FAETO

La cultura franco-provenzale

 

STORIA DELLA CITTA’

Il suo nome deriva probabilmente da faggeto, ovvero bosco di faggi.

Sito alle falde del monte Chilone, Faeto costituisce il comune più alto di tutta la provincia di Foggia, da cui è possibile ammirare uno dei più bei panorami della Daunia.

Varie sono le origini di Faeto, la più accreditata è quella che fa riferimento ad un editto di Carlo I d'Angiò, del luglio 1269 nel quale si ordinava di inviare un folto gruppo di soldati a presidio del centro fortificato di Crepacuore, corrispondente all'attuale altura di Castiglione.

Terminata la guerra, i militari inviati da Carlo d'Angiò richiamarono le loro famiglie e si stabilirono nel territorio.

Solo qualche anno più tardi i soldati, ormai impiantatisi in Puglia, decisero di abbandonare le alture di Castiglione per le difficili condizioni ambientali e di spostarsi alle falde del monte Chilone dando origine a quella che sarebbe diventata la città di Faeto.

Faeto, insieme a Celle S. Vito, sono i soli centri, in tutta Italia (a parte alcuni centri presenti in Valle d'Aosta,ai confini con la Francia) che hanno conservato le tradizioni e la cultura dei loro fondatori; in particolare, Faeto e Celle S. Vito sono i soli due centri in cui si parla ancora la lingua franco-provenzale, che conserva invariata la fonetica del ceppo di origine e che è oggetto di studio da parte di glottologi di tutto il mondo.

 

 

GRUPPO FOLK - "Le Fajtare"

L’iniziativa di formare il gruppo Folk - Faeto parte dalla sig.na Giovanna Gallucci che affascinata dalle usanze antiche faetane di origine contadine ormai considerate un passato remoto in questa civiltà tecnologica, propone alle donne del paese di riviverle con rappresentazioni folcloristiche. La curiosità e l’interesse per il lavoro agricolo svolto dalle donne nei tempi passati sono stati i punti prevalenti, ma oltre questi, maggiore è stata la ricerca dettagliata del costume locale fatta dalla suddetta sulla base di vecchie fotografie, di ricordi d’infanzia della propria nonna, ricerche fatte alle ultra ottantenne residenti a Faeto, ma soprattutto sulla base di un costume custodito dalla centenaria sig.ra Pavia Santa Maria e riprodotto nella sua autenticità. Il gruppo è composto di sole donne che si esibiscono nei balli, canti e poesie in lingua Franco – Provenzale. Per quanto riguarda i balli il suddetto gruppo utilizza attrezzi agricoli ormai scomparsi e utilizzati nei tempi remoti solamente dalle donne (corde, forcine, cernicchio ecc.) creando balli attinenti alla cultura contadina faetana (in quanto a Faeto non è mai esistito un gruppo folcloristico) infondendo nello stesso un senso di aggregazione e socializzazione e manifestando nello stesso tempo i cambiamenti evolutivi delle attività della terra. Queste manifestazioni folcloristiche hanno un significato socio – culturale legate soprattutto alla valorizzazione e conservazione nella sua originalità della lingua Franco – Provenzale, parlata tutt’oggi dagli abitanti del posto. Difatti il gruppo recita e canta in coro brani composti da autori faetani Franco – Provenzali che esprimono nell’insieme le amarezze e le gioie della vita a Faeto negli anni dal dopo guerra a tutt’oggi. Il gruppo consolidatosi, ha partecipato a varie manifestazioni culturali infondendo un senso di memoria storica ed è sempre presente a tutte le manifestazioni socio – culturali, per infondere e sensibilizzare il più possibile chi partecipa, alla conservazione delle tradizioni locali. Lo scopo principale del gruppo, sarà sempre quello di conservazione delle tradizioni locali (lingua – costume ecc.) ma soprattutto di socializzazione ed aggregazione.

 

MUSEO ETNOGRAFICO

Il museo etnografico territoriale delle comunità franco-provenzali di Faeto e Celle San Vito rappresenta una raccolta di attrezzi di eccezionale interesse; essi venivano usati non solo per il lavoro dei campi ma anche per tante altre attività legate alla vita stessa del lavoro contadino.

Il museo è ospitato nella casa del Capitanio, del XV secolo, che reca nella facciata una finestra bifora, e raccoglie le tracce storiche e culturali della civiltà contadina, come gli attrezzi per la coltivazione, utensili, testimonianze della transumanza, attrezzi degli artigiani.

Il museo rappresenta oggi la testimonianza Storico-culturale (usi, costumi, tradizioni popolari, ecc.) della civiltà prettamente contadina, pastorale ed artigianale della vita dell'antica comunità faetana. E' questo, un patrimonio culturale in gran parte sconosciuto ai più giovani: dagli attrezzi specifici per la lavorazione e coltivazione della terra, agli arnesi per la raccolta del fieno; dalla testimonianza delle varie fasi della raccolta del grano a quella dell'allevamento del bestiame; da elementi della transumanza ad oggetti legati alla produzione e lavorazione dei formaggi, alle varie forme di artigianato e alla stessa vita domestica. Il museo rappresenta un elemento importante non solo perché stimola quel complesso di offerte culturali che Faeto ha il privilegio di proporre per un itinerario turistico-culturale, ma perché offre anche itinerari per ulteriori conoscenze ed informazioni, favorendo nel contempo la crescita culturale dello stesso territorio: costituisce un modo per far calare il turista-visitatore nella realtà di ieri e renderlo consapevole delle enormi trasformazioni operate nel progresso tecnologico in questi ultimi anni.