CEGLIE MESSAPICA

foto di Michele Cecere

Campagna di Ceglie Messapica

AMBIENTE, FLORA E FAUNA

Il territorio di Ceglie Messapica fa parte della Valle d'Itria e presenta i caratteri morfologici tipici delle aree collinari delle Murge di Sud - Est che definiscono un paesaggio ondulato, costituito da un'articolata successione di dossi poco pronunciati e di avvallamenti altrettanto dolci. 

Numerose sono le forme carsiche (doline, grotte, inghiottitoi, lame) di rilevante valore paesaggistico, ambientale, naturalistico ma anche storico - archeologico, in quanto spesso, le grotte in particolare, diventano già in epoca preistorica sede privilegiata per gli insediamenti umani.

Praticamente assente l'idrografia superficiale; le acque di falda si rinvengono invece a più di 500 metri sotto il piano di campagna, presentando, sotto il profilo fisico e chimico, caratteristiche tra le migliori in Puglia, quasi per nulla interessate dai fenomeni di inquinamento antropico e non sfiorate dall'ingressione delle acque marine.

La presenza di diffusi fenomeni carsici è strettamente connessa alle caratteristiche del substrato geologico di questo territorio: ovunque affiorano infatti strati di rocce calcareo - dolomitiche, spessi alcune migliaia di metri e molto fessurate. Le rocce calcaree sono a tratti ricoperte da strati, spesso di esiguo spessore, di "terre rosse", localizzate in particolare nelle aree morfologicamente più depresse, quali le doline e i letti dei principali solchi erosivi.

Il territorio di Ceglie Messapica da un punto di vista vegetazionale è assimilabile all'intero territorio della Murgia di sud - est, caratterizzata da una notevole ricchezza e varietà: va detto che le aree boscate della Provincia di Brindisi, cui il territorio di Ceglie appartiene, sono le meno estese in assoluto tra le province italiane (un misero 0.7% della Superficie Agraria Utile - SAU), e in questo quadro il territorio di Ceglie si distingue per un maggior presenza di boschi e macchie (4.5% della superficie comunale).

La vegetazione potenziale di questo territorio, intendendo per vegetazione naturale potenziale quella che ci sarebbe in un determinato ambiente, a partire dalle condizioni attuali, se l'azione esercitata dall'uomo sul manto vegetale venisse a cessare, è costituita da formazioni prevalentemente di latifolie eliofile decidue e dominanza di querce. Nel caso specifico di Ceglie la dominanza è data dal fragno (quercus troiana).

Un aspetto molto interessante della Murgia di sud - est, e quindi anche del territorio di Ceglie Messapica, è la ricchissima presenza di specie di origine balcanica, a testimonianza dell'unione esistente in epoca remota tra la penisola pugliese e la penisola balcanica. Oltre al fragno, come dimostra il nome stesso, vanno ricordate l'Asyneuma limonifolium, la Salvia triloba, la Phlomis fruticosa, la Campanula versicolor.

La situazione attuale della vegetazione naturale è molto distante sia dal quadro emerso dall'analisi della vegetazione potenziale sia da quanto deducibile da numerose fonti storiche, anche relativamente recenti, che descrivevano un paesaggio strutturato da vasti e intricati boschi.

La trasformazione dei caratteri originari del paesaggio è legata in primo luogo alle attività antropiche: l'ampliamento della superficie destinata alle colture agrarie, il pascolo eccessivo e spesso irrazionale, gli incendi, l'aumento e la diffusione delle aree urbanizzate, la perdita del valore sociale e collettivo del bosco.

Gli attuali, differenti stati della vegetazione rappresentano forme evolutive o involutive della vegetazione originaria.

La forma più matura della vegetazione di questo territorio, rilevabile solo in poche e poco estese aree (Masseria S.Pietro, Masseria Marcuccio, Masseria Montedoro), è rappresentata dai querceti eliofili caducifoglie, con dominanza del fragno e contestuale presenza di altre querce (roverella, cerro, leccio ed episodicamente anche la sughera) e di altre essenze arboree (carpino orientale, acero campestre, orniello). Lo strato arbustivo dei querceti è caratterizzato dalla presenza delle piante tipiche della macchia mediterranea, quali il lentisco, la fillirea, il terebinto, il biancospino, il perastro, le rose selvatiche, i cisti, associati a numerose piante rampicanti e lianose (smilax, vitalba, lonicera, etc.).

Nelle aree in cui incidono maggiormente le cause di degrado si assiste ad una progressiva trasformazione, ad una regressione quindi, dallo strato arboreo allo stadio di macchia mediterranea o di pascolo arborato. In queste situazioni prevalgono le specie maggiormente termofile, a carattere sempreverde. La macchia è una formazione vegetale caratterizzata da un fitto ed intricato strato arbustivo, in cui le singole piante perdono la loro individualità per fondersi l'una con l'altra. Nella macchia mediterranea manca un vero strato arboreo ed esiste anche poco spazio per le piante erbacee. Ambienti a macchia mediterranea o a pseudo - macchia (con la presenza sparsa di querce allo stato arboreo) sono diffusi in numerose zone del territorio comunale.

Nelle aree in cui i fenomeni di degrado si protraggono per lungo tempo, in maniera continuativa o con maggiore intensità, si assiste ad un'ulteriore involuzione delle associazioni vegetali che dà origine alla cosiddetta gariga, caratterizzata dalla presenza di arbusti bassi e specie annuali, con una forte discontinuità della vegetazione arbustiva. Le aree a gariga sono presenti per esempio nelle aree marginali dei boschi, nelle aree percorse dal fuoco o in quelle degradate dal pascolo eccessivo. Nel territorio di Ceglie le garighe sono in genere dominate dalla presenza del cisto di Montepellier e del timo.

L'ultimo stadio di degrado della vegetazione spontanea è rappresentata dalla pseudo - steppa mediterranea, caratterizzata dall'aspetto quasi desertico, dalla presenza quasi esclusiva di specie erbacee, dalla presenza di specie indicatrici (per esempio la Stipa, da cui il termine steppa). La pseudo - steppa trae origine dall'azione millenaria dell'uomo, essendo il risultato dell'azione combinata del disboscamento, del successivo dilavamento meteorico del substrato, della forte siccità estiva e della scarsa capacità di ritenzione idrica di un substrato fortemente fessurato in seguito ai fenomeni carsici. Le piante delle steppe si adattano a condizioni di vita spesso estreme, determinate dallo scarso apporto idrico e dalla forte insolazione (praterie xerofile). La famiglia di piante più diffusa è senza dubbio quella delle graminacee, alcune delle quali risultano rare e di elevato valore scientifico. Le aree a steppa sono molto diffuse nel territorio di Ceglie, in particolare nella parte est e sud - est del territorio comunale.

Accanto alla vegetazione prettamente spontanea va ricordata la presenza in quest'area di vasti rimboschimenti a conifere, con prevalenza di Pino d'Aleppo, specie autoctona nell'area del litorale ionico. Il pino d'Aleppo si dimostra un'ottima specie pioniera utile ad accelerare lo sviluppo delle aree verso cenosi caratterizzate da un maggior grado di naturalità, con la tendenza ad essere sostituito, già evidente, dalle specie quercine.

 Per quanto riguarda la fauna nel territorio di Ceglie Messapica si registra la presenza di una comunità faunistica non particolarmente numerosa, ma comunque di rilevante valore per il mantenimento degli equilibri ecologici del territorio. La limitata presenza di grandi mammiferi è strettamente connessa alla limitata estensione delle aree con vegetazione naturale e dalla discontinuità di tali aree sul territorio. In ragione della millenaria antropizzazione di questo territorio è evidente come il popolamento animale sia spesso strettamente connesso con manufatti realizzati dall'uomo, si pensi per esempio a quelli in pietra a secco che si dimostrano sede privilegiata per oltre trenta specie. 

IL PAESAGGIO AGRARIO

Il territorio di Ceglie Messapica è destinato per l'87% della sua superficie all'attività agricola, e già questo dato è inequivocabile per sottolineare il peso che tali attività hanno avuto, ed hanno ancora oggi, nella definizione dei caratteri del paesaggio. 

La coltura prevalente, che occupa il 50% della SAU, è l'olivo: si tratta di un'olivicoltura poco specializzata, caratterizzata dalla presenza di varietà locali portate ad alto fusto e con ampi sesti di impianto, in genere coltivato senza l'ausilio dell'irrigazione. Si tratta di patrimonio vegetazionale di assoluto valore paesaggistico che caratterizza con la monumentalità delle singole piante il paesaggio di queste contrade. All'olivo si alternano i mandorleti, i vigneti e in misura minore i seminativi, quasi sempre connessi alle grandi masserie.

Una delle specificità di questo territorio, che connota fortemente il paesaggio, è l'estrema parcellizzazione della proprietà fondiaria, leggibile per esempio nell'eccezionale estensione del reticolo di muretti a secco che dividono le proprietà.

Nel territorio di Ceglie, come in quello di tutti i comuni della Murgia di sud - est, esiste uno strettissimo rapporto tra l'attività agro - pastorale e la vegetazione spontanea presente. 

La presenza del bosco, della macchia e delle steppe si riscontrano ancora oggi soprattutto intorno alle grandi masserie, perché strettamente connessi con l'attività zootecnica delle stesse masserie. Anche dove il bosco è oggi scomparso, la presenza di querce isolate di grandi dimensione, i cosiddetti patriarchi verdi, testimonia l'antica presenza del bosco e struttura fortemente il paesaggio agricolo. 

La vegetazione naturale trova inoltre un habitat "protetto" in corrispondenza degli accumuli di pietrame che i contadini negli anni hanno disseminato su tutto il territorio: parieti e parietoni, terrazzamenti, specchie, spesso oggi in stato di abbandono, diventano terreno di colonizzazione privilegiata per molte essenze spontanee, creando un sistema di "boschi diffusi" lineari che caratterizzano fortemente il paesaggio, per esempio lungo l'estesissima rete di strade minori, e preservano la biodiversità del territorio, funzionando inoltre come perfetti corridoi ecologici di connessione tra aree, a più elevato grado di naturalità, anche molto distanti tra loro. Questi microambienti naturali acquistano tanta più importanza in considerazione dell'elevata antropizzazione di questo territorio.

CEGLIE NELLA STORIA

L'antropizzazione del territorio di Ceglie Messapica è un fenomeno che risale a tempi antichissimi. Le prime tracce di popolamento antico risalgono infatti al Paleolitico inferiore - medio, cioè a oltre 100.000 anni fa. Molto meno significative le tracce relative al popolamento inetà Neolitica. Di nuovo frequenti le tracce degli insediamenti dell'Età del Bronzo, ritrovate in numerose grotte del territorio comunale. All'Età del Ferro (IX - VII secolo a.C.) è ascrivibile l'insediamento di Masseria San Pietro, uno dei più interessanti di questo periodo, che corrisponde alla formazione e alla definizione della civiltà messapica.

I pochi dati relativi all'Età arcaica sono importanti per definire l'esistenza di una fase arcaica per uno dei centri abitati più importanti dell'antica Messapia (VIII - VII secolo a.C.), le cui tracce sono localizzabili nell'area degli orti urbani sottostante il centro storico medievale. La documentazione archeologica relativa all'età classica ed ellenistica (V - III secolo a.C.) è molto numerosa seppur frammentaria, e comunque permette di ipotizzare il grande sviluppo dell'insediamento messapico in quest'epoca.

L'antica città di Ceglie era circondata da una cinta difensiva che può far paragonare l'insediamento ad altri insediamenti messapici (Egnazia, Ostuni, Muro Tenente, Muro Maurizio, Valesio), dove si è riscontrato come gli impianti difensivi racchiudessero un vasto territorio caratterizzato dalla presenza di nuclei abitativi sparsi con annesse necropoli (tutte databili tra la metà del V secolo e il III secolo a.C.), intervallate da aree libere destinate alle colture e al pascolo. 

La consistenza dell'antico abitato e i reperti venuti alla luce nel corso degli anni fanno di Ceglie uno dei più interessanti siti messapici della Puglia, meritevole di una conoscenza più approfondita e di processi integrati di valorizzazione e di fruizione.   

IL FENOMENO DELLE SPECCHIE E DEI PARETONI

All'età messapica va riferito l'interessantissimo sistema di specchie e paretoni che caratterizza in maniera peculiare il territorio di Ceglie Messapica.

Nel campagna, a corona intorno all'abitato e inseriti, probabilmente in un secondo momento, in un sistema difensivo complesso, sorgono antichi monumenti che la tradizione popolare chiama "specchie". Sulla funzione delle specchie si sono avanzate ipotesi sin dal 1500: il Galateo le considerò monumenti funerari, il Marciano nell'800 parlava di "vedette militari"; nel 1937 il Drago escludeva l'ipotesi della presenza di una camera sepolcrale e optava per la funzione di avvistamento e di difesa; il Teofilato non escluse la coesistenza di più funzioni e per la prima volta intuì la stretta relazione esistente tra le specchie e i "paretoni", che seguono per diversi chilometri l'allineamento delle specchie; si deve al Neglia, negli anni '70, uno studio sistematico, su basi topografiche, del fenomeno delle specchie nell'intero Salento.

La corona di specchie, di forma ellittica, circonda l'abitato di Ceglie ed è costituita da 18 monumenti attualmente visibili. Tra quelle più imponenti, la Specchia Castelluzzo (situata a sei chilometri dal centro urbano, di forma ellittica con un asse maggiore di 40 metri, probabilmente costituita in origine da sei ripiani concentrici, per un'altezza complessiva attuale superiore ai dieci metri; sull'ultimo si alzava una torretta circolare, oggi in parte franata, costruita da blocchi squadrati di forma rettangolare, mentre il resto del monumento è innalzato con grossi blocchi calcarei irregolari; dal piano di campagna si stacca una rampa ascendente ai piani superiori, oggi solo parzialmente visibile), la Specchia di Facciasquata (a quattro chilometri da Ceglie e a 1850 metri dalla specchia Puledri; ha una struttura molto semplice, con la base formata da un tamburo cilindrico alto circa tre metri e un cumulo conico superiore; non sono visibili rampe di accesso), la Specchia Capece (posta sulla linea di confine tra Ceglie e Francavilla; di pianta subcircolare, è strutturata da tre gradoni alti rispettivamente 1.10, 1.75 e 2.50 metri, l'ultimo dei quali sostiene un cumulo conico di pietrame informe alto 2.50 metri; la specchia si colloca alla confluenza di tre paretoni, larghi da due metri e mezzo a tre metri). 

Attorno all'abitato di Ceglie Messapica è possibile riconoscere tre distinte cinte murarie. 

Un circuito più stretto si svolge quasi a ridosso del centro storico medievale, composto da blocchi megalitici e molto probabilmente già esistente nel VI secolo a.C.; una seconda cinta muraria, nota localmente come il Paretone, racchiudeva un territorio molto più vasto dell'antico centro messapico; a circa quattro chilometri dal centro abitato è infine riconoscibile un ulteriore elemento di fortificazione, composto da muraglioni connessi alle specchie. Le cinte più esterne sono databili, seppure ancora in via ipotetica, fra la metà del V e l'inizio del IV secolo a.C., quando divennero tesi i rapporti tra la potente città greca di Taranto e le comunità locali che abitavano questo territorio.

E' interessante notare come il sistema di specchie e paretoni venga in molti casi colonizzato dalla vegetazione spontanea, la cui presenza ne aumenta la leggibilità complessiva, in particolare nel caso dei  paretoni, a dimostrazione dello strettissimo rapporto che lega le emergenze storico - archeologiche con quelle naturalistiche ed ambientali.

 

Per un approfondimento dei temi esposti si segnalano: 

- D.Borri, F.Pace: Relazione al PRG del Comune di Ceglie Messapica

- "Messapica Ceglie" - Catalogo della mostra, 1998

- I. Conte, G. Scatigna Minghetti: "Ceglie Messapico - Arte, ambiente, monumenti", Martina          Franca 1987