IL GARGANO
MONTE SACRO: NATURA E RELIGIONE

Foto di Pino Bova

Piana di Mattinata

 

NOTIZIE GENERALI

A nord di Mattinata solitario si eleva il Monte Sacro, maestoso e superbo, che con i suoi 874 metri è il più alto di tutto il Gargano orientale.

Foto di Pino BovaIl promontorio è costituito da calcare, appartenente al cretaceo e all'eocene, con tracce di tufo miocenico e pliocenico, ricco di argilla, per cui le rocce sono di colore variabile dal grigio rossastro al rosso oscuro.

Il paesaggio è caratterizzato da querce, rimboschimenti di pino nero, olmi e cipressi e nelle esposizioni più fresche anche carpino nero e roverella. La pendice Sud-Est del rilievo è ricoperta per circa metà da un ceduo di leccio, l’orniello e l’Erica arborea. Il leccio, in linguaggio botanico Quercus Ilex, è tipico della macchia mediterranea, cresce dal livello del mare fino agli 800-900 metri di altitudine. Qui rappresentano le tracce delle antiche foreste sempreverdi del Gargano e della Puglia, risparmiati dai tagli indiscriminati. La superficie boscata si è notevolmente contratta degradata dal continuo pascolamento, dagli incendi e molti coltivi sono ricoperti da estesi felceti. Ricorrono anche "campi carreggiati" e un fitto reticolo di muretti a secco con sparsi qua e là alcuni "pagliari".

Monte Sacro

Foto di Pino Bova

I toponimi spesso rivelano caratteristiche importanti di un territorio. Monte Sacro, per esempio, fa subito pensare ad un luogo di culto. Potremmo supporre che il nome derivi dalla presenza dell’insediamento dei monaci, ma il monte era consacrato al culto prima dell’avvento del Cristianesimo. L’antico nome del luogo è Dodoneo in omaggio a Giove a cui era intitolato.

Foto di Pino BovaLa dedica millenaria cambiò orizzonte; infatti, alcuni documenti svelano che nello stesso anno in cui fu celebrata la prima messa in onore di S. Michele Arcangelo, da poco apparso nella grotta dell’omonimo monte, Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, accompagnato da altri prelati, salì in cima al Dodoneo e lo consacrò alla Santissima Trinità (fine V secolo).

In periodo medievale, un gruppo di monaci provenienti da Santa Maria di Calena realizzò su questa cima una cella, ovvero un piccolo cenobio di pochi monaci. Se ne trova traccia per la prima volta in una bolla papale del 1058. Ma già cento anni dopo Monte Sacro è menzionata quale abbazia, quindi si presume fosse divenuta molto importante fino a guadagnarsi l’indipendenza dal nucleo di Peschici, nel XII secolo. Dopo un periodo di floridezza economica e di prestigio, i redditi dell’abbazia iniziano a diminuire per ricevere un colpo di grazia con l’istituzione della commenda. Nel 1481 l’abbazia è ormai deserta e viene unita a quella di Siponto. Il degrado è progressivo, fino a giungere all’attuale stato di rudere. E le rovine dell’antica abbazia di Monte Sacro convivono oggi con lecci e roverelle.

 

Monte Saraceno

Foto di Pino Bova

Il mito racconta che Dauno, fratello di Peucezio, guidò un gruppo di Illiri alla occupazione di quella porzione di territorio compresa tra il Fortore e l’Ofanto e che da lui prese il nome di Daunia.

Foto di Pino Bova
Tomba della Necropoli
di Monte Saraceno

La storia e l’archeologia ci rivelano che nella parte settentrionale della Puglia, a partire dal IX secolo a.C., un gruppo umano dai caratteri culturali propri e significativi trovò dimora e si differenziò dal resto delle popolazioni italiche. Tra i caratteri distintivi di questa popolazione è da annoverarsi il culto che essi riservavano ai loro defunti: i morti erano inumati di fianco e rannicchiati in tombe scavate nel banco calcareo coperte da lastre di pietra e ciottoli lungo il perimetro o da muretti a secco coperti da cumuli di pietre. Accanto al defunto era collocato il corredo funebre, composto da vasi e oggetti vari che lo avrebbero accompagnato durante il viaggio oltre la vita. Tra il VII e il VI secolo a.C. i Dauni iniziarono a produrre delle stele decorate su entrambi i lati con scene di vita quotidiana e raffigurazioni umane. È molto probabile che esse fossero poste a contrassegno delle sepolture e le immagini in esse riprodotte fossero dedicate al defunto, ma ad oggi nessuna stele è stata rinvenuta piantata in testa ad una sepoltura, anche perché, essendo monumenti di notevole pregio, è probabile che da subito fossero state sradicate dai siti d’origine. Attualmente numerosi esemplari di stele dauni e sono conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia.

Con l’espansione dell’influenza romana la cultura dei Dauni andò riducendo i propri caratteri individuali fino a scomparire definitivamente intorno al III secolo a.C..

Monte Saraceno

Rude, selvaggio e forte, qual gigante,

sta Monte Saraceno innanzi al mare;

saluta i primi raggi e il sol calante;

nel cuor ha una bandiera militare.

D'eroi e di guerrieri un giorno ostello,

passo fugace di fulgenti numi:

a Ettor fuggente spalancò l'avello

ne' flutti al ciel urlanti senza lumi.

De l'italo speron or sentinella:

guarda sereno vèr l'opposta sponda,

e coi bellici legni sol favella.

Quando su l'erto sasso vagabonda

pende la luna, il mito e l'ombra della

roccia scendono e, pian, vogan su l'onda...

(di Notar Matteo Piemontese, da "La Voce del Pastore", bollettino parrocchiale di Mattinata, Aprile 1941)

Monte Saraceno è uno sperone che si protende sul mare ed è formato da tre colline con altezza variante dai 230 ai 260 metri, a circa 5 km a Sud dall’attuale cittadina di Mattinata. La necropoli-santuario di Monte Saraceno conserva le più mirabili testimonianze dei Dauni. In passato in quest’area sorgeva un abitato, probabilmente protetto da aggere; ancora visibile è una vasta area destinata a necropoli. Il tappeto di sepolture si sviluppa dalla cima del monte e scende lungo tutto il pendio fino al mare. Sono tombe scavate direttamente nel banco calcareo, a sezione trapezoidale, di dimensioni differenti tra di loro. Se l’abitato è ancora tutto da studiare, le tombe, invece, sono state indagate da parte della Soprintendenza

Archeologica e hanno raccontato di un popolo in relazione commerciale sia con l’area Adriatica sia con le comunità indigene dell’entroterra sia con luoghi più distanti, quest’ultima relazione è dedotta dalla presenza di oggetti in ambra, avorio oro, materiali non reperibili in loco. Oltre agli oggetti, in alcune sepolture sono stare ritrovate delle teste scolpite, segno antecedente alla scrittura del desiderio di identificare il defunto.

 

Nelle tombe, sparse su gran parte del Monte, sono stati rinvenuti casi dauni e predauni, fibule illiriche, fogliate e ad aree, manufatti di ambra e vaghi di pasta vitrea.

 

Bibliografia:

AAVV, La Puglia dal Paleolitico al Tardoromano, Electa Editrice, Napoli 1979.G. Musca (a cura di), Storia della Puglia, Adda Editore, Bari 1987.

www.orchideedelgargano.it/dovesiamo/23/27

http://www.gargano.it/viaggi/apiedi/itin11.php#PERCORSO

http://www.itineraweb.com/it/pn/tr_montesacro.php

Sensazioni di un'escursionistsa

Uno dei motivi per cui faccio escursionismo è quella sensazione di purificazione dagli stress urbani, quasi immediata, che mi invade dopo circa venti minuti di cammino nel territorio naturale. Più mi inoltro nei sentieri più sento lontani i “rumori”, se poi la via è in salita, tanto meglio! Perché più rapido è il respiro più velocemente “l’aria nuova” mi riempie i polmoni e caccia via quella vecchia al biossido di carbonio.

Imboccando il sentiero, a tratti nemmeno individuabile, che porta in vetta a Monte Sacro (872m sul livello del mare) si possono salire a gradini quelle tappe del riscatto dalla confusione della vita quotidiana di cui ho detto prima. Si parte dall’inevitabile asfalto, si oltrepassa la soglia indicata dalla sempre degradata bacheca illustrativa, si inizia a passeggiare per un tratto rurale tra muretti a secco e massi di calcare affiorante. Si entra nella lecceta. Si sale tra i fusti del bosco ceduo,  tra gli arbusti di mirto, lentisco e fillirea. Si sale con un po’ di fatica, all’ombra delle querce e dopo circa quaranta minuti, all’improvviso, tra la macchia sempre verdeggiante appare un profilo inaspettato. Occorrono alcuni secondi per mettere un a fuoco l’idea di qualcosa di diverso. Nel paesaggio un po’ sospeso della vetta boscosa di Monte Sacro, si profilano, infatti, le rovine di una millenaria abbazia benedettina.

Forse per ottocentesco romanticismo, forse per l’inaspettata sorpresa, nonostante il paesaggio naturale venga infranto da queste possenti mura, resto esterrefatta!

Foto di Pino Bova

E’ inutile, la mia passione è la storia e rimango incantata di fronte alla precisione dei conci di pietra squadrati, alla perizia delle fondamenta, alla geometria delle absidi.

Nonostante detesti lo sciagurato bisogno dell’uomo di lasciare ovunque un segno del suo passaggio, ammiro con deferenza l’ostinata dedizione di mani al lavoro.

sara