LAMA SAN GIORGIO - LA MACCHIA DI MARCELLO

Foto di Gianluca Andreassi

LAMA SAN GIORGIO

Lama San Giorgio, con i suoi 40 chilometri, rappresenta una delle lame più lunghe di questa parte del territorio della Puglia: nasce a valle di Monte Sannace (a 383 metri s.l.m. nel territorio di Gioia del Colle) e, dopo aver attraversato in direzione nord il territorio dei Comuni di Sammichele, Casamassima, Rutigliano, Noicattaro e Triggiano, sfocia a mare in corrispondenza di Cala San Giorgio, nel territorio del Comune di Bari.

La morfologia di Lama San Giorgio è quella tipica dei corsi d'acqua, a meandro con brevi diramazioni laterali che si immettono sul solco principale.

Il solco erosivo lungo il suo corso ha scavato rocce abbastanza diverse l'una dall'altra: dalla collina murgiana verso il mare, si incontrano prima il calcare di Altamura e il calcare di Bari, entrambi risalenti al Cretaceo, poi verso il mare anche i tufi delle Murge, depositi calcareo - arenacei giallastri, più o meno cementati e caratterizzati dalla frequente presenza di strati fossiliferi (molto più recenti dei primi). Sul fondo della lama abbondano i depositi terrosi, le cosiddette terre rosse.

La lunghezza della lama determina la presenza di microclimi leggermente differenti tra l'area più vicina alla costa e quella più interna, che influenzano la vegetazione naturale presente lungo il suo corso: formazioni prevalentemente sempreverdi di latifoglie sclerofille nell'orizzonte litoraneo e formazioni termo - mesofile con buone potenzialità per la roverella nell'orizzonte sub - litoraneo nelle aree più interne.

Foto di Gianluca Andreassi
Roverella (Quercus pubescens)

La vegetazione spontanea varia molto, oltre che in funzione della distanza dal mare, anche rispetto alle differenti parti della lama, con differenze anche accentuate tra il fondo della lama e i fianchi e in funzione della particolare esposizione.

Uno degli aspetti più evidenti della biodiversità presente lungo il corso della lama è dato dalla presenza di ben quattro specie di querce lungo il suo corso: il leccio (Quercus ilex), la coccifera (Quercus coccifera), il fragno (Quercus troiana) e la roverella (Quercus pubescens), con presenze e dominanza diversa a seconda dei tratti.  

L'interesse naturalistico, ambientale e paesaggistico di Lama San Giorgio, cui si associano emergenze di indiscutibile valore storico - culturale, artistico ed archeologico, hanno portato ad individuare in quest'area una delle aree naturali protette previste dalla legge regionale 19/97, attualmente in corso di istituzione. 

LA MACCHIA DI MARCELLO

La "Macchia di Marcello" è un'area compresa nel territorio del Comune di Casamassima, circa tre chilometri a sud - est del centro abitato, nelle vicinanze della masseria Uaciduzzo e nell'alveo di Lama San Giorgio.

La Macchia di Marcello, relativamente protetta all'interno dell'alveo della lama, rappresenta una delle poche aree naturali relitte in un paesaggio per il resto fortemente antropizzato, in cui i vigneti a tendone, ormai prevalenti, si alternano alle zone a seminativo, in genere di pertinenza di aziende zootecniche.

Foto di Gianluca AndreassiDal punto di vista floristico e vegetazionale l'area presenta una situazione particolarmente complessa per la presenza di più fitocenosi correlate tra loro e caratterizzate dalla presenza di differenti elementi di perturbazione di origine antropica (pascolo, ceduo, degrado da frequentazione antropica, incendio).

Il versante della lama esposto a sud - sud - ovest, confinante con la strada, è caratterizzato dalla presenza di macchia bassa e rada, costituita da gruppi di essenze per lo più arbustive (dominano il lentisco, la fillirea e la calicotome spinosa, cui si associano la quercia coccifera, l'olivastro, l'osiride, l'asparago, il thè siciliano, il cisto di Montpellier e il perastro; rari sono gli esemplari di fragno e roverella).

Molto più ricchi di specie sono invece i percorsi sub steppici caratterizzati, in particolare, dalla presenza di graminacee, annuali e perenni (in particolare le specie perenni si concentrano immediatamente a ridosso delle emergenze rocciose e ai margini delle formazioni arbustive); tali aggregazioni sono però difficilmente tipizzabili, variando la composizione in maniera puntuale in funzione di numerosi parametri, di origine naturale e antropica, e risultando in equilibrio dinamico con l'attività di pascolo. Tra le graminacee si ricorda la Stipa austroitalica, specie considerata prioritaria dalla Direttiva Habitat dell'Unione Europea. 

Foto di Gianluca Andreassi
Roverella

Il fondo della lama è caratterizzato dalla presenza di formazioni vegetazionali per ampi tratti disturbate dall'azione dell'uomo ma nonostante ciò di elevato valore naturalistico e paesaggistico: tratti di bosco relitto, con uno strato arboreo discontinuo alto tra i 6 e gli 8 metri costituito essenzialmente da fragno (Quercus troiana) e roverella (Quercus pubescens), si alternano a tratti di macchia alta dominata dalla quercia spinosa (Quercus coccifera) e dalla fillirea e a tratti ad arbusti.

Questo interessante ecosistema boschivo è purtroppo interessato da fenomeni di degrado, dovuto in particolare all'invecchiamento del ceduo e ad un uso irrazionale della risorsa bosco, tanto da manifestare sintomi fitopatologici di parassitismo. L'uso della risorsa bosco è peraltro di antica origine, come ancora oggi dimostrato dalla presenza delle tracce, all'interno del bosco, di alcune carbonaie.

Foto di Gianluca Andreassi
Fragno (Quercus troiana)

Di estremo interesse sono le formazioni arbustive frammiste alle aree boscate, caratterizzate dalla presenza del lentisco, della fillirea, anche allo stato arboreo, delle specie lianose quali la lonicera e la smilax, cui si associano specie maggiormente mesofile come la rosa canina, il prunastro e il biancospino; da segnalare inoltre la presenza della Paeonia mascula, pianta abbastanza rara in questa parte del territorio pugliese.

L'interesse naturalistico della Macchia di Marcello è dato inoltre dalla considerazione che ci si trova in un'importante area di transizione tra le zone caratterizzate dalla presenza di specie decisamente termofile e la zona dominata dai querceti caducifolii e da specie maggiormente mesofile. Nel tratto immediatamente a monte della macchia di Marcello, sempre nell'alveo di Lama San Giorgio, è infatti possibile rilevare formazioni di fragno e roverella associate a essenze mesofile in gran numero (terebinto, carpino orientale, orniello, biancospino), mentre appena più a valle diventano dominanti le specie sclerofille sempreverdi (tra le quali per esempio il leccio). 

L'AREA DEL PENTIMONE

Lungo il corso della lama San Giorgio numerose sono le aree di rilevante valore archeologico, a dimostrazione di come la presenza della lama abbia notevolmente condizionato, nel corso dei millenni, l'insediamento umano e siano state in epoca remota importante via di comunicazione naturale tra la costa e l'interno.

Interessante area archeologica, per quanto mai studiata in maniera sistematica e fortemente compromessa dall'attività agricola, in particolare degli ultimi decenni, è quella del Pentimone, nel territorio del Comune di Sammichele nel tratto della lama San Giorgio che prende il nome  di Lama Diumo. Il nome dell'area deriva dalla presenza di un'enorme roccia (pentima) che sbarra il corso dell'antico fiume e ne modifica leggermente l'andamento. Il Pentimone, a due chilometri circa dal centro urbano di Sammichele rientra nella vasta area denominata storicamente come Parco delle Monache.

Raccolte di superficie dei materiali archeologici affioranti hanno evidenziato l'esistenza di almeno tre fasi distinte.

La prima, quella più antica, è ascrivibile alla civiltà di Laterza (inizi del II millannio a.C.), documentata attraverso il ritrovamento di numerosi frammenti ceramici e di strumentario litico (in particolare punte di frecce).

Una seconda fase successiva è riferibile alla civiltà subappenninica compresa tra il XIII e il XII secolo a.C. (mancano invece tracce significative della fase intermedia, quella coincidente con la civiltà appenninica); nel periodo subappenninico cambia il tipo di economia, non più strettamente legata ad attività come la caccia, a vantaggio di attività più redditizie come l'allevamento (al Pentimone è stato per esempio ritrovato un frammento di colatoio, strumento usato per la lavorazione del latte). Molto numerosi i resti ceramici di questo periodo.

Una terza fase immediatamente successiva (civiltà protovillanoviana, tra la fine del XII e l'XI secolo) è testimoniata al Pentimone, ma solo in maniera sporadica.

Sulla scorta dei primi ritrovamenti di superficie è quindi possibile ipotizzare la presenza di un villaggio più antico su cui poi si è stratificato, nel periodo subappenninico, un nuovo insediamento, che, nel suo periodo di massimo sviluppo, ha superato i confini del precedente.

La frequentazione nei secoli successivi di quest'area è al momento testimoniata esclusivamente dal ritrovamento, allo stato erratico, di una moneta d'argento romana, risalente al periodo di Vespasiano (I secolo d.C.).

 

Si segnalano le pubblicazioni:

Umanesimo della Pietra, luglio 1987

M.Terzi, F.S.D'Amico: "Analisi naturalistiche in un'area protetta", in Genio Rurale n.1/1999

F. La Viola: "Lama S.Giorgio; ricordo di un fiume", in Italus Hortus, n.1-2/1998