PADULA E GRUMENTUM - ARTE E ARCHEOLOGIA

 

Foto di Gianluca Andreassi

Area archeologica di Grumentum - "Escursionisti sottovetro"

 

ARTE E ARCHEOLOGIA NEI PARCHI

La Certosa di Padula e il parco archeologico di Grumentum ricadono, rispettivamente, all'interno dei territori del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e del Parco Nazionale della Val d'Agri, in entrambi i casi eccezionale esempio del rapporto esistente, nel corso della storia, tra l'uomo e il suo territorio.

 

1 - Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano costituisce "paesaggio culturale" di rilevanza mondiale e come tale è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco: tale riconoscimento prende atto della densità e del valore del patrimonio culturale presente (di cui la Certosa di Padula, insieme alle aree archeologiche di Paestum e Velia, costituisce solo la punta di diamante, che purtroppo rischia di offuscare il valore degli altri innumerevoli beni culturali e storico - artistici presenti) e della ricchezza e varietà dei paesaggi modellati dall'uomo nel corso dei secoli. I paesaggi che strutturano questo territorio sono infatti il frutto dell'incontro tra esigenze economiche, sociali, religiose e ambiente naturale e i segni di questo eccezionale rapporto tra attività umane ed ambiente sono in molti casi ancora leggibili e riconoscibili, nonostante numerose parti di questo territorio siano state negli ultimi anni devastate dalla speculazione edilizia e da un'urbanizzazione senza regole.

 

2 - Il Parco Nazionale della Val d'Agri 

Dopo un iter lungo e tormentato durato oltre 10 anni, è ormai "quasi parco", in seguito all'approvazione della perimetrazione dell'area protetta da parte del Consiglio regionale lucano, il territorio che comprende la Val d'Agri e parte dell'Appennino lucano con il complesso del Monte Sirino. Il maggiore ostacolo che ha rallentato l'istituzione dell'area protetta, individuata come area di reperimento già dalla legge nazionale sulle aree protette del 1991, è la presenza di numerosi giacimenti petroliferi all'interno e immediatamente all'esterno del territorio originariamente individuato come parco nazionale.

Il parco archeologico di Grumentum rappresenta solo uno degli innumerevoli segni dell'antica frequentazione antropica di questo territorio, caratterizzato dalla simultanea presenza di beni di rilevante valore storico - culturale e di beni naturalistici, ambientali e paesaggistici. 

Da un punto di vista prettamente ambientale e naturalistico questi territori rappresentano infatti un importante anello di congiunzione tra il massiccio del Pollino a sud e il complesso del Cilento a nord; alla stessa maniera quest'area ha rappresentato storicamente un'importante cerniera tra la costa tirrennica e il resto della Basilicata. 

LA CERTOSA DI PADULA

La Certosa di San Lorenzo deve la sua origine, fissata al 1306, a Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore di tutto il Vallo di Diano, che subito la donò all'ordine certosino. 

Le motivazioni che spinsero il conte Sanseverino a creare tale immenso complesso sono politiche e pratiche allo stesso tempo: da un lato infatti i certosini, ordine fondato da San Bruno nel XII secolo, erano un ordine di origine francese, quindi gradito al sovrano angioino di cui il Sanseverino era un fedelissimo; dall'altro i monaci certosini si dedicarono, grazie alla loro organizzazione feudale, alla bonifica del Vallo di Diano, che nell'alto medioevo, dopo le bonifiche compiute nel periodo romano, era tornato ad essere una zona malsana e paludosa.

La planimetria e l'articolazione degli spazi della certosa di Padula, estesa complessivamente per oltre 51000 metri quadrati, dovevano rispondere, così come in tutte le certose, all'applicazione rigida della Regola, codificata tra il 1121 e il 1127: la successione degli ambienti rispecchiava l'organizzazione religiosa ed amministrativa del monastero, fondata quindi su una netta distinzione tra "casa bassa", dove risiedevano i "conversi" certosini con funzioni di amministratori, capomastri e artigiani, punto di contatto tra comunità monastica e popolazione locale, e "casa alta", dove invece si svolgeva, in stretta clausura, la vita dei "padri" certosini.

La casa bassa comprende gli ambienti di servizio, quali stalle, granai, officine, depositi e laboratori, localizzati nella corte esterna; la spezieria, le abitazioni dei conversi certosini, l'alloggio dei pellegrini; la foresteria nobile con un piccolo chiostro cinquecentesco, su cui prospetta l'accesso alla chiesa di fondazione trecentesca, ad unica navata e ad archi ogivali, divisa in due parti di cui una destinata ai Padri e l'altra ai conversi. Nella chiesa non erano ammessi di norma gli estranei, né tanto meno le donne, a cui era riservata, a Padula come nelle altre certose, una seconda chiesa, detta appunto delle Donne, aperta a tutti. Oltre il chiostro del cimitero antico si accede poi alla Cappella del Tesoro, dove si conservavano le reliquie più preziose, alla sala del Capitolo, dove venivano prese le principali decisioni relative alla vita del monastero, alla Cappella del Fondatore e al refettorio settecentesco.

L'area eremitica della casa alta inizia oltre il chiostro dei Procuratori, ossia degli amministratori delle vaste proprietà del monastero. Intorno al chiostro grande si trovano le celle dei Padri certosini, la cui articolazione riflette il concetto di ozio attivo prescritto dal fondatore dell'ordine San Bruno: ogni cellula è infatti composta da un ampio vano - laboratorio, cui si accede tramite un'angusta scala a chiocciola dai locali sottostanti, articolati in un ambiente destinato al riposo, da uno destinato alla preghiera e di un corridoio per camminare; ogni cella è dotata inoltre di un piccolo giardino con loggia coperta. L'organizzazione delle celle abitative rispondeva quindi, più che ad esigenze di frustrazione corporale, alla ricerca di isolamento e meditazione.

Un lunghissimo muro difensivo circonda completamente la Certosa, non solo le strutture costruite ma anche orti e campi coltivati.

Di estremo interesse il "parco" della Certosa, ovvero quell'area che originariamente costituiva l'orto comune del complesso abbaziale: oltre il recinto della clausura, si estendeva il "desertum", uno spazio percorribile in una giornata di cammino destinato al passeggio dei monaci, luogo dove non era gradita la presenza di estranei. Tale area costituiva un'area di rispetto che permetteva la solitudine e il silenzio ai monaci che vi si recavano in meditazione. Lo stesso nome attribuitogli di desertum non fa riferimento ad una condizione di abbandono, quanto piuttosto ricorda i quaranta giorni trascorsi da Cristo nel deserto, in isolamento e meditazione.  

Della originaria costruzione dell'inizio del Trecento restano oggi l'impianto generale, le volte della chiesa e alcuni elementi architettonici, per lo più capitelli e colonne, sparsi o reimpiegati in successivi interventi di recupero. Sicuramente trecentesca è inoltre la porta della chiesa, che reca infatti scolpita, in caratteri gotici, la data del 1374, probabile anno di completamento della chiesa stessa. 

In un complesso eccezionalmente vasto come quello della Certosa i cantieri di costruzione, restauro o trasformazione praticamente non si sono mai interrotti, dal momento che esisteva sempre qualche parte della certosa da ristrutturare o restaurare.

Numerosi sono per esempio gli interventi databili al Quattrocento e al Cinquecento (quali per esempio la costruzione del chiostro della foresteria, del prospetto della chiesa delle Donne, l'impianto della torre degli armigeri, la costruzione della facciata della chiesa, la ristrutturazione del chiostro grande). 

Durante il Seicento gli interventi riguardarono soprattutto l'arricchimento degli arredi sacri, commissionati a importanti artisti già operanti in altre certose.

 Una nuova importante fase costruttiva è quella settecentesca, quando viene costruito l'attuale refettorio e si adornano con lo stucco numerosi ambienti preesistenti; interventi di ristrutturazione interessarono inoltre in quel periodo il chiostro dei procuratori e il chiostro del cimitero antico.

La stagione d'oro della Certosa di Padula terminò con il Decennio francese, ossia con l'arrivo di Napoleone nel Regno di Napoli all'inizio dell'800, quando parte dell'enorme patrimonio d'arte del monastero venne disperso. Con il ritorno dei Borboni i Certosini tornarono a Padula, dove recuperarono alcuni dei loro beni ma mai l'antico splendore.

Nel 1866 il monastero fu soppresso e già nel 1882 il complesso venne dichiarato Monumento nazionale e affidato al Ministero della Pubblica Istruzione: negli anni successivi, di volta in volta, la Certosa fu destinata a lazzaretto e in parte ceduta ai privati, poi fu ridotta a carcere, a scuola e a caserma; nel Novecento divenne colonia estiva per gli orfani e durante le due guerre mondiali anche campo di concentramento.

Al progressivo degrado del complesso si è messa fine solo nel 1982, quando è stato preso in consegna dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno che ha compiuto numerosi interventi di restauro. 

Oggi all'interno del complesso trovano sede il Museo Archeologico della Lucania occidentale e numerosi laboratori di restauro e sono ospitate continuamente iniziative culturali di diverso genere. 

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI GRUMENTUM

Foto di Gianluca Andreassi

Strada di "Grumentum"

Le origini dell'antica città di Grumentum risalgono alla prima metà del III secolo a.C., ossia allo stesso periodo in cui vengono fondate Paestum e Venusia, con la prima occupazione stabile della collina dove ancora oggi è possibile vedere le tracce dell'insediamento, quale avamposto a controllo del passaggio tra la costa tirrenica e la Basilicata, all'incrocio di due importanti vie di comunicazione (la Via Herculea proveniente da Venusia e Potentia e diretta a Taranto, e la Via Popilia che andava in direzione di Reggio). 

Il territorio dell'Alta Val d'Agri dove si trova Grumentum era anticamente abitato da popolazioni indigene enotrie, in contatto, in epoca arcaica, con la civiltà magnogreca e con quella etrusca; tale territorio fu poi conquistato dai Lucani che, tra la fine del V secolo e gli inizi del III secolo a.C., vi fondarono villaggi, fattorie, centri fortificati e santuari rurali. 

Nel III secolo a.C. vennero anche tracciate le linee principali della planimetria urbana, solo successivamente tradotte nello schema ortogonale tipico romano, con una maglia regolare di isolati abitativi che si dispongono assecondando il naturale andamento del terreno collinare.

La vita di Grumentum, assai fiorente in età repubblicana, dovette subire una fase di profonda crisi, economica e sociale, nel corso del I secolo a.C., quasi certamente in coincidenza della guerra sociale (quando la città fu messa a ferro e fuoco dagli Italici perché schieratasi con Roma). Tuttavia già a partire dalla seconda metà del I secolo a.C. Grumentum fu oggetto di un vasto programma di ricostruzione, che raggiunse l'apice in età augustea (costruzione degli edifici per lo spettacolo, del foro e delle terme). L'età imperiale coincide per Grumentum con un nuovo periodo di floridezza che si protrae fino al IV secolo d.C. (quando nel 370 viene innalzata al rango di sede episcopale), mentre in epoca tardo antica si verifica un progressivo spopolamento del sito che preclude al definitivo abbandono della città avvenuto in epoca medievale (in particolare inseguito alle incursioni dei Saraceni che saccheggiarono la città nell'872 e nel 975).

Il parco archeologico coincide con il sito dell'antica città, un rettangolo di circa 900 metri per 300. Dell'antica città, estesa per 25 ettari, oggi ne è stato esplorato archeologicamente meno di un decimo. L'area archeologica di Grumentum rappresenta un caso unico in Basilicata, in quanto, a differenza di altri centri di epoca romana, come per esempio Venosa, non ha conosciuto stratificazioni edilizie in epoca moderna che ne compromettono la leggibilità.

La città romana aveva forma fortemente allungata, coerente con la morfologia dei luoghi: l'impianto ortogonale, tipico romano, seguiva l'orientamento della collina e si articolava su tre terrazze, difese naturalmente da due valloni, percorse da tre strade longitudinali, tagliate a loro volta da numerosi assi trasversali. Il reticolo stradale dava origine alle insulae (probabilmente di circa 35 metri per 90). L'area abitata era inoltre cinta da mura, il cui tracciato segue il ciglio della collina, con quattro grandi porte per il passaggio dei carri e altri tre ingressi pedonali.

Nell'area della terrazza centrale sono localizzati i principali complessi monumentali ad oggi venuti alla luce: il teatro di età giulio - claudia, ristrutturato tra il II e il III secolo d.C., di cui oggi rimangono la cavea semicircolare, suddivisa in cinque comparti e conservata per un'altezza (circa 9 metri) poco superiore alla metà di quella originaria, il podio in muratura, la scena con tre ingressi, il corridoio interno di servizio e un accesso esterno aperto su un'area porticata, forse identificabile come palestra; il tempio A, dedicato probabilmente alla divinità egizia di Arpocrate, aperto sul decumano e, come nel caso degli altri tre emersi in seguito agli scavi archeologici, di tipologia italica (caratterizzato cioè dalla presenza di un alto podio, di un pronao con colonne e di una cella); le terme repubblicane; l'area del Foro, di forma quadrata, delimitata a sud dal tempio C, a nord dal tempio D e ad ovest dalla Basilica, luogo di mercato e di giustizia; le terme imperiali.

Tra i templi A e B e nei pressi del teatro è inoltre venuta alla luce la suntuosa "domus dei mosaici", tipica casa romana ad atrio e peristilio risalente alla prima metà del II secolo d.C. L'ingresso alla domus era circondato da botteghe; il primo ambiente che si incontrava era l'atrio con l'impluvium centrale, intorno al quale si aprivano numerosi ambienti, quali piccole camere da letto (cubicula), una sala e una latrina; un ambiente di passaggio permetteva l'entrata nella parte più appartata della casa, composta di due piccole sale e un grande salone che si affacciavano su un giardino porticato; un appartamento indipendente era poi probabilmente riservato al padrone di casa. Dal retro della casa si passava nella parte di servizio, destinata ad accogliere le cucine, le stanze dei servi e i magazzini. La domus, ristrutturata tra il III e il IV secolo d.C., fu poi abbandonata nel periodo compreso tra il V e il VI secolo.

In posizione periferica e a ridosso delle mura si trova l'anfiteatro, una non perfetta ellissi formata dalla congiunzione di due differenti moduli, il primo che utilizza il pendio naturale e il secondo interamente costruito in muratura. L'impianto, contemporaneo a quello di Pompei e databile al I secolo a.C., è tra i più antichi d'Italia.

Il Museo archeologico, inaugurato nel 1995, arricchisce ulteriormente l'offerta turistica e culturale del parco archeologico. 

 

Si segnalano i siti Internet:

www.pncvd.it 

www.speednet.org/arte/certosa/certosa.html