ALTA MURGIA – LE QUITE DI SANTERAMO

 IL PARCO NAZIONALE DELL’ALTA MURGIA

L’istituzione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia era prevista nella legge n.426/1998: il Decreto di Istituzione, a firma del Presidente della Repubblica, con annessa perimetrazione, zonizzazione e misure di salvaguardia (in attesa della redazione e dell’approvazione del Piano del Parco previsto dalla legge sulle aree protette, la 394/1991), risale però a luglio 2004, a dimostrazione di un iter istitutivo lungo e complesso, che ha scontato tra l’altro un’iniziale forte opposizione del Comune di Altamura.

Il Parco si estende su un territorio compreso tra la fossa Bradanica e le depressioni vallive che si adagiano verso la costa adriatica, un quadrilatero allungato esteso per più di 100.000 ettari, con i paesi che si posizionano solo lungo il suo perimetro. I Comuni i cui territori sono interessati dal Parco sono Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto.

Il Parco dell’Alta Murgia, sin dalle prime battaglie per la sua istituzione, si è configurato quale “parco rurale”, in grado cioè di conciliare la presenza dell’uomo con i valori naturalistici e ambientali, riscoprendo un rapporto che da sempre ha caratterizzato questi luoghi e finalizzato ad un nuovo sviluppo, sostenibile e duraturo, del territorio.

Il territorio del Parco è caratterizzato dalla presenza diffusa e stratificata di segni della civiltà dell’uomo e della natura, dal sistema delle masserie e degli iazzi di altissimo valore storico e culturale, oltremodo diversificato, al sistema di tratturi della transumanza, dai sistemi per la raccolta delle acque alle emergenze archeologiche, dalla trama dei muri a secco al sistema dei centri storici, dai boschi di querce alla pseudosteppa mediterranea con le sue stupende fioriture primaverili di orchidee, dalle 1500 differenti specie vegetali ai grillai che affollano i centri storici agli eccezionali e diversificati fenomeni carsici ipogei e superficiali.

Alla ricchezza dei valori presenti si affiancano poi quelli che sono i principali problemi dell’area, gli spietramenti, le cave e le discariche abusive, l’inutile scempio dei laghetti artificiali, gli estesi poligoni militari, la disseminazione di attività produttive in ambito rurale, l’abbandono delle attività tradizionali. 

L’istituzione del Parco non va però vista come panacea di tutti i mali, né come punto di arrivo di un processo, per quanto lungo e contrastato, ma piuttosto come punto di partenza per la costruzione, il più possibile condivisa all’interno delle comunità locali, di un nuovo modello di sviluppo per questo territorio, più coerente con la tradizione locale e più compatibile con l’ambiente.

IL TERRITORIO DI SANTERAMO

Il territorio di Santeramo presenta i tratti tipici dei territori carsici, quali vaste aree di roccia affiorante, la presenza di lame, doline e inghiottitoi.

Da un punto di vista morfologico, paesaggistico e ambientale è possibile distinguere tre differenti zone, ciascuna con caratteri propri: il Bosco, le Murge e le Matine.

Il Bosco comprende la parte del territorio comunale in direzione di Bari, così detta per la presenza nel passato di estesi boschi di querce, oggi quasi completamente assenti e sostituiti dalle colture e da aree fortemente antropizzate.

Mamma ragno, con i piccoli sul dorso ........ a spasso per la murgia

Le Murge comprendono una vasta area da nord a sud, profondamente caratterizzante il territorio comunale. Si ricordano per esempio l’area di Murgia Sgolgore e del Serrone. In quest’area sono ancora presenti due aree boscate di rilevante valore naturalistico: il Bosco della Parata, lungo la strada tra Santeramo e Matera, caratterizzato dalla presenza di querce di sei specie diverse (fragno, roverella, leccio, quercia spinosa, farnetto e cerro); il Bosco della Gravinella, caratterizzato dalla presenza dominante del leccio, pianta tipicamente xerofila che trova rifugio e temperature più miti nel solco erosivo della lama. In entrambi i boschi è comunque presente il fragno (Quercus troiana), specie di origine balcanica, presente in Italia solo in una piccola parte della Puglia e sulle Murge materane. Entrambi i boschi ricadono nel perimetro del Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) “Alta Murgia”, ma sono esclusi dal perimetro del Parco Nazionale.

Le Matine, in direzione di Matera, caratterizzate dalla presenza di una vasta pianura, un tempo paludosa e oggi molto fertile, punteggiata da numerose masserie. Lungo le rive del Viglione, piccolo corso d’acqua che corre ai piedi della scarpata murgiana, parallelamente alla strada Santeramo - Laterza, è ancora possibile vedere un filare di alberi centenari, alti tra i 30 e i 40 metri, tra cui si distinguono pioppi bianchi, pioppi neri, olmi e frassini, testimonianza della antica presenza di un bosco ripariale ben più esteso.

LE QUITE

La zona delle Quite (traduzione dialettale del termine quote, ad indicare l’antico frazionamento agrario dell’area) è profondamente caratterizzata dalla presenza di una quotizzazione del demanio pubblico, risalente alla fine del secolo XIX, testimonianza di una profonda, seppure in molti casi infruttuosa, trasformazione del territorio.

Le quotizzazioni dei demani comunali hanno interessato sul finire dell'Ottocento molti Comuni della Murgia di Sud - est: la legge del 1° settembre 1806, emanata nel periodo murattiano per motivi umanitari, economici e sociali, prescriveva la suddivisione in quote ai singoli cittadini, e prioritariamente a quelli nullatenenti, dei demani comunali, in maniera da creare una classe di piccoli e medi proprietari terrieri e ridurre le disparità sociali ed economiche; per quasi un secolo questa legge, per l’opposizione di pochi, ma eminenti cittadini, soprattutto grandi proprietari terrieri, rimase ineseguita. Era infatti in atto uno scontro, durato per tutto il XIX secolo, tra borghesia agraria ed ex feudatari da un lato, che rivendicavano e impunemente praticavano la chiusura dei campi aperti del demanio universale, e le amministrazioni comunali dall’altro, impegnate, quando non conniventi con i primi, a recuperare le terre illegittimamente appadronate. 

Il disegno regolarissimo dei lotti e della viabilità (strade tutte perpendicolari ad un asse centrale principale di notevole lunghezza e tutte alla stessa distanza l’una dall’altra; lotti tutti di forma rettangolare e dimensioni abbastanza simili), segna profondamente il paesaggio dell'area delle Quite, mantenendo ancora oggi un elevato grado di leggibilità. Un disegno del territorio creato a tavolino che stride profondamente con le caratteristiche morfologiche di questa zona, ondulata e caratterizzata dalla presenza lame più o meno profonde che interrompono la continuità del disegno regolare delle quote.

 L’area delle Quite si identifica infatti come tipica espressione della morfologia della Murgia, che si sostanzia nei terrazzamenti di superficie, connessi in alcuni casi alla tettonica dell’area, in altri all’azione erosiva del mare in epoca pleistocenica; nello sviluppo di brevi e poco profondi solchi erosivi, le lame; nelle numerose e diversificate manifestazioni legate al processo di formazione del carsismo (microforme di superficie, soprattutto, quali le vaschette, i fori di dissoluzione della roccia, i solchi lungo le linee di massima pendenze). 

I tipici segni antropici quali trulli, casedde e muretti a secco, testimonianza dell’antico insediamento sul territorio, si alternano ad aree relitte di vegetazione naturale (fragni e roverelle soprattutto), presenti in particolare sui fianchi delle piccole lame che attraversano l'area e lungo i percorsi a scacchiera, a vaste aree caratterizzate dalla roccia affiorante, contro cui nulla hanno potuto gli sforzi dei quotasti e oggi colonizzate dalle associazioni vegetali tipiche della pseudosteppa mediterranea, alle tipiche colture della zona, quali gli oliveti intervallati da qualche vigneto, nelle aree più pianeggianti e con una maggiore presenza di terreno vegetale.

Splendide le fioriture primaverili di orchidee nelle estese aree aperte caratterizzate dalla presenza della pseudosteppa.

Gli antichi fabbricati rurali, trulli e casedde, erano originariamente utilizzati soprattutto come depositi per gli attrezzi agricoli e come ricovero temporaneo. E' molto interessante notare come ciascun manufatto, pur nelle ridottissime dimensioni e nella semplice configurazione formale, sia differente dall'altro, nella forma e nei singoli particolari costruttivi, con un campionario tipologico ricco e articolato, spesso sottovalutato e quasi sempre sconosciuto ai più.

 

LA PSEUDOSTEPPA

Uno dei più caratteristici ambienti presenti nell'area dell'Alta Murgia, diffuso su vaste aree del territorio di Santeramo tra cui quella delle Quite e il cui valore è riconosciuto anche dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea, è rappresentato dalle vaste ed aride distese di vegetazione erbacea, caratterizzate  dalla presenza di specie indicatrici quali la Stipa, da cui il termine steppa. Si tratta di associazioni vegetali molto simili a quelle delle steppe presenti nella regione Euro – asiatica, che, però, a differenza di quelle, si sviluppano in un clima tipicamente mediterraneo.

Le steppe sono presenti in Puglia nelle tre grandi aree carsiche della regione, il Salento, il Gargano e le Murge, in particolare l’area nord – occidentale.

Questo ambiente si caratterizza quindi per la scarsa copertura arborea (rari sono infatti gli alberi e persino gli arbusti), e per la conseguente limitata capacità di trattenere il terreno agrario, spesso completamente assente in aree caratterizzate dall’affioramento della roccia calcarea sottostante. Il substrato, privo della naturale copertura vegetale, subisce in maniera maggiore l’influenza limitante dei fattori ambientali e climatici (aridità, azione dei venti, forte soleggiamento).

L’ambiente della pseudosteppa per molti studiosi rappresenta l'ultimo stadio di degrado della vegetazione spontanea mediterranea, traendo origine dall'azione millenaria dell'uomo, come risultato dell'azione combinata del disboscamento, del successivo dilavamento meteorico del substrato, della forte siccità estiva e della scarsa capacità di ritenzione idrica di un substrato fortemente fessurato in seguito ai fenomeni carsici.

Treccia di dama - Spiranthes spiralis
(orchidea autunnale)

La vegetazione erbacee presente si è adattata a condizioni di vita spesso estreme. Alcune piante si difendono dalla siccità con la presenza di foglie e fusti carnosi, ricchi di tessuti all’interno dei quali è immagazzinata l’acqua; altre piante riducono al minimo l’evapotraspirazione, grazie alla presenza di una fitta peluria sulle foglie e sul fusto; molte altre specie si difendono con la tendenza alla microfillia, riducendo cioè la superficie fogliare (è il caso per esempio del timo, della santoreggia, della micromeria, etc.). L’adattamento più diffuso è però la presenza di un organo vegetativo sotterraneo, il bulbo, in cui vengono immagazzinate le riserve d’acqua che permettono alla pianta di superare i periodi climaticamente avversi (è il caso di specie molto diffuse sulla Murgia come l’asfodelo e l’urginea marittima). Altre specie caratterizzanti il paesaggio vegetale della Murgia che sfruttano la presenza di un bulbo sotterraneo sono le orchidee, presenti in quest’area con numerosissime specie che danno origine a splendide fioriture primaverili.

Tra le piante annuali tipiche della pseudosteppa mediterranea un posto di rilievo è occupato dalle graminacee, alcune delle quali risultano rare e di elevato valore scientifico, che hanno modellato il loro ciclo vegetativo alle caratteristiche climatiche: germinano infatti in autunno, sfruttando la condensa autunnale della rugiada, si accrescono durante l’inverno, fioriscono e si riproducono in primavera, superando quindi l’estate sotto forma di seme.

Le steppe della Murgia sono caratterizzate dalla presenza di un’unica specie arborea il perastro, isolato o a piccoli gruppi.

L’ambiente steppico, pur all’apparenza arido ed inospitale, risulta uno dei più ricchi per la presenza di specie faunistiche e uno dei più importanti per numerose di queste. La ricchissima presenza, soprattutto in primavera, di insetti che si nutrono delle piante presenti, attira in queste aree un numero considerevole di specie di uccelli: sono infatti almeno una decina le specie strettamente legate a questo ambiente, molte delle quali ritenute meritevoli di protezione dall’Unione Europea.

Molti rapaci frequentano la steppa alla ricerca di cibo (poiana, lanario, biancone, gheppio), ma tra di essi assume assoluta preminenza la presenza del falco grillaio, raro a livello europeo ma presente con colonie molto numerose nella Murgia barese e materana.

 

IL GRILLAIO

Il grillaio (Falco naumanni) è una delle specie più interessanti della fauna pugliese, inclusa tra quelle la cui conservazione è prioritaria nella Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

La popolazione di grillaio presente nelle Murge baresi è, insieme a quella presente nelle confinanti Murge materane, l’unica presente nell’Italia peninsulare.

Questo piccolo rapace, un tempo molto più comune, tanto da riprodursi anche a Lecce e Foggia, ha subito negli ultimi decenni una drastica riduzione delle sue popolazioni, soprattutto in seguito alla trasformazione e all’alterazione dell’habitat frequentato, quello della pseudo steppa, ad opera dell’uomo (messa a coltura, spietramenti, etc.). Fortunatamente negli ultimissimi anni si registra un significativo incremento delle presenze in tutta l’area frequentata dalla specie.

Il grillaio è strettamente legato all’ambiente della pseudo steppa poiché si nutre principalmente di ortotteri (grilli e cavallette), numerosissimi specie in primavera nelle aree steppiche ed incolte, proprio nel periodo di crescita e svezzamento dei nuovi nati.

Il grillaio è una specie migratrice (giunge dall’Africa verso aprile e riparte alla fine dell’estate) e coloniale (vive cioè in colonie che arrivano fino a 1500 esemplari). Un’altra interessante caratteristica della specie consiste nell’utilizzo delle abitazioni dei centri storici dei paesi della Murgia per costruire i suoi nidi, caratteristica peculiare messa a rischio dalle ristrutturazioni recenti che eliminano tutte le cavità esistenti nell’edificio utili per la nidificazione; nella maggior parte dei casi anche i dormitori delle singole colonie sono localizzati su grandi alberi, di solito conifere, all’interno dei centri urbani stessi.

Si può affermare che il grillaio sia, per importanza e diffusione, la specie simbolo dell’area dell’Alta Murgia, simbolo allo stesso tempo del rapporto tra uomo e natura, tra centri urbani e spazi aperti, che andrebbe recuperato con forza.

 

 

Si segnalano le pubblicazioni:

-   P.Castoro, A.Creanza, N.Perrone (a cura di): “Alta Murgia. Natura storia immagini”, Edizioni Torre di Nebbia, 1997

-   A.Sigismondi, N.Tedesco: “Natura in Puglia. Flora fauna e ambienti naturali”, Adda Editore, Bari 1990

 

Si segnalano i siti web:

www.comune.santeramo.ba.it

www.progettosanteramo.com

 

Progetto grillaio” a cura di Tonio Sigismondi e Marisa Laterza)