LA COSTA DI POLIGNANO

Foto di Pino Bova

NOTIZIE GENERALI

La fascia costiera del territorio di Polignano a Mare ha caratteristiche peculiari di rilevante valore paesaggistico, ambientale, naturalistico e storico - culturale, tali fa giustificare la sua inclusione tra le aree protette regionali individuate dalla legge regionale 19/'97.

L'escursione in programma riguarderà in particolare il tratto sud del territorio costiero comunale, compreso tra la periferia del paese, in corrispondenza del campo di calcio, fino a Torre Incina, al confine con il territorio del Comune di Monopoli. 

MORFOLOGIA E GEOLOGIA COSTIERA

Il territorio del Comune di Polignano è caratterizzato dalla presenza di una fascia litoranea sub-pianeggiante, allungata in direzione nordovest - sudest, che si eleva in maniera dolce e abbastanza continua verso l'interno; all'interno in corrispondenza di quota 110 metri, si incontra una piattaforma, costituita da un gradino tettonico, che coincide con un'antica linea di costa.

Il litorale, ad eccezione del primo tratto verso Mola, è caratterizzato dalla presenza di una costa a falesia, con un'altezza media di 5 - 10 metri, che in corrispondenza del centro abitato raggiunge i 24 metri di altezza. La costa a falesia, della lunghezza di circa 12 chilometri, è inframezzata da calette strette e profonde o da insenature più ampie, in particolare in corrispondenza dello sbocco a mare del sistema di lame.

Foto di Pino BovaDa un punto di vista geologico la fascia costiera di Polignano è quasi interamente caratterizzata dall'affioramento dei tufi delle Murge, di spessore limitato e poggianti sul calcare di Bari: si tratta di calcareniti costituite da depositi calcareo - arenacei e calcareo - arenaceo - argillosi, più o meno cementati e con frequenti livelli fossiliferi.

Di estremo interesse è il fenomeno degli affioramenti sorgentizi in prossimità della costa, spesso all'interno di grotte marine, in quanto in corrispondenza del litorale il tetto della falda profonda si trova solo a qualche frazione di metro sopra il livello marino medio.

IL CARSISMO MARINO

Foto di Pino Bova

La costa a falesia di Polignano rappresenta con tutta probabilità la fascia superiore di una scarpata tettonica ampiamente retrocessa e rimodellata dall'azione marina e da altri processi morfodinamici. Immediatamente al di sopra della falesia si estendono superfici suborizzontali caratterizzate dalla presenza di roccia affiorante, per una larghezza variabile tra pochi metri e varie decine.

Da un punto di vista morfogenetico l'origine e l'età della falesia sono molto diverse da quelle delle superfici immediatamente soprastanti: la falesia è infatti una forma attuale, risultato dell'azione demolitrice del mare e dei crolli conseguenti, mentre le superfici sovrastanti la falesia stessa sono delle forme relitte, interpretabili nella maggior parte dei casi come dei terrazzi marini; molte di queste superfici sono delimitate sul lato a monte da scarpate discontinue, interpretabili come paleofalesie fortemente degradate, alla cui base sono frequenti i depositi di spiaggia.

I caratteri della falesia e delle aree sovrastanti e le loro dinamiche sono direttamente influenzati dai litotipi calcarei e calcarenitici presenti, molto variabili tra loro e comprendenti quelli tipici dell'area murgiana. Ciascuno di essi presenta un peculiare comportamento nei confronti dei differenti processi di degradazione generando un sistema complesso di microambienti, molto differenti l'uno dall'altro.

In ciascuno di questi microambienti si esercitano contemporaneamente, e in maniera diversificata, più processi erosivi e nello specifico: fenomeni di erosione meccanica; fenomeni di disgregazione salina; vari fenomeni di dissoluzione chimica, anche per esempio in relazione all'effetto sale, dal momento che la progressiva concentrazione delle soluzioni saline comporta un incremento della solubilità del carbonato di calcio; fenomeni di erosione biocarsica, legati alla penetrazione nelle rocce di alghe endolitiche e conseguente produzione di CO2 e di acidi organici.

Le forme e le microforme più frequenti nell'ambito delle falesie sono:

- il solco di battente: si tratta di un ampio incavo alla base della parete della falesia, in corrispondenza del livello medio del mare; pur presentando caratteristiche molto differenti nei diversi tratti di costa, risulta meglio definito nei tratti meno esposti all'azione dei frangenti, facendo supporre che la sua origine sia legata maggiormente ad azioni biocarsiche piuttosto che all'erosione meccanica;

Foto di Pino Bova- le marmitte marine: consistono in cavità circolari dai fianchi ripidi e dal fondo arrotondato, con diametro e profondità molto differenti, da qualche decimetro a qualche metro, situate in prossimità del livello del mare; si formano laddove possono raccogliere all'interno sabbia, ciottoli e frammenti rocciosi che l'azione del moto ondoso è in grado di muovere ma non di rimuovere;

- le micromarmitte o coppelle: si trovano sui ripiani poco al di sopra del livello del mare e consistono in piccole cavità emisferiche, talvolta coniche, con diametri compresi tra i 5 e i 20 centimetri; l'origine potrebbe essere legata sia a meccanismi biologici che all'azione meccanica di sabbia e ciottoli;

- gli spuntoni e le guglie alveolate: occupano la parte superiore e l'orlo della falesia e la loro genesi è legata all'azione delle alghe endolitiche, molto attive negli ambienti quasi sempre umidi per i continui spruzzi; lo sviluppo di queste particolari forme è però notevolmente condizionato dalla porosità dei litotipi presenti, non particolarmente elevata nel caso della falesia di Polignano.

Le aree pianeggianti immediatamente sovrastanti la falesia sono invece caratterizzate dalla presenza delle vasche marine. Si tratta di vasche ellittiche o lobate di lunghezza variabile tra alcuni decimetri e parecchi metri; sul fondo piano spesso si aprono piccole marmitte occupate da sabbia o ciottoli. Tali vasche sono il risultato di processi biocarsici attivi in questi microambienti acquatici, e derivano dall'evoluzione di marmitte o piccole conche, dove la presenza di acqua permetta l'insediamento di comunità di microrganismi pionieri; spesso questi stessi processi portano all'unione di più vasche contigue, individuando grandi forme composite.

Verso terra si rinvengono interessanti complessi di microforme, tra cui fori, solchi arrotondati e piccole marmitte rivestite da croste carbonatiche, probabili paleoforme formatesi in relazione ad antiche linee di costa e in seguito fossilizzate dai sedimenti.

Tra le forme molto piccole particolarmente diffusi risultano gli alveoli, cioè delle cavità subcircolari, spesso emisferiche, del diametro compreso tra 0,2 e 1 centimetro, altrettanto profonde e con le crestine divisorie tra le cavità molto nette, che contribuiscono a generare un disegno a cellette. Gli alveoli si formano in seguito all'azione delle alghe endolitiche su rocce frequentemente o anche solo saltuariamente bagnate dagli spruzzi, ma il loro sviluppo è altresì fortemente influenzato dalla litologia, sviluppandosi in particolare sui calcari più porosi e nelle calcareniti, dove la roccia intaccata dagli alveoli assume un aspetto profondamente cariato.

Una microforma molto particolare, rinvenibile solo su particolari litotipi caratterizzati da scarsissima porosità, è rappresentata da complessi di microsolchi vermicolari, di larghezza compresa tra gli 0,5 e i 2 millimetri e di lunghezza molto variabile, fino a qualche decimetro, raggruppati i fasci più o meno stretti. Sembra che la genesi possa farsi risalire a "microfiletti d'acqua", formati in seguito all'azione del vento su superfici raggiunte dagli spruzzi marini.

Foto di Pino BovaUn ulteriore disegno della morfologia di questi microambienti costieri è inoltre legata allo sfruttamento, in tempi passati, della fascia delle vaschette da parte dell'uomo per la raccolta del sale: i piccoli bacini naturali venivano modificati attraverso lo spianamento del fondo, la creazione di piccole dighe di sbarramento o la realizzazione di canalette di drenaggio, al fine di favorire la sovrassaturazione delle soluzioni e quindi la precipitazione dei sali che potevano poi essere raccolti e commercializzati.

Certamente la ricchezza e la varietà delle forme e delle microforme del carsismo rendono quest'area assolutamente peculiare e di elevato valore ambientale e paesaggistico.

LE GROTTE

Lungo la fascia costiera, ma anche all'interno del territorio comunale, sono numerosissime le grotte: di eccezionale valore, per numero, varietà e bellezza, le grotte marine, elemento caratterizzante questo territorio.

Le grotte che si affacciano direttamente sul mare sono in genere il risultato di allargamenti di preesistenti forme cave e in moltissimi casi presentano dissesti interni molto sviluppati, in particolare in quelle ubicate al di sotto del centro urbano.

Il tratto di costa compreso tra lo scoglio dell'Eremita e la cala di Torre Incina si presenta abbastanza regolare, caratterizzato da una falesia compresa tra i due e gli otto metri.

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Lo scoglio dell'Eremita

La morfologia di questo tratto è caratterizzata dalla presenza dello scoglio dell'Eremita, che si eleva per circa 20 metri sul livello del mare, dallo sbocco di alcune lame e da lunghe distese di microforme costiere. L'itinerario proposto attraversa interamente banchi di calcarenite, ad eccezione di un breve tratto calcareo nell'area di Pozzovivo.

Questo tratto di costa presenta una concentrazione di cavità analoga alle altre parti del territorio di Polignano. Le grotte si concentrano soprattutto a partire da contrada Pozzovivo, con dimensioni molto variabili, dalle piccole caverne ad alcune molto grandi come la grotta dei Colombi.

 

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Grotta dei Colombi

La Grotta dei Colombi, oltre ad essere una delle più grandi, è sicuramente una delle più interessanti anche per il ritrovamento di numerosi reperti neolitici. La grotta, di suggestiva bellezza, tanto da essere di frequente ritratta da pittori locali e non solo, può dividersi in tre parti distinte, di cui una accessibile solo attraverso cunicoli sommersi. Proprio in virtù di queste caratteristiche la grotta non può essere considerata semplicemente come una grotta costiera, ma è da riferire ad un sistema carsico che solo l'arretramento della falesia ha portato alla luce; l'ingressione marina è quindi da considerare come l'ultima fase dei ripetuti modellamenti morfologici succedutisi nel tempo.

Genesi simile ha anche un'altra interessante grotta presente in questo tratto di costa, conosciuta come Grotta dei Passeri. Di notevole bellezza la Grotta Cappella di Cristo, dove è evidente un fenomeno di erosione selettiva in cui lo strato di roccia che costituisce l'attuale pavimento è ancora intatto, mentre gli strati superiori, più teneri, sono stati scalzati dall'erosione meccanica marina.

IL SISTEMA DELLE LAME

Il territorio di Polignano è caratterizzato da un interessante sistema di lame, perpendicolari alla linea di costa, larghe non più di 100 - 150 metri, con una profondità molto variabile che raramente supera i 20 metri e una lunghezza, altrettanto variabile, in genere pari a 2 - 3 chilometri in quelle principali.

Il litorale sud di Polignano è interessato dalla presenza di 4 lame: nell'ordine, da nord a sud, si incontrano la lama di Casa Messa, la lama di Cala Sala o Portacola, la lama di Pozzo Vivo e, al confine con il territorio di Monopoli, la lama di Cala Incina.

Le prime due lame hanno un corso molto breve, compreso tra la strada statale 16 e il mare e risultano intensamente antropizzate. 

La lama di Casa Messa è stata interessata recentemente, per quasi tutta la sua estensione, dal passaggio del fuoco, che ha messo a nudo un interessantissimo sistema di terrazzamenti e di recinti in pietra a secco, purtroppo in molti punti in avanzato stato di degrado. 

La lama di Cala Sala è invece molto interessante per la presenza al suo sbocco di un piccolo porticciolo con annesso un nucleo di antiche abitazioni di pescatori, purtroppo snaturate in tempi recenti dalla realizzazione di residenze turistiche che ne hanno quasi cancellato la morfotipologia originaria del sito; anche questa lama si presenta fortemente antropizzata lungo il suo breve corso, con la presenza diffusa di colture che solo in alcuni tratti si associano a lembi relitti di vegetazione spontanea. 

Di modesta estensione anche la lama di Pozzo Vivo, caratteristica per la presenza diffusa al suo interno e nelle aree immediatamente circostanti di numerose piccole cave di tufo ormai abbandonate. Purtroppo alcune di esse sono state nel corso del tempo utilizzate come discariche abusive di inerti e di scarti di macelleria. Interessanti i fenomeni di rinaturalizzazione attualmente in corso, che lentamente stanno portando alla riconquista di queste aree, intensamente sfruttate in passato dall'uomo per l'attività estrattiva, da parte della vegetazione spontanea.

La lama di Cala Incina è sicuramente la lama più interessante del territorio costiero di Polignano: estesa per circa 2 chilometri, si approfondisce man mano che si avvicina alla linea di costa, raggiungendo i 20 metri di profondità, fino a sfociare a mare in prossimità di Torre Incina, costruita nel 1539 e più volte rimaneggiata, parte di quel sistema di torri costiere erette nel XVI e nel XVII secolo a difesa della Puglia dalle incursioni dei Saraceni. La lama si sviluppa incidendo il banco calcarenitico e proprio grazie alla facile erodibilità di queste rocce i versanti si presentano in molti tratti quasi a picco  e lungo le pareti si aprono numerose grotte, in parte naturali e in parte scavate dall'uomo, testimonianza di insediamenti rupestri anche molto antichi, protrattisi nel tempo fino a pochi decenni fa. La lama è stata quindi interessata per lungo tempo dalla frequentazione antropica che vi ha introdotto le colture arboree tipiche del paesaggio mediterraneo a discapito dell'originaria copertura arborea; attualmente, venuta meno la redditività di tali colture, si assiste ad interessanti e già abbastanza evoluti fenomeni di rinaturalizzazione della lama da parte della vegetazione spontanea, in particolare nel tratto più vicino al mare. La parte più interna della lama, oltre la statale 16, è invece tuttora utilizzata dall'uomo, caratterizzandosi per la presenza di oliveti solo sporadicamente associati a lembi relitti di vegetazione spontanea. Lo sbocco della lama è ancora oggi utilizzato come porticciolo dalla piccola pesca locale.

Numerose sono le lame nella restante parte del territorio comunale: si ricordano la lama Bagiolaro, con una lunghezza complessiva di 3,5 chilometri, la lama di Carbonelli, al confine con il territorio di Conversano, la lama di Santa Candida, la lama Baldassarre, la lama di Macchialunga e molte altre minori, tra le quali per esempio la suggestiva, per quanto breve, lama Monachile o di Sant'Oronzo, che termina ai piedi del centro storico del paese.

LA VEGETAZIONE

Foto di Pino Bova

Il territorio di Polignano presenta tutte le caratteristiche tipiche delle aree costiere mediterranee, con inverni miti e piovosi ed estati calde e secche. La stagione estiva è caratterizzata da un minimo di piovosità (50 - 75 millimetri), che raggiunge invece un massimo nel periodo autunno - inverno (500 - 700 millimetri). Dalla combinazione tra evapotraspirazione potenziale e precipitazioni medie mensili emerge un bilancio idrico che vede il periodo da luglio ad ottobre come periodo di deficit d'acqua, con notevoli conseguenze sulla vegetazione presente.

Foto di Pino BovaLungo la fascia litoranea pugliese, sino ad una quota di 200 metri, le condizioni climatiche favoriscono l'insediamento di boschi di sclerofille sempreverdi, con copertura arborea dominata dal leccio e dalla roverella. Nell'area di Polignano si rileva esclusivamente la presenza della macchia mediterranea, con alberi bassi e cespugli sempreverdi, dal momento che lo sfruttamento intensivo del territorio a fini agricoli, in atto già in tempi remoti, ha ridotto in maniera drastica le aree boscate e le stesse aree caratterizzate dalla presenza di vegetazione spontanea.

Foto di Pino BovaNei tratti paralleli alla costa, seppure in maniera discontinua, si riscontra la presenza del timo (Thymus capitatus), del lentisco e della fillirea, che si alternano a campi incolti dove vegetano numerose piante, soprattutto erbacee (Limonium serotinum, Aster tripolium, Salsola kali, Euphorbia paralias, Pancratium maritimum, Asphodelus microcarpus, Anthesim maritima, Lagurus ovatus, Calystegia soldanella, Eryngium maritimum e molte altre).  Abbastanza frequente lungo la costa il ginepro coccolone (Juniperus oxicedrus).

A dimostrazione dell'intensa frequentazione antropica molto diffuse lungo tutto il litorale di Polignano le piante di fico d'India, di fico e, appena più all'interno, di olivo.

All'interno delle lame, sul fondo e sui fianchi, si rinvengono i più significativi lembi relitti di vegetazione spontanea, in particolare lungo la lama di Cala Incina. Sulle pareti spiccano le numerosissime e suggestive piante del cappero.

LA FREQUENTAZIONE ANTROPICA ANTICA

Numerosissime sono le tracce dell'antico popolamento umano del territorio di Polignano che ci riportano al Paleolitico, quali la Grotta dei Ladroni e la Grotta del Guardiano, e che consistono essenzialmente in industria litica associata a resti faunistici, tra cui Rinoceros Merchi, Bos primigenius, Cervus elaphus, Canis lupus, Equus caballus.

Durante il Neolitico si assiste ad una massiccia diffusione di stanziamenti umani in grotta e all'aperto, sia nella zona costiera che nell'entroterra pianeggiante. In numerose grotte si rinvengono infatti resti di cocci risalenti al neolitico, strumenti in selce e ceramica impressa.

Da ricordare l'insediamento in località Le Macchie e le numerose grotte nelle vicinanze, la Grotta dei Colombi, sulla costa nei pressi dello scoglio dell'Eremita, il Grottone nei pressi di Cala S.Giovanni, l'Antro della Lama di Torre Incina e numerose altre.

Per il periodo Neolitico emergono per interesse, anche perché maggiormente studiati, l'insediamento di Santa Barbara, risalente al VI - V millennio a.C., in cui l'uomo viveva in capanne dedicandosi alla caccia, all'agricoltura e alla produzione di manufatti, e il vicino ipogeo Manfredi con il fossato antistante, risalente al IV millennio a.C., i cui reperti sono ora esposti nel Centro Laboratorio di Paletnologia sito nel centro storico di Polignano.

In genere, e soprattutto gli insediamenti posti nella fascia centrale del territorio, mantengono una continuità di frequentazione anche nella successiva Età dei Metalli.

LE PRESSIONI TURISTICHE

La frequentazione turistica ha interessato solo marginalmente questo tratto di costa, soprattutto per la mancanza di agevoli accessi al mare, di percorsi carrabili paralleli alla costa a distanza ravvicinata dalla stessa e per la presenza di un mosaico di piccole proprietà coltivate che hanno frenato lo sfruttamento selvaggio e speculativo della costa.

Di certo non giocano a favore della salvaguardia di questo tratto di costa la conoscenza limitata, spesso voluta, dei valori presenti in questi luoghi, il ristagno dell'agricoltura non più economicamente redditizia che ha portato all'abbandono di quasi tutte le particelle, l'acquisto dei terreni da parte di grandi imprenditori, il desiderio miope ma mai sopito di attivare forme di turismo selvaggio redditizie solo nel breve periodo, la carenza degli strumenti di pianificazione, spesso antiquati, che prevedevano in quest'area la possibilità di lottizzazioni private a fini turistici.

L'individuazione dell'area protetta da parte della legge 19/'97, se non seguita dall'istituzione dell'area stessa e dall'individuazione di opportune forme di gestione, valorizzazione e fruizione fortemente condivise da parte della comunità locale, contribuirà ben poco alla salvaguardia di quest'area, rimanendo una delle tante previsioni su carta.

 

 

Per approfondimenti si segnalano le pubblicazioni:

- F.Favale: Le grotte di Polignano, Federazione Speleologica Pugliese 1994

- Umanesimo della pietra - Verde, n.7 - 1992

- Umanesimo della pietra - Verde, n.8 - 1993

- Umanesimo della pietra - Verde, n.11 - 1996