

L'ultimo decreto, del 22 dicembre 1983, estende la tutela ai sensi della legge 1089/39 anche ai suoli tratturali delle Regioni Abruzzo, Puglia e Basilicata.

IL SISTEMA DEI TRATTURI DI CANOSA

Il territorio del Comune di Canosa era originariamente innervato da numerosi tratturi, quali il Braccio Canosa - Montecarafa, il Tratturello Via Traiana, il Tratturello Canosa - Ruvo, il Tratturello Rendina - Canosa, il Tratturello Lavello - Minervino e il Tratturello Canosa - Montesorico - Palmira.

Molti di questi tratturi convergono sul Ponte romano sull'Ofanto, costruito lungo il tracciato della Via Traiana tra la fine del I ed il II secolo d.C. e punto di passaggio obbligato al di là del fiume.

Tra i tratturi di Canosa vanno descritti nel dettaglio, in virtù della ricchezza delle tracce del passato presenti nelle loro immediate vicinanze, il Braccio Canosa - Montecarafa e il Tratturello Via Traiana. 

I due tratturi sono tra l'altro quelli interessati dal Piano Quadro Tratturi fatto redigere dall'Amministrazione Comunale, primo esempio di tale strumento in Puglia e necessario quadro di riferimento per successivi  interventi di recupero e valorizzazione. Il Piano Quadro costituisce parte integrante dello strumento urbanistico generale.

Il percorso del Braccio Canosa - Montecarafa, originariamente largo 60 passi napoletani (111.60 metri), ha inizio, in territorio di Canosa, dal ponte sull'Ofanto, punto fermo per i percorsi della transumanza, presente in tutte le cartografie delle reintegre realizzate tra il XV e il XIX secolo. Il tratturo prosegue poi accanto a due opere pubbliche che ne hanno in parte occupato l'originaria area di sedime, ovvero il Canale scolmatore delle Murge e la strada statale 98. La residue parte del suolo tratturale è ancora leggibile per la mancanza di coltivazioni, mentre immediatamente all'esterno si trovano, senza soluzione di continuità, vigneti e altre colture. Il tratturo prosegue, rettilineo e pianeggiante verso Canosa, con la prospettiva della collina del castello sullo sfondo, fino a raggiungere, segnalato da alcuni pini, il Mausoleo Bagnoli, monumento funerario di epoca romana.

Foto di Gianluca Andreassi
Mausoleo Bagnoli

E' questo il tratto, dal ponte romano sull'Ofanto al mausoleo Bagnoli, interessato di recente da un progetto di recupero che avrebbe dovuto restituire il bene ad una fruizione pubblica qualificata e consapevole.

Immediatamente dopo il mausoleo Bagnoli avviene l'intersezione tra il Braccio e il tratturello Via Traiana: in questo tratto la leggibilità del tratturo è compromessa dalla presenza di numerosi manufati di recente costruzioni, alcuni dei quali di origine abusiva. Proseguendo ancora si incontra lungo il tratturo il complesso abbandonato dell'ex Mattatoio e nelle sue vicinanze il sito dell'Anfiteatro romano, risalente al I secolo d.C. e oggetto di scavo nel 1958.

Il tratto successivo del tratturo si caratterizza per essere stato completamente urbanizzato nel corso del tempo: in particolare sui suoli tratturali hanno trovato collocazione il vecchio campo sportivo comunale, una scuola elementare, giardini pubblici, attrezzature sportive e edifici residenziali, pubblici e privati. Il tessuto urbanistico permette tuttavia ancora di leggere le tracce del tratturo, in quanto i bordi originari del tratturo stesso sono segnati da due strade perimetrali alle nuove costruzioni.

Continuando ancora in direzione di Montegrotto e Minervino Murge, si incontra prima l'area destinata ad ospitare fiere e mercati e per questo completamente spianata, mentre continuando il tratturo recupera parte della sua leggibilità, compreso tra la SS 98 e la collina di San Leucio, ma ancora caratterizzato dalla copertura erbosa del suolo.

Il tratturello Via Traiana prende il suo nome proprio per il fatto di coincidere con l'antica strada romana. Originariamente doveva essere largo 10 passi napoletani (18.50 metri), ma oggi il suo tracciato è completamente cancellato dalle espansioni moderne, in quanto l'antico asse svolge oggi la funzione di asse portante della zona industriale di Canosa. L'importanza del tracciato risiede però, ancora oggi, nell'esistenza di numerose emergenze archeologiche ed architettoniche che si allineano lungo di esso.

Oltre a numerosi siti di necropoli, vanno citati il Mausoleo Barbarossa (mausoleo funerario risalente ad un periodo compreso tra gli ultimi anni del I secolo a.C. e i primi del I secolo d.C.), la torre Casieri (mausoleo funerario anch'essa) e l'Arco onorario di Terenzio Varrone, frequente in numerose carte delle reintegre e raffigurato come attraversato dal tracciato della Via Traiana (metà del II secolo d.C.).

La ricchezza del patrimonio storico - culturale ed archeologico di Canosa è purtroppo in molte occasioni compromessa da usi dissennati del territorio, legali e illegali, che contribuiscono a rendere difficile la valorizzazione integrata di questo eccezionale patrimonio.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- NATALINO PAONE, La transumanza. Immagini di una civiltà, Cosmo Iannone Editore, Isernia, 1987.

- EDILIO PETROCELLI (a cura di), La civiltà della transumanza. Storia, cultura e valorizzazione dei tratturi e del mondo pastorale in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata, Cosmo Iannone Editore, Isernia, 1999.

- PASQUALE DI CICCO, Le vie della transumanza, catalogo della mostra documentaria, Foggia 6-25 novembre 1984, Foggia, 1984.

- ITALO PALASCIANO, Le lunghe vie erbose. Tratturi e pastori del Sud, Capone Editore, Lecce 1999

- CARLO MONTI (a cura di), Lungo i tratturi del Molise, Linea Verde - Istituto Geografico De Agostini, 1998 

 

Relativamente alla storia e all'archeologia di Canosa, si segnala la pubblicazione:

- RAFFAELLA CASSANO (a cura di), Principi imperatori e vescovi. Duemila anni di storia a Canosa, Marsilio, 1992