IL PARCO DEI MONTI SIMBRUINI

Foto di Gianluca Andreassi

Faggeta

IL PARCO NATURALE DEI MONTI SIMBRUINI

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, istituito nel 1983, si estende per circa 30.000 ettari e comprende i Comuni di Filettino e di Trevi, in Provincia di Frosinone, e i Comuni di Camerata Nuova, Cervara di Roma, Jenne, Subiaco e Vallepietra in Provincia di Roma. Il Parco costituisce l'esempio più esteso tra quelli della Regione Lazio, importante anello di congiunzione tra la dorsale laziale degli Appennini e la dorsale abruzzese, alla quale è assimilabile per diverse caratteristiche morfologiche.

Numerose sono le vette che caratterizzano quest'area: il Monte Viglio (2156 metri slm), il Monte Cotento (2014 metri), il Monte Tarino (1961 metri) e il Monte Autore (1853 metri). La struttura geologica di questi monti è piuttosto articolata, a testimonianza delle differenti ere geologiche in cui si sono formati: l'area si è originata in ambiente marino attraverso l'accumulo di sedimenti poi trasformatisi in rocce calcaree e dolomie e sollevatisi in seguito per dare origine alla piattaforma carbonatica laziale; i lunghi corridoi che separano questi monti da quelli vicini, la Valle Latina a sud e la Valle Roveto ad est, rappresentano invece la traccia di aree rimaste sommerse più a lungo, dove si sono accumulate le sabbie ora trasformate in arenarie.

L'elemento naturale protagonista in questo territorio è sicuramente l'acqua: il nome stesso della catena deriva dal latino "sub imbribus", ossia sotto le piogge. Da sempre infatti la Valle dell'Aniene, il fiume più importante che interessa l'area dei Monti Simbruini, è stata un'area particolarmente ricca di acqua e già i Romani la prelevavano attraverso imponenti acquedotti (realizzati da Marcio, Claudio e Anio Novus). Numerose sono inoltre le sorgenti pedemontane da cui ancora oggi si preleva acqua potabile che poi soddisfa le esigenze idriche di parte della città di Roma.

Strettamente connessi con la presenza dell'acqua e delle rocce calcaree risultano i numerosi fenomeni carsici che interessano l'area, grotte, doline e inghiottitoi.

Foto di Gianluca Andreassi

Laghetto di Nerone

La vegetazione presente sui Monti Simbruini è particolarmente interessante e la copertura boschiva supera il 70% della superficie (circa 22000 ettari), da ritenersi ottimale per qualità e quantità. Nella fascia pedemontana dominano le querce (leccio, roverella e cerro), frammiste all'acero, all'orniello e al carpino; tra i 900 e i 1700 metri domina invece la faggeta, caratterizzata da esemplari imponenti ultracentenari (da segnalare per bellezza e suggestione la foresta della Tagliata e le vaste faggete disetanee del monte Autore e quelle vastissime in prossimità delle sorgenti dell'Aniene); più in alto si afferma la flora tipica dell'alta montagna, tra cui il ribes alpino e il raro endemismo centro appenninico, il semprevivo italico. Di notevole interesse infine la presenza di numerose specie di orchidee.

Per quanto riguarda la fauna, la specie sicuramente più rappresentativa è il lupo, la cui presenza è legata alle aree boscate comprese tra gli 800 e i 1600 metri di quota, in particolare nelle zone con più accessi ai pascoli e alle vallate utilizzati come area trofica (bestiame ma anche rifiuti). Il lupo, al vertice della catena alimentare, è un ottimo dell'elevata qualità ecologica dell'area, nonostante i continui pericoli cui viene sottoposta la sua sopravvivenza (taglio dei boschi, riduzione degli ungulati, sue prede naturali, bracconaggio, competizione e rischio di ibridazione con i cani inselvatichiti).

Nell'area è stata segnalata la presenza anche dell'orso marsicano, presenza assidua dei vicini Monti Ernici.

Tra l'avifauna va segnalata, per interesse e rarità, la popolazione di aquila reale (due coppie nidificanti su un totale di sei in tutto il Lazio); nei boschi sono invece presenti il raro astore e il picchio dorsobianco, specie molto rara in Italia, oltre numerose altre specie più comuni.

Le acque del fiume Aniene ospitano il sempre più raro gambero di fiume, crostaceo molto sensibile all'inquinamento e per questo ottimo indicatore della qualità delle acque. Tra gli anfibi è infine presente la salamandrina dagli occhiali, endemismo appenninico diffuso in particolare nelle faggete del piano montano.

SUBIACO E I MONASTERI BENEDETTINI

La zona dove oggi sorge Subiaco era già abitata dagli Equi, sconfitti dai Romani alla fine del IV secolo a.C.; i Romani sfruttarono questo territorio in particolare per la ricchezza di acqua, convogliandola a Roma attraverso imponenti acquedotti. Nel I secolo d.C. l'imperatore Nerone fece qui erigere una suntuosa villa, di cui oggi restano i ruderi ai piedi dei monasteri, arricchita da tre laghetti artificiali (il nome Subiaco deriva proprio dal trovarsi la città "sotto i laghi").

L'area fu successivamente abbandonata fino al V secolo, quanto su questi monti si ritirò San Benedetto da Norcia che fondò nella valle dell'Aniene i primi tredici monasteri del suo Ordine: da quel momento la storia di Subiaco è indissolubilmente legata a quella dell'Abbazia, che si espanse fino a divenire centro del potere spirituale e temporale dell'intera valle.

Tra il VI e il IX secolo una serie di incursioni barbariche e saracene portarono alla distruzione di ben 12 dei 13 monasteri originari, lasciando intatto solo quello di Santa Scolastica.

Il periodo compreso tra la seconda metà dell'XI secolo e la prima metà del XII segna il periodo di massimo splendore per quest'area: in questo periodo viene per esempio costruita la Rocca Abbaziale, o Rocca dei Borgia, e successivamente il Monastero del Sacro Speco, fino ad allora semplice grotta.

 

Foto di Gianluca Andreassi

Monastero del Sacro Speco

 

 

Nei secoli successivi numerose cause, naturali e politiche, determinarono grossi problemi alla vita dei monasteri, fino a quando nel 1456 fu nominato, primo abate commendatario, Giovanni Torquemada, riformatore della disciplina dei monasteri e promulgatori dei primi statuti abbaziali. Sotto il suo controllo a S.Scolastica venne inoltre impiantata la prima tipografia in Italia a caratteri mobili, ad opera di stampatori tedeschi (1465).

Al Torquemada successe il cardinale Borgia, padre dei celebri Cesare e Lucrezia. Dopo i Borgia si avvicendarono nel controllo dei monasteri le signorie dei Colonna e dei Barberini, fino a quando nel 1753 l'Abbazia entrò a far parte a tutti gli effetti dello Stati Pontificio

 

1 - IL MONASTERO DI SANTA SCOLASTICA 

Il Monastero, detto di Santa Scolastica a partire dalla fine del XIV secolo, è uno dei 13 fondati da San Benedetto nella Regione Sublacense

Il primo monastero fu fondato in uno degli ambienti della villa neroniana (monastero di San Clemente), ma man mano che arrivavano nuovi discepoli fu necessario fondare nuovi monasteri, uno dei quali è proprio quello di Santa Scolastica, che divenne pian piano il monastero principale dell'Ordine, anzi fino alla fine del XII secolo l'unico presente a Subiaco.

A partire dal X secolo, sotto l'abate Leone III, il monastero iniziò a ricevere grandi beni e sul finire dello stesso secolo fu costruita una nuova grande chiesa in stile romanico (consacrata nel 980).

Il monastero si sviluppa, a 510 metri sul livello del mare, in senso longitudinale, parallelo alla valle sottostante. Oggi il monastero si presenta con un complesso composito di edifici appartenenti a differenti epoche e stili: all'ingresso si inizia da strutture del XX secolo, poi si percorrono tre chiostri di epoca sempre più antica (il primo risalente al XVI secolo, il secondo trecentesco in stile gotico, il terzo ancora più antico risalente al XIII secolo), ancora più antico è lo splendido campanile (XII secolo), per poi tornare ad epoche più recenti nella chiesa neoclassica di fine '700.

Nella lunga storia del monastero si stratificano l'una sull'altra almeno cinque chiese diverse, di cui tre ormai scomparse: la più antica, di cui sono state scoperte le tracce nel 1962, risalente alla fondazione di San Benedetto; una seconda del secolo IX di cui restano oggi pochi resti al di sotto del campanile e della chiesa più moderna; la terza, in stile romanico e risalente al 980, che doveva avere lo stesso perimetro della soprastante chiesa gotica; le ultime due, quella appunto in stile gotico (fine XII - prima metà XIII secolo) e quella in stile neoclassico (fine '700), coesistono l'una dentro l'altra.

 

2 - IL SACRO SPECO

 

Foto di Gianluca Andreassi

Il Sacro Speco si presenta addossato alla roccia, a strapiombo sulla vallata sottostante, "nido di rondini" come apparve a Pio II nel 1461.

La bellezza e la profonda suggestione che deriva dalla vista e dalla visita del santuario, composto da due chiese sovrapposte e da diverse cappelle, risiede in particolare nell'irregolarità con cui si accostano e si fondono insieme pareti, volte e scale, perfettamente integrate nella roccia cui si appoggiano. Un secondo aspetto di assoluto interesse è rappresentato dagli affreschi presenti all'interno delle grotte.

Oltre alla Chiesa Superiore (a navata unica divisa in due parti e risalente al 1300) e alla Chiesa Inferiore, va segnalata la Santa Grotta, il Sacro Speco, accessibile dalla Chiesa Inferiore, dove il giovane San Benedetto visse per tre anni ignoto a tutti tranne che al monaco Romano, che dall'alto della roccia calava il necessario per vivere. La nuda roccia della grotta è un richiamo alla vita eremitica che qui si svolse.

Altrettanto interessante la Grotta dei Pastori, con affresco bizantino dell'VIII secolo, luogo dove San Benedetto istruiva alla fede i pastori del territorio circostante.