PER MASSERIE TRA FRANCAVILLA E CEGLIE


IL PAESAGGIO AGRARIO

Il territorio di Ceglie Messapica è destinato per l'87% della sua superficie all'attività agricola, e già questo dato è inequivocabile per sottolineare il peso che tali attività hanno avuto, ed hanno ancora oggi, nella definizione dei caratteri del paesaggio. 

La coltura prevalente è l'olivo: si tratta di un'olivicoltura poco specializzata, caratterizzata dalla presenza di varietà locali, in genere coltivato senza l'ausilio dell'irrigazione. Si tratta di patrimonio vegetazionale di assoluto valore paesaggistico che caratterizza con la monumentalità delle singole piante il paesaggio di queste contrade. All'olivo si alternano i mandorleti, i vigneti e in misura minore i seminativi, quasi sempre connessi alle grandi masserie.

Una delle specificità di questo territorio, che connota fortemente il paesaggio, è l'estrema parcellizzazione della proprietà fondiaria, leggibile per esempio nell'eccezionale estensione del reticolo di muretti a secco che dividono le proprietà.

Nel territorio di Ceglie, come in quello di tutti i comuni della Murgia di sud - est, esiste uno strettissimo rapporto tra l'attività agro - pastorale e la vegetazione spontanea presente. 

La presenza del bosco, della macchia e delle steppe si riscontrano ancora oggi soprattutto intorno alle grandi masserie, perché strettamente connessi con l'attività zootecnica delle stesse . Anche dove il bosco è oggi scomparso, la presenza di querce isolate di grandi dimensione, i cosiddetti patriarchi verdi, testimonia l'antica presenza del bosco e struttura fortemente il paesaggio agricolo. 

La vegetazione naturale trova inoltre un habitat "protetto" in corrispondenza degli accumuli di pietrame che i contadini negli anni hanno disseminato su tutto il territorio: parieti e parietoni, terrazzamenti, specchie, spesso oggi in stato di abbandono, diventano terreno di colonizzazione privilegiata per molte essenze spontanee; esse creano un sistema di "boschi diffusi" lineari che caratterizzano fortemente il paesaggio, e preservano la biodiversità del territorio. Questi microambienti naturali acquistano tanta più importanza in considerazione dell'elevata antropizzazione di questo territorio.

BOSCO BOTTARI

Nei pressi della provinciale Francavilla-Ceglie, sulle ultime propaggini della Murgia, si estende l’area di bosco Bottari (per una superficie di una quarantina di ettari circa) su un territorio omogeneo, di natura rocciosa con dislivelli dovuti alla presenza delle caratteristiche lame. Bosco Bottari è interamente delimitato da muri a secco e vi vegetano essenze arboree quali il leccio il fragno e la roverella, tre delle dieci specie di quercia osservabili in Puglia. Il sottobosco, molto ricco e variegato, è caratterizzato dalla presenza degli arbusti tipici della macchia mediterranea; abbondano la fillirea, l’oleastro e il lentisco, e sono presenti diffusamente anche l’alaterno, il terebinto, il mirto, il perastro, il biancospino, il viburno ed il prugnolo.

 I CORSI D’ACQUA

Nella ‘pianura di Brindisi’ si può notare una idrografia agevolata dall’opera dell’uomo per la bonifica di depressioni interne. Il corso d’acqua principale è costituito dal Canale Reale che taglia il territorio francavillese da ovest verso est, per circa 18 chilometri e costituisce il corso d’acqua più lungo del Salento.

Il suo percorso sinuoso può essere diviso in due tratti: il primo dalle sorgenti fino all’incrocio con la via per Villa Castelli; il secondo che, dopo aver attraversato i territori dei comuni di Oria, Latiano, Mesagne, Brindisi, sfocia nell’Adriatico nei pressi delle paludi di Torre Guaceto.

Il Canale Reale corrisponde probabilmente con il corso dell’antico fiume "Pactius o Ausonius", menzionato da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia".

LE MASSERIE

La funzione delle masserie dell'Italia meridionale sta nella radice del nome storicamente esteso a gran parte dei paesi d'Europa. Il termine mas indicava anticamente in Francia, specialmente in Provenza e nella limitrofa Catalogna, il podere, la casa di campagna, così come masa l'indicava in Spagna. Queste voci, come pure massa e la pugliese masseria si è ritenuto siano derivate dal latino mansus, participio passato del verbo manere, nell’accezione di dimora e di dimorare.

 Le masserie costituiscono uno degli aspetti più tipici e suggestivi del territorio rurale della provincia di Brindisi. Rappresentano, inoltre, un elemento significativo ai fini della conoscenza del rapporto intercorso tra i nostri avi e l'ambiente. Esse si configuravano come floridi centri di vita agricola e sociale strutturati in modo da essere perfettamente autosufficienti.

In genere la parte abitativa si presentava sempre secondo schema fisso: la parte centrale era l'abitazione del padrone e si presentava come l'edificio più vasto, intorno al quale si localizzavano gli ambienti di lavoro quali il cortile, le abitazioni dei dipendenti, le stalle e l'aia. L'architettura era sostanzialmente spontanea, determinata dalle esigenze della vita rurale.

 Le masserie, inoltre, rispondevano a quel bisogno, che l'uomo ha avvertito sin dalle origini, di associarsi ai propri simili, di vivere in comunità, di accomunare il proprio lavoro a quello degli altri, di assicurarsi una maggiore difesa da predoni o da pirati.

Il termine "masseria" rinvia a "massae", veri e propri villaggi agricoli fortificati che, in seguito alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, hanno sostituito le "villae" romane per fronteggiare i frequenti pericoli di saccheggio e di devastazione. Si attribuisce ai normanni la trasposizione sul territorio brindisino di un sistema politico-amministrativo d'impronta feudale con la creazione di pochi feudi concessi ad autorità laiche e ad enti ecclesiastici. Nel XII secolo, quando fu necessario un accentramento del potere nelle mani di una solida monarchia, per arginare le rivolte dei baroni e dei conti riottosi, si preferì dividere il territorio in più feudi. Durante la dominazione sveva ed angioina, molti vasti territori di proprietà di feudatari si trasformarono in masserie regie, la cui operatività era annualmente controllata da un "mastro massaro", individuo con precise competenze in agricoltura che, nel periodo autunnale, stilava un inventano dei beni della masseria, del numero degli animali, dei costi di produzione e dei prodotti per la semina.

L'importanza delle masserie accrebbe parallelamente all'aumento della popolazione ed al conseguente accrescimento delle richieste dei prodotti di immediato consumo da parte delle città. Le modeste dimore composte all'origine prevalentemente da due vani, gradatamente si andarono completando con le altre strutture che, nel corso dei tempo, subirono rimaneggiamenti ed aggiunte di ulteriori corpi di fabbrica, rispondenti alle rinnovate esigenze dell'attività agricolo-pastorale. Pertanto, ne è derivata un'ampia casistica subordinata a precise necessità della produzione agricola e dell'allevamento, oppure da esigenze d'ordine difensivo. Quest'ultima necessità spiega la comparsa di tutti quegli elementi destinati alla difesa dagli attacchi esterni quali gli alti muri di cinta interrotti dal solo portale, i torrioni angolari, le scale a pioli interne o ricavate nello spessore della muratura, il camminamento lungo il parapetto, i ponti levatoi con le garitte e le feritoie.

Attorno alla costruzione erano dislocate le abitazioni dei contadini, la chiesa, i servizi (stalle, depositi) ed il trappeto.

La tipologia delle masserie di cui è innervato il territorio di Brindisi è sicuramente molto articolata. Ne è conferma la presenza di differenti gruppi morfologici, che vanno dalle masserie con coperture a terrazza alle masserie con coperture a pignon, dalle masserie miste a pignon e trulli alle masserie a trullo.

Si tratta di strutture architettoniche costruite in pietra calcarea o tufo. Nella maggior parte dei casi, erano recintate da muri "a secco" o "a crudo", così definiti perché innalzati utilizzando il calcare compatto offerto dalle colline, senza malta (e quindi senza acqua). "Lu jazzu", ossia il rifugio per gli animali di piccole dimensioni (pecore, capre, maiali), costituiva il fulcro dell'economia masserizia, in quanto una parte rilevante degli introiti proveniva dall'allevamento e dalle attività connesse.

Le masserie Facciasquata, Bottari, Montecarlo, Sciaiani (con allevamenti ovi-caprini) sono una tipica espressione della civiltà agricola del territorio dell’Alto Salento.

IL FENOMENO DELLE SPECCHIE E PARETONI

All'età messapica va riferito l'interessantissimo sistema di specchie e paretoni che caratterizza in maniera peculiare il territorio di Ceglie Messapica.

Nel campagna, a corona intorno all'abitato e inseriti probabilmente in un secondo momento in un sistema difensivo complesso, sorgono antichi monumenti che la tradizione popolare chiama "specchie". Sulla funzione delle specchie si sono avanzate ipotesi sin dal 1500: il Galateo le considerò monumenti funerari, il Marciano nell'800 parlava di "vedette militari"; nel 1937 il Drago escludeva l'ipotesi della presenza di una camera sepolcrale e optava per la funzione di avvistamento e di difesa; il Teofilato non escluse la coesistenza di più funzioni e per la prima volta intuì la stretta relazione esistente tra le specchie e i "paretoni", che seguono per diversi chilometri l'allineamento delle specchie; si deve al Neglia, negli anni '70, uno studio sistematico, su basi topografiche, del fenomeno delle specchie nell'intero Salento.

La corona di specchie, di forma ellittica, circonda l'abitato di Ceglie ed è costituita da 18 monumenti attualmente visibili.

Tra quelle più imponenti, la Specchia Castelluzzo, situata a sei chilometri dal centro urbano, è di forma ellittica con un asse maggiore di 40 metri; probabilmente in origine era costituita da sei ripiani concentrici, per un'altezza complessiva attuale superiore ai dieci metri; sull'ultimo si alzava una torretta circolare, oggi in parte franata, costruita da blocchi squadrati di forma rettangolare, mentre il resto del monumento è innalzato con grossi blocchi calcarei irregolari; dal piano di campagna si stacca una rampa ascendente ai piani superiori, oggi solo parzialmente visibile.

La Specchia di Facciasquata, si trova a quattro chilometri da Ceglie e a 1850 metri dalla specchia Puledri; ha una struttura molto semplice, con la base formata da un tamburo cilindrico alto circa tre metri e un cumulo conico superiore; non sono visibili rampe di accesso.

La Specchia Capece posta sulla linea di confine tra Ceglie e Francavilla, di pianta subcircolare, è strutturata da tre gradoni alti rispettivamente 1.10, 1.75 e 2.50 metri, l'ultimo dei quali sostiene un cumulo conico di pietrame informe alto 2.50 metri; la specchia si colloca alla confluenza di tre paretoni, larghi da due metri e mezzo a tre metri. 

Attorno all'abitato di Ceglie Messapica è possibile riconoscere tre distinte cinte murarie. 

Un circuito più stretto si svolge quasi a ridosso del centro storico medievale, composto da blocchi megalitici e molto probabilmente già esistente nel VI secolo a.C.; una seconda cinta muraria, nota localmente come il Paretone, racchiudeva un territorio molto più vasto dell'antico centro messapico; a circa quattro chilometri dal centro abitato è infine riconoscibile un ulteriore elemento di fortificazione, composto da muraglioni connessi alle specchie. Le cinte più esterne sono databili, seppure ancora in via ipotetica, fra la metà del V e l'inizio del IV secolo a.C., quando divennero tesi i rapporti tra la potente città greca di Taranto e le comunità locali che abitavano questo territorio.

E' interessante notare come il sistema di specchie e paretoni venga in molti casi colonizzato dalla vegetazione spontanea, a dimostrazione dello strettissimo rapporto che lega le emergenze storico - archeologiche con quelle naturalistiche ed ambientali.

FRANCAVILLA FONTANA: UN PO' DI STORIA

Le ricerche archeologiche hanno documentato le origini messapiche dell’abitato di Francavilla, occupata poi dai Romani, come testimoniato dalla presenza di un piccolo insediamento (seconda metà del IV sec. - primi decenni del II sec. a.C.). In contrada S. Lorenzo, nei pressi del canale Reale (lungo l'antica via Appia), sono stati inoltre rinvenuti i resti di una villa rustica di epoca romana, costruita verso la fine del I sec. a. C.

 Sui resti antichi agli inizi del XIV secolo sarebbe sorta Francavilla, per iniziativa di Filippo I d'Angiò, principe di Taranto e signore di Oria. Mentre cacciava cervi in quella zona nel 1332, il principe avrebbe rinvenuto presso una fontana un'immagine della Beata Vergine dipinta su un muro diroccato. Vi fece costruire una chiesa, S.Maria della Fontana, intorno alla quale radunò gente dalle campagne vicine: al nuovo casale diede il nome di Villa San Salvatore. Per incentivarne lo sviluppo, il principe angioino concesse numerose franchigie: da qui il cambio del nome a Franca Villa (dal francese ville), città franca, ossia esente da tasse e contributi. In seguito, per distinguerla da altre città con lo stesso nome, fu chiamata Francavilla d'Otranto. Solo nel 1864 divenne Francavilla Fontana, a ricordo dell'icona bizantina che raffigura la Madonna della Fontana.

Nel 1364 il casale passò a Filippo II d'Angiò, che lo cinse di mura, in seguito ampliate dal principe di Taranto Raimondello del Balzo Orsini. Da costui passò prima ai Borromeo e poi agli Imperiali, che la tennero finché Ferdinando IV di Borbone la dichiarò città libera (fine XVIII secolo).

Fu il figlio di Raimondello, il più noto Giovanni Antonio del Balzo Orsini, che fece costruire nel 1455 una grande torre quadrata, primo nucleo di quello che sarebbe diventato il palazzo Imperiali, alla quale il marchese di Oria e feudatario di Francavilla Giovanni Bernardino Bonifacio aggiunse, nel 1536, altre tre torri. I restauri fatti eseguire dagli Imperiali dal 1701 al 1730 lo trasformarono in splendida residenza; oggi è la prestigiosa sede dell'Amministrazione comunale.

Alla morte di Giovanni Antonio del Balzo Orsini furono ristabilite libertà e benefici a cura dei nuovi feudatari, i Bonifacio, sotto i quali fu ideato e terminato il "Burgo Grande" che costituì l’inizio della Francavilla rinascimentale.

Nel 1579 fece la sua apparizione nel destino della città la famiglia degli Imperiali, con il marchese Davide, rampollo di una famiglia che si era meritata sul campo di battaglia e nei secoli, il titolo-cognome di Imperiali e lo stemma, un’aquila, per i suoi discendenti. Il giovanissimo Davide acquistò il feudo in tutta la sua interezza, compresi Oria e Manduria, senza i vincoli e limitazioni che erano normali per l’epoca, per cui fu davvero il più potente feudatario del circondario.

Nel 1782, con la morte di Michele IV Imperiali, terminò un’epoca che vide fasti e successi della famiglia che fu anche l’artefice del benessere del popolo francavillese.

Re Ferdinando IV di Napoli concesse nel 1788 il titolo di città a Francavilla Fontana che nel frattempo era passata sotto il diretto dominio dello Stato, avendo il marchese di Latiano, erede indiretto del feudo, rinunciato al titolo di feudatario.

Gli effetti della Rivoluzione Francese e le idee libertarie provocarono una vera e propria frattura nel tessuto sociale della città che vide sanguinosi scontri tra cui quello che vide vittima, l’11 febbraio del 1799, un seguace giacobino della Repubblica Partenopea, tal Nicola Semeraro, martoriato ed ucciso ai piedi dell’Albero della Libertà dallo stesso issato in piazza Grande.

Il secolo XIX, vide come del resto in tutto il Mezzogiorno, la piaga del brigantaggio e l’adesione a varie bande di numerosi rappresentanti francavillesi.

La Massoneria fu ben rappresentata: alla prima "vendita" Carbonara "Nuova Rudiae" fece seguito la "Villafranca" e nel loro seno varie sette tra cui ebbero importanza quelle dei "Calderari" e dei "Decisi". Questa situazione non poteva essere tollerata dal Regno delle Due Sicilie che nel 1818 inviò l’esercito, il quale represse le “vendite” in un bagno di sangue nel quale trovò la morte anche "papa Ciru", figura originale di religioso. In quel tempo vi furono anche fermenti di modernizzazione e di ingrandimento della struttura cittadina che all’appuntamento con l’unità d’Italia contava circa 20.000 abitanti.

Le porte che danno accesso al borgo di Francavilla Fontana appartengono a secoli diversi. Al XVII secolo quella del Carmine edificata dagli imperiali nel 1640 più come arco di trionfo che come porta; al XVIII secolo quelle dei Cappuccini e della Croce.

Luogo centrale dell’intero abitato di Francavilla è il castello, in origine torre quadrata circondata da mura e fossato, costruita da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principe di Taranto, nel 1450. II "castello" Imperiali, dal nome dei principi che avevano acquistato Francavilla nel 1572, si impone sui tessuti edilizi circostanti per l'aspetto solenne e maestoso, a metà tra fortificazione e palazzo gentilizio.

Circondato da fossato, ha pianta rettangolare con aggetti agli spigoli, quasi a simulare la presenza di torrioni angolari, una muratura leggermente a scarpa nella parte inferiore ed una doppia cornice ad archetti e merlatura come coronamento. Sul lato si apre tra i torrioni un loggiato barocco in arenaria con quattro preziose arcate incorniciate da sculture ed affiancate da semicolonne che sostengono una trabeazione con fregio e cornicione.

L'aspetto attuale risale all'inizio del Settecento ed alla fiorentissima vicenda barocca della città, legata alla famiglia Imperiali, principi illuminati, protettori delle lettere e delle arti, benemeriti instauratori della sua urbanistica e splendidi fondatori e committenti di fabbriche e arredi. Gli Imperiali, che avevano acquistato Francavilla nel 1572, coltivarono il mecenatismo e la caccia, il lusso, la musica e gli spettacoli. Grazie a loro il castello assunse un carattere spiccatamente signorile (forse su progetto dell'architetto leccese Mauro Manieri, o addirittura di un architetto romano incaricato dal cardinale Renato Imperiali), culminato alla fine del ‘600 con la realizzazione dello scalone progettato da Ferdinando Sanfelice e con la edificazione del teatro nel 1716.

Il Borgo ha un aspetto rinascimentale e barocco, con interessanti palazzi quali Palazzo Pepe, Palazzo Bottari e Palazzo Giannuzzi-Carissimo. Alla metà del XVI secolo risalgono invece Palazzo Cotogno e Palazzo Argentina. Il palazzo Bianco, in stile rococò, è della fine del XVII secolo.

La chiesa matrice, o chiesa del Rosario, con imponente cupola rivestita da mattonelle di maiolica, fu ricostruita tra il 1743 e il 1759 là dov'era la chiesa angioina della Madonna della Fontana del XIV secolo. In via S. Francesco è la chiesa del Carmine, con annesso convento costruito nel 1517 e utilizzato come ospedale nel 1867.

Nell'agro francavillese sono interessanti due cripte basiliane, presso le masserie Caniglia e di S. Croce; la seconda conserva affreschi di santi dipinti tra il XV e il XVI secolo.

Patrimonio storico della città di Francavilla sono i riti della Settimana Santa che si svolgono secondo tradizioni codificate e immutate da secoli. 

 

Per un approfondimento dei temi esposti si segnalano: 

 

- D.Borri, F.Pace: Relazione al PRG del Comune di Ceglie Messapica

- "Messapica Ceglie" - Catalogo della mostra, 1998

- I. Conte, G. Scatigna Minghetti: "Ceglie Messapico - Arte, ambiente, monumenti", Martina Franca 1987

- Nicoletta De Caro: “Masserie in terra di Brindisi

- Rosario Jurlaro: “Per le masserie: ricreazioni

- AA.VV.: “Itinerari nella natura di Puglia- Murgia Sud Orientale e arco ionico” - Regione Puglia, T.C.I.

 

-  www.francavillaonline.info


Dalle Murge di sud-est alle sorgenti del Canale Reale

itinerario rupestre da Ceglie M.ca a Francavilla F.na

 Felice Suma – Flo TanzarellaGianfranco Ciola

 

Ore 9.00 – partiamo da Ceglie M.ca per recarci in auto a masseria Jazzo ubicata a 4 km dal centro abitato messapico. Parcheggiamo le auto nel recinto della masseria mentre altre auto saranno parcheggiate al termine della passeggiata in corrispondenza del sottopasso della SS 7 Taranto-Brindisi prima di accedere nella zona industriale di Francavilla.

Attraversando i seminativi arborati della masseria Jazzo giungiamo presso i boschi della masseria Facciascuata, li percorriamo fino a raggiungere il paretone messapico e il corpo di fabbrica fortificato della masseria. Percorriamo in senso contrario il passatoio sterrato di accesso alla masseria e usciamo sulla Strada P.le Ceglie M.ca-Villa Castelli. Subito dopo a sinistra, imbocchiamo la Strada comunale asfaltata in direzione masseria Bottari, sulla destra incontriamo una cappella ruale, sulla sinistra i seminativi arborati che fanno da cornice alla masseria Montecarlo.

Questa strada corrisponde al “tratturo delle vacche”, antico percorso di transumanza che collegava la Murgia di sud-est con la piana costiera dell’Arneo. Lungo questo percorso incontriamo sulla destra la specchia Puledri, punto di avvistamento di epoca messapica.

Più avanti la strada diventa stretta e sterrata, costeggiata da una fitta vegetazione a macchia, qui si intravedono i seminativi della masseria Bottari. Dopo aver percorso il lungo passatoio, ci troviamo di fronte ad un ingresso con due colonne in cemento, svoltiamo a sinistra e proseguiamo lungo un passatoio sterrato più largo. Sulla sinistra intravediamo masseria Casalicchio, più avanti costeggiamo alcuni tendoni di uva da tavola che stonano nel contesto rurale a carattere estensivo e ci anticipano le coltivazioni intensive tipiche della piana ionica.

In corrispondenza della masseria Sciaiani (con allevamenti ovi-caprini) svoltiamo a sinistra e più avanti sempre a sinistra notiamo la masseria più antica, dopo la strada diventa asfaltata (da Jazzo abbiamo già percorso 7 km) e scende dolcemente dai gradoni murgiani verso quote più basse, da qui si intravede di fronte a noi la piana tarantina. Attraversiamo oliveti secolari e giungiamo sulla SP Francavilla-Villa Castelli, l’attraversiamo e percorriamo la strada in direzione Villa Castelli-Stazione. Siamo già sulla piana di Francavilla, una lunga strada asfaltata ci separa dalle sorgenti del Canale Reale, il fiume più lungo del salento, che dai piedi delle Murge sfocia fino a Torre Guaceto. Giriamo a sinistra e percorriamo un passatoio asfaltato tra seminativi e tendoni di uva da tavola di un’agricoltura che qui diventa ormai intensiva. Il Canale Reale scorre parallelamente alla nostra strada, fino a quando non giungiamo in corrispondenza del sottopasso della SS 7 Taranto-Brindisi (da masseria Jazzo abbiamo percorso 10 km). Oltre questo sottopasso inizia la zona industriale di Francavilla Fontana. Terminiamo qui il percorso pedonale e troviamo le automobili parcheggiate in mattinata, mentre alcuni accompagnano i proprietari delle auto parcheggiate presso masseria Jazzo a prendere le stesse gli altri componenti del gruppo si recano nel centro storico di Francavilla F.na dove ci si dà appuntamento con il resto del gruppo.