PARCO NAZIONALE DEL GARGANO

 

Foto di Piero Petruzzelli

Cutino

Notizie generali

Il Gargano è un promontorio che si presenta come una sub-regione ben individuabile, circondata com’è dalle vaste piane coltivate della Capitanata, che ne fanno risaltare la ricchezza della copertura vegetale spontanea. Infatti il Gargano ha un indice molto elevato di boscosità e una notevole variabilità vegetale, che può vantare ben 2000 specie (il 35% della flora italiana) su una superficie complessiva di 210.000 ha, alcune delle quali esclusive o molto rare o caratterizzate da gigantismo vegetale.

La varietà di ambienti fa sì che dalle praterie alofile, a prevalenza di Salicornia, e dai canneti delle zone umide si passi prima alla particolare vegetazione delle dune sabbiose e poi all’intricata macchia mediterranea, di elevata biodiversità, con Lentisco, Mirto, Fillirea, Rosmarino e Ginepro, o si incontrino lande a gariga, formazione vegetale di bassi arbusti delle stesse specie della macchia o di Cisto, Elicriso, Timo, Euforbia spinosa. Le specie della macchia spesso costituiscono il ricco sottobosco delle estese pinete di Pino d’Aleppo, fortemente intrecciate con le altre specie sempreverdi e, con l’aumento di quota e dunque un clima più continentale, si riscontrano, dapprima formazioni a Roverella ed, in seguito, formazioni mesofile dominate dal Cerro.

Inoltre, caratteristiche formazioni vegetali sono le c.d. “faggete depresse”, che a differenza di quelle nordeuropee o appenniniche, localizzate a partire dagli 800-900 m di altitudine, si localizzano a quote inferiori ai 300 m.

E’ questo il mondo dei muschi, delle felci, del licheni, dei funghi, di tutti quei decompositori che nell’umido del sottobosco svolgono una funzione essenziale per il mantenimento della foresta.

La vasta estensione, la presenza di boschi maturi e ben diversificati producono un ambiente forestale in grado di ospitare una fauna molto ricca anche di specie rare. Tra gli elementi di maggiore importanza segnaliamo il capriolo. La popolazione garganica, infatti, rimasta isolata senza incroci con popolazioni estranee sembra essere una sottospecie che conserva caratteristiche uniche risalenti all’antico ceppo che popolava i boschi italiani.

Tra le specie maggiormente adattate all’ambiente forestale troviamo i picchi, la cui presenza è un ottimo indicatore della qualità della foresta. Infatti, il Gargano è una delle poche aree italiane ad ospitare ben sei specie di picchio: i più comuni torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore e rosso minore  e i più rari picchio rosso mezzano e picchio dorso bianco.

Tra i predatori della foresta troviamo rapaci come lo sparviere, il gufo reale, l’allocco, forse l’astore e mammiferi rari come  il gatto selvatico e la martora.

Attualmente nelle zone oscure della selva è più facile incontrare gruppi di cinghiali, specie che, estinta nel primo dopoguerra, è stata poi reintrodotta.

Le coste del Gargano

Trabucco

 

In 140 km, le coste garganiche presentano aspetti morfologici molto vari. Partendo da Manfredonia e dopo aver superato il basso arenile già si intravede l’incontro tra la montagna e il mare. Un incontro fatto di ripide falesie che si alternano a valloni nei quali il trasporto dei detriti di falda dall’interno al mare ha creato brevi pianure e spiagge di ciottoli e sabbia. Sono nate così la piana di Mattinata, quella di Mattinatella, la spiaggia di Mergoli e quella di Vignanotica.

Anche il Gargano costiero, come le aree interne, è ammantato da boschi, in  cui domina incontrastato il pino d’Aleppo, che forma in questi luoghi il suo più ampio popolamento italiano, esteso su oltre 7000 ha.

Nel sottobosco di queste pinete troviamo tutti gli elementi tipici della macchia mediterranea, rosmarino, lentisco, fillirea, mirto, cisto marino e cisto rosa. Spesso, alle quote più elevate al pino si associa, nel piano arboreo, il leccio.

Alla varietà del mondo vegetale fanno riscontro le innumerevoli vocalizzazioni di uccelli e mammiferi. Occhiocotto, sterpazzola, sterpazzolina, capinera, luì verde, usignolo, frequentano il sottobosco, mentre cardellino, fringuello, colombaccio e tortora prediligono le alte chiome dei pini. Tra le specie più rare va citata la bigia grossa, specie esigente in fatto di habitat. La grande quantità di uccelli favorisce anche la presenza dello sparviere, tipico rapace di bosco.

La foresta Umbra

Si tratta di una foresta estesa su 15.000 ha che in alcuni tratti si avvicina molto ad una formazione primigenia, ad un bosco, cioè, lasciato evolvere naturalmente senza l’intervento dell’uomo. L’intero complesso forestale si estende nel suo insieme da un’altitudine di circa 300 m agli 832 m di Monte Iacotenente.

Notevole è il numero di specie arboree che la compongono: alle quote più alte e nelle zone più umide faggio, tasso, carpino, acero, farnetto, nelle altre zone cerro, roverella, leccio e olmo. Le faggete del Gargano, in particolare, sono uniche in tutto l’areale della specie, in quanto vegetano alle quote più basse conosciute, circa 300 m. Normalmente, invece, il faggio vegeta a partire dagli 800 m e per questo le formazioni garganiche sono dette “faggete depresse”.

Il Percorso

(I giorno)

Il percorso è dedicato alla “depurazione” e all”ambientazione”. Quindi lasceremo le auto all’azienda Tomarossa (alias letto – doccia - riposo) e di qui ci incammineremo verso l’interno del promontorio, risalendo il corso della valle del Palombaro.

Alla partenza saremo a circa 800 m in linea d’aria dalla costa alla quota di circa 250 m. E dal mare cercheremo di avvicinarci al cuore del promontorio: “la foresta Umbra”. Lo faremo seguendo una delle tante valli che l’acqua a scavato nel corso di milioni di anni, nella sua corsa verso il mare.  Ma quell’acqua ha lasciato oggi il posto ad un manto di macchia mediterranea, che ricopre in modo quasi uniforme e impenetrabile la valle.

Il paesaggio si presenta invece come una alternanza di pascoli, uliveti e querce isolate nella parte alta della valle, quella nella quale si snoda il nostro sentiero. 

Roverelle, biancospino, fillirea, rosa canina accompagneranno il nostro cammino. Lungo il sentiero si incontreranno gruppi di maiali selvatici e cavalli al pascolo.

Di particolare interesse risultano i “cutini” di San Salvatore e Lama La Vita, tra i più interessanti del Gargano. I cutini sono strutture dell’architettura rurale destinate alla raccolta dell’acqua piovana. Essi sono stati realizzati su preesistenti depressioni nelle quali spontaneamente si raccoglie l’acqua.

Attraverseremo in seguito le località Femmina morta e Torre di Sangro per raggiungere infine l’incrocio con la SS 89, dopo circa 6 km, a quota 600 m, a circa 2 km dalla costa e a circa 1500 m dalle faggete della foresta Umbra.

In questo punto la vegetazione sarà cambiata e risulterà dominata dal cerro. Si tornerà indietro per un altro percorso simile al primo dall’altro versante della valle.

 

(II giorno)

Da Bosco Reseghetta a Baia di Sinalicchio. (5,7 km)

Si parte dal Bosco di Reseghetta, si attraversa la macchia mediterranea e la pineta sino a raggiungere la Baia dominata dalla Torre di Sinalicchio.

L’itinerario è impreziosito dalla presenza di ripari sotto roccia della preistoria e da tombe daune.