LE DUNE DI LIDO MORELLI

 

L’AREA PROTETTA DUNE COSTIERE DA TORRE SAN LEONARDO A TORRE CANNE

L’istituenda area protetta regionale “Dune costiere da Torre San Leonardo a Torre Canne” (la cui perimetrazione provvisoria è stata approvata dalla Giunta Regionale a novembre del 2002) comprende sia il complesso di aree umide (Fiume grande, Fiume piccolo, Fiume Morello) retrostanti il cordone dunale lungo circa due chilometri e mezzo e ricadenti nel territorio dei Comuni di Fasano e di Ostuni, che il sistema delle lame, veri e propri “corridoi naturali” che costituiscono l’ossatura del reticolo idrografico che, attraversando la piana ulivetata, consente l’equilibrato e uniforme sbocco a mare dell’apporto idrico proveniente dal territorio a monte. Complessivamente l’area protetta si estende per circa 450 ettari.

L’area della Riserva coincide inoltre parzialmente anche con il proposto Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) denominato “Litorale brindisino” e individuato ai sensi della Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

La stessa direttiva europea individua la presenza in quest’area di alcuni habitat prioritari di conservazione (quali le steppe salate, le dune a ginepri e le dune fossili a pseudosteppa, cui si aggiungono gli erbari di Posidonia nel mare) e alcuni habitat di interesse comunitario (quali i pascoli inondati mediterranei, le dune mobili con presenza di Ammophila arenaria, le cosiddette "dune bianche", le dune con vegetazione di sclerofille e i fiumi mediterranei a flusso intermittente).

L’istituzione dell’area protetta, e soprattutto la sua corretta gestione, potrebbero contribuire, tra l’altro, a rallentare o bloccare la riduzione delle aree umide (la cui estensione si è notevolmente ridotta se comparata a quella presente per esempio nelle cartografie storiche), a regolamentare le attività turistico – balneari e le pressioni antropiche in genere, a ridurre le forme di inquinamento atmosferico, del suolo e dell’acqua, oggi presenti, ad impedire le attività di bracconaggio, a recuperare la continuità, oggi interrotta in più punti, del cordone dunale, a garantire la salvaguardia delle specie vegetali e faunistiche oggi ancora presenti e a facilitare il ritorno di specie oggi scomparse.

 

LE DUNE DI LIDO MORELLI

L’area di Lido Morelli è caratterizzata dalla presenza di una costa bassa e sabbiosa con un insieme di aree umide retrodunali, dove sfociano le lame che giungono dal costone murgiano.

Le dune di Lido Morelli, formatesi alcune migliaia di anni fa, hanno permesso il ristagno dell’acqua e l’innalzamento della falda idrica costiera, creando le condizioni perché si formasse alle loro spalle uno stagno costiero, oggi, purtroppo in parte bonificato, coltivato, interrato naturalmente e, infine, danneggiato dalla costruzione della superstrada. La superficie dello stagno è appena sopra il livello del mare.

Procedendo dalla linea di costa verso l’interno si riscontra una successione vegetale tipica delle coste sabbiose: Euphorbia paralias, Agropyron junceum, Ammophila arenaria, Eryngium maritimum, Medicago marina, Pancratium maritimum colonizzano le zone di spiaggia alta e le dune mobili, mentre in posizione più arretrata si incontra la fascia a ginepri (Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa e Juniperus phoenicea), con alcuni esemplari secolari di grandissimo valore naturalistico.

Un enorme ginepro - a destra in dettaglio "le coccole" per cui viene definito coccolone

Il retroduna è inoltre caratterizzato, in particolare nelle zone maggiormente al riparo dai venti marini ricchi di salsedine, dalla presenza di una fitta ed intricata macchia mediterranea, in cui dominano specie quali il lentisco (Pistacia lentiscus), il mirto (Mirtus communis) e la fillarea (Phillyrea latifolia). Lo stato erbaceo è invece composta da liane quali la Smilax aspera (detta anche stracciabraghe) e la Rubia peregrina, mentre ai margini della macchia molto diffuso è l’Asparagus acutifolius.

Nell’area circostante i laghetti retrodunali di Fiume Piccolo e di Fiume Morello prevale una vegetazione tipica di ambienti ad elevata salinità, con la presenza di diverse specie erbacee alofile, quali la salicornia e differenti specie di giunco e di statice (tra cui il Limonium apulum, specie endemica delle coste pugliesi).

L’area umida costituisce inoltre un habitat favorevole a numerose specie di uccelli stanziali e migratori, quali la garzetta, l’airone cinerino, l’airone rosso, il cavaliere d’Italia e la spatola, oltre a varie specie di anatidi.

Numerosi sono inoltre i segni, ancora leggibili, dell’antico utilizzo dei laghetti retrodunali come impianti di acquacoltura. Risalgono infatti a più di un secolo fa le opere in muratura che delimitano gli specchi d’acqua o la chiusa che regolava il livello delle acque all’interno dei laghetti stessi.

La zona retrodunale e le aree umide presenti sono state però fortemente alterate nel corso degli ultimi anni in seguito alla realizzazione di parcheggi ed aree attrezzate, per esempio attraverso spianamenti, colmamenti e piantumazioni di essenze completamente estranee al contesto ambientale e paesaggistico (palme, oleandri e tamerici per lo più).

L’area di Lido Morelli è inoltre oltremodo interessante per la presenza, superato il tracciato della statale 379, del sistema di dune fossili caratterizzate ancora da vaste aree a gariga, dove domina il timo arbustivo (Thymus capitatus) e l’Euphorbia spinosa, e a pseudosteppa (con spiccate caratteristiche di termo-xerofilia), che ospitano nel periodo primaverile bellissime fioriture di numerose specie di orchidee, tra le quali anche specie rare e/o endemiche come la Serapias orientalis (inclusa nella Lista Rossa Nazionale proprio in virtù della sua rarità) e la Serapias politisii, considerata fino a poco tempo fa come specie endemica esclusiva dell’isola greca di Corfù.

Immediatamente alle spalle delle dune fossili inizia il paesaggio degli oliveti secolari, che si spinge quasi senza soluzione di continuità fino ai piedi della scarpata murgiana, contribuendo a strutturare in maniera significativa il paesaggio agrario di questa parte della Puglia.

TORRE SAN LEONARDO

Le torri costiere che si innalzano isolate, a distanza pressoché regolare lungo le coste pugliesi, sono un elemento strutturante il territorio pugliese e l’intero territorio di quello che fu il Regno di Napoli. La maggior parte di esse furono costruite dagli Aragonesi tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, quando, dopo la distruzione di Otranto (1480), la minaccia delle incursioni turche in Puglia spinse gli Spagnoli a più efficaci sistemi di difesa.

La torre del Pilone fu denominata di San Leonardo in quanto ricadeva nel terreno appartenente all’omonima chiesa, dipendenza dell’importante monastero dei Cavalieri Teutonici di San Leonardo presso Siponto.

La struttura difensiva del Pilone si presenta a pianta quadrata e a due piani. In origine quello inferiore era privo di accesso esterno, mentre il piano rialzato si raggiungeva soltanto mediante una scala di legno che poteva essere facilmente ritirata dal guardiano per impedire l’accesso ad eventuali assalitori. Sul terrazzo era abitualmente issata un’antenna alla quale era sospeso un covone di fieno o una bandiera; in caso di pericolo o di avvistamento di nemici provenienti dal mare i guardiani davano l’allarme con l’accensione del covone o con l’ammainamento della bandiera (con il suono delle campane nel caso il pericolo fosse avvistato di notte). Dato l’allarme, i guardiani avevano il tempo di abbandonare la torre e raggiungere le città fortificate dell’entroterra, a dimostrazione di come le torri costiere fossero punti di avvistamento più che postazioni difensive vere e proprie.

Nel corso del XVIII e XIX secolo, venute meno le esigenze difensive, le torri furono cedute o date in concessione a privati. Ancora oggi infatti la torre del Pilone risulta di proprietà privata.

LAMACORNOLA

L’area di Lamacornola rientra nell’istituenda area protetta delle dune costiere già citata.

Le caratteristiche geomorfologiche e pedoclimatiche della “Marina di Ostuni”, cioè di quell’area che si estende dalla scarpata murgiana fino al mare, hanno favorito da secoli lo sfruttamento agricolo dell’area con una predominanza della coltura dell’ulivo. Nel contesto di un ambiente così intensamente coltivato, le “lame”, grazie alla conformazione accidentata, sono in parte sfuggite alla messa a coltura, costituendo in questo modo delle vere e proprie riserve di naturalità, importanti aree di rifugio per la fauna e aree relitte di vegetazione spontanea.

La fisionomia della vegetazione e la distribuzione degli elementi floristici all’interno della lama sono condizionati principalmente dai suoi diversi aspetti geomorfologici.

Laddove le pareti presentano una maggiore profondità rispetto al piano di campagna e nello stesso tempo sono relativamente vicine, si verifica il fenomeno dell’inversione termica, caratterizzato da una maggiore permanenza dell’aria fredda e da una maggiore umidità sul fondo della lama, anche in seguito ad una minore insolazione del fondo rispetto agli “spalti”. Queste condizioni microclimatiche favoriscono lo sviluppo sul fondo della lama di specie mesofile (amanti dell’umidità) e ombrivaghe (amanti dell’ombra), in genere tipiche di ambienti posti a quote più elevate, e di piante maggiormente xerofile nella parte più alta dei versanti e sui pianori ai bordi della lama stessa.

Talvolta sul fondo della lama permangono pozze d’acqua temporanee, determinando lo sviluppo di una tipica vegetazione igrofila (amante dell’acqua) e permettendo la vita di una serie di animali tipici di questi ambienti.

Sui pianori immediatamente all’esterno del solco erosivo predominano le formazioni a gariga, costituita in gran parte da timo, satureja montana e asfodeli. Scendendo verso il fondo, si rinvengono grandi esemplari di lentisco, perastro e biancospino. Degna di attenzione è la presenza, sul fondo della lama, di alcuni esemplari secolari di roverella, quercia mesofila molto più comune nel paesaggio della collina di Ostuni. Interessante la vegetazione rupestre, dominata dalle piante di cappero che in estate ornano con le loro abbondanti fioriture le pareti di roccia.

Nella lama nidificano diverse specie di Strigiformi (rapaci notturni), quali il barbagianni, la civetta e il gufo ed, inoltre, il gheppio e il passero solitario. Numerosi sono anche i rettili, tra cui il geco verrucoso, il ramarro, il biacco, il cervone e la vipera. Tra i mammiferi si possono annoverare la volpe, la donnola, la faina, il riccio e il ben più raro tasso.

L’interesse di Lamacornola è inoltre strettamente connesso alla sua antichissima frequentazione da parte dell’uomo. Le prime testimonianze risalgono infatti al Paleolitico Superiore, ossia a circa 50.000 anni fa (strumenti in pietra lavorata); al periodo Neolitico (5000 anni fa) sono invece ascrivibili numerosi frammenti di ceramica d’impasto nera e rossa con decorazioni e impressioni.

Nel periodo successivo la frequentazione dell’area è connessa alla presenza nelle vicinanze della lama del tracciato della Via Traiana, importante asse viario in periodo romano. Sono inoltre state rintracciate le tracce di un cardo, una strada cioè perpendicolare al tracciato della Traiana che dalla zona del Pilone conduceva alle pendici del monte di San Biagio.

Lungo le pareti della lama sono inoltre presenti numerosi ambienti rupestri che configuravano un vero e proprio villaggio rupestre di età medievale. Delle circa trenta grotte che compongono il villaggio, destinate a residenza, ricovero per gli animali ed attività produttive (è per esempio ancora riconoscibile un vasto complesso destinato a tappeto), solo una è di origine naturale, mentre le altre sono frutto di escavazione delle pareti della lama.


Si segnalano le pubblicazioni:
- G. Ciola: “Ostuni da camminare – Percorsi tra storia e natura”, Galatina 2004
- Collana Umanesimo della Pietra

Si segnala inoltre il sito web:
- www.comune.ostuni.br.it