LA DUNA DI LESINA

Foto di Gianluca Andreassi

Laguna di Lesina

LA DUNA E IL LAGO DI LESINA

Il lago, o meglio, la laguna di Lesina si estende, nell'area settentrionale del Gargano, tra la foce del fiume Fortore e Capo Mileto, separata dal mare da una sottile striscia dunale larga 1 - 2 chilometri. La comunicazione tra laguna e mare è garantita da due canali, il canale Acquarotta e il canale Schiapparo, sui quali sono state installate dal 1987 delle chiuse meccaniche al fine di regimentare gli scambi idrici tra mare e laguna; gli apporti di acqua dolce sono invece garantiti da numerosi piccoli corsi d'acqua, due dei quali a regime perenne e numerosi altri a regime torrentizio, che drenano i terreni circostanti destinati in gran parte a colture agricole di tipo intensivo,  immettendo quindi spesso in laguna un elevato carico inquinante.

Di forma allungata, la laguna occupa una superficie di 5136 ettari, con una lunghezza di circa 22 chilometri ed una larghezza media di 2.4 km; la profondità media si aggira su 0.7 metri, mentre quella massima non arriva ai 2 metri.

La bonifica delle aree circostanti l'attuale laguna di Lesina è stata condotta tra gli anni '20 e gli anni '60 del Novecento, realizzando l'arginatura del perimetro del corpo lagunare, ad eccezione dell'area della duna di Bosco Isola; nelle zone più depresse sono state inoltre create, sul modello delle esperienze olandesi, i due polders di Palude Grande e delle Paludi Lauro e Torretta, creando per ciascuno di essi un canale di acque alte per raccogliere le acque provenienti da monte e convogliarle direttamente in laguna e alcuni canali di acque basse per drenare le aree più depresse, oltre ad una rete di canali di scolo secondari per drenare le acque superficiali dei terreni agrari.

All'eccezionale valore naturalistico della laguna si aggiunge quello di un altro ambiente riconosciuto come prioritario di conservazione da parte dell'Unione Europea, ossia la duna costiera, stretta lingua sabbiosa che si estende senza soluzione di continuità per circa 16 chilometri, miracolosamente non compromessa dalla speculazione edilizia e oggi considerata la più lunga emeglio conservata duna costiera italiana.

 La duna costiera di lesina è anche conosciuta come Bosco Isola, proprio per l'estesa copertura di alberi e macchia mediterranea.

Fulco Pratesi nel 1980 così descriveva quest'area "..in questi mille ettari di paradiso, per quattordici chilometri di arenile intatto, stretto tra le baracche di Torre Mileto a levante e la speculazione edilizia fatta di residences e palazzine multipiani della torre Fortore a ponente, il tempo pare si sia fermato. A parte qualche pista sulla sabbia e pochissime capanne, la macchia si estende densa, profumata e meravigliosa alle spalle della duna su cui le ammofile setolose e gli eringi coriacei si piegano sotto le refole del vento marino. Dalla battigia deserta alla riva solitaria della laguna regnano rosmarini e corbezzoli, eriche e lillatri, volpi e tassi, lepri e tartarughe....." .

Oggi parte dell'area della duna costiera costituisce un'Oasi gestita dalla LIPU, area attrezzata con due sentieri, realizzati con passerelle sopraelevate in legno che dalla laguna conducono al mare riducendo al minimo l'impatto del visitatore sull'ambiente e sulla vegetazione dunale.

All'interno dell'Oasi si sta cercando in questi anni, anche grazie all'intervento del Museo Orto Botanico dell'Università di Bari, di salvare una rarissima pianta endemica, il Cisto di Clusius, presente solo in quest'area.    

LA FAUNA E LA VEGETAZIONE 

La laguna di Lesina, compresa all'interno del Sito di Importanza ComunitariaDuna e Lago di Lesina – Foce del Fortore" rappresenta un biotopo di particolare pregio naturalistico e ornitologico, perché, tra l'altro, comprende un ambiente umido particolarmente adatto alla sosta ed al rifugio di numerosi uccelli migratori: la laguna di Lesina è infatti una delle più importanti tappe lungo la rotta di migrazione principale degli uccelli acquatici tra Europa ed Africa e, insieme alla vicina laguna di Varano, ogni anno ospita normalmente più di 20.000 individui di oltre 200 specie (molte delle quali comprese nella Direttiva "Uccelli" dell'UE) che trovano nutrimento nelle acque della laguna; 69 di queste specie sono inoltre legate a quest'area per ragioni riproduttive. Nella sacca orientale della laguna è presente un sito di riproduzione di Airone rosso (Ardea purpurea) ed è inoltre segnalata la nidificazione del Tarabuso (Botaurus stellaris) e del Tarabusino (Ixobrychus minutus).

La fauna ittica presente nella laguna va distinta in migratoria e stanziale. La migratoria è costituita da quelle specie che frequentano la laguna per motivi trofici ma che devono recarsi in mare per la riproduzione; tra queste vi sono quelle che maggiormente interessano l’industria della pesca, quali Spigola, Orata, Anguilla, Sogliola, Cefalo.

Lungo la fascia costiera a macchia mediterranea è presente la Testuggine di Hermann (Testudo hermanni) e sono segnalate alcuni spiaggiamenti di Tartaruga comune (Caretta caretta).

La fascia dunale di Bosco Isola, estesa per circa 1500 ha, è ricoperta per la massima parte da una macchia a sclerofille e da piccole porzioni di bosco a Leccio (Quercus ilex), inoltre sono presenti alcune decine di ettari di stagni retrodunali, le cosiddette fantine, a cui è associata una vegetazione ripariale ed igrofila. La continuità di queste formazioni vegetali e di questi habitat acquatici è frequentemente interrotta, soprattutto sul lato a contatto con la riva del lago di Lesina, da una serie di piccoli appezzamenti coltivati e da altrettante rimesse per attrezzi o edificati di piccoli dimensioni.

L’habitat salmastro presente nelle aree più prossime alla laguna permette la presenza di una vegetazione annua pioniera di Salicornia, di steppe salate, di perticaie alofile mediterraneee e termo-atlantiche e di pascoli inondati mediterranei.

La foresta a galleria di Salix alba e Populus alba è presente in alcuni tratti lungo il basso corso del fiume Fortore, altro biotopo di interesse localizzato ad est della laguna.  

L'ANGUILLA E LA PESCA IN LAGUNA

Anguilla arrosto

La pesca all'anguilla nella laguna di Lesina si svolge, sotto il controllo delle autorità regionali, nel periodo compreso tra ottobre e gennaio. Gli avannotti, ossia il novellame d'anguilla, arrivano in laguna dal mare attraverso i due canali Acquarotta e Schiapparo e bisogna attendere qualche mese perché si possano pescare. Oggi per integrare la produzione ci si serve anche degli avannotti che arrivano dalla foce del fiume Arno.

Un tempo i pescatori restavano giorno e notte nell'area del lago, costruendovi dei pagliai in attesa che le martaville, le tradizionali nasse a imbuto, si riempissero di anguille; una volta piene, le ceste erano vuotate nei bertovelli, dei contenitori posti in acqua in modo che il pesce restasse vivo fino alla conclusione della pesca. 

All'inizio del Novecento strumento di cattura molto utilizzato era la paranza, una sorta di sbarramento costituito da fascetti di canne posto perpendicolarmente alle rive della laguna, passaggio obbligato per le anguille verso i bertovelli, posizionati a intervalli regolari, in numero anche di 60, lungo lo stesso sbarramento.

L’assenza di una gestione unitaria delle attività di pesca nella laguna di Lesina ha comportato un costante decremento nel tempo della sua produttività complessiva. La produttività media annuale non supererebbe attualmente i 30 kg di pesce per ettaro, mentre in base a criteri biologici la produzione ittica naturale potenziale viene stimata a circa 140 kg/ha/anno. I dati disponibili fanno registrare un calo della produttività ittica lagunare da oltre 100 kg/ha/anno agli inizi del secolo e sino agli anni ’40, a livelli tra i 60 e gli 80 kg/ha/anno sino alla metà degli anni ’60, per poi calare ulteriormente ai 30-50 kg/ha/anno tra gli anni ’70 ed ’80, sino a livelli inferiori ai 30 kg/ha/anno dell’ultimo decennio. 

A questo fenomeno si è affiancata una diminuzione nel numero e nel reddito dei pescatori lagunari: da circa 300 addetti a tempo pieno 50 anni fa, si è scesi a poco più di un centinaio oggi. Inoltre, solo per un 10% di questi la pesca lagunare rappresenta l'attività principale ed a tempo pieno; un 30% integra la pesca lagunare con quella in mare ed il restante 50% si trova in situazione di pluriattività con l'agricoltura sui terreni circostanti la laguna o con altre attività di tipo commerciale e/o impiegatizio. Una fetta rilevante degli operatori (più del 50%) sarebbe inoltre costituita da pensionati.