IL VILLAGGIO RUPESTRE DI LAMA D'ANTICO

 

Lama d'Antico: insediamenti rupestri

 

LA CIVILTA' RUPESTRE IN PUGLIA - IL FENOMENO

Con il termine di civiltà rupestre si intende l’insieme delle complesse e differenziate realtà sociali e culturali, civili e religiose, legate all’esperienza del vivere in grotta, che hanno interessato dal VI al XIII secolo l’intera Italia Meridionale, continentale e insulare. Nelle case-grotta e nelle chiese-grotta si ritrova una vastissima documentazione inerente la vita, i valori religiosi, l’organizzazione sociale, le tecniche costruttive e le espressioni artistiche del Medioevo pugliese, che merita di essere riscoperta e valorizzata, rendendola fruibile per un pubblico il più vasto e differenziato possibile.

Molti studiosi hanno proposto schemi per raggruppare la moltitudine di situazioni locali attraverso le quali si manifestò il costume del “vivere in grotta”.

Una prima distinzione riguarda quella tra gli insediamenti monastici e quelli civili. Gli insediamenti di tipo monastico vanno poi articolati a seconda della specifica caratterizzazione del monachesimo italo – greco, organizzato secondo moduli complessi, che andavano dall’anacoretismo al cenobitismo, passando per forme intermedie. Alle principali forme della vita religiosa corrispondevano differenti organizzazioni insediative. Gli insediamenti civili non sono se non complessi grottali più vasti, con un numero consistente di ambienti scavati, molti dei quali composti di più vani, e con una serie di attrezzature comuni. Molto spesso però un insediamento monastico poteva costituire un potente richiamo per contadini e pastori e diventare il centro propulsore del villaggio rupestre.

Le ragioni di questa particolare scelta abitativa, alternativa ma non subalterna rispetto all’insediamento subdiviale, sono da collegare essenzialmente nella crisi delle strutture statali, nel progressivo declino delle città, nell’esigenza di difesa dalle continue e ripetute invasioni barbariche. La presenza delle lame, fronte di cava naturale, e la relativa tenerezza della roccia tufacea locale, ha inoltre facilitato l’attività di scavo e la conseguente formazione degli insediamenti.

Proprio le particolari condizioni ambientali hanno comportato un diverso modo di inventare e di creare forme abitative, utilizzando schemi costruttivi compatibili con l’impianto grottale. È proprio in questo adattamento alle specifiche condizioni ambientali che da un lato si coglie l’originalità e la specificità delle soluzioni adottate, dall’altro, allo stesso tempo, si percepisce la continuità culturale che caratterizza gli schemi urbanistici, la configurazione degli spazi, le forme artistiche. Tutto ciò si può ritrovare perfettamente nell’organizzazione dei numerosi villaggi rupestri, come per esempio quello di Lama d’Antico, dove tutti gli elementi della cultura urbana dell’abitare di quello specifico momento storico concorrono a definirne la morfologia d’impianto e l’organizzazione interna: l’andamento a schiera delle grotte lungo gli spalti delle lame e delle gravine; la loro aggregazione intorno a moduli base; le infrastrutture di servizio, quali pozzi, cisterne, canalizzazioni per la raccolta dell’acqua, scale nella roccia per ricreare le unità di vicinato; il sistema della viabilità, gerarchicamente ordinato.

Particolare importanza riveste il fenomeno rupestre nel periodo medievale, con due distinti periodi di massimo sviluppo: il primo si colloca nella prima metà del X secolo, durante la seconda colonizzazione bizantina; il secondo tra la fine dell’XI e il XIII secolo, durante il periodo normanno. Successivamente al XIV secolo sopravvissero solo quei villaggi sui quali si sovrapposero nuove strutture abitative e produttive quali le masserie.

Gli insediamenti rupestri risultano addensati soprattutto intorno al tracciato delle due arterie storiche più importanti, la via Appia e la via Traiana (come nel caso di quelli presenti nel territorio di Fasano) mentre un reticolo viario minore collegava i diversi insediamenti tra loro e con i centri urbani circostanti.

L’ambiente più importante di tutto l’insediamento rupestre è la chiesa. La posizione del luogo di culto all’interno del casale risponde ad una scelta urbanistica ben precisa: di solito le chiese sono poste alla periferia dell’abitato, sulla sommità dello spalto o nella sua parte centrale, senza altre escavazioni nella parte superiore, per una consapevole gerarchia di valori. Molto spesso, come per esempio a Lama d’Antico, nelle immediate vicinanze della chiesa si osserva l’abitazione del prete o del custode, collegata al luogo di culto solo dall’esterno. Nella maggior parte dei casi intorno alla chiesa è sistemata l’area cimiteriale, con tombe a fossa scavate nel banco tufaceo.

La tipologia delle chiese varia notevolmente: dalla pianta più semplice, di forma quadrata con l’aggiunta di strutture minime quali l’abside ed alcune nicchie, fino a planimetrie molto complesse. Le escavazioni più monumentali di solito presentano planimetrie fortemente deformate, in cui i quadrati sono trasformati in trapezi isosceli, e il cui effetto complessivo è la caratteristica forma a ventaglio, spesso espediente per una migliore diffusione della luce.

Sicuramente uno dei motivi di maggior interesse artistico e maggiormente caratterizzante l’insediamento rupestre pugliese è lo straordinario patrimonio pittorico presente in moltissime delle chiese. Numerosissimi sono gli affreschi che riproducono immagini di santi, la cui agiografia dimostra un’interessantissima confluenza da aree culturali differenti, orientali ed occidentali. 

IL SISTEMA DEGLI INSEDIAMENTI RUPESTRI DI FASANO

Il territorio di Fasano, come quello di molti altri centri del Brindisino, quali Ostuni, Carovigno, S.Vito dei Normanni, Ceglie Messapica, per citare solo i più vicini, conserva ancora ricchissime e spesso sconosciute testimonianze del fenomeno rupestre. Si registra infatti la presenza di ben 21 chiese rupestri, molte delle quali affrescate. 

In genere le chiese presenti lungo le lame di Fasano, soprattutto in quelle più vicine al mare, piuttosto che in quelle ai piedi della scarpata murgiana, presentano una pianta di forma rettangolare o irregolarmente quadrata, quasi sempre ad una sola navata con soffitto piano o a botte. In fondo alla navata è sistemata l’abside, di forma semicircolare a nicchione, la cui curvatura superiore è più bassa della volta della navata. In qualche caso sono presenti le absidi laterali, a volte ridotte a semplici nicchie. L’abside molto spesso è chiusa dall’iconostasi. L’altare, nei casi in cui non è andato distrutto, è formato da un blocco monolitico delle dimensioni di 70 –80 cm di lato e un metro d’altezza. Lungo le pareti della navata sono posti in genere i sedili, a Lama d’Antico anche una cattedra. Quasi sempre è rispettato l’orientamento liturgico, occidente – oriente, della navata rispetto all’abside centrale. Per ciò che concerne l’esterno delle chiese rupestri, in genere non hanno facciata e, quando presente, è ridotta al minimo indispensabile. Spesso l’ingresso consiste in una porta centinata ad arco doppio.

A Fasano si possono distinguere tre tipologie di chiese: a pianta semplice (Difesa di Malta, Ottava, S. Donato, S. Marco, S. Virgilia, S. Basilio, S. Francesco e S. Nicola); a pianta composta (S. Giovanni e Lamalunga); a pianta complessa (S. Lorenzo, Lama d’Antico e SS. Andrea e Procopio).

Gli schemi pittorici delle chiese rupestri di Fasano si ispirano a modelli bizantini, pur essendo evidente l’influenza della cultura e delle tradizioni locali. Gli affreschi non hanno di solito carattere liturgico o didattico, ma solo votivo. Fra i soggetti numerose sono le Deesis pantocratiche. In origine erano frequentissime all’interno delle chiese le iscrizioni, in greco ed in latino, molte delle quali ormai illeggibili. 

Gli insediamenti civili comprendono gruppi di grotte più vasti e complessi, con grotte su più piani, sentieri e strade di accesso, scalinate scavate nella roccia, sistemi di canalizzazione delle acque piovane, servizi comunitari (pozzi, magazzini, farmacie, etc.).

Naturalmente anche a Fasano tra gli insediamenti monastici e quelli civili non si registra una profonda differenziazione, dato che spesso era proprio la presenza di un insediamento monastico ad attrarre la popolazione dando luogo ad un insediamento più vasto e complesso.

Insediamenti monastici erano quelli di Difesa di Malta, di Ottava, di Pozzofaceto, di Sciurlicchio, di Campanella, di Laureto, di S. Donato, di S. Marco e di Lamalunga. Alcuni di questi, in particolare quelli prossimi alla scarpata murgiana (S. Donato e Laureto) sono composti da una o due grotte, a significare un tipo di insediamento monastico di tipo anacoretico, mentre gli altri, composti da un numero superiore di ambienti, fanno ipotizzare l’esistenza di una laura o di un cenobio.

Insediamenti civili erano quelli di S. Lorenzo, di S. Giovanni, di Lama d’Antico, di S. Virgilia, di Seppannibale, di Lama Cupa, di Coccaro, di S. Basilio, di S. Francesco, di S. Nicola, di Facianello, di SS. Andrea e Procopio. Le cripte adibite a luogo di culto costituivano senza dubbio il cuore anche dell’insediamento civile e costituiscono ancor oggi l’elemento di maggior interesse dell’insediamento.

LAMA D'ANTICO - IL VILLAGGIO E LA CHIESA

Il villaggio rupestre di Lama d’Antico può essere considerato tra i più vasti della Puglia (alcune stime evidenziano la possibilità di ospitare al suo interno fino a 700 – 800 persone), già abitato probabilmente dal X secolo. Non è da escludere però la possibilità di una continuità dall’epoca preistorica fino alle soglie dell’età moderna.

Il fulcro dell’abitato era la chiesa, tra le più grandi della regione, scavata nella zona centrale della lama, sul costone nord e posta in posizione sopraelevata. La facciata doveva essere originariamente completamente affrescata, così come l’interno. La pianta è rettangolare, divisa in due navate da una serie di pilastri. La navata più grande in origine aveva la volta a botte, oggi crollata e sostituita da una copertura realizzata di recente. Anche la navata più piccola ha copertura con volta a botte. Una serie di 23 archetti è scavata lungo il muro perimetrale che va dalla porta d’ingresso lungo tutta la navata più piccola, e lungo tutti i muri sono ricavati nella roccia dei sedili. In fondo a questa navata, su un piano leggermente più elevato, si apre una piccola abside con un altare attaccato al muro ed un sedile a braccioli, interpretata quale cattedra vescovile, separato dagli altri per mezzo di un muretto. In fondo alla navata principale si apre l’abside, con al centro tracce di altare, costituito da un monolito ricavato dalla roccia della cripta stessa.

La cripta è orientata liturgicamente, esattamente come quelle di S. Giovanni e di S. Lorenzo. In origine doveva essere interamente affrescata, e in alcuni punti si rinvengono fino a quattro strati di intonaco affrescato. La parete sulla quale si apre l’abside presenta ancora oggi affreschi su tutta la sua superficie. Nella sua parte superiore è collocata la Deesis, con il Cristo Pantocratore tra la Vergine con il Bambino e S. Giovanni Battista. Anche tutta la serie degli archetti doveva essere affrescata, anche se oggi rimangono in discreto stato solo le tre figure che si trovano lungo la parete di fronte all’entrata. 

Nei lavori di svuotamento della chiesa dai materiali che vi si erano accumulati e dalla pulizia del pozzo collocato all’interno della stessa, sono stati rinvenuti numerosi pezzi di embrici (avvalorando così la tesi della copertura in embrici della parte centrale della chiesa), alcuni frammenti di vasi preistorici e numerosi resti ceramici risalenti sia all’Alto che al Basso Medioevo. Sono state inoltre ritrovate durante lavori agricoli due monete, una che parrebbe di epoca romana, ed una forse del periodo di Giovanni I Zimisce (969 – 976). Questi dati, seppur ancora da verificare con ulteriori approfonditi saggi archeologici, sembrerebbero suggerire l’ipotesi di una continuità insediativa nel sito di Lama d’Antico dall’epoca preistorica sino alle soglie dell’età moderna.

All’interno e nei pressi della chiesa sono state ritrovate alcune tombe. Attualmente sono localizzabili sette tombe: una nella cripta, due dinanzi al suo ingresso, due all’ingresso di una grotta attigua, che si identifica come cappella funeraria o sagrestia, altre due ancora nel piano superiore di una cripta sotterranea scavata sul lato ovest della chiesa.

Ai lati della facciata della chiesa si vedono ancora i due pozzi che raccoglievano l’acqua piovana, convogliata dal piano superiore della chiesa stessa attraverso due canalette scavate nella roccia. Un altro pozzo è presente all’interno della chiesa.

Una strada attraversa la lama fino all’altezza della chiesa. Sulla roccia sono a tratti ancora visibili le tracce impresse dal passaggio dei carri.

Gli spalti della lama si presentano forati da una moltitudine di cavità naturali ed artificiali, dalle dimensioni e forme più varie. Le grotte – abitazione si dispongono su diverse quote, collegate da sentieri e/o da scalette intagliate nel tufo, in un sistema di aggregazione spontanea e allo stesso tempo assolutamente organica con il luogo in cui si colloca. Le grotte ad uso privato sono dotate di sistemi di canalizzazione per la raccolta delle acque piovane e di cisterne per la sua conservazione, di prese d’aria, camini, nicchie di varia dimensione e per i più svariati usi, di panche e giacigli, tutti indifferentemente scavati nel tufo. L’intero villaggio risulta concepito e strutturato come borgo medievale, composto dall’accostamento di abitazioni private e locali comuni (trappeto, farmacia, etc).

SAN GIOVANNI E SAN LORENZO

Lama d'Antico è in continuità, seppure attraversata dalla ferrovia, con le lame Tammurrone e San Lorenzo, dove si localizzano altri due insediamenti rupestri di notevole valore.

La chiesa ed il villaggio rupestre detto di S. Giovanni, dal dipinto meglio conservato all’interno della chiesa, si trova all’interno della lama Tammurrone.

La cripta presenta una forma rettangolare, larga 4.20 metri e profonda 11.10 metri, con una piccola abside sul fondo. Il presbiterio era separato dalla navata attraverso il muretto dell’iconostasi, abbattuto quando la cripta fu adibita a pagliaio. Non ci sono tracce dell’altare principale, mentre è ancora visibile quello usato per deporvi le offerte. Probabilmente la parte anteriore della navata doveva essere separata dalla parte centrale per mezzo di un secondo muretto, in modo da definire uno spazio quale nartece.

La cripta era in origine completamente affrescata, ma le tracce ancora presenti rendono impossibile capire se si trattava di storie o di figure isolate. In fondo alla piccola abside rimane il volto enorme del Cristo della Deesis e tracce della Vergine e di S. Giovanni Battista. In una nicchietta si conserva ancora abbastanza bene un affresco raffigurante il Battista, sensibilmente più rozzo di quelli presenti nei vicini insediamenti di Lama d’Antico e di S.Lorenzo.

La facciata della cripta è in parte crollata ed è stata sostituita da strutture in tufo. Si può ancora vedere la lunetta tipica sovrastante l’ingresso. Sul lato destro dell’ingresso si apre un grande pozzo, di 2.30 metri di diametro, dove venivano convogliate e conservate le acque piovane provenienti dal tetto della stessa cripta. A poca distanza erano scavate alcune tombe, distrutte insensatamente nel corso degli anni.

Di fronte alla cripta e nelle vicinanze, lungo tutta la lama, esistono ancora numerose grotte, alcune delle quali poste su due piani, a testimonianza di una comunità piuttosto numerosa.

La lama di S. Lorenzo, continuazione di Lama Tammurrone in direzione del centro urbano di Fasano, è ricchissima di grotte di varia grandezza, alcune poste su due piani sovrapposti. Alcune di esse sono composte dall’aggregazione di più vani.

La cripta, nelle vicinanze di Masseria Monacelli, è ubicata all’inizio della lama. Sulla sua sinistra si trova un’altra grotta più piccola, con un pozzo centrale, probabile abitazione per il custode della chiesa. La chiesa presenta una pianta di forma trapezoidale ed è divisa in due ambienti, navata e presbiterio. Nell’aula d’ingresso un pilastro centrale con due archi sostiene la volta e divide l’aula in due navate, mentre un sedile corre lungo le pareti. L’aula d’ingresso è divisa dal presbiterio da un muretto con funzioni di iconostasi. Nel presbiterio si trovano due absidi, una prima di forma rettangolare e la seconda semicircolare.

L’aula d’ingresso era in origine completamente affrescata, mentre attualmente restano poche tracce dei dipinti originari e diversi tratti affrescati posteriori, eseguiti probabilmente in seguito ad antichi restauri. Nell’abside di forma rettangolare, dove si vedono ancora le tracce dell’altare, è affrescata la Deesis, con il Cristo Pantocratore seduto in trono, la Vergine e S. Giovanni Battista.

 

La civiltà rupestre è fatta di "architetture spontanee” che dimostrano però una razionalità assolutamente eccezionale, architetture in perfetta simbiosi con i luoghi e con la natura.

L'interesse di tali insediamenti è accresciuto dalla presenza di un paesaggio agrario di rilevante valore, caratterizzato dalla presenza diffusa di olivi pluricentenari e di maestosi alberi di carrubo isolati, testimonianza degli antichi usi agricoli di questo territorio. Sono inoltre interessanti i fenomeni di rinaturalizzazione in atto dei fianchi della lama, con la diffusione delle essenze tipiche della macchia mediterranea, che se da un lato riducono la leggibilità degli insediamenti, dall'altro sicuramente arricchiscono il sito di un ulteriore elemento di valore.

Purtroppo accanto a segni, antropici e naturali, di rilevante valore, si deve registrare la presenza diffusa di fenomeni di degrado (presenza diffusa di discariche, escavazione della terra rossa sul fondo lama, atti vandalici che deturpano le grotte e le chiese, aree con vegetazione spontanea percorse dal fuoco, etc.) che devono indurre ad accelerare i processi di recupero e valorizzazione del sito, avviati dal Comune di Fasano con l'acquisto dell'area della lama e delle chiese.