MONTE SANNACE E GRAVINA DEL PORTO 

ARCHEOLOGIA E TERRITORIO

Foto di Pino Bova

NOTIZIE GENERALI - I PEUCETI

Le genti che abitarono la collina di Monte Sannace facevano parte dei Peuceti, popolazione appartenente alla stirpe degli Iapigi, di origine illirica. La Peucezia corrispondeva pressappoco all'attuale Provincia di Bari.

Gli insediamenti peuceti erano localizzati sempre in collina, su piccole alture o in luoghi protetti dalla presenza di lame, spesso su siti già occupati in epoca preistorica e sempre lungo importanti vie di comunicazione. Condizioni che si ritrovano tutte anche nel caso di Monte Sannace. Scarsa attrazione esercitò invece per i Peuceti il mare e gli approdi di cui si servivano erano sempre funzionali alle esigenze di un più importante centro dell'interno (è il caso per esempio di Bari - Barion che viveva in funzione del più importante centro di Ceglie - Caeliae). 

I Peuceti vivevano accentrati nei centri fortificati, indipendenti l'uno dall'altro, probabilmente riuniti solo occasionalmente in leghe o confederazioni a carattere religioso o sociale (per esempio in occasione dei ripetuti contrasti con la colonia greca di Taranto).

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTE SANNACE

Città senza nome (il toponimo antico non è infatti conosciuto), l'abitato è documentato dall'Età del Ferro (X - IX secolo a.C.) con tracce di frequentazione risalente al periodo Neolitico, ma solo dal VI secolo a.C. è accertata la sua trasformazione in città fortificata.

 

Foto di Pino Bova

 

E' utile per chiarire la complessità di vita di questo importante centro peuceta riportare una breve sintesi delle tappe del suo sviluppo, dalla sua nascita alla sua scomparsa:

- la sommità di Monte Sannace risulta abitata già nel periodo neolitico, in virtù della sua favorevole posizione difensiva e per il controllo di importanti vie di comunicazione;

- sin dal X secolo a.C. si cominciarono a cogliere i segni del passaggio dall'abitato capannicolo subappenninico a strutture edilizie urbane;

- nella seconda metà dell'VIII - prima metà del VII secolo a.C. nel centro di Monte Sannace confluiscono le comunità dei numerosi villaggi vicini, ad eccezione di quella di Santo Mola che mantiene una sua autonomia strettamente funzionale allo sfruttamento delle cave di tufo presenti in quell'area;

- risalgono alla metà dell'VIII secolo le prime tracce documentate di rapporti commerciali organizzati tra il mondo peuceta e la Grecia, in particolare con Corinzio;

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- nel VII - VI secolo a.C. la società di Monte Sannace è già articolata in differenti classi sociali, come dimostrano le tre differenti tipologie di tombe appartenenti a questo periodo; dal VII secolo in poi inizia per la città un periodo di continua crescita, che culminerà nel IV secolo a.C.;

- il processo di sviluppo della città subisce una battuta d'arresto nel V secolo a.C., come dimostra il decadimento artistico e la ridotta quantità di materiale ceramico ascrivibile a questo periodo, con ridottissime importazioni di materiali dalla Grecia; la crisi si deve ad un periodo di continua conflittualità, con l'acme proprio nel V secolo, con la colonia greca di Taranto, fondata nel 706 a.C.;

- le continue pressioni esercitate da Taranto imposero al centro di Monte Sannace un'organizzazione militare in grado di contrastare quella greca;

- alla fine del V secolo a Monte Sannace tutte le attività sono in netta ripresa, con chiari segni di prosperità e tranquillità generale; segno tangibile è la presenza dei migliori artisti del periodo;

- la prima metà del IV secolo conferma le condizioni di benessere, comuni ad altri centri della Peucezia, e inizia il periodo di maggiore splendore e ricchezza;

Foto di Pino Bova
Tra i ruderi della città peuceta la " Donna con ... turbante"

- nella seconda metà del IV secolo la città subisce una profonda trasformazione urbanistica e si portano avanti interventi sulle opere di fortificazione: le primitive mura intorno all'acropoli, costituite da blocchi informi di pietra, vengono rinforzate da una nuova cerchia in tufo carparo a perfetta isodomia (1° circuito, lungo 1400 metri), mentre una cerchia più ampia della stessa fattura racchiude le abitazioni della parte bassa (2° circuito, lungo 1700 metri); intorno al 300 a.C. si costruisce poi il 3° circuito (lungo 1300 metri)che avvolge i lati meno difesi dell'acropoli ad integrazione dei circuiti già esistenti;

- dal 270 al 216 la città si espande ulteriormente occupando gli spazi adibiti a pascolo inclusi nel 2° circuito di mura e aree all'esterno della cinta difensiva; le abitazioni diventano più grandi e di tipologia diversificata, a testimonianza di una maggiore differenziazione sociale all'interno della comunità cittadina; in questo periodo per mancanza di spazio i morti vengono seppelliti fuori le mura e nella periferia esterna;

- i reperti archeologici testimoniano una profonda ellenizzazione sul piano culturale e linguistico (il bilinguismo era limitato alle classi dominanti);

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- durante il periodo delle guerre annibaliche (III secolo a.C.) si conclude la costruzione della 4° cerchia muraria (3900 metri di lunghezza); un 5° circuito (5500 metri circa di sviluppo), probabilmente eretto prima della distruzione della città, avvolgeva l'intero agglomerato e vasti pascoli per il bestiame in grado di assicurare la sopravvivenza in caso di lunghi assedi; entrambe le cerchie, per la tecnica rozza e affrettata di costruzione, dimostrano come fossero legate a impellenti necessità difensive piuttosto che per fenomeni di espansione edilizia;

- gli scavi archeologici hanno restituito, sia sull'acropoli che in pianura, tracce della fine violenta della città connessa alle spedizioni punitive dei romani contro chi aveva, anche indirettamente, appoggiato le truppe di Cartagine;

- tracce di usi successivi alla fine della città peuceta sono stati rinvenuti nell'area dell'Acropoli: pochissime tracce di periodo romano e un piccolo centro di epoca medievale raccolto intorno ad una chiesa di cui sono emerse le tracce durante gli scavi archeologici.

 

Foto di Pino Bova

 

L'attuale Parco archeologico di Monte Sannace racchiude i resti di una delle più importanti città dei Peuceti e, ricalcando quella che era la morfologia del centro urbano antico, può essere distinto in due parti: la prima coincidente con l'area dell'Acropoli, in posizione più elevata in un ambito circolare non molto esteso; la seconda coincidente con l'addizione esterna, do forma ellittica e posizionata nella pianura più in basso.

Foto di Pino BovaNell'area dell'Acropoli, la parte alta della città, sono conservati i resti della chiesa medievale di Sant'Angelo, l'area degli edifici pubblici (agorà con portico del IV secolo a.C.), le tombe monumentali, inserite tra le case, con le pareti dipinte con fasce e motivi decorativi; di rilievo in questa parte dell'antico insediamento, la casa di impianto "pompeiano", con cortile colonnato e frammenti di pavimento musivo, e la casa con la "vasca da bagno" a sedile fisso.

Nella Città bassa è leggibile l'impianto urbanistico della zona residenziale, con strade principali che delimitano insulae di abitazioni con cortile.

Foto di Pino BovaE' visibile inoltre un lungo tratto della cinta muraria, costituito da due paramenti con al centro un emplecton costituito da pietrame e terra; in questo tratto si apre una Porta, obliqua rispetto all'andamento delle mura per permettere una migliore difesa dell'accesso. Le mura larghe tra i 6 e gli 8 metri, raggiungevano un'altezza di 5 metri, che nelle zone dotate di fossato cresceva fino a 6.80.

Di assoluto rilievo la produzione ceramica, rinvenuta in abbondanza nei corredi funerari delle tombe non violate dai tombaroli. La ceramica è caratterizzata in un primo tempo dalla decorazione tradizionale geometrica o a file di volatili stilizzati (tipica di Monte Sannace e mutuata da modelli della ceramica corinzia); in un secondo tempo emergono maggiori influenze con gli influssi culturali provenienti dalla Grecia e dalle colonie greche di Taranto e Metaponto.

GLI ASPETTI NATURALISTICI

Il valore del Parco archeologico di Monte Sannace è implementato dal contesto ambientale, naturalistico e paesaggistico in cui si colloca.

Foto di Pino Bova
Muscari neglectum

L'area di Monte Sannace rientra nell'area delle latifoglie eliofile (vegetazione submediterranea, con prevalenza di fragno e roverella) con intrusione di sclerofille sempreverdi quali il leccio, spesso allo stato arbustivo (vegetazione mediterranea). 

Il parco è caratterizzato, da un punto di vista naturalistico, dalla presenza di estese aree a macchia e da piccole aree boscate, che venuto meno l'uso agricolo dei terreni, risultano attualmente in espansione. L'ecomosaico è completato da aree a gariga e a pseudosteppa, che pur rappresentando stadi di degrado della copertura boschiva originaria, rappresentano importantissimi habitat per numerose specie della flora e della fauna, contribuendo in maniera sostanziale ad incrementare la biodiversità complessiva del sito.

LA GRAVINA DEL PORTO E LE TOMBE DOLMENICHE

Lo strettissimo connubio tra emergenze archeologiche e naturalistiche è ancora una volta perfettamente leggibile nell'area della gravina e della masseria del Porto, al confine tra il territorio di Gioia e quello di Castellaneta, in corrispondenza di uno dei salti dell'altopiano murgiano in direzione della pianura costiera ionica.

In un paesaggio all'apparenza brullo e sassoso ma tra i più interessanti della Murgia per la presenza dell'habitat dei percorsi substeppici, caratterizzato da splendide fioriture di orchidee nel periodo primaverile e ritenuto prioritario di conservazione da parte dell'Unione Europea, sui due lati del solco erosivo della gravina dove la vegetazione spontanea si infittisce fino a dar vita a lembi di macchia impenetrabili, sono state infatti rinvenute oltre trenta tombe a dolmen, ascrivibili ad un periodo compreso tra il II millennio e il IV secolo a.C.

Le necropoli interessano l'area di Murgia San Francesco, Murgia Giovinazzi, Murgia San Benedetto; un antico abitato è stato invece evidenziato in zona La Castelluccia.

I monumenti sepolcrali finora evidenziati e studiati appartengono alle tre tipologie di sepolcro a tumulo conosciute per la Puglia, espressione di altrettanti differenti contesti economici e culturali succedutisi nella regione a partire dal II millennio a.C. e fino al IV secolo a.C.

Foto di Pino Bova
Scompiglio tra le escursioniste:
per la presenza di un ... ragno

Il primo tipo, presumibilmente il più antico per la tipologia e i reperti archeologici rinvenuti, è la tomba a galleria dolmenica a scomparti con dromos. L'esempio più significativo, rivenuto a Murgia Giovinazzi, consiste in una tomba a galleria inglobata in un imponente tumulo a pianta ellittica (con diametri pari a 13,20 e 10,50 metri); la struttura tombale è formata da un unico corpo a pianta rettangolare, lungo 6 metri e largo 1,20, con dromos rivolto a sud e lungo 3,20 metri.

La seconda tipologia è rappresentata da un sepolcro dolmenico a tumulo, consistente in una cista (cella) litica rettangolare e dromos, inserito al centro di un tumulo circolare.

Il terzo tipo, il più diffuso nell'area e molto più semplice dei primi due, consiste in una cista litica pseudodolmenica di dimensioni contenute inserita al centro di un basso cumulo circolare. 

Negli insediamenti dolmenici pugliesi è stato constatato che ad ogni tipologia di tomba corrisponde un differente contesto temporale ed economico - culturale (tombe del primo tipo: seconda metà del II millennio a.C., cultura subappenninica; secondo tipo: X - VIII secolo a.C., cultura del Bronzo finale; terzo tipo: VIII - IV secolo a.C., cultura peuceta - apula). 

Nel caso specifico dei sepolcri di masseria del Porto si è invece constatata una realizzazione contemporanea per il primo e il secondo tipo, ancora incerta per il terzo: dalla documentazione archeologica emerge come i tre tipi di tombe siano state utilizzate e riutilizzate contemporaneamente dalla medesima comunità in tre fasi tipiche di differenti contesti economico - culturali. La prima fase di utilizzo corrisponde alla facies culturale subappenninica del Bronzo recente (secoli XIII - XII e XI a.C.), quando ogni ceto si espresse nelle forme architettoniche sepolcrali più confacenti al proprio rango e alla propria ricchezza; la seconda fase corrisponde alla facies culturale peuceta (seconda metà del VI secolo a.C.), quando vennero riutilizzati i sepolcri dei primi due tipi e probabilmente aumentò il numero di quelli più semplici di terzo tipo; la terza fase infine corrisponde alla facies culturale apula (seconda metà del IV secolo a.C.), quando si riutilizzarono le tombe esistenti, ma solo a scopo rituale e non per seppellirvi i defunti, che invece venivano seppelliti in tombe a fossa ai piedi della collina. 

L'area di Murgia San Francesco e Murgia Giovinazzi è inoltre interessante per la presenza di blocchi lapidei ortostatici (infissi in posizione eretta), di dimensioni variabili, allineati a formare dei veri e propri recinti di forma circolare. Saggi archeologici effettuati all'interno dei recinti di Murgia San Francesco hanno rinvenuto tracce, materiale litico soprattutto, del periodo eneolitico (2700 - 2500 a.C.), che attestano come tali recinti avessero la funzione di circoscrivere aree abitate o più semplicemente di raccogliervi il bestiame.

Differente il caso dei recinti di Murgia San Benedetto: erano infatti adibiti a ricovero per il bestiame e risalgono ad un periodo molto più vicino a noi (tra la fine del IV e il II - I secolo a.C.). 

Ad oggi non è stata rinvenuta traccia della "città dei vivi" delle popolazioni che hanno lasciato così evidenti tracce dei loro costumi funerari; ciò è dovuto probabilmente alle caratteristiche nomadi di queste popolazioni, che arrivavano nell'area nella stagione dei pascoli, si accampavano in capanne e ricoveri temporanei senza stabile dimora.

Discorso diverso merita invece l'insediamento de La Castelluccia, collina che, dopo un periodo di frequentazione tra la fine dell'età del Bronzo e l'età del Ferro (X - VIII secolo a.C.), venne abitata stabilmente dal VI fino al II - I secolo a.C.. L'abitato in muratura era difeso da una cerchia muraria di cui si scorgono ancora oggi le tracce. 

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

- Antonio Donvito: "Monte Sannace - Archeologia e storia di un abitato peuceta", Fasano 1982

- Antonio Donvito: "Le tombe dolmeniche di masseria del Porto", in Umanesimo della Pietra - Riflessioni, 1987

- Nino Lavermicocca: "Itinerari archeologici in Terra di Bari", Bari 1997

- Antonio Bernardoni, Vincenza Montenegro: "Guida alla natura del Parco archeologico di Monte Sannace", Bari 2004

 

Si segnala inoltre il sito web:

- www.ioha.it