LE DOLOMITI LUCANE

IL PARCO DI GALLIPOLI COGNATO E DELLE PICCOLE DOLOMITI LUCANE

Il Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane abbraccia un territorio che comprende i comuni di Oliveto Lucano, Calciano e Accettura in provincia di Matera, Pietrapertosa e Castelmezzano in provincia di Potenza. Il Parco si estende per 27.027 ettari, comprendendo una vasta area nella parte centrale della Basilicata, territorio ricco di valori naturalistici, ambientali, storici e etno-antropologici.

Tra le principali emergenze presenti all’interno del parco vanno segnalate la foresta di Gallipoli Cognato, estesa per oltre 4400 ettari, il bosco di Montepiano con i suoi cerri monumentali, le suggestive formazioni di arenaria delle Dolomiti Lucane di Castelmezzano e Pietrapertosa, la montagna del Caperrino (che raggiunge i 1400 metri s.l.m.), i resti delle fortificazioni di una città lucana del IV secolo a.C. sul monte Crocchia.

La foresta di Gallipoli Cognato, frutto della fusione di due distinte tenute boschive (il bosco Gallipoli esteso per 1117 ettari e il bosco Cognato per 3357), è caratterizzata da una notevole variabilità altimetrica, passando dai circa 200 metri di quota delle aree più prossime al Basento ai 1319 metri del Monte Impiso, e da una conseguente varietà di ambienti.

La foresta si compone prevalentemente di fustaie di latifoglie, con dominanza del cerro, anche in forme monumentali; il sottobosco, alle quote più alte, vede la dominanza dell’agrifoglio.

La storia del Parco inizia nel 1971, quando il comprensorio è segnalato dal CNR quale biotopo da salvaguardare; nel 1974 si ebbe invece la prima proposta di legge per l’istituzione del Parco, che però ha visto la luce solo nel 1997, in seguito all’approvazione della legge regionale 28 del 1994 che individuava i territori della Regione Basilicata da destinare a parchi regionali.

Oggi il Parco dispone di una serie di strutture di supporto alla visita. Il nucleo principale dei servizi è stato realizzato in località Palazzo, nel Comune di Accettura, recuperando un complesso monastico la cui origine risale all’XI secolo; il monastero accoglie infatti un museo naturalistico, il comando forestale, una sala congressi, numerosi spazi destinati a laboratorio (laboratorio di falegnameria, laboratorio per le erbe officinali, laboratorio apicoltura, laboratorio lavorazione del latte), un bar ristoro, una olfattoteca, un punto vendita ed espositivo dei prodotti del parco, gli uffici dell’ente; gli antichi orti del monastero ospitano oggi il vivaio forestale, parte del quale destinata ad orto botanico (con una sezione dedicata alle erbe officinali) e ad ecomuseo.

A poca distanza si trova inoltre il centro visita di Pian di Gilio che ospita uno spazio espositivo per gli ungulati ed un laboratorio veterinario per la fauna selvatica, oltre ad una foresteria per studiosi e ricercatori.

Ad Accettura è stato inoltre realizzato il Museo dei Culti Arborei, al fine di offrire a studiosi ed appassionati un quadro della gamma dei culti arborei che così profondamente caratterizzano quest’area e poche altre zone nel bacino del Mediterraneo.

LE DOLOMITI LUCANE

Le alte guglie delle Dolomiti Lucane si elevano come “giganti emersi dal mare” lungo il fiume Basento. Per l'aspetto aspro e frastagliato, che ricorda quello delle Pule trentine nel gruppo delle Dolomiti, prendono appunto il nome di Piccole Dolomiti.

La nascita di queste montagne, formate da arenaria cementate, risale a 15 milioni di anni fa (Miocene medio) periodo in cui si formarono in fondo al mare le arenarie che le costituiscono. Tali rocce si sono sollevate in corrispondenza delle ultime fasi tettoniche che hanno generato l’Appennino meridionale e sono state poi modellate nel tempo d opera degli agenti atmosferici, acqua e vento in primo luogo.

Le Dolomiti lucane sono infatti caratterizzate da picchi rocciosi modellati nei corsi dei secoli in forme che hanno suggerito alle popolazioni locali nomi fantasiosi e suggestivi (l'aquila reale, l'incudine, la grande madre, la civetta, la bocca del leone).

Le cime più alte sono quelle della Costa di S. Martino, belli anche i picchi delle Murge di Castelmezzano e le guglie di Monte Carrozze; suggestivo il torrente Rio di Capperino che ha scavato una profonda gola che divide le Murge di Castelmezzano dalla Costa di S. Martino.

Nonostante l'apparenza spoglia, le guglie ospitano una flora interessante che comprende la valeriana rossa, la linaria dalmatica (pianta rupicola dai fiori gialli che colonizza le rupi presso Pietrapertosa e poche altre aree in Italia), l'onosma lucana (specie endemica esclusiva di queste zone). A quote più basse la vegetazione è rigogliosa, con la presenza del cerro, quale specie arborea più rappresentativa, e di specie rare come la knautia lucana (altra specie endemica). Negli anfratti più inaccessibili delle Dolomiti Lucane nidificano diverse specie di uccelli, tra cui si segnalano rapaci quali il nibbio reale, il gheppio ed il falco pellegrino.

CASTELMEZZANO

I picchi rocciosi della catena montuosa delle Dolomiti Lucane costituiscono un luogo sicuro, protetto e facilmente difendibile. Tra le pendici dei queste montagne, aggrappato al costone formatosi nei secoli per l’erosione del torrente Caperrino, si erge l’abitato di Castelmezzano.

Il borgo ha conservato l'originario impianto urbanistico medioevale, con il suo agglomerato concentrico di case arroccate intorno ai pinnacoli di arenaria, nella sua antica forma di terrazzamento, con i tetti delle case in lastre di pietra arenaria. La natura in questo luogo è da sempre risorsa imprescindibile per l’insediamento umano (come elemento difensivo innanzi tutto, ma anche come prezioso materiale da costruzione).

Anche le feste popolari sono strettamente legate alla natura, come la festa della Madonna del Bosco, la Festa del Maggio o la festa di Sant’Antonio con la scalata del “Masc”, l’albero della cuccagna.

Particolare importanza a Castelmezzano come negli altri centri del Parco (Accettura, Oliveto Lucano, Pietrapertosa) hanno le feste dette del “Maggio”, espressione unica in Italia, testimonianza del rapporto strettissimo tra la popolazione e l’ambiente che la ospita. Si tratta di feste legate alla celebrazione di “culti arborei”, basate sulla rappresentazione dell’unione tra un albero ad alto fusto, in genere un cerro (il Maggio), che rappresenta il maschio, e la Cima, la regina del bosco, in genere un agrifoglio. I due alberi vengono tagliati nei boschi circostanti e poi trasportati in paese attraverso un rito particolarmente suggestivo cui partecipano centinaia di persone. Il Maggio e la Cima si incontrano in paese; il giorno dopo inizia il matrimonio tra il tronco (il Maggio) e la chioma (la Cima) e l’albero ottenuto dall’innesto è issato al centro della piazza. Particolarmente suggestiva è la festa del Maggio che si tiene ad Accettura.

Il nome di Castelmezzano deriva dal nome latino Castrum Medianum, cioè "castello di mezzo", nome dato alla fortezza normanna in quanto posizionata a metà strada tra i castelli di Pietrapertosa e di Brindisi di Montagna.

Per il loro interesse storico e architettonico sono da visitare, nella piazza principale, la Chiesa Madre di S. Maria, edificata in pietra locale nel XIII sec., la Cappella di S. Maria, la chiesa rupestre della Madonna dell'Ascensione, scavata tra le rocce, e i resti del fortilizio normanno-svevo.

Castelmezzano rientra nel Club dei "Borghi più belli d'Italia" promosso dall'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), iniziativa che, oltre ad essere una sorta di censimento della bellezza residua del nostro Paese, serve a collegare le realtà delle piccole comunità con esperienze turistiche più evolute. Sottolineando la qualità di un borgo, il marchio contribuisce moltissimo alla sua promozione sul mercato turistico.

Uno dei percorsi escursionistici più interessanti è quello che collega Castelmezzano a Pietrapertosa attraverso il ponte romano sul torrente Caperrino, elemento naturale che da sempre ha diviso le due comunità (intorno all’anno 1000 mentre Castelmezzano era sotto il dominio normanno-svevo, Pietrapertosa era dominata dagli Arabi e questa diversità di cultura, di costumi e di tradizioni si è protratta nei secoli, tanto che ancora oggi le due comunità, pur essendo a pochissima distanza l’una dall’altra parlano dialetti completamenti differenti tra loro, testimonianza di una differente storia).

Si segnalano i siti web:

- www.parcogallipolicognato.it
- www.castelmezzano.net
- www.percorsiguidati.it/dolomiti.htm