Parco Nazionale della Majella

 

 

Notizie generali

Tra i Parchi dell’Appennino centrale, quello che tutela la Majella è il territorio più solitario e selvaggio. Il suo inconfondibile profilo appare da gran parte dell’Appennino Centrale. Altipiani e valloni, pareti di roccia e faggete ne fanno una delle aree più affascinanti d’Italia.

In alto, intorno ai 2793 metri del Monte Amaro, la vetta più elevata del massiccio, si distendono crinali e altipiani carsici che ricordano le steppe dell’Anatolia e dell’Asia centrale. Verso la valle dell’Orta e sull’intero versante orientale scendono invece i valloni rocciosi più lunghi e impressionanti dell’Abruzzo. Chiusi da imponenti bastionate calcaree, plasmati da circhi glaciali e morene, rivestiti in basso da fitte foreste, i valloni dell’Orfento e di Santo Spirito, di Selvaromana e delle Tre Grotte, delle Mandrelle e di Taranta offrono all’escursinista itinerari particolarmente spettacolari e sono un rifugio sicuro per le specie più rare della fauna e della flora del Parco. Completano il quadro la bastionata del Morrone che separa la Macella dalla conca di Sulmona, e la solitaria catena dei Monti Pizi, molto frequentati dall’orso, che segna la transazione verso le alture arrotondate dell’Appennino molisano. Ricco di suggestione e di fauna (vi abitano il lupo, l’orso, la lontra, l’aquila reale e il camoscio), il Parco che protegge la “montagna madre” d’Abruzzo conserva anche testimonianze importanti della vita dell’uomo. Nelle grotte della Macella, gli archeologi hanno trovato tracce della vita quotidiana di alcuni tra i più antichi abitatori dell’Appennino.Sentieri, iscrizioni nella roccia, capanni di pietra ricordano la millenaria storia dei pastori. Fortini in rovina riportano agli aspri scontri tra i bersaglieri del Regno d’Italia e i briganti locali.

Ma la pagina più inconsueta è stata scritta dai monaci e dagli eremiti, che si sono rifugiati per molti secoli nei valloni più impervi della Macella e del vicino Morrone costruendovi eremi di grande suggestione. Simbolo della loro vicenda spirituale e umana è Pietro Angeleri da Isernia, diventato famoso come Fra Pietro da Morrone, eletto papa con il nome di Celestino V.

Gli eremi utilizzati da Fra Pietro e dai suoi seguaci si nascondono ancora oggi tra le rocce e le foreste del Parco Nazionale della Majella.