Stromboli, mare e fuoco

L’ARCIPELAGO DELLE EOLIE

In Sicilia, l’arcipelago delle Eolie (o Lipari) nel mar Tirreno comprende sette isole (Lipari, Vulcano, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi ed Alicudi), tutte di origine vulcanica, dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità per il loro inestimabile valore in termini geologici.

Sette maestosi “iceberg” di lava rappresa, saldamente ancorati al fondo del mare, dal quale emergono solo in piccola parte.

Sono, in realtà, le cime di un sistema di rilievi montuosi sottomarini, che si innalzano dagli abissi del Tirreno profondo anche oltre tremila metri. Secondo le ipotesi più avvalorate, avrebbero avuto origine dalla collisione della placca continentale africana con quella euroasiatica, che ha causato anche la formazione della catena appenninica calabrese.

Le Eolie rappresentano per gli studiosi di tutto il mondo un libro aperto, un vitale laboratorio geologico, dove la genesi del nostro pianeta non si è ancora interrotta.

Il magma fuoriuscito da questa serie di poderosi vulcani è stato levigato, abraso, sfondato dal mare, eroso dal vento e dalla pioggia, con la creazione di scenari straordinari in un complesso multiforme di grotte, anfratti, ripide scogliere, obelischi, faraglioni, lisce pareti, spiagge nere circondate da un mare forte e pescoso. In passato, per le maggiori difficoltà di comunicazione fra le isole e la terraferma, che imponevano una totale autosufficienza alimentare, gli abitanti delle Eolie hanno dovuto imparare a sfruttare il loro suolo vulcanico fertilissimo – un tempo ricoperto da boschi di leccio e quercia e da una macchia-foresta mediterranea impenetrabile – ricavando campi coltivabili da ogni superficie utile, con la costruzione a mano, soprattutto negli ultimi due secoli, di muretti a secco e terrazzamenti.

Caratteristica è anche l’essenzialità e la funzionalità che contraddistinguono l’organizzazione delle tipiche “case eoliane” più antiche. Esse si sviluppano come un insieme di cubi affiancati orizzontalmente o verticalmente, a seconda delle esigenze della famiglia. Le aperture per l’accesso e la luce erano piccole e i muri molto spessi, così da mantenere in inverno il calore sviluppato dalla cucina e dai bracieri ed avere fresco in estate. Tutto veniva costruito con la materia prima locale: fondamenta in blocchi di lava, pietra pomice per le pareti e tufo per la pavimentazione delle terrazze. Il tetto a terrazzo o “astrico” veniva utilizzato per raccogliere l’acqua in sottostanti cisterne interrate, a forma di uovo. In qualche caso, una scala conduceva a una stanza superiore, ma, normalmente, l’ambiente per la famiglia era unico: in un angolo vi era il forno per il pane (in alcuni casi, ve n’era uno anche all’esterno) e la cucina a legna. Si dormiva su un soppalco raggiungibile con una scala a pioli. L’ingresso si apriva sul “bagghiu”, caratteristico terrazzo coperto da un pergolato di vite o “cannizzi” sostenuti da grossi pilastri cilindrici di pietrame intonacato, chiamati “pulere”. Lungo il “bagghiu” vi era sempre un gradone di pietra rialzato per sedersi. All’esterno, si trovava pure la bocca della cisterna e, in prossimità, veniva posto il lavatoio.

 

STROMBOLI

Stromboli è la più lontana ed orientale delle isole Eolie, famosa e affascinante per il suo vulcano ancora in attività eruttiva permanente, unico in Europa ed uno dei pochi nel mondo.

Di notte, i suoi bagliori intermittenti si possono scorgere a grande distanza e per questo nell’antichità era conosciuto come il “faro del Tirreno”.

L’isola di Stromboli venne abitata fin dall’età del bronzo. Nel 1975, è stata scoperta una necropoli greca con tombe della fine del IV e dei primi decenni del III sec. a.C..

In tempi più recenti, nel XIX secolo, la marineria strombolana ebbe un fiorente sviluppo e i suoi possenti velieri solcavano i mari, collegando la Sicilia alla Campania. Tale attività iniziò ad entrare in crisi con l’avvento delle navi a vapore e la costruzione della ferrovia Napoli-Reggio Calabria.

Fino agli Anni Trenta, sull’isola vivevano stabilmente circa 5.000 abitanti dediti prevalentemente all’agricoltura ed alle attività marinare. Un massiccio calo demografico si registrò dopo la fortissima eruzione e lo spaventoso maremoto del 1930, che convinsero la maggior parte degli isolani, già duramente provati dalla crisi economica in atto, ad emigrare verso l’Australia, gli Stati Uniti e l’Argentina. Un’altra ondata migratoria ci fu nel secondo dopoguerra.

Solo nel 1949, grazie all’inizio delle riprese del film “Stromboli, terra di Dio” di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman ed al clamore che ne derivò, l’isola e l’intero arcipelago delle Eolie conquistarono una sempre maggiore fama e notorietà internazionale. Fu così che a partire dagli Anni Cinquanta iniziò a svilupparsi l’attività turistica e molte delle case in stile eoliano, distrutte dall’ultima eruzione, cominciarono ad essere ristrutturate e recuperate.

Oggi, l’isola di Stromboli con i suoi centri abitati di Ficogrande, Piscità, San Vincenzo e Ginostra conta solo 420 abitanti residenti, chiamati strombolani. Di notte, ad accrescere la magia di quest’isola un po’ fuori dal tempo vi è la quasi totale assenza di illuminazione elettrica, in grado di regalare indimenticabili e fantastiche stellate.

Poco distanti dalle “strutture” che ci ospitano ci sono alcune piccole e deliziose calette e, fra le altre, tre spiagge di sabbia nera: la poco frequentata Forgia Vecchia, 300 m. a sud del molo di Scari, con lo scenario incomparabile delle distese sabbiose che digradano dalla sommità del vulcano sino al mare; Ficogrande, comoda da raggiungere, a metà strada tra Scari e Piscità, con tanti bar e ristorantini e la vista di Strombolicchio ed, infine, la lunga spiaggia sabbiosa dopo Piscità.

 

IL VULCANO

Il vulcano o “iddu”, come lo chiamano gli abitanti dell’isola, è uno strato-vulcano che si erge dal fondo del mare per circa 2.400 metri, dei quali solo 924 emersi. La superficie dell’isola di circa 12,5 kmq. è venticinque volte più piccola dell’area della base sommersa del vulcano. Lo Stromboli è un esempio classico di vulcano “a strato”, di forma conica e con pendenze accentuate. Rientrano in questa tipologia i vulcani nei quali si ha un’alternanza di colate laviche ed esplosioni con emissione di materiali incoerenti (pomici, lapilli, ceneri, ecc.). Il suo perenne stato di attività e la relativa facilità con cui si possono raggiungere le parti alte della montagna, fanno di Stromboli uno dei vulcani più visitati a piedi. I vulcanologi chiamano proprio “stromboliana” quel tipo di attività craterica esplosiva, relativamente moderata, durante la quale vengono lanciati in aria brandelli di lava accompagnati da nubi di vapore, mentre i gas intrappolati nel magma si liberano, provocando forti esplosioni. Nonostante la sua natura vulcanica e i suoi aspri pendii scoscesi, l’isola ospita una vegetazione ricca di endemismi come il Cytisus aeolicus e la Centaurea aeolica. Diverse specie di uccelli nidificano sull’isola e non è raro avvistare un Corvo Imperiale, un’Upupa o un Falco Pellegrino. In primavera, Stromboli diventa meta di passaggio di diverse specie migratorie e, muniti di binocolo, si possono fare interessanti avvistamenti.

Lo Stromboli é costituito da varie unità morfologiche: l’antico strato-vulcano (Paleostromboli) costituito dalla Serra Vàncori (924 m.) a sud e sud-est e dalla Cima (918 m.); l’ attuale cratere (Neostromboli) con cinque bocche attive; il neck di Strombolicchio (57 m.). Gli studiosi hanno individuato due cicli di attività: nel più antico, alla fine del Würm, tra 40.000 e 12.000 anni fa, si formò lo strato-vulcano di Vàncori e successivamente, la Cima più a nord (Paleostromboli). Nella stessa epoca da un’ eruzione laterale ebbe origine anche Strombolicchio. Nel secondo ciclo, risalente all’inizio del periodo post-glaciale, la porzione nord-occidentale del Paleostromboli sprofondò negli abissi, sostituita presto da un altro vulcano (Neostromboli) appoggiatosi sui resti del precedente. A questa formazione appartiene il cratere attualmente attivo del vulcano (la Fossa). I due terzi del perimetro attuale dell’isola sono costituiti da ciò che resta del cono vulcanico del Paleostromboli. Dopo millenni, anche la parte nord-occidentale del Neostromboli è sprofondata e, conseguentemente, il cratere si è venuto a trovare sul margine dello scendimento, formando il piano inclinato della Sciara del Fuoco, ampia e scoscesa conca nera a forma di scivolo dove si riversano, tra due pareti rocciose, le scorie e i brandelli lavici delle esplosioni del vulcano. Al livello del mare essa è lunga circa un chilometro. La Sciara prosegue sotto il livello del mare, fino a una profondità di almeno 500 metri.

 

STROMBOLICCHIO

Le prime eruzioni avvenute durante le fasi della genesi dell’arcipelago eoliano risalgono ad un periodo compreso fra i 160.000 e i 300.000 anni fa. L’unica testimonianza che ne è rimasta è l’isolotto di Strombolicchio, il monolito di basalto lavico che emerge a circa un miglio dalla costa a nord-est di Stromboli di fronte alla spiaggia di Ficogrande e Punta Lena. Ciò che rimane oggi è la lava che si è solidificata all’interno di un antichissimo, modesto cratere che il mare ha completamente eroso nel tempo. Oggi, la sua altezza è di 49 m., ma erano 57 prima che, per costruirvi il faro, venissero spianati i pinnacoli e le guglie laviche originali. Colonie di uccelli marini nidificano dappertutto. Una ripida scaletta parzialmente scavata nella roccia porta fino in cima e da lassù si gode una vista davvero straordinaria.

Incredibile è la visita sottomarina di questo paradiso dei sub, bastano pinne e maschera. Strombolicchio, così irregolare nella parte emersa, sott’acqua è una colonna di pietra che sale dalle profondità del mare. Le pareti sono lisce, levigate e, nonostante la limpidezza dell’acqua, non si vede il fondo, come sospesi nel blu assoluto. Attinie, gorgonie rosse, stelle marine, spugne, coralli e numerose colonie di astroides di un intenso colore arancione si alternano ad alghe marroni e gialle. Uno scoglio sommerso, dalla forma allungata, dista pochi metri dalla base della parete nord di Strombolicchio ed è abitato da branchi di anthias, castagnole nere e, a quota più bassa, da quelle rosse e da lucci di mare. Vi si incontrano occhiate dai fianchi luccicanti, ricciole, tonnetti, grandi dentici e grandi cernie.

 

GINOSTRA

Con i suoi trenta abitanti è un minuscolo e pittoresco villaggio che si trova sul lato sud-ovest dell’isola, raggiungibile solo via mare. Quando il mare è mosso il villaggio resta completamente isolato anche per settimane. Nel suo porticciolo naturale, il porto più piccolo al mondo, chiamato porto “Pertuso”, può accedere solo una barca per volta e vi attraccano non più di sei barche.

Dal porto, a piedi, una scalinata conduce all’abitato composto da bianche case e casette sparse circondate da ulivi e fichi d’india in una sorta di verde anfiteatro naturale.

 

PANAREA

Più piccola e apparentemente meno vistosa delle altre, l’isola di Panarea è la più antica dell’arcipelago delle Eolie. Nei bassi fondali che la fronteggiano emerge un insieme di affascinanti scogli e isolotti: Dattilo, Lisca Nera, Bottaio, Lisca Bianca, Formiche, Panarelli e l’isola di Basiluzzo. È quanto rimane di una grandiosa attività endogena causata da un centro eruttivo con numerose bocche di cui oltre la metà è sprofondata in corrispondenza dell’attuale scogliera occidentale. Il cratere principale dello strato-vulcano si ritiene fosse ubicato in prossimità dell’attuale scoglio della Nave. L’isolotto di Basiluzzo, per i vulcanologi, è un esempio da manuale: è stato creato, infatti, da una cupola di ristagno formata da colate sovrapposte. Gli altri scogli del microarcipelago di Panarea sono i resti di altre cupole secondarie erose dal mare. Il risultato finale è un ambiente unico, di particolare bellezza e di una valenza scientifica di primissimo piano.

A monte del porto si trova la contrada di San Pietro, una miriade di casette bianche disposte a semicerchio una accanto all’altra e incastonate in una variopinta natura. Salendo sulla sinistra verso sud, una stradina porta, in trenta minuti, al villaggio preistorico di Cala Junco. Il viottolo si snoda ripido tra le abitazioni, passando accanto alla nuova chiesa di San Pietro con il suo pregevole mosaico e la terrazza da cui si gode un bel panorama. Si svolta a sinistra e, dopo un tratto pianeggiante, si oltrepassa l’abitato di Drautto, costeggiando la sua baia. In questo tratto si snodano le cosiddette “spine”, grandi formazioni rocciose, resti di una colata lavica che arriva sino a Capo Milazzese. Si attraversa la bella spiaggia di Cala degli Zimmari, che consigliamo a chi non vuol fare il bagno senza doversi servire dalla barca. Da qui un sentiero con gradini porta al promontorio di Capo Milazzese. Sulla destra del promontorio Cala Junco, forse l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago. Una piscina naturale d’acqua cristallina nella quale si combinano sempre cangianti il verde, il blu ed il turchese. Un tuffo nel blu, attorniati da alte pareti di scogli basaltici, prismi di lava che sembrano scolpiti a bugnato, da una spiaggia di grandi ciottoli arrotondati e dallo scoglio Bastimento ed altri appena affioranti.

Una sosta è d’obbligo anche per visitare i resti del villaggio preistorico. Sono state riportate alla luce 23 capanne ovali in pietra dell’età del bronzo (1400 a.C.) ed una di queste, a pianta quadrangolare, era, forse, il luogo di riunione e di culto della comunità. Gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche, mortai, macine, pentole e vasellame, come se i nostri progenitori siano stati assaliti all’improvviso e tutto sia rimasto così com’era. In ogni caso, il posto da loro scelto non ha eguali: una vera fortezza naturale inespugnabile, un braccio di roccia proteso in mare, dalle pareti a strapiombo ed una vista spettacolare.

L’itinerario alternativo è di circa un’ora: dal porto, salendo, si svolta a destra verso Iditella e Calcara sino a punta del Corvo a 421 m..

La stradina si snoda, all’inizio, tra case bianche, boutiques, ritrovi, piccoli ristoranti e registra uno strappo in salita verso la vecchia chiesetta dell’Assunta ad Iditella. Più avanti sulla destra, due abitazioni dopo il negozio di frutta e generi alimentari, vale la pena di chiedere il permesso per entrare per guardare il panorama del porto e degli isolotti da un terrazzino incastonato tra due grandi massi. Si prosegue in discesa e, andando sempre verso destra, si presentano alla vista lo scoglio Spinazzola e l’isola di Basiluzzo.

Sulla sinistra passata la Trattoria le case sono più distanziate e il sentiero segue un muretto bianco di recinzione sino al bivio che, a destra, porta alla Calcara, una spiaggia di sassi, dove affiorano piccole fumarole.

La Piana, pavimentata con ciottoli arrotondati, era probabilmente luogo di culto sin dall’età del bronzo. Si risale sulla strada a monte e, sempre verso destra, dopo vari tornanti, si incontra Punta Palisi e, poi, la zona adibita a discarica. Dal sentiero, a quota 380 m., si ha una buona veduta di Punta Scritta e dello scoglio Pietra La Nave. Finalmente si giunge alla vetta più alta, Punta del Corvo, dalla quale si possono osservare i due versanti dell’isola con splendide vedute panoramiche.

 

Guide e siti web consigliati:

Sicilia – Il museo all’aperto del Mediterraneo Lonely Planet

Guida vacanze Eolie Ustica Egadi Pelagie Pantelleria Touring Club Italiano

www.isoleeolie.com

www.estateolie.com

www.magmatrek.it

www.swisseduc.ch