I fiumi dell'Orsomarso

Foto di Pino Bova

Fiume "Argentino"

Il Parco Nazionale del Pollino è compreso tra la provincia di Potenza e quella di Cosenza, tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, è caratterizzato da un territorio prevalentemente montuoso costituito da tre sistemi di rilievo principali.

Il Massiccio del Pollino, con le vette più alte del Parco: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m) e Serra di Crispo (2053 m);

Nella parte settentrionale del Parco, invece, isolato, si trova il Monte Alpi (1900 m) con la sua particolare origine geologica.

Foto di Pino Bova
All'interno del parco con
Silvio Carrieri - guida ufficiale

I Monti dell’Orsomarso che si levano, fitti di vegetazione, nella parte sud occidentale del Parco, in direzione del Tirreno, costituendo l'ossatura orografica della zona meridionale del parco. Nessuna delle cime del complesso sfiora i 2000 m di quota il Cozzo del Pellegrino (1987 m), La Mula (1935 m), la Montea (1825 m), il Monte La Caccia (1744), il Monte Palanuda (1632 m), separati dal Piano di Campotenese, dal Massiccio del Pollino

Il complesso racchiude una straordinaria varietà di paesaggio contrapposta a una semplice conformazione orografica. Qui si aprono vallate incise da corsi d’acqua incontaminati - Argentino, Abatemarco, Lao, Rosa - che, tra balzi e cascate, danno luogo a scorci paesaggistici di notevole fascino.

La Riserva Naturale Valle del Fiume Argentino

Foto di Pino Bova

Fiume "Argentino"

L’area della Valle del fiume Argentino comprende l’omonima Riserva Naturale Statale Orientata istituita con Decreto del Ministero dell’Ambiente 21 luglio 1987, n. 425 con una estensione di 3.980 ettari e costituisce anche una Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva 79/409/CEE avente oggetto “Conservazione degli uccelli selvatici”. Essa è seminascosta fra alte rocce di natura carsica e immersa in boschi di macchia mediterranea nel territorio dell’Orsomarso.

Foto di Pino BovaLa riserva si articola in territorio con un dislivello tra i 200 i 1200 metri di quota ed è caratterizzata da costoni scoscesi, pareti rocciose e ripidi versanti lungo la valle del fiume Argentino, dove gli affluenti hanno scavato la roccia con profonde incisioni.

Il fiume Argentino è un corso d'acqua giudicato ancora puro e non inquinato, che attraversa una valle caratterizzata da contrafforti rocciosi.

Il Fiume Argentino nasce dai Piani di Novacco e scende a valle in direzione ovest attraversando suggestive gole con strapiombi straordinari e una valle incontaminata ricca di pregevoli specie vegetali per una lunghezzadi 18,5 Km. Sulle sponde è presente un sentiero che risale le sponde del corso d'acqua fra faggi ed ontani vegetanti fra speroni rocciosi rivestiti di felci e licheni.

Foto di Pino Bova
Un giovane Pino Loricato
nella valle dell'Argentino

La valle dell’Argentino Rappresenta un esteso biotopo caratterizzato da ambienti umidi e boschi di leccio, cerro (Quercus cerris)e roverella, (Quercus pubescens)coltri di macchia mediterranea a fillirea, erica arborea, mirto e ginestra dei carbonai. Nei boschi è possibile trovare anche castagni (Castanea sativa), ornelli, noci, ciliegi selvatici, ontani napoletani (Alnus cordata) ealle quote più elevate gli endemismi del pino loricato e del pino nero (Pinus nigra).

Il territorio è popolato dal Lupo (Canis lupus)e dal Capriolo (Capreolus capreolus). Quest’ultimo rappresenta l’unico superstite della famiglia dei cervidi. Il capriolo utilizza aree di pascolo di transizione tra il bosco e le radure ed ha abitudini crepuscolari tendenzialmente solitario, ma durante l’inverno si possono formare gruppi sociali costituiti da più femmine con i piccoli dell’anno ed un maschio adulto. A partire dalla fine dell’inverno questi gruppi si sfaldano, le femmine cercano aree tranquille dove partorire (evento che avviene tra fine aprile e fine maggio). Contemporaneamente, i maschi diventano territoriali difendendo da altri maschi adulti aree di ampiezza variabile tra 4 e 30 ettari in cui, durante l’estate, si accoppieranno con tutte le femmine intercettate nel suo interno. La comunicazione tra i capriolo è sia sonora che olfattiva. Sugli arbusti percossi con i palchi per delimitare il territorio, viene rilasciato un secreto ghiandolare percepito dagli altri caprioli. Dal punto di vista alimentare è un erbivoro brucatore selettivo. Per questo preferisce selezionare le parti più nutrienti di alberelli, arbusti ed erbe, mangiando occasionalmente anche frutti e funghi. Da adulto è predato soprattutto dal lupo mentre i piccoli possono essere vittima di aquile e talvolta cinghiali.

Tra i rapaci diurni è segnalata l’Aquila reale, il Falco pellegrino. Tra quelli notturni è da citare il Gufo reale, Bubo bubo. Nell’area è presente la Coturnice, Alectoris graeca, Picchio nero, Dryocopus martius, Balia dal collare, Ficedula albicollis, Averla piccola, Lanius collurio. Sono state censite specie anfibie e rettili inclusi nella Direttiva Habitat e specie vegetali rare quali la Iberis umbellata Forse è ancora presente uno dei pochi nuclei autoctoni del parco di Trota fario, Salmo trutta.

Il Fiume Lao

La Valle del fiume Lao rappresenta una Zona di Protezione Speciale, estesa su 5.533 ettari, per il fatto di ospitare numerose specie ornitiche rare e minacciate, tra cui l’Aquila reale, il Gufo reale, il Falco pellegrino e specie acquatiche quali l’Alcedo atthis e altre specie prioritarie in base all’allegato II della Direttiva 79/409/CEE avente oggetto “Conservazione degli uccelli selvatici”.

Il fiume Lao, lungo circa 40 km, con un dislivello di 370 m, nasce ai piedi del monte Pollino dall'unione di più corsi d'acqua. La parte iniziale del Lao, nella provincia di Potenza, viene anche chiamato fiume Mercure. Il fiume prosegue da Rotonda (PZ) verso Laino Borgo (CS), ricevendo le acque degli affluenti Battendiero (proveniente da Mormanno) e Iannello. 3 km dopo Laino Borgo ci si trova all'ingresso delle gole, il punto più affascinante e spettacolare del Lao, dove il fiume si stringe, passando sotto il Viadotto Italia, dove (salvo un piccolo passaggio che, mese dopo mese, può presentarsi impraticabile e sifonato o facilmente sormontabile) il fiume rallenta la sua corsa, fino a sfociare nei pressi dell'isola di Cirella, a Scalea (CS).

Rafting sul "Lao"

In genere il Lao viene percorso in kayak e rafting soprattutto nel tratto alto (3 km) e nelle gole del Lao (circa 13 km). Lungo il corso del fiume sono presenti boschi ripariali e foreste di macchia. Nell’area si riproducono numerose specie anfibie quali la Bombina variegata e la Salamandrina terdigitata, specie prioritarie in base alla Direttiva Habitat.