LAGO SALSO E LE SALINE

Foto di Pino Bova

Secondo la definizione data dalla Convenzione firmata a Ramsar (Iran) il 2 febbraio 1971 e ratificata con Decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 13 marzo 1976, "le zone umide sono quelle aree, naturali o artificiali, con presenza di acqua permanente o temporanea, ferma o corrente, dolce, salmastra o salata, comprese le zone marine fino ad una profondità di 6 metri dal livello minimo di marea".

Nel 1977 viene istituita la riserva naturale di popolamento animale Saline di Margherita di Savoia. Essa è compresa nelle saline di Margherita di Savoia e Trinitapoli e con la sua estensione di3871 ettari - il 71% del totale del patrimonio pugliese - riveste un notevole valore naturalistico. Due anni dopo, nel 1979, tale area è dichiarata di interesse internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici.

 

IL SISTEMA IDROGEOLOGICO DELLE SALINE

La morfologia del territorio compreso tra la zona umida e il fiume Ofanto (ricadenti nel comune di Trinitapoli e Margherita di Savoia) è caratterizzata da pianori con altezze variabili tra i 4 e i 5 metri nella zona di costa, che si raccordano con dei terrazzi alluvionali, presenti verso il fiume Ofanto e caratterizzati da altezze variabili di 10-15 metri, in un cambio repentino di pendenza di qualche metro. Un’importante elemento idrografico, oltre al fiume Ofanto, è l'esistenza di zone palustri e specchi d'acqua che si estendono a nord e a nord-est del Comune di Trinitapoli e formano le vasche salate delle Saline di Margherita di Savoia.

Foto di Pino Bova
Margherita di Savoia - Saline

Tale zona è altimetricamente depressa e colma di terreni limosi e torbosi, dovute a sedimenti lacustri; invece verso il fiume Ofanto terrazzi alluvionali sono di costituzione recente (Olocene) e sono dati da detriti sciolti di ciottolame calcareo o dì rocce vulcaniche inglobati in matrice sabbiosa o limosa derivanti da sedimentazione fluvio-lacustre.

La presenza di piccole falde acquifere sospese si possono rinvenire al passaggio dei terreni permeabili superficiali sciolti con il substrato limo-argilloso. Il deflusso di queste falde verso la linea di costa è lento.

 

  LA PRODUZIONE DEL SALE

Il sale ha rivestito un ruolo importantissimo nello sviluppo della civiltà umana, quando 5 o 6 mila anni fa si scoprì che era in grado di proteggere e conservare le derrate alimentari. Per questo probabilmente è divenuta la prima merce oggetto di commercio. Inizialmente si utilizzava, presumibilmente, quello raccolto sulle sponde del Mar Morto, come residuo dell’evaporazione dell’acqua salata del lago. In seguito si scoprì che era possibile ottenere sale anche dall’evaporazione dell’acqua marina con il calore del sole.

Foto di Gianluca Andreassi
Canale saline

Questa tecnica di produzione del sale si è diffusa sulla costa adriatica circa 2500-3000 anni fa. Importanti erano le saline etrusche di Spina, così come quelle di Taranto. Dalla prima metà del 1800 furono messe a punto tecniche industriali di produzione di sale.

In generale le saline sono ubicate in zone costiere pianeggianti e sono costituite da vasche comunicanti sia con il mare che fra loro, disposte con un leggero dislivello. La salina funziona con un flusso lento ma continuo di acqua  di mare in entrata e con un rigetto continuo nel mare delle acque madri.

In primavera l’acqua di mare viene fatta entrare in una prima serie di vasche , poste ad un livello di alcune decine di centimetri superiore a quello delle altre vasche. Nei mesi successivi (fino all’autunno) una parte dell’acqua evapora sotto l’azione della radiazione solare. In seguito l’acqua di mare viene fatta passare nelle vasche sottostanti, dove continuano l’evaporazione dell’acqua e l’aumento della concentrazione dei Sali, ottenendo la salamoia. Quest’ultima, infine, passa nella vasche salanti dove il sale si concentra ulteriormente con la conseguente precipitazione del Cloruro di Sodio (NaCl). In queste vasche l’acqua assume una colorazione caratteristica rossa per la presenza di microorganismi e di un crostaceo, l’artemia salina , che vivono in acque con altissime concentrazioni di sale.

Successivamente il sale viene raccolto e sistemato in grandi mucchi bianchi, caratteristici del paesaggio delle zone in cui si trovano le saline.

La salina di Margherita di Savoia si estende per una superficie di circa 4000 ha, di cui 3500 di superficie evaporante e il restante di zona salante. L’acqua del mare viene prelevata con un impianto idrovoro, rendendo i passaggi di acqua marina continui e non più discontinui.

Attualmente la raccolta del sale avviene, due volte all’anno, secondo una tecnica pluriennale, peculiare di Margherita di Savoia, che ha modificato profondamente la raccolta del sale, che avviene da una determinata vasca ogni 4-5 anni e non più annualmente.

 

LE ZONE UMIDE

All’interno del Parco Nazionale del Gargano sono presenti due straordinarie zone umide: il Lago Salso (ex Daunia Risi) e la Palude di Frattarolo, quest’ultima già Riserva Naturale dello Stato dal 1980.

L’importanza internazionale delle paludi sipontine è testimoniata dalla designazione come Zona di Protezione Speciale (ZPS) secondo la Direttiva UE 79/409 “Uccelli” e come proposto Sito di Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva UE 92/43 “Habitat” da parte del Governo italiano. Inoltre l’area è stata inserita dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) tra i siti IBA (Important Birds Areas) riconosciuti ufficialmente dall’Unione Europea e tutt’ora indirizzata alla salvaguardia di questi fragili biotopi e alla fruizione compatibile.

Foto di Gianluca Andreassi
Gobbo ruginoso

In questo modo è stato possibile realizzare un Centro Visite e la ricostruzione di un villaggio Dauno e, nel contempo, interventi di conservazione come quello promosso dal Parco e dal Comune di Manfredonia che, in collaborazione con la LIPU, lavorano alla reintroduzione del Gobbo rugginoso, un’ anatra tuffatrice dallo splendido becco azzurro (durante il periodo degll’accoppiamento), estinta in gran parte d’Europa e sopravvissuta con una piccola popolazione solo in Spagna

    Negli anni passati la LIPU ha prelevato alcuni esemplari con i quali è stato avviato a Racconigi (TO) un centro per la sua riproduzione in cattività. I giovani nati in questo centro sono stati trasferiti nelle voliere del lago Salso dove, si sono riprodotti dando origine ai “primi” gobbi nati in Puglia, un evento che non si verificava da oltre un secolo nelle paludi del Gargano.

 

LAGO SALSO

Foto di Gianluca Andreassi

Questa è una zona di antiche paludi originate da torrenti provenienti dal Subappennino Dauno e generata anche dal sopralzo degli argini attuato verso la metà degli anni 60 per scopi essenzialmente irrigui e successivamente venatori. L’area, che fa parte del Parco Nazionale del Gargano, ricopre una superficie di 541 ettari.

L’Oasi è divisa in tre zone, la Valle Alta a occidente, la Valle di Mezzo, e la Valle Bassa o lago Salso a oriente, separate da due argini che attraversano la palude.

L’ambiente è costituito da estesi canneti (Phragmites australis) che si alternano a larghe zone di acque aperte, che permettono l’osservazione di molte specie floristiche e faunistiche tipiche degli ambienti palustri.

Predomina anche la tifa (Typha latipholia) che insieme alla canna di palude la fa da padrone conferendo all’area un aspetto di apparente monotonia. Nei periodi primaverile-estivi possiamo osservare anche specie caratterizzate da vivaci fioriture quali l’iris d’acqua (Iris pseudoacorus) dal bellissimo fiore giallo e la salcerella (Lythrum salicaria) dalla vivace spiga rosso-violetto.

Un’attenta osservazione dagli argini perimetrali della palude ci permette di osservare sull’acqua anche idrofite con eleganti fioriture quali il ranuncolo d’acqua (Ranunculus trichophyllus) e l’Utricularia (Utricularia vulgaris).

A queste specie, prevalentemente legate all’acqua dolce, si affianca una specie che invece predilige i terreni umidi salmastri; è la suaeda (Suaeda fruticosa) che si trova a lato di alcuni tratti dell’argine perimetrale.

Foto di Gianluca AndreassiTra la fauna ricordiamo la presenza di alcune specie di anfibi quali il rospo smeraldino (Bufo viridis viridis) e la raganella (Hyla arborea), di rettili quali la testuggine palustre (Emys orbicularis), il cervone (Elaphe quatuorlineata), la biscia dal collare (Natrix natrix elvetica) e la biscia tassellata (Natrix tassellata), di mammiferi quali riccio comune (Erinaceus europaeus), toporagno d’acqua (Neomys fodiens), volpe (Vulpes vulpes), tasso (Meles meles), donnola (Mustela nivalis) e faina (Martes foina).

Gli animali vertebrati più rappresentati e facilmente osservabili sono gli uccelli, per i quali possiamo considerare l’Oasi Lago Salso un vero e proprio paradiso ornitologico.

Le acque aperte sono frequentate in inverno da migliaia di anatidi svernanti, tra i quali ricordiamo i moriglioni (Aythya ferina), morette (A. fuligula), mestoloni (Anas clipeata), codoni (A. acuta) e fischioni (A. penelope), mentre in estate si riproducono nel canneto aironi rossi (Ardea purpurea), tarabusino (Ixobrychus minutus), cannareccioni (Acrocephalus arundinaceus), basettini (Panurus biarmicus) e falchi di palude (Circus aeruginosus). Nell’area è inoltre presente una delle più importanti garzaie dell’Italia centro-meridionale dove decine di coppie di garzette (Egretta garzetta), nitticore (Nycticorax nycticorax), sgarze ciuffetto (Ardeola ralloides) e mignattai (Plegadis falcinellus), che costruiscono il loro nido su alberi di eucalipto.

LA PALUDE DI FRATTAROLO

Foto di Pino Bova

Acquitrini bassi, con salicornieti, tamerici, giunchi, conferiscono all’area un aspetto primordiale non dissimile da quello che doveva presentarsi agli occhi di Federico II,.

Contigua e complementare al lago Salso, la zona umida è estesa per circa 500 ha (compresa la foce del Candelaro), di cui 257 ha sono protetti dal 1980 anno di istituzione della Riserva Naturale di popolamento animale. Quest’area è condizionata dal “disordine idraulico” del torrente Candelaro che l’attraversa e che purtroppo non esonda più nella palude come una volta, dilatando i periodi di carenza idrica. Tutto ciò ha provocato, ad esempio, la scomparsa del cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), come nidificante.

Da ottobre a febbraio nuvole di storni volteggiano al tramonto su queste zone umide e ad esse si accompagna spesso la presenza del falco pellegrino (Falco peregrinus), intento ad insidiarli. Anche il falco di palude (Circus aeruginosus), offre splendide scene di caccia al visitatore che, armato di binocolo, frequenti queste zone, soprattutto da settembre a maggio, quando questa specie è osservabile con numerosi individui.

Non mancano i “gioielli” più rari: durante le migrazioni le paludi sono una sosta d’obbligo per oche (che in passato svernavano numerose), falchi pescatori, spatole (spesso estivanti), mignattai (più volte nidificanti), aquile anatraie, albanelle reali (svernanti), cicogne bianche (spesso estivante), cicogne nere e gru.

Altri protagonisti selvatici di queste paludi sono le natrici, dal collare e tessellata, i biacchi, i cervoni e la sempre più rara testuggine palustre (Emys orbicularis), tra i rettili. Il rospo smeraldino è tra gli anfibi più rappresentativi. Tra gli insetti spiccano le libellule, tra cui Simpetrum sanguineum dal colore rosso sgargiante. Le acque limacciose ospitano tinche, cavedani, pesci gatto e carpe.

 

PERCORSI E FRUIZIONE

Foto di Gianluca Andreassi

I percorsi dell’area riguardano alcuni tratti segnalati dell’argine perimetrale e dell’argine tra la Valle Alta e la Valle di Mezzo. In particolare quest’ultimo conduce ad un affascinante capanno d’osservazione localizzato in mezzo alla palude.

La presenza inoltre di adeguata pannellistica didattico-divulgativa permette di conoscere l’ambiente della palude e gli organismi che vi abitano.

E’ in fase di completamento il centro operativo della LIPU che comprende anche un’aula didattica dedicata allo studio e conoscenza della biologia della palude da parte delle scuole di tutti i livelli.

 

Si riporta di seguito quanto cortesemente comunicato il 06.10.2007 dal Centro visite della Salina:

L'amministrazione comunale di Margherita di Savoia dal 1° giugno '07, ha attivato un ufficio denominato "Centro Percorsi Cultura-Natura" che ha tra l'altro il compito di coordinare le attività di visita al museo storico, alla zona umida e alla salina di Margherita di Savoia per rendere meno gravoso per i visitatori effettuare tutte le procedure di autorizzazione.

Basterà da ora in poi rivolgersi a questo centro per poter ricevere tutte le informazioni utili e le relative autorizzazioni per visite a piedi e in auto.

I compiti di questo centro infatti sono:

 

 

I siti utili per le informazioni sono:

 

www.museosalina.it

www.comune.margheritadisavoia.fg.it