LA VIA DEGLI EREMI DELLA MAIELLA

 

IL PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA

Il Parco Nazionale della Maiella, istituito insieme a quello del Gran Sasso-Laga nel 1991, si estende per 74.095 ettari nelle province di Pescara, Chieti e L'Aquila, interessando complessivamente 39 Comuni.

La Majella è un imponente massiccio montuoso che si estende per 30 km in direzione Nord-Sud nel cuore dell’Abruzzo, rappresentando il prolungamento del Gran Sasso verso Sud . La cima di monte Amaro con i suoi 2795 m è la seconda vetta più alta dell’Appennino dopo quella di Corno Grande; diverse altre cime del massiccio (M. Acquaviva 2737 metri, M. Pesco Falcone 2657 metri, M. Macellaro 2636 metri) superano i 2600 – 2700 metri e circa il 50% del territorio è comunque posto al di sopra dei 2000 metri di quota.

Queste montagne hanno tutte una conformazione tondeggiante e sono caratterizzate da vasti altopiani d’alta quota che conferiscono al paesaggio atmosfere simili a quelle della tundra norvegese o delle Higlands scozzesi. Il versante orientale del massiccio è tagliato da stupendi valloni, i più spettacolari dei quali sono il vallone di Fara San Martino, quello di Taranta Peligna, quello di Pennapiedimonte e lo splendido canyon della valle del fiume Orta. Il fianco occidentale, privo di valli, è invece solcato da ampi ghiaioni che si spingono fino alle faggete che colonizzano la parte più bassa del versante.

Molto diffuso e’ il fenomeno del carsismo testimoniato da numerose grotte fra le quali si ricorda la Grotta del Cavallone che D'Annunzio prescelse per ambientarvi il secondo atto della Figlia di Iorio.

Sulla Maiella, come in pochi altri luoghi, la grande wilderness interagisce con i segni di un lontano passato, creando un intreccio indissolubile tra natura e presenza umana. La presenza di comunità di cacciatori della specie Homo erectus in questi luoghi risale infatti già al Paleolitico (800.000 anni fa), mentre 35.000 anni fa compare l’Homo sapiens.

Su questi monti, insieme alla presenza dei pastori, che in tutto l’Appennino abruzzese praticano questa attività da oltre 4000 anni, la vera particolarità è l’elevata presenza degli eremi e luoghi di culto. In totale, tra chiese, eremi ed abbazie, se ne contano oltre 40 ed i più famosi sono quelli legati alla figura di Pietro Angeleri, divenuto nel 1294 Papa Celestino V. Tra tutti si ricordano quelli di S. Spirito a Majella e di S. Onofrio al Morrone, di S. Bartolomeo in Legio, di S. Giovanni e di S. Onofrio all’Orfento e la Madonna dell’Altare tra i boschi del Porrara.

Il parco offre inoltre una moltitudine di magnifici centri storici spesso arroccati sulle pendici della montagna (Pescocostanzo, Pacentro, Guardiagrele, Roccacasale).

 

LA FLORA E LA FAUNA

Tra questi straordinari altopiani d’alta quota, nei suggestivi canyon ed accanto agli eremi più isolati, il Parco della Majella racchiude un notevole patrimonio di biodiversità.

Le specie di vegetali superiori identificate nel Parco sono oltre 2100 (il 65% della flora abruzzese e il 37% di quella italiana) con un gran numero di endemismi (ben 142 specie, pari al 12% della flora endemica italiana). Tra le specie endemiche della Maiella si ricordano la Soldanella del Calcare (Soldanella minima) e il Fiordaliso della Majella (Centaurea tenoreana), l’Aquilegia della Majella (Aquilegia magellensis), il Giaggiolo della Marsica (Iris marsica), l’Adonide ricurva (Adonis distorta) e la Stella alpina appenninica (Leontopodium nivalis) e molte altre.

Sulla Majella sono ben riconoscibili le differenti fasce di vegetazione: s'incontrano prima boschi misti formati da Querce a foglia caduca, Aceri, Carpini, Ornielli e Lecci; più in alto, verso i 900-1.200 metri, la copertura forestale è invece rappresentata da Faggi e Aceri montani. Quasi ovunque si trova il giallo Maggiociondolo, cos’ abbondante da rendere verosimile l'ipotesi secondo cui la parola Majella deriverebbe da maio, antico nome che le popolazioni locali davano a questa pianta. Nella fascia del Faggio vanno ricordati la Betulla, nella zona di Macchia Lunga, ed il Pinus nigra, presente in Valle Serviera e nella Valle dell'Orfento. Al di sopra, verso i 1.700 metri gli arbusti sono rappresentati da dense formazioni di Pino mugo della varietà Pomilio.

La fauna è altrettanto ricca e specie rare o in via di estinzione hanno trovato su queste montagne gli ecosistemi adatti alla loro sopravvivenza. Prime fra tutte la lontra (Lutra lutra) che sopravvive nei fiumi Orte ed Orfento. Tra i mammiferi oltre alla presenza dell’orso (Ursus arctos marsicanus), del lupo (Canis lupus), del cervo (Cervus elaphus) e del capriolo (Capreolus capreolus), da qualche anno sono stati reintrodotti con successo i camosci d’Abruzzo (Rupicapra pirenaica ornata) che, un tempo abbondanti, erano estinti su questo massiccio a causa della caccia e del bracconaggio alla fine del secolo scorso.

Tra gli uccelli, oltre all’Aquila reale (Aquila crysaetos), del Falco pellegrino (Falco peregrinus) e dei gracchi alpini (Phyrrocorax graculus) e corallini (Phyrrocorax phyrrhocorax), va segnalata la presenza del raro Piviere tortolino (Charadrius morinellus) che ha trovato sulla Majella l’ultimo rifugio dell’intera area mediterranea per nidificare.

Tra i cespugli d’alta quota sopravvive anche la rara e sfuggente Vipera dell’Orsini (Vipera ursinii).

 

GLI EREMI DELLA MAIELLA

Le montagne d’Abruzzo hanno rappresentato nei secoli un luogo adatto alla vita anacoretica e alla meditazione, tanto che in tutta la regione si contano quasi cento eremi. Tra le figure di Santi eremiti che hanno abitato questi luoghi, la più emblematica è sicuramente quella di San Pietro Angelerio, diventato Papa con il nome di Celestino V e conosciuto per il suo rifiuto al pontificato.

 

1 – CELESTINO V

Pietro da Morrone nacque in provincia di Isernia nel 1215 da Angelerio e Maria.

Dopo un breve periodo trascorso nel monastero di Santa Maria in Faifoli, Pietro fugge alla ricerca della solitudine estrema e si ritira, per tre anni (1235-1238), in una caverna vicino Palena, sul sito dove sorgerà il santuario di S. Maria dell’Altare. Da qui, nel 1238, si reca a Roma dove studia e consegue i voti. Lascia Roma nel 1241 e si ritira alle pendici del Morrone in una grotta vicino ad una chiesetta dedicata alla Madonna. In questo luogo la sua santità richiamò molti discepoli, desiderosi di condividere con lui la vita eremitica.

Ma nel 1246 Pietro decise di spostarsi in un luogo più appartato e si diresse sulla Maiella dove cominciò a dimorare nell’eremo di Santo Spirito, vicino Roccamorice. In quest’eremo vi restò, tranne alcuni periodi, circa 50 anni.

Nel 1264, poiché la Comunità dei Fratelli di Santo Spirito a Maiella andava sempre più ingrandendosi, Pietro decise di darle una Regola, chiedendone l’approvazione.

Nel 1273, ormai sessantenne, per sostenere la causa della sua Congregazione che rischiava di essere soppressa, si recò a piedi in pieno inverno a Lione dove si trovava il Papa, e l’impresa fu coronata da successo.

Nel giugno del 1293 comunica la sua irrevocabile decisione di ritirarsi sul Morrone e va a vivere all’eremo di S. Onofrio, dove il 17 luglio 1294 lo raggiunge la notizia del suo pontificato.

Erano ormai 27 mesi che era morto Papa Niccolò IV e gli undici cardinali non riuscivano a trovare un accordo. Il re Carlo II d’Angiò, il quale aveva bisogno di un papa che ratificasse l’accordo con gli aragonesi per la restituzione della Sicilia, convinse Pietro da Morrone a scrivere ai cardinali per sollecitare l’elezione del pontefice. Ma i cardinali individuarono proprio nell’eremita l’agnello sacrificale in uno dei periodi più controversi della Chiesa.

Pietro ricevette la notizia il 17 luglio, ma l’elezione era avvenuta il 5 luglio. Il 29 Agosto 1294, all’età di 79 anni, fu incoronato papa a L’Aquila con il nome di Celestino V. Lasciata L’Aquila fu costretto a seguire il re a Napoli, dove visse più da eremita che da papa, fino a quando, lontano dalle lusinghe del potere, il 13 dicembre dello stesso anno, fa rinuncia al papato e riveste il saio da eremita.

Il 24 dicembre 1294 viene eletto papa Bonifacio VIII. Celestino raggiunge il Morrone ma deve fuggire perché braccato; viene catturato e portato nella rocca di Fumone, dove si spense il 19 maggio 1296.

 

2 – SANTO SPIRITO A MAIELLA

L’eremo di Santo Spirito è sicuramente il più grande e famoso di tutta la Maiella, e anche se ha subito diverse trasformazioni nei secoli, mantiene ancora il fascino dovuto alla stupenda posizione nella valle omonima.

Non esiste una data precisa della sua origine, anche se si suppone sia anteriore al Mille. La prima presenza nota è quella di Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053.

San Pietro Celestino vi giunse nel 1246, e dopo aver costruito una chiesa dedicata allo Spirito Santo vi rimase, tra alterne vicende, fino al 1293 (circa 47 anni), quando si ritirò a Sant'Onofrio del Morrone.

La fondazione della chiesa è legata a un racconto leggendario. Narrano le cronache che all'alba del 29 agosto 1248 il Santo eremita stava alla finestra della sua cella e volgeva lo sguardo verso l'orizzonte quando il cielo si popolò di angeli e di santi, preceduti da Re Davide, nell'aspetto di un vecchio venerando; d'improvviso, una luce accecante ricoprì le povere pietre dell'altare e San Giovanni evangelista, in splendide vesti sacerdotali, celebrò la messa; il cielo si spalancò e l'Onnipotente Dio Padre riempì l'aria con il braccio benedicente, mentre un coro angelico, guidato dallo Spirito Santo, cantava "Quod factum est, consacratum est et testimonio Angeli confirmatum".

Tra il 1310 e il 1317 vi fu abate il beato Roberto da Salle. Petrarca nominò questo eremo nel De vita solitaria definendolo come uno dei luoghi più adatti all’ascesi spirituale. Nei due secoli successivi il monastero fu abbandonato e solo nel 1586, con il monaco Pietro Cantucci da Manfredonia, la vita religiosa riprese vigore; egli costruì la Scala Santa che porta all’oratorio di Santa Maria Maddalena.

Negli ultimi anni del XVII secolo, il principe Caracciolo di San Buono, vi aggiunse un edificio a tre piani, la foresteria.

Allo stato attuale l’eremo all’inizio presenta la chiesa, la sagrestia e un ala abitativa distribuita su due piani. Attraverso un lungo corridoio che poggia su una parete rocciosa si giunge alla foresteria (o Casa del Principe) di recente restaurata. Dalla foresteria si sale la Scala Santa, interamente scavata nella montagna, fino a giungere all’oratorio della Maddalena e a due grandi balconate rocciose.

 

3 – SAN BARTOLOMEO IN LEGIO

Questo eremo, come S. Spirito a Maiella, fu costruito in un periodo anteriore al Mille e successivamente restaurato da Celestino V intorno al 1250 e da lui usato per le numerose quaresime a cui si sottoponeva. Nel 1274, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’ordine dei Fratelli di Santo Spirito, Fra Pietro vi si ritirò con alcuni discepoli e vi restò fino al 1276.

L’edificio si stende in uno scenario arido, sotto un costone roccioso che lo ricopre completamente. All’eremo vero e proprio si accede attraverso una scala scavata nella roccia, la Scala Santa, che porta ad una balconata rocciosa alla fine della quale si trova la chiesa.

Sulla facciata della chiesa vi sono resti di affreschi che risalgono al periodo di Celestino V, mentre all’interno della chiesa si trova un semplice altare su cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, e una sulla parete sinistra una vaschetta raccoglie una modesta risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Ogni anno il 25 Agosto, dopo la messa che viene celebrata all’alba, molti pellegrini scendono all’eremo e portano in processione la statua del santo nella chiesa di Roccamorice, dove resta esposta al culto fino al 9 Settembre, quando un analogo pellegrinaggio la riporta all’eremo.

 

4 – SAN GIOVANNI ALL’ORFENTO

Posto a 1227 metri di altezza sulla parete di un’aspra valle, nel comune di Caramanico, l’eremo di S. Giovanni è sicuramente il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino V. Egli vi dimorò in vari periodi di stretta penitenza e quasi ininterrottamente dal 1284 al 1293. Anche nei periodi di assenza del santo, l’eremo fu spesso abitato dai suoi discepoli.

Ciò che oggi vediamo è solo la parte eremitica dell’antico convento: infatti nel sottostante riparo vi erano una chiesetta, le cellette dei monaci e una foresteria per i pellegrini. L’accesso all’eremo avviene attraverso una scalinata e un camminamento scavati nella parete, che in prossimità dell’ingresso si interrompe costringendo il visitatore a strisciare per alcuni metri (anticamente in questo punto vi era una passerella di legno). Una volta si trovano, scavati nella roccia, due piccoli ambienti con numerose nicchie e un altarino. Di notevole interesse è l’impianto idrico scavato nella roccia, che raccoglie l’acqua piovana convogliandola in una cisterna.

 

5 – SANT’ONOFRIO AL MORRONE

L’eremo di S. Onofrio fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290; egli vi si stabilì nel 1293, provenendo dagli eremi della Maiella, ma vi rimase solo un anno, fino al giorno in cui gli giunse la notizia della sua elezione a Pontefice.

L’eremo attraverso i secoli ha subito alterne vicende: dopo la soppressione di alcuni ordini religiosi nel 1807 è stato abbandonato, successivamente è stato abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi, che hanno curato questo luogo sacro. Sant’Onofrio ha subito notevoli danni durante l’ultima guerra e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono San Pietro Celestino e il Beato Roberto da Salle.

L’oratorio è coperto da affreschi eseguiti dal maestro Gentile da Sulmona nel ‘200. La parte in fondo rappresenta una crocifissione con Maria e S. Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto e i padri eremiti Mauro e Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino.

Nella zona sottostante all’eremo si apre una grotta, abitata anche questa da Celestino; la grotta presenta uno stillicidio di acque, alle quali i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici.

 

Si segnala il sito: www.parcomaiella.it