L'AREA ARCHEOLOGICA DI EGNAZIA

NOTIZIE GENERALI

Egnazia rappresenta l'insediamento più settentrionale nel territorio abitato dai Messapi a partire dal VI secolo a.C., al confine con la Peucetia. L'insediamento è noto nella letteratura archeologica sin dal XVI secolo per i ruderi affioranti e soprattutto per i reperti che si rinvenivano nelle sepolture disseminate nelle campagne e lungo la costa.

L'area archeologica di Egnazia, la cui memoria non è mai scomparsa, è stata oggetto nei secoli di incessanti spoliazioni: se le tombe lungo la costa risultano violate, dall'uomo e dal mare, già alla fine del XVIII secolo, un vero, sistematico saccheggio delle necropoli più protette dell'interno inizia alla metà del secolo successivo, da parte dei benestanti cittadini di Monopoli e Fasano, tra i quali la passione per le antichità si univa spesso all'interesse di farne commercio, e da torme di "campagnuoli", soprattutto fasanesi.

Numerosi sono gli scritti ottocenteschi delle autorità locali che lamentavano il diffondersi del fenomeno. Ludovico Pepe, nel suo libro su Gnathia del 1882, descrive anche la tecnica di scavo utilizzata: "Un lungo trapano, o trivello, è introdotto nella terra, donde estratto, deve avere alla punta, per aver ragione di procedere allo scavo, il segno del carparo, con che gran parte dei sepolcri sono coperti ... Rinvenuto il sepolcro gli scavatori di Gnathia erano contenti di penetrarvi per un foro, e raccolti con un fil di luce i cimelii, lo abbandonavan senz'altro o lo riempivano di terra!". Di tali fori sono segnate pressoché tutte le tombe indagate nel corso degli scavi degli ultimi anni e reperti egnatini trovano oggi spazio nei musei di tutto il mondo, da Napoli a Berlino.

Risale proprio al XIX secolo la prima individuazione di quella ceramica ellenistica, a vernice nera con decorazione sovraddipinta databile al IV - III secolo a.C., definita Gnathia credendola qui fabbricata in esclusiva.

EGNAZIA E LA STRATIFICAZIONE DEI SEGNI DELLA STORIA

La frequentazione antropica dell'area di Egnazia copre un periodo che va dal XVI secolo a.C. fino all'età medievale. 

Lungo il litorale roccioso Adriatico, basso, frastagliato e dotato di modeste insenature naturali, si insediarono già nel corso della prima metà del II millennio a.C., numerosi villaggi, che dimostrarono grande vitalità per un lungo periodo di tempo, rappresentando un importante punto di riferimento commerciale per le più complesse civiltà del Mediterraneo orientale.

In epoca successiva, molti di questi villaggi di capanne, tra cui Egnazia, subirono un'evoluzione strutturale fino ad assumere caratteri protourbani e urbani.

L'abitato protostorico di Egnazia occupa una piccola penisola estesa per circa tre ettari, stretta tra due insenature e denominata Acropoli. L'area, prospiciente il mare, occupa la parte più esterna dell'antico centro messapico, romano e poi medievale e la sua morfologia è originata dalla sovrapposizione, nel corso dei secoli, dei resti degli insediamenti succedutesi sull'area dall'età del Bronzo al Medioevo.

Da scavi risalenti al 1965-66 è emerso come il più antico villaggio sia riferibile al XVI secolo a.C., protetto da un muraglione difensivo largo alla base 2.90 metri e costituito da doppio paramento di blocchi calcarei irregolarmente squadrati con riempimento di pietre e terra. Le capanne del villaggio avevano probabilmente forma ovale, con pavimento in argilla pressata.

Un nuovo villaggio venne costruito nel XIV secolo a.C. dopo un periodo di abbandono del sito. Numerose sono le testimonianze rinvenute relative allo svolgimento della vita quotidiana, da cui è possibile risalire alle attività economiche prevalenti in questo periodo: l'allevamento doveva costituire l'attività centrale del villaggio, con una prevalenza del maiale e degli ovocaprini, utilizzati anche per la produzione della lana; per integrare l'alimentazione erano coltivati il grano e l'orzo e raccolti i frutti spontanei come olive e ghiande; era praticata la caccia al cervo e in misura minore al cinghiale, mentre il lupo era probabilmente ucciso a difesa del bestiame; molto diffusa era inoltre la raccolta dei molluschi, utilizzati anche a scopo ornamentale.

Più sfumate appaiono le tracce dei periodi successivi dell'età del Bronzo (XIII - X secolo a.C) e dell'età del Ferro (IX - VII secolo a.C.).

Per il successivo periodo arcaico (VI - inizi V secolo a.C.), i numerosi corredi funerari rinvenuti, caratterizzati dalla presenza della trozzella, il vaso tipico della Messapia, associata a ceramica di importazione corinzia e attica, consentono di definire Egnazia quale abitato indigeno messapico permeato dagli influssi greci.

Il primo circuito murario del centro indigeno risale al IV secolo a.C. e comprendeva un'area di circa 40 ettari, in cui, con ogni probabilità, gruppi sparsi di abitazioni si collegavano alle relative aree di necropoli. E' certo che tale ingente estensione di territorio murato non fu mai integralmente costruita: secondo una soluzione normale nel mondo antico, le mura racchiudevano sia quartieri fittamente edificati, sia costruzioni sparse, ed anche aree libere utilizzate per le attività agricole e per l'allevamento, spazio di riserva per eventuali ampliamenti della città e fonte di cibo in caso di guerra.

Solo nel III secolo a.C. fu realizzata una seconda cortina difensiva, addossata alla precedente e costituita da grandi blocchi calcarei regolari, di cui la più importante testimonianza è rappresentata dal "muraglione", proteso verso il mare all'estremità nord dell'abitato.

Al III secolo a.C. è inoltre ascrivibile lo sviluppo urbano di Egnazia, con la costruzione di edifici pubblici alle pendici dell'acropoli, lungo un asse viario preesistente, identificabile con la successiva Via Minucia e con la Via Appia Traiana di età imperiale. 

La monumentalizzazione dell'insediamento e la sua trasformazione in città va letta in rapporto con la fondazione, nel 244 a.C., della colonia romana di Brundisium, che diventa presto il centro amministrativo di tutto il territorio, caposaldo politico e testa di ponte verso l'Oriente ellenizzato.

Durante il III secolo sull'acropoli viene costruito un tempio italico, con podio modanato, mentre alle pendici si estende l'area destinata alle funzioni pubbliche, caratterizzata da portici che fanno da cornice ad una struttura di tipo teatrale.

Le trasformazioni urbanistiche risultano pienamente compiute nel I secolo a.C. 

Al I secolo risalgono la costruzione della basilica civile, edificio in cui si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia; del criptoportico a quattro bracci, parzialmente scavato nella roccia e coperto a volta, con molta probabilità destinato all'immagazzinamento delle merci; di un edificio dalla pianta elissoidale, sovrapposto all'edificio teatrale precedente, cui non è possibile attribuire con certezza una funzione precisa.

Al II secolo d.C. risale il sacello delle divinità orientali, al cui centro si erge un altare con dedica alla dea Cibele e alla dea Syria.

L'impianto urbanistico della città romana era scandito da strade perpendicolari alla Via Appia di attraversamento nord - sud, delimitanti insulae irregolari che comprendevano, oltre alle abitazioni, anche strutture artigianali e commerciali (fornace e fullonica). Restano inoltre tracce delle terme pubbliche.

Al V - VI secolo d.C. risalgono tre basiliche paleocristiane, di cui una identificabile, per la presenza del battistero, nella sede del vescovo Rufentius. I complessi cultuali cristiani si collocano oltre la Via Traiana, con ostentata discontinuità rispetto al centro civile e religioso della città pagana collocato intorno all'acropoli.

In epoca tardo antica il paesaggio di questo territorio si trasforma e si ruralizza in seguito a cambiamenti economici e sociali. Alle scorrerie dei Goti viene generalmente attribuito l'abbandono della città, anche se la vita continuò in aggregati di capanne sui ruderi della città e in particolare nell'area dell'acropoli, già fortificata. L'ultima frequentazione di un edificio dell'acropoli può infatti essere datata al X secolo. 

LE NECROPOLI

Le "città dei morti" costituiscono uno degli aspetti più interessanti dell'area archeologica di Egnazia. Oltre alle necropoli suburbane, si riconoscono numerose tombe, isolate o a gruppi, frammiste alle case, presenti un po' dovunque ad eccezione, almeno finora, della zona ai piedi dell'acropoli.

Due sono le necropoli suburbane riconoscibili con sicurezza: la necropoli meridionale, intorno alla masseria Cimino, e la necropoli occidentale, riscoperta in seguito ai lavori di costruzione del museo.

In tutta la città la documentazione più antica è rappresentata da pochissime tombe riferibili al VI secolo a.C., caratterizzate dalla presenza di oggetti di importazione e dalla posizione contratta del defunto, a dimostrazione di come Egnazia fosse legata fino ad epoca arcaica ai riti diffusi nella Peucezia.

Già nel V secolo a.C., le inumazioni avvengono in posizione distesa, alla maniera tipica del Salento e delle aree a maggiore influenza greca. Nei corredi di questo periodo compaiono le prime trozzelle, vaso tipico della civiltà messapica.

Solo con la metà del IV secolo a.C. la documentazione diventa numerosa, tale da poter giungere a conclusioni di carattere più generale. La presenza di tombe più piccole (a fossa o a pseudosarcofago) accanto ad altre più grandi (semicamere) e ai monumentali ipogei ad una o due camere, dimostra infatti l'esistenza di differenti strati sociali.

Al ristretto ceto egemone si riferiscono le tombe a camera, riferibili ad un periodo compreso tra la metà del IV secolo e parte del secolo successivo, utilizzate dallo stesso nucleo familiare per più generazioni e caratterizzate per una ricca decorazione dipinta, costituita da riquadrature architettoniche con l'inserimento di oggetti allusivi alle offerte funerarie (nastri, ghirlande, melagrane o altri frutti, armi) o anche da immagini figurate. Egnazia è ancora oggi l'unico insediamento della Messapia dove siano note e visitabili numerose di esse scavate nel banco di tufo.  

Le tombe monumentali sparse in tutte le necropoli e presenti anche all'interno delle mura, si presentano di due tipi: il primo, con vestibolo a cielo aperto, scala di accesso intagliata nella roccia e cella chiusa da una coppia di lastroni addossati o ruotanti su cardini; il secondo con dromos piano coperto da lastroni e una o due celle prive di ulteriore chiusura. Le deposizioni avvenivano su un letto funebre in materiale deperibile o su banchine risparmiate nel tufo.

All'interno delle mura, e sicuramente saccheggiati nell'800, si trovano due importanti ipogei: la Tomba del pilastro, tra le pochissime costituite da due camere collegate da un vestibolo coperto da lastroni di pietra, e l'Ipogeo del pozzo. La maggiore concentrazione si rinviene però nella necropoli occidentale, sistematicamente indagata tra il 1978 e il 1982. Nel 1971, durante la costruzione del Museo, fu scoperta la Tomba delle melagrane, la cui eccezionalità è offerta dalla porta, costituita da due battenti monolitici ancora perfettamente girevoli sui cardini ricavati negli stessi blocchi di pietra.

L'utilizzo di alcuni ipogei e di alcune delle tombe a semicamere è attestato dalla metà del IV fino al II secolo a.C. E' frequente la presenza di oggetti all'esterno delle tombe, a testimonianza dei riti che venivano celebrati in tempi successivi all'inumazione.

Il rito funebre dell'inumazione è documentato ad Egnazia senza soluzioni di continuità fino al periodo tardoimperiale romano, affiancato dall'incinerazione fra il I secolo a.C. e il II d.C. 

EGNAZIA E IL MARE

"Per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra" (Strabone, fine secolo I a.C.).

Da sempre è stato fortissimo il legame che univa l'insediamento di Egnazia con il mare e altrettanto forte è stato il ruolo che il mare ha esercitato per la distruzione di numerosissime testimonianze della vita di questa città.

Approfondite indagini condotte nel 1982 lungo l'intero tratto di costa compreso nelle mura della città, hanno permesso di aggiornare la planimetria del centro antico, ma qualsiasi interpretazione archeologica sarà provvisoria fino a quando non si sarà scientificamente dimostrato quanta parte dell'antica città sia stata sommersa.

Nel caso specifico di Egnazia infatti, oltre al lento e costante innalzamento del livello medio del mare, pari a 1.3 - 1.5 millimetri all'anno negli ultimi cento anni, acquistano particolare importanza i fenomeni di erosione della costa, dovuti al moto ondoso, ai fenomeni carsici e ai fenomeni di subsidenza.

L'intero tratto di costa prospiciente l'antica città, ad eccezione dell'area nei pressi dell'acropoli, è costellato di tombe, a fossa e a pseudosarcofago. Indagini subacquee hanno evidenziato la presenza di strutture scavate nel banco di roccia sino ad una distanza di 200 metri dall'attuale linea di costa, a dimostrazione dell'antica estensione della necropoli litoranea.

Le numerose cave presenti lungo la costa sono servite, con ogni probabilità, a fornire il materiale necessario per la costruzione delle mura difensive.

La presenza di cale naturali, identificabili come gli sbocchi a mare delle lame, costituivano facili approdi per le imbarcazioni che si dedicavano ai commerci con l'altra sponda dell'Adriatico. Fra il III e il I secolo a.C., quando Egnazia fu monumentalizzata a modello di altre città romane, anche le insenature naturali vennero attrezzate per l'ancoraggio delle imbarcazioni. In seguito la'insenatura a nord dell'acropoli, fu destinata a bacino di ancoraggio e completata con strutture protese nel mare, identificabili come moli, che definivano un'area portuale di 16000 metri quadrati, con un'imboccatura larga 40 metri. Nel bacino confluiva un canale coperto, che dalla città convogliava in mare le acque piovane, contribuendo a ridurre l'insabbiamento della cala portuale.

Il porto di Egnazia, collegato con la Via Appia Traiana, era ancora attivo e vitale in età imperiale romana e ancora nei secoli V e VI d.C.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- Catalogo della mostra "Mare d'Egnazia", Schena Editore 1983

- Soprintendenza Archeologica della Puglia: "Necropoli d'Egnazia", Schena Editore

- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia: "Egnazia. Trenta secoli di storia", Edipuglia 2002

- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia: "Egnazia. Dalla terra al mare", Edipuglia 2002

- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia: "Egnazia. Le tombe a camera", Edipuglia 2002