NOCI - L'ACQUA, I TRATTURI E I BOSCHI

Campagna di Noci
NOTIZIE GENERALI
Il territorio pugliese, e la Murgia in particolare, è da sempre caratterizzato dalla carenza di acque superficiali. Nei secoli l'uomo si è ingegnato a trovare le soluzioni più idonee per sopperire a tale mancanza, ottimizzando tutte le possibilità offerte dalla natura e dalle caratteristiche fisiche del territorio. Nel territorio di Noci si possono ritrovare ancora interessanti esempi, numerosi e diversificati tra loro, del tentativo dell'uomo di recuperare, conservare ed ottimizzare le scarse risorse idriche. Tali esempi sono la testimonianza eccezionale di come un territorio possa svilupparsi in maniera "sostenibile", sopperendo anche alla scarsità delle risorse.
La presenza dell'acqua, fattore determinante del processo di antropizzazione del territorio, ha sempre costituito condizione indispensabile per lo sviluppo delle comunità locali, per la localizzazione degli insediamenti e delle principali vie di transito.
Il fitto reticolo di percorsi storici che caratterizza questa parte delle Murge di sud - est, era ed è ancora caratterizzato dalla presenza diffusa di pozzi e fogge, che punteggiano e caratterizzano con la loro presenza gli antichi passaturi ed i percorsi, tratturi e tratturelli, utilizzati anticamente per la transumanza, o ancora i margini delle zone a pascolo.
Un'ulteriore componente strutturante il paesaggio agrario di quest'area è rappresentata dalla presenza di aree con vegetazione naturale, con netta prevalenza del fragno, che si configurano come aree boscate o anche come interessanti sistemi lineari, in particolare lungo i percorsi minori che innervano questo territorio.
Il risultato è un ricchissimo campionario quindi di segni propri della civiltà contadina, che da sempre hanno segnato il paesaggio di quest'area e sono oggi sconosciuti ai più e spesso in avanzato stato di degrado.
IL SISTEMA DELLE FOGGE NEL TERRITORIO DI NOCI
L'assenza totale di un'idrografia superficiale permanente e di falde freatiche superficiali ha imposto, da sempre, alle aziende agricole e agli stessi abitanti di Noci, la realizzazione di invasi artificiali quali le cisterne per l'accumulo dell'acqua piovana, unica sorgente idrica dell'intero territorio.
La disponibilità di acqua è stato il principale fattore per lo sviluppo socio - economico e l'organizzazione delle strutture produttive ed abitative del territorio, dal momento che proprio nelle immediate vicinanze delle fonti d'acqua sorgono e si sviluppano i casali medievali (caso emblematico quello del casale di Barsento).
Gli antichi documenti sono essenziali per dimostrare l'importanza dell'acqua e della sua raccolta e conservazione nella vita di questo territorio. Antichi privilegi concessi da baroni e conti, più volte confermati, al Comune e agli abitanti di Noci, furono quelli di "adaquare, fontes reficere et de novo fodere". Fogge e pozzi sono inoltre importantissimi punti di riferimento o toponimi di contrade e masserie, continuamente riportati nei documenti dei secoli passati.
La presenza di cisterne nell'area ha una punta massima nelle aree di più antico insediamento, per esempio intorno a Casaboli e a S.Maria della Scala.
Le cisterne mostrano caratteristiche peculiari per forma, dimensioni e collocazione, assolutamente diversificate luna dallaltra. Le tipologie più frequenti presentano inoltre numerosissime variazioni sul tema, soprattutto per quanto riguarda gli elementi accessori, che fanno sì che ciascuna di esse costituisca un esemplare unico. Tutte le antiche cisterne traggono la loro giustificazione dessere, la loro forma, le loro dimensioni, le differenti modalità di raccolta delle acque piovane, dallo specifico sito in cui sono collocate e dagli altrettanto specifici usi cui erano originariamente destinate. La ricchezza di forme è quindi la conseguenza plurisecolare di uneccezionale sensibilità a sfruttare le caratteristiche naturali, geomorfologiche in primo luogo, per piegarle alle differenti esigenze e necessità della vita quotidiana. Per questi motivi è stridente il contrasto con le cisterne poste in opera dallAcquedotto Rurale della Murgia, un unico modello di cisterna sempre identico a se stesso e disseminato indifferentemente sul territorio.
Si riporta di seguito un sintetico elenco delle differenti tipologie di cisterne:
Cisterne a pozzo: con copertura di forma circolare, o più raramente quadrata, e sezione a campana, sono le più numerose, ma anche quelle dotate di una maggiore varietà nei singoli accessori, per esempio nel modo di accostare le pile alla bocca della cisterna;
Cisterne a tetto a due falde: anche questa tipologie è abbastanza numerosa ed anche per questa esiste una notevole varietà, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni;
Cisterne con copertura a volta a botte ribassata, in pietra disposta di taglio o di piatto;
Cisterne con la bocca inserita direttamente allinterno di spessi muri a secco di confine;
Cisterne quadrate con copertura il più delle volte piana;
Cisterne con copertura lastroni (foggia di Chiobba);
Cisterne recenti poste in opera dallAcquedotto Rurale della Murgia;
Pur non disponendo di studi approfonditi si può azzardare una storicizzazione delle differenti tipologie. Sicuramente molto antiche risultano la foggia di Chiobba, con la sua caratteristica copertura a lastroni, ed alcune delle cisterne a pozzo, in particolare quelle con copertura di forma circolare. La tipologia a pozzo, per le sue caratteristiche fisiche che limitano al minimo l'evaporazione dell'acqua nei periodi caldi, è quella più usata, anche in periodi relativamente recenti. A qualche secolo fa risalgono le cisterne di forma rettangolare con copertura a volta a botte ribassata, mentre più recenti risultano quelle, sempre rettangolari, ma con copertura a tetto a due falde (di questo tipo sono per esempio tutte le cisterne pubbliche realizzate allinterno delle quotizzazioni alla fine del XIX secolo). Ugualmente abbastanza recenti le cisterne di proprietà privata tipiche della quotizzazione, di forma quadrata, dimensioni contenute e copertura piana. Ultime in ordine di tempo le cisterne poste in opera intorno al 1980 dall'acquedotto rurale della Murgia.
Le coperture, il boccale e le pile erano senza eccezioni in pietra locale lavorata, mentre le pareti laterali ed il fondo, di norma scavati nel banco di roccia, erano rese impermeabili da uno strato di calce e bolo, con successiva sovrapposizione di un impasto di malta idraulica, ricavata dall'unione di calce e sabbia, estratta in cave locali. L'acqua era convogliata in esse per mezzo di rudimentali canalizzazioni ricavate nel terreno, solo in alcuni casi basolate.
In passato molto diversificati erano gli usi cui erano destinate le cisterne, e la loro tipologia e la loro grandezza subivano un forte condizionamento proprio in virtù delle esigenze cui dovevano rispondere. Le fogge non direttamente connesse ad un singolo complesso masserizio, a seconda dei casi, possono essere definite di transito, se lungo i percorsi principali, di transumanza, se poste nelle vicinanze delle antiche "vie erbose", di abbeveraggio, se nei pressi di aree a pascolo.
La necessità di raccogliere e conservare l'acqua in invasi artificiali quali le fogge è diventata nel tempo sempre più urgente per il progressivo prosciugamento dei "laghi", invasi naturali un tempo esistenti ed oggi appena visibili, quali il Lacus Maior, il Lacus Minor ed il lago di Traversa, e con la scomparsa di corsi ed invasi d'acqua temporanei (doline di Barsento, Sorresso e Mandria).
Le fogge sono distribuite in numero molto elevato su tutto il territorio di Noci. Il loro numero e la loro densità dipendono soprattutto dall'andamento morfologico del territorio, più che dalle differenti utilizzazioni agrarie del suolo. È molto interessante constatare come le fogge siano molto rare all'interno degli antichi boschi, per il fatto che la fitta vegetazione e il conseguente mancato scorrimento superficiale delle acque piovane rendeva inefficace il sistema di convogliamento del surplus idrico. Le fogge sono invece molto più numerose nelle aree il cui disboscamento risale ad epoche più remote.
GLI ANTICHI BOSCHI DEL TERRITORIO DI NOCI E LA SITUAZIONE ATTUALE
Il territorio di Noci era anticamente caratterizzato dalla presenza di fitti ed estesi boschi, molto apprezzati dai nobili come terreno di caccia. Fino all'anno 1000 si può ragionevolmente supporre che tali boschi facessero parte di un ecosistema maturo, in uno stato climax perfettamente bilanciato, risultato di un lungo processo dinamico delle biocenosi.
Già in epoca medievale però si iniziò a considerare i territori boscati quale bene da trasformare in favore delle colture. Si assistette quindi ai primi disboscamenti, che pur non compromettendo irreversibilmente gli antichi boschi originari, sicuramente li impoverirono.
Nel 500 il territorio subì una notevole ripartizione a favore della piccola cellula produttiva, di proprietà feudale, ecclesiastica o demaniale.
Il 700 è un secolo di mutamenti per il paesaggio agrario di tutta la regione: il fenomeno del potenziamento delle masserie da campo si manifestò in maniera continuativa per tutto il secolo. Le nuove masserie da campo ruotavano, nella loro organizzazione intorno ai tempi ed alle necessità delle colture cerealicole, mentre le altre attività, comunque presenti in molte di esse, quali per esempio lallevamento e la cura dei prodotti del bosco, assumevano un ruolo sempre più marginale, complementare alle prime al fine del raggiungimento dellautosufficienza della masseria.
Il problema dei disboscamenti si ripropone poi in maniera sicuramente più urgente ed estesa nei decenni a cavallo dellunità dItalia. Agli inizi dell800 erano stati molti i boschi distrutti nel Regno di Napoli, tanto da indurre il governo a porvi un freno istituendo unapposita amministrazione forestale.
Di assoluto interesse sono alcuni scritti, già alla fine del 700, sui pericoli del disboscamento.
Carlo De Cesare, a metà 800 così rilanciava il problema dei disboscamenti: Di quanti mali gravissimi non è stata poi cagione in Terra di Bari la dissodazione dei boschi? Ha reso meno frequenti le piogge in questa regione, ove la siccità suol tornare funesta non solo alle piante ed alle bestie, ma agli uomini per la penuria di acque sorgive. È stata cagione della restrizione dellindustria gregaria. Ha tolto il materiale alle costruzioni civili e marittime. Ha fatto aumentare il prezzo del combustibile; ed arrecato immensi danni alleconomia animale e civile dellintera provincia .
Chi ci offre, infine, una visione complessiva dello stato delle cose e dei problemi della silvana economia è Carlo Afan de Rivera, dal 1884 direttore generale di ponti, strade, acque e foreste per conto di re Francesco I di Borbone, Tra le terre da ripartirsi (per lo scioglimento delle proprietà promiscue) furono comprese le salde e le boscose, e soltanto con norme astratte si eccettuarono quelle soggette a frana, quelle lungo le sponde dei fiumi in corrosione, e le scoscese gronde delle montagne. Tra coloro che furono incaricati della ripartizione, , ben pochi potevano giudicare rettamente dellimportanza di rispettare i boschi e delle conseguenze che sarebbero derivate dalla loro distruzione e dal dissodamento del loro suolo .
Nel territorio di Noci è esemplare, e merita di essere analizzato nel dettaglio il caso del disboscamento del grande bosco demaniale del Bonelli.
Il bosco di Bonelli, esteso per circa 2000 ettari, era anticamente uno dei più grandi e ricchi della Provincia di Bari. Lavvio della storia che porterà alla distruzione del bosco Bonelli ha una data precisa, il 21 ottobre 1862, quando il Consiglio Comunale, sindaco Domenico Morea, delibera di chiedere la dissodazione della parte bassa del bosco per formare otto masserie coloniche. Le motivazioni sembrano essere puramente economiche. Nel luglio 1863 un ingegnere del Real Corpo del Genio Civile verifica il bosco. Dalla relazione si possono trarre dati molto interessanti sulla sua consistenza: lestensione del basso Bonelli risulta pari a 599 ettari ed al suo interno vengono contate 125.000 piante, di cui 45.000 ad alto e 75.000 a medio fusto. Le successive quotizzazioni operate sullintera area dellantico bosco Bonelli tra il 1890 ed il 1900 hanno quasi del tutto cancellato le tracce delloriginario paesaggio boschivo.
Nel territorio di Noci, a causa delle antiche pressioni antropiche, sono assenti i boschi originari, immuni dall'azione dell'uomo. E' possibile riconoscere in questo territorio le seguenti formazioni: il bosco, il pascolo arborato, la macchia - gariga e il pascolo roccioso. I boschi relitti, fortunatamente ancora abbastanza numerosi, occupano oggi una superficie di circa 2195 ettari, pari al 17% dellintero territorio comunale, e sono costituiti per il 90% da fragno e per il 10% da roverella.
Il Fragno (Quercus trojana), specie tipica della penisola balcanica, costituisce quindi specie arborea dominante in gran parte del territorio di Noci, ritrovandola spesso in formazione quasi pura. Il sottobosco del fragneto è a volte costituito da arbusti caducifogli (biancospino, prunastro, etc.), altre volte da una commistione di arbusti caducifogli con altri sempreverdi tipici della macchia mediterranea (fillirea, lentisco, dafne, cisti, etc.).
Di grandissimo interesse, e ancora abbastanza leggibile, è il reticolo stradale alla cui confluenza sorgeva l'antica Casaboli. L'area intorno a Casaboli e quella immediatamente sottostante la via Noci - Gioia si presenta come la più ricca di tracce degli antichi percorsi.
Sono ancora leggibili in alcuni tratti i percorsi della transumanza (tra Casaboli e la foggia di Chiobba, sopra Casaboli), distinguibili per la larghezza notevole dell'antica sede stradale, delimitata da muretti a secco sui due lati. In alcuni casi sull'antica sede tratturale corre oggi una strada asfaltata, in altri invece il tratturo è stato riconquistato dalla vegetazione naturale in molti suoi tratti.
Abbastanza frequenti le tacce degli antichi basolati, in alcuni casi affioranti ai margini della sede asfaltata, in altri ancora visibili su percorsi sterrati.
Un ulteriore aspetto da sottolineare, direttamente connesso all'elemento acqua, è la presenza di antiche canalizzazioni per l'acqua a fianco dei percorsi, in particolare nei tratti con maggiore pendenza. Molti percorsi sono ulteriormente arricchiti dalla presenza di siepi continue di vegetazione spontanea, in alcuni casi ad alto fusto, o delimitati da muretti a secco di notevole valore morfo - tipologico.
I CARATTERI STORICO - CULTURALI, AMBIENTALI E PAESAGGISTICI
Questa parte del territorio di Noci si presenta ricca di emergenze storico - culturali di rilevante valore, quali l'antico insediamento di Casaboli e il complesso di S.Maria della Scala.
Numerose e molto diversificate tra loro per morfo - tipologia ed epoca di costruzione le masserie, ciascuna delle quali costituisce un unicum e nel loro insieme testimoniano perfettamente l'evoluzione di questa parte del territorio murgiano e i differenti usi cui era destinato.
Di valore, per varietà e qualità delle singole soluzioni, il campionario dei manufatti poveri connessi allattività agricola (trulli e casedde). Eccezionale, per estensione, complessità e varietà tipologica, il reticolo dei muretti a secco realizzati nel corso dei secoli. Molto interessanti i segni che denotano lattenzione con cui i muretti si rapportavano anticamente allelemento acqua: quali le canalizzazioni, i muretti di contenimento e di terrazzamento che permettevano il lento passaggio delle acque meteoriche, le aperture, appositamente realizzate, allinterno dei paramenti murari, tutti strumenti utili a regolare ed ottimizzare il rapporto acqua territorio e di conseguenza uomo acqua, elemento questo tanto prezioso quanto difficile, da conservare e da controllare.
Il territorio delle Murge di sud est dal VI secolo, come conseguenza della guerra greco gotica, vide la diffusione di numerosi Casali, comunità agricolo pastorali economicamente autonome. Nel territorio dellattuale Comune di Noci i due più importanti casali medievali sono Barsento, insediamento di antichissima origine, e il più recente Casaboli.
Giovanni Gabrielli, nei I primordi di Noci del 1927, ipotizza che lorigine di Casaboli sia legata alla distruzione del villaggio sito nella zona di Corticelle delle Monache, sullattuale statale Noci Mottola, da parte di Leutari nel 565. Di sicuro nellarea di Casaboli non sono stati fatti ritrovamenti archeologici che facciano supporre unorigine più antica.
Anche Pietro Gioia (Conferenze istoriche sulla origine e su i progressi del Comune di Noci, 1842) riconosce la mancanza di notizie sulla nascita del casale di Casaboli. Interessante la sua interpretazione sul nome del casale, che deriverebbe da casa bolus, ad indicare la presenza di grezzi casolari rozzamente costruiti attraverso lutilizzo di malta fatta con bolo di terra.
NellAlto Medioevo lo sviluppo dellinsediamento, nonostante la sua localizzazione in una terra di frontiera, tra le due importanti ed antagoniste città di Mottola e Conversano, fu notevole. Casaboli, nei secoli X ed XI, quando tutte le principali città dellItalia meridionale soffrivano di una profonda crisi amministrativa, economica e sociale, dovette prosperare, analogamente allaltro casale di Barsento, fino a divenire vero e proprio centro commerciale, civile e religioso.
La sue natura di centro commerciale era testimoniata, come ancora oggi si può in parte leggere, dallampiezza della piazza circolare, bucata da numerosi pozzi e punto di confluenza di numerose strade di livello territoriale, che collegavano linsediamento alle due città egemoni di allora, Mottola e Conversano, e agli altri casali sparsi nella zona.
La natura di centro religioso era anticamente testimoniata dalla presenza di numerose chiese e della basilica del Padre Eterno. Il castello, infine, sul punto più elevato del borgo, era il simbolo e la testimonianza dellimportanza di Casaboli quale centro civile. Le pochissime tracce rimaste rendono oggi improbabile definire verosimilmente le dimensioni e la giacitura dellantico centro abitato.
Agli inizi dellXI secolo iniziarono i contrasti tra Mottola, coinvolta nella crisi di tutte le città meridionali, e Casaboli, cresciuta invece per importanza, dimensioni e ruolo. Fu proprio in questo periodo che molti casali posti sotto la giurisdizione di Mottola tentarono di rendersi indipendenti. Fu proprio laspirazione ad una maggiore autonomia a causare la distruzione di Casaboli, e contemporaneamente anche di Barsento.
In un atto notarile di Campanella di Putignano si può leggere la fine di Casaboli e Barsento: la giurisdizione della chiesa di Putignano era soggetta insieme con le chiese di Casaboli e Barsento vescovo di Mottola quando nell'anno 1040, essendo insorti gravi litigi tra le chiese della diocesi e la cattedrale di Mottola per lelezione del nuovo vescovo e non consentendo Casaboli e Barsento allelezione dellarcidiacono Ciliberto de Fumis, fratello del duca Rainero, elessero queste il primicerio Susaninito de Stasio. Il papa Gregorio VI consacrò vescovo larcidianoco de Fumis, ma decretò, su richiesta delle tre comunità, che le chiese di Casaboli, di Barsento e di Putignano non fossero più soggette al vescovo di Mottola, ma a quello di Conversano. Sdegnato per questo, Rainero fece desolare e distruggere, salvo le chiese, fin dalle fondamenta Casali e Barsento, risparmiando Putignano, poiché era un casale di poca importanza.
Seppur distrutto nel 1040, Casaboli risulta esistere nel 1347-48. Risale infatti a questa data la Cedola angioina, registro di tassazione riferita agli insediamenti di Terra di Bari, in cui risulta che il Casale di Casaboli doveva pagare tasse per once 2, tarì 22, grani 7, a differenza del casale di S.Maria di Noci, lattuale Noci, che era esentato dalla tassazione, a dimostrazione della sua minor consistenza.
Molto interessante risulta poi, per i contenuti esattamente opposti a quelli del documento precedente, un documento del 1481 con cui re Ferrante investì il conte di Conversano, Andrea Matteo Acquaviva, di diversi feudi. In esso si legge cum locis inhabitatis Casabolis, a testimonianza del fatto che il casale alla fine del XV secolo sia ormai deserto.
Nel 1525 le spoglie della ormai semicrollata basilica del Padre Eterno furono portate a Noci, dove ancora oggi si conserva presso la Chiesa Matrice un gran crocifisso, il Cristo Casaboli.
Di quello che era lantico insediamento di Casaboli oggi, a parte linvaso piazza con i pozzi e il fitto reticolo stradale, restano pochissime tracce (un tratto di muro con ancora tracce di malta tra le pietre alla base di un imponente muro a secco), anche perché agli inizi del XX secolo venne localizzata in questarea una fornace, ancora oggi visibile seppure in stato di avanzato degrado, nella quale furono trasformati in calce molte delle antiche pietre con cui era stato edificato il casale.
2 - IL SEGMENTO DI SANTA MARIA DELLA SCALA
Larea in cui sorge la chiesa di S.Maria della Scala, detta il Segmento, per secoli ha occupato una posizione centrale tra i territori di Mottola, Gioia, Noci, Putignano e Conversano.
Tale parte di territorio, come dimostrano i numerosi reperti neolitici ritrovati, risulta antropizzata sin da epoca remota. La presenza dellacqua, raccolta allinterno dei numerosi invasi naturali, e il fitto reticolo di importanti vie di comunicazione, costituiscono ancora una volta le premesse che hanno favorito il popolamento antico della zona.
Il territorio del Segmento, posto appena oltre il limite delle tre miglia, era attraversato dalla strada Noci Casaboli Gioia e dalla Putignano Casaboli, entrambe a nord, e dalla importante Noci Castellaneta a sud est. Alcuni tratti di questa antica viabilità sono ancora leggibili e da questo sistema viario principale si diramavano poi, ancora più numerosi, i percorsi secondari.
È molto probabile che il territorio del Segmento di S.Maria della Scala abbia gravitato nei differenti periodi storici allinterno di differenti aree di influenza, fra le quali sicuramente, nel periodo tardomedievale, per ovvie ragioni di vicinanza, quella del casale di Casaboli, senza che si creassero mai le condizioni per estesi insediamenti stabili.
Su questo territorio i cittadini di Gioia, Putignano e Noci hanno esercitato per tempo immemorabile gli usi di legnare, acquare, pescare, , detti civici dalla legislazione di Gioacchino Murat del 1806.
Nellanno 1162 esisteva già la chiesetta di S.Maria della Scala, nelle immediate vicinanze di unantica badia benedettina ormai scomparsa, secondo Piero Gioia già crollata negli ultimi decenni del XVII secolo. Nel censimento delle cappelle rurali, effettuato nel 1874 per conto del vescovo di Conversano, la chiesa di S.Maria della Scala risulta abbandonata e fortemente degradata.
Nel 1898 la chiesa venne restaurata ed ampliata dal cavaliere Oronzo Lenti. Nel 1930 sorse accanto alla chiesa, per volontà di Laura Lenti, il nuovo monastero dei Benedettini Sublacensi.
Nellarea del Segmento sono inoltre da segnalare numerose altre emergenze, quali le masserie Torricella e Zuppino, di cui già si parla nella prima Capitolazione tra le università di Noci e Mottola del 1545, e i due invasi naturali del Lacus Minor e del Lacus Maior.
Per approfondimenti si segnalano le pubblicazioni:
- Bauer N., Noci nell800 e la formazione del suo territorio, 1993
- De Pinto A., Macchia F., Patrimonio Boschivo ed Architettura Rurale del territorio di Noci, 1987, Bari.
- Giacovelli F., Masserie a Noci Evoluzione e forme del paesaggio agrario
- Bauer N., Giacovelli F., Il secolare problema dellacqua a Noci, in Umanesimo della Pietra, pag. 31-34, 1983.
- Bauer N., Giacovelli F., Contrasti tra Noci e Gioia per il segmento di Santa Maria della Scala, in Umanesimo della pietra, pag. 59-62, 1992
- Bauer N., Giacovelli F., La questione di Casaboli nella memoria collettiva, in Umanesimo della pietra, pag. 118-120, rist. 1990