LA FORESTA UMBRA

Foto di Gianluca Andreassi

Uno scorcio della Foresta Umbra

IL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO

Il Parco Nazionale del Gargano, istituito nel 1995 ed esteso per oltre 120.000 ettari, tutela una eccezionale concentrazione di habitat diversi, che vanno dalle coste alte e rocciose, ai valloni caldi del versante meridionale, ricchi di specie rare ed endemiche di piante ed animali, alle faggete centrali situate ad una quota (300 m s.l.m.) assai più bassa del normale (circa 1000 m s.l.m.) e ricche di esemplari plurisecolari, alle pinete mediterranee di pino d'Aleppo, anch'esso presente con esemplari di oltre 500 anni di età. 

La caratteristica più peculiare del promontorio del Gargano è quella di rappresentare un'isola biologica di straordinaria importanza, risentendo da un lato dell'isolamento fisico risalente a lontane ere geologiche, quando il Gargano era un'isola separata dalla terraferma, e dall'altro dall'attuale isolamento con gli altri ambienti naturali causato dalla continuità delle monocolture cerealicole presenti nell'area del Tavoliere.

La ricchezza naturalistica del Gargano si può evincere anche da alcuni numeri: su un'area pari ad appena lo 0.7% del territorio italiano si possono incontrare ben 2000 specie vegetali diverse, pari al 33% del totale italiano.

IL GARGANO E IL CARSISMO

Il Gargano è un promontorio costituito da rocce calcaree e dolomitiche, testimoni di una storia geologica ricca e diversificata: isola nei periodi interglaciali del quaternario, (numerosi fossili di origine marina testimoniano infatti l'antica presenza del mare), e penisola quando le acque si ritirarono imprigionate nelle masse dei ghiacciai. 

Le rocce calcaree, soggette a dissoluzione da parte dell'acqua piovana combinata con l'anidride carbonica, danno luogo a una serie interessantissima di manifestazioni carsiche: inghiottitoi, doline, campi carreggiati, grotte, ipogei, anfratti, valli cieche e polje. La varietà dei fenomeni carsici e delle forme create dagli agenti atmosferici rendono il paesaggio garganico tra i più interessanti e vari della Regione.

Tra le manifestazioni del carsismo particolare importanza assumono nel promontorio garganico le doline, le grotte e l'assenza di corsi d'acqua superficiali (determinata dalla fessurazione delle rocce carsiche che fanno penetrare le acque nel sottosuolo; le acque riaffiorano poi in numerose sorgive in corrispondenza della costa o direttamente nel mare).

Le doline, espressione tipica del carsismo, sono di conche, circa 4000 su tutto il Gargano, formate in alcuni casi dalla corrosione delle rocce calcaree da parte delle acque meteoriche e in altri dal cedimento della volta di cavità ipogee, in seguito a dissoluzione di calcari da parte di acque circolanti nel sottosuolo. Presentano quasi sempre un canale verticale, l'inghiottitoio, per il deflusso delle acque in profondità. Tra le più suggestive va segnalata la dolina Pozzatina, una delle più grandi d'Italia, profonda più di 100 metri e larga 650 metri. 

Dove la sommità dei monti è caratterizzata da distese brulle, la morfologia delle doline è particolarmente evidente. Nella Foresta Umbra il fenomeno è invece mimetizzato dalla fitta vegetazione, e le doline sono rivestite dai muschi, dalle felci, dai licheni, dai funghi e colonizzate da giganteschi faggi, tassi, aceri. 

Nel corso dei millenni le doline, così come le grotte, hanno offerto all'uomo e agli animali importanti luoghi di riparo, il terreno fertile delle doline ha creato le condizioni adatte alla coltivazione, mentre le argille impermeabili presenti sul fondo di alcune doline hanno formato delle raccolte di acqua fondamentali per lo sviluppo degli insediamenti e delle attività umane.

Cutini sono infatti dette proprio quelle doline il cui fondo è costituito da argille impermeabili che permettono il formarsi di raccolte di acqua, fondamentali per lo sviluppo degli insediamenti, ma ancora oggi sfruttati per abbeverare le mandrie e le greggi. L'uomo ha poi imparato a migliorare e a sfruttare questa risorse naturale, arginando i cutini e scavando le "piscine". 

Per raccogliere l'acqua dai cutini i contadini hanno adottato un sistema di probabile origine araba: un lungo palo di legno alle cui estremità vengono fissati da un lato una corda con il secchio, dall'altro un sasso (che funge da contrappeso) incardinato su un montante, realizzando così una vera e propria leva che agevola la pesca dell'acqua.

I cutini assumono, per numero e imponenza, un ruolo fondamentale in una terra in cui l'acqua è un bene prezioso. Solo per citarne alcuni: in territorio di Vieste il cutino Lama La Vita, ormai abbandonato; il cutino in località Femmina Morta, sulle pendici di Monte Rossella; il cutino d'Otri nella Foresta Umbra, nel passato utilizzato per l'abbeverata delle greggi ed oggi importante riserva d'acqua per molti animali del bosco; i numerosi cutini sul fondo della dolina Cento Pozzi, nel territorio di Rignano Garganico, dalle dimensioni variabili da pochi decimetri ad alcune decine di metri di diametro.

LA FORESTA UMBRA

Nel 1858 il De Leonardis descriveva il Gargano come "... una catena di selve, che si estende per ben 30 miglia dal Golfo di Manfredonia fino al lago di Lesina ...": nonostante da allora sia trascorso più di un secolo, caratterizzato da un'intensa attività umana, il Gargano conserva ancora estesi boschi, in particolare nella sua parte centrale.

L'area boscata più estesa e più interessante è quella della Foresta Umbra, residuo della primigenia e millenaria selva del promontorio del Gargano, 15000 ettari di boschi ininterrotti, nella parte più interna del promontorio garganico, in un'area accidentata, con rilievi che raggiungono gli 800 metri e le cui propaggini si spingono fino in prossimità del mare: questo eccezionale patrimonio, che forma un'unica Oasi di Protezione, è in realtà composto da diversi boschi, ciascuno dotato di peculiari caratteristiche. Vanno ricordati: il bosco di Ischitella, il bosco di Manatecco, il bosco della Ginestra, il bosco Sfilzi, Umbra, la faggeta di Rozzo Alto, Umereta delle Ripe, il bosco di Iacotenente.

A dispetto delle devastazioni e dei dissennati disboscamenti degli ultimi tre secoli che hanno reso spoglie del manto forestale le pendici collinari e montane del Gargano, la Foresta Umbra ha conservato quasi intatto il suo maestoso e imponente manto forestale, con ricca varietà di specie e di forme arboree e arbustive.

Il suolo bruno, di cui la Foresta Umbra è ricca, è un terreno fertilissimo, risultato di una lentissima decomposizione ad opera di funghi, larve e insetti xilofagi che si nutrono di legno marcio e altro materiale organico per la cui formazione sono necessari alcune migliaia di anni. Alla ricchezza dei suoli corrisponde una ricchezza di vegetazione: i boschi che compongono la Foresta Umbra sono infatti caratterizzati dalla presenza di numerose specie arboree, tra le quali un posto di primo piano, per l'estensione, spetta al cerro e al faggio, cui si associano carpini, aceri, tassi, agrifogli, farnetti, farnie, olmi, frassini, lecci e roverelle.

Da un punto di vista scientifico il maggiore valore di questi boschi è rappresentato dalla presenza del faggio, che qui vegeta ad altitudini estremamente ridotte, tanto che le sue formazioni assumono il nome di "faggete depresse". Il faggio è infatti una specie generalmente associata al piano montano (nella fascia compresa tra i 900 e i 1900 metri sull'Appennino e tra i 1000 e i 1600 sulle Alpi), mentre nel bosco di Ischitella e a Umbra si trova a quote record di 270 e 370 metri, spesso in associazione con essenze sempreverdi tipiche della macchia mediterranea. Un'altra caratteristica delle faggete garganiche è l'assenza di una chiara dominanza del faggio (al contrario di altre aree dell'Appennino dove generalmente il faggio si trova in formazioni pure con scarso sottobosco), anche questa connessa alle particolari condizioni altimetriche e climatiche.

La spiegazione di questa presenza del faggio a basse quote è legata alla particolare posizione del Gargano, proteso nell'Adriatico ed esposto ai venti freddi settentrionali, carichi di umidità sottratta al mare, che generano quindi un clima nettamente più fresco: tale peculiarità è particolarmente evidente nel periodo tra la tarda primavera e l'inizio dell'estate, quando cade circa il 30% delle precipitazioni annuali, attenuando quindi i classici periodi di siccità stagionali tipici del clima mediterraneo.

Foto di Gianluca Andreassi

Cerreta - Foresta Umbra

Tra la fauna che frequenta i boschi del Gargano va citato innanzi tutto il capriolo garganico (capreolus capreolus), che grazie all'isolamento geografico del promontorio costituisce una singolarità zoologica di inestimabile valore. Presente in tutto il promontorio agli inizi del '900, oggi è presente nella sola Foresta Umbra, a causa della distruzione dei boschi e del bracconaggio, che ne hanno ridotto progressivamente il numero e la diffusione. Le poche decine di esemplari rifugiati nel cuore della foresta prediligono la faggeta d'alto fusto con il tipico sottobosco di agrifoglio, ma spesso frequentano anche le cerrete e i boschi misti di latifoglie.

Il capriolo si nutre di gemme, germogli, virgulti, frutti, ghiande, faggiole e castagne, ma è particolarmente ghiotto di getti, foglie e cime di carpini, pruni, olmi, frassini e biancospino. Questo piccolo cervide, dall'indole schiva ed elusiva, pesa in media 15-27 kg, con una lunghezza del corpo di 90-130 cm e un'altezza al garrese di 60-70 cm. Strettamente sedentario e territoriale, il maschio si dedica ad una sola compagna per volta seguendola ovunque nei prati e nei boschi. I caratteristici trofei o palchi sono una peculiarità dei maschi, e permettono di risalire all'età e alle condizioni di salute dell'animale e costituiscono lo strumento di duello tra i maschi, non possedendo invece particolari funzioni di difesa nei confronti dei predatori.

Tra gli altri mammiferi di importante valore naturalistico vanno segnalati lo scoiattolo, unica popolazione presente in Puglia, il gatto selvatico, la martora e il ghiro.

Di eccezionale valore l'avifauna. La concentrazione di picchi di diverse specie (il rarissimo picchio dorso bianco, i picchi rosso maggiore, mezzano e minore, il picchio verde) ha eguali solo nei boschi della Sila, e almeno tre di queste specie, in Puglia, sono esclusive di questi boschi. Tra i rapaci vanno ricordati quelli rari come il gufo reale e l'astore.

L'area della Foresta Umbra apparteneva in origine a proprietà feudali e successivamente ceduta ai Comuni di Monte Sant'Angelo, Carpino, Ischitella, Vico del Gargano, Peschici e Mattinata. La Foresta Umbra si è conservata fino ad oggi in ottimo stato di conservazione anche grazie all'acquisizione da parte del patrimonio forestale dello Stato, avvenuta già nel lontano 1861, dichiarata inalienabile con legge del 1896. Con l'avvento delle Regioni nel 1970, gran parte dell'area è stata trasferita al Demanio della Regione che ne ha affidato la gestione all'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali fino al febbraio 2001; da questa data è poi gestita direttamente dalla Regione attraverso l'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Foggia. La Regione Puglia nel 1985 ha istituito inoltre su quest'area, per complessivi 14.000 ettari, un'Oasi di Protezione.

Negli ultimi decenni, ed in particolare negli ultimi anni, la maggiore disponibilità di tempo libero, l'aumento del reddito pro-capite e la maggiore sensibilità verso il patrimonio naturalistico ed ambientale, hanno generato un sensibile aumento nella domanda di servizi ricreativi nell'area della Foresta Umbra e del Gargano in generale. Si stima che il flusso dei visitatori nella Foresta Umbra abbia raggiunto la considerevole cifra di 500.000 presenze annue, di cui l'80% concentrato nei mesi estivi. 

Per rendere compatibile tali flussi turistici con la salvaguardia delle emergenze naturalistiche ed ambientali sono state realizzate 25 aree pic nic, 20 parcheggi per auto e 2 parcheggi per autobus, per una estensione complessiva di 35 ettari, localizzati in punti strategici non conflittuali con la conservazione dei valori ambientali; contestualmente a questi interventi sono state chiuse al traffico quasi tutte le strade di servizio interne al bosco. Nel 2002 è stato infine presentato un progetto complesso per lo sviluppo del turismo verde, teso a ridurre il turismo esclusivamente domenicale e ad incrementare altre forme di turismo più compatibili con le caratteristiche del territorio.

LE ORCHIDEE DEL GARGANO

La famiglia delle Orchidee (Orchidiaceae) è una delle più ricche del mondo vegetale, con circa 800 generi e oltre 20000 specie. E' probabile che alcuni milioni di anni fa le orchidee fossero diffuse a qualsiasi latitudine, mentre con le successive glaciazioni sia siano concentrate nelle zone più calde non riuscendo poi a riconquistare gli spazi abitati in precedenza.

Le orchidee europee si differenziano profondamente da quelle tipiche delle foreste tropicali: esse sono infatti specie terricole (geofite), provviste di tuberi, da cui germogliano prima, in inverno, le foglie e in primavera - estate i fusti fioriferi, che appassiscono dopo l'impollinazione; le orchidee tropicali vivono invece sui piani più alti della foresta pluviale (epifite), appoggiandosi alle piante sottostanti. I fiori delle orchidee europee sono inoltre molto più piccoli di quelli delle specie tropicali, ma non sono da meno per la varietà delle forme e dei colori.

Di particolare fascino risulta essere il processo di impollinazione di molte specie di orchidee: i fiori infatti, in particolare del genere ophrys, attraggono gli insetti impollinatori (api, bombi, vespe, mosche, ragni) con il labello, cioè con il petalo più grande, che imita, per forma e colore, l'addome delle femmine di alcune specie di insetti, cui si aggiunge a volte anche il profumo che ricorda l'odore delle femmine durante l'accoppiamento; scambiando i fiori per potenziali partner, il maschio si imbratta di polline e attraverso gli spostamenti da fiore a fiore contribuisce alla loro impollinazione e fecondazione. Alcune orchidee si ibridano molto facilmente tra loro, dando origine a sempre nuove specie.

Altrettanto peculiare è il processo di germinazione delle orchidee: dopo la fecondazione infatti, appassito il fiore, l'ovario si lignifica in una capsula contenente anche milioni di semi, che si schiude in condizioni di tempo ottimali; i minuscoli semi, privi di sostanze nutritive, germinano solo se riescono ad entrare in simbiosi con funghi capaci di decomporre e assorbire i nutrienti del terreno. Tali processi simbiotici durano a lungo, tanto che a volta passano anche dieci anni prima che il seme si sviluppi e la pianta possa fiorire.

Di estremo fascino anche la leggenda legata alla nascita delle orchidee: il mito vuole infatti che Orchis, un giovane greco bellissimo e figlio di una ninfa, forte del suo fascino pensasse di poter ottenere tutto, al punto di arrivare a violentare una delle sacerdotesse del dio Bacco durante un festino dedicato alla divinità; per punire il suo desiderio di onnipotenza Orchis fu sbranato da belve feroci, ma gli dei non vollero permettere che del bellissimo Orchis si perdesse anche il ricordo e fecero quindi in modo che dai suoi resti nascesse una pianta che riproduceva nella sua parte sotterranea, ossia nei due bulbi, proprio le appendici anatomiche maschili che erano state all'origine della disgrazia e della fine del giovane. 

Il nome stesso Orchidea deriva proprio dal termine greco orchis, cioè testicolo, a ragione della particolare forma del bulbo della pianta.

Il promontorio del Gargano costituisce un vero e proprio paradiso per le orchidee spontanee, tanto che su circa 230 specie presenti complessivamente in Italia (circa 500 in Europa), ben 85 specie, appartenenti a 17 generi diversi, si trovano in quest'area (la Puglia con 90 specie è la regione italiana con la maggiore presenza di orchidee, seguita dalla Toscana con 84 e dall'Emilia Romagna con 82).

Alcune delle specie presenti sono abbastanza comuni in altre parti d'Italia e d'Europa, ma altre sono presenti solo qui o in pochissimi altri siti. Tra queste vanno segnalate numerose specie di Ophrys, quali l'Ophrys apulica, archipelagi, bertoloniiformis, biscutella, bremifera, cornuta, garganica, laicatae, melena, parvimaculata, promontorii e sipontensis, l'Orchis quadripunctata e la Serapias apulica.

Particolarmente ricco di orchidee il territorio del Comune di Mattinata, dove si registra la presenza di almeno 60 diverse specie.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- A.Sigismondi, N.Tedesco: "Natura in Puglia - Flora, Fauna e Ambienti Naturali", Adda Editore, 1990 Bari

- A.Sigismondi, N.Tedesco: "Il Parco Nazionale del Gargano", Adda Editore, 1994 Bari

-Angela Rossini, Giovanni Quitadamo: “Orchidee spontanee nel Parco Nazionale del Gargano”, Grenzi Editore, 2003 Foggia

 

Si segnalano inoltre i siti Internet:

- www.parcogargano.it 

- www.orchideedelgargano.it