IL SUBAPPENNINO DAUNO
Nei boschi sulle tracce del lupo

Foto di Pino Bova

Geograficamente il Subappennino Dauno è un area che occupa la parte settentrionale ed orientale della regione Puglia e confina con le regioni Molise e Campania. Questa area è costituita da piccole montagne, colline e valli, e presenta una serie di rilievi montuosi allineati in direzione nord-ovest sud-est, denominati Monti della Daunia, la cui principale vetta è il Monte Cornacchia (1151 m). Il versante orientale di questa dorsale degrada prima rapidamente e poi dolcemente in una serie ondulata di rilievi fino alla pianura del Tavoliere. A sud il subappennino ha per confine il corso del fiume Ofanto. La gente è ricca di tradizioni e spirito di ospitalità.

I monti della Daunia sono l'unica parte della regione che ha subito l'influenza diretta degli Appennini, condividendo parte dei fenomeni tettonici di sollevamento che ha prodotto la formazione delle vette più alte della regione, il delinearsi dei corsi d'acqua, che con la loro azione erosiva hanno portato alla formazione delle numerose valli presenti.

Foto di Pino Bova

Il territorio è ricco d’ambienti naturali molto belli e di grande interesse naturalistico e presenta, nonostante le molte opere ed interventi antropici, caratteristiche di naturalità che hanno necessitato l’applicazione di norme di tutela e conservazione.

Per questo la Regione Puglia ha inserito i Boschi del Subappennino Dauno meridionale nell’elenco delle aree naturali protette, ai sensi della L.r. n.19/97.

Foto di Pino Bova

Coda di cavallo

L’area interessata alla protezione speciale riguarda zone boscate residue di un esteso sistema unitario, ormai irrimediabilmente frazionato, di grande interesse naturalistico, localizzate negli agri dei comuni di Castelluccio Valmaggiore, Celle San Vito e Faeto (inclusi dalla norma tra i boschi del Sub-appennino dauno settentrionale) e di Accadia, Anzano di Puglia, Bovino, Candela, Deliceto, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Panni, Rocchetta Sant’Antonio, Roseto Valfortore e Sant’Agata di Puglia (compresi tra i boschi del Sub-appennino dauno meridionale).

Foto di Pino Bova

Tritone italico

L'area considerata è caratterizzata dalla presenza di una vegetazione boschiva, la cui diffusione territoriale, ancorché discontinua, rende questo elemento una componente essenziale del paesaggio, con formazioni complesse e stabili sotto il profilo ecosistemico.

Le sue componenti dominanti sono rappresentate dal Cerro (Quercus cerris) e dalla Roverella (Quercus pubescens) a cui si associano alcune decidue mesofile (latifoglie eliofile) quali il Carpino (Carpinus orientalis), la Carpinella (Ostrya carpinifolia), l'Acero campestre (Acer campestre) ed elementi di pregio quali foreste a galleria di Salix alba e Populus alba, foreste di Quercus ilex, tutte specie ed habitat di interesse comunitario. Il sottobosco è ricco di elementi caducifogli quali il Biancospino comune (Crataegus monogyna), la Cornetta dondolina (Coronilla emerus), la vescicaria (Colutea arbirescens), la Sanguinella (Cornus sanguinea). Vi sono inoltre superfici, spesso molto ridotte, popolate da varie specie di orchidee protette dalla convenzione Cites e da altre specie rare.

Sono già state presentate delle proposte per attivare misure di protezione degli habitat in pericolo e per istituire, quali misure urgenti di riqualificazione ambientale, delle aree faunistiche dirette a favorire il ripopolamento di specie animali in pericolo di estinzione, quali il Nibbio reale (Milvus milvus), il Lupo (Canis lupus), la Lontra (Lutra lutra).

 

Il Monte Cornacchia

Foto di Pino Bova

Rifugio di Monte Cornacchia

La montagna ha una presenza importante nel territorio dell’area naturale a confine tra gli agri di Faeto, Biccari e Roseto. Oltre al Monte Sidone (alto 1061 metri) ed al Toppo Pescara (alto 1078 metri) si erge il Monte Cornacchia che, con i suoi 1152 metri, rappresenta la vetta più alta della Puglia.

Foto di Pino BovaDa qui è possibile osservare un superbo panorama che spazia tra le vallate del Celone e del Vulgano, dall’Irpinia al Gargano, alla Maiella, all'esteso Tavoliere. Sulla cima è presente anche un caratteristico rifugio costruito dalla Forestale, aperto a tutti, attrezzato con focolare e tavoli.

L’Area naturale è ricca di boschi comunali che conservano in parte l’originario manto boschivo, dove è possibile trovare una specie di tartufo tipico dell'agro di Biccari detto comunemente Scorzone o tartufo d'estate, di discreta qualità. L'area si colloca nel bioclima del Fagetum, sito caratterizzato dalla presenza di boschi caducifogli con latifoglie eliofile, con presenza di alcuni nuclei di Aqifolio-fagetum e da vaste praterie substeppiche. Nella zona vi sono anche corsi d'acqua con vegetazione ripariale e un piccolo laghetto naturale, il lago Pescara.

Interessante anche sotto l’aspetto faunistico ed ambientale è l’area denominata Orto di Zolfo ed il Vivaio Forestale.

IL LUPO

Tra i rappresentanti del genere Canis, il lupo è la specie di maggiori dimensioni corporee che variano molto, a seconda dell'area geografica considerata, e possono raggiungere anche i 60 kg di peso. Possiede un corpo slanciato, con il muso allungato, le orecchie triangolari non molto lunghe, il collo relativamente corto, la coda corta e pelosa e gli arti lunghi e sottili.

Il colore del mantello è generalmente mimetico, gli occhi sono obliqui, di colore marrone chiaro, e disposti in posizione frontale e piuttosto distanziati tra loro.

Caratteristica della specie è la presenza dei denti "ferini" particolarmente sviluppati la cui funzione sembra essere quella di tranciare grosse ossa e tendini.

Il lupo presente in Italia raggiunge un peso tra i 24 ed i 40 kg, mentre la lunghezza dalla punta del muso alla coda è compresa tra i 100 ed i 140 cm. Il colore del mantello varia dal fulvo al grigio. Il lupo viene definito un animale sfuggente con abitudini tipicamente notturne pertanto non è facile imbattersi nella sua presenza anche se a volte basta solo un po' di fortuna per osservarlo in località e orari del tutto inconsueti.

In natura il lupo può vivere fino a 8 - 10 anni, in cattività anche a 14-15, poiché il consumo della dentatura (elemento fondamentale per la sopravvivenza di un predatore) varia fortemente a seconda degli stress fisici che l'animale subisce durante i tentativi di predazione (ovviamente inesistenti o quasi in cattività) e inoltre il generale consumo energetico connesso al reperimento del cibo è molto alto in natura e sostanzialmente nullo in cattività.

Il lupo è inserito, in qualità di specie "vulnerabile", nella cosiddetta Lista Rossa redatta dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), che elenca tutte le specie in qualche modo in pericolo. La popolazione del italiana del lupo è attualmente in crescita grazie alla legge che dal 1971 protegge i suoi antichi territori e alla sua notevole adattabilità. Negli ultimi 30 anni gli esemplari sono passati da circa 100 unità agli oltre 500 attuali.

 Habitat

Il lupo, prima che cominciasse la persecuzione sistematica da parte dell'uomo, era diffuso in tutti gli ambienti dell'emisfero settentrionale, in Italia in particolare lo si trovava in tutti gli habitat, dalla macchia mediterranea della costa alle foreste di montagna.

La scarsa disponibilità di prede e la sempre minore presenza di habitat naturali integri, soprattutto quelli con estesa copertura vegetale che permettevano ai lupi di nascondersi e sfuggire alla persecuzione umana, hanno ristretto di molto le aree frequentate da questi animali. Non è raro incontrarlo anche ai margini degli ambienti antropizzati, soprattutto nei pressi delle discariche. Oggi grazie ad una serie di condizioni favorevoli, fra cui la presenza di aree protette, l'abbandono della pastorizia e l'aumento degli erbivori selvatici, l'espansione territoriale e l'incremento numerico del lupo rappresenta un elemento incoraggiante per il futuro di questo animale.

Comportamento

Il lupo è una specie territoriale con un'ampia flessibilità ecologica che gli permette di vivere in ambienti molto diversi. Questi predatori generalmente vivono in branchi dove i giovani rimangono con i genitori per almeno un anno. Le dimensioni del branco sono legate alle risorse alimentari e alle dimensioni e caratteristiche etologiche delle specie predate; talora i gruppi possono essere formati da individui di diverse generazioni solitamente discendenti da un originario nucleo familiare.

L'eventualità che individui si associno da adulti ad un branco preesistente è assai più rara. I lupi collaborano tra di loro nelle varie attività (reperimento del cibo, esplorazione, predazione, vigilanza, etc) in maniera coordinata. Il branco è ordinato in gerarchie (maschile, femminile, tra loro interconnesse, ma anche una gerarchia giovanile in continua evoluzione); l'ordine di dominanza diventa così lo strumento per attenuare le aggressività fra individuo e individuo; il risultato è che le lotte interne al nucleo sociale arrivano raramente ad esiti cruenti. Il maschio procura il cibo alla femmina e ai cuccioli. La comunicazione interna al branco e fra i nuclei avviene attraverso le marcature odorose (urina e feci) poste in punti salienti del territorio, e le vocalizzazioni; in particolare l'ululato viene utilizzato per delimitare i propri territori o come richiamo.

Il lupo si accoppia verso la fine dell’inverno, e la gestazione dura circa due mesi. Circa 15-20 giorni prima del parto la coppia cerca una tana che può essere costituita da un tronco cavo, da una cavità rocciosa, da una fossa scavata in terra ed in alcuni casi può essere ricavata allargando una pre-esistente tana di volpe, di istrice o di tasso.

La femmina alla fine della gestazione, dà alla luce dai 4 agli 8 cuccioli dal peso di circa 300-400 grammi ciascuno. I cuccioli, che in Italia nascono tra aprile e giugno, completamente inetti e con capacità sensoriali scarse (ciechi e sordi), dipendono all’inizio completamente dagli adulti.

Vengono alimentati esclusivamente con il latte materno durante i primi 20 giorni di vita. Successivamente, per un periodo di circa 40-50 giorni, gli viene offerto del latte integrato da rigurgiti a base di carne. I cuccioli lasciano la tana dopo circa 2 mesi di vita e a poco a poco iniziano a seguire i genitori nei loro spostamenti apprendendo dagli adulti le tecniche di caccia, la conoscenza e l’utilizzazione ottimale del territorio, le strategie per evitare gli ambienti e le situazioni più pericolose. Le dimensioni corporee definitive vengono raggiunte a circa un anno di età, mentre la maturità sessuale verso i due anni, anche se femmine in cattività sono in grado di riprodursi già a 10 mesi.

Alimentazione

Il lupo è un carnivoro specializzato nella predazione di grossi erbivori selvatici di grandi dimensioni quali cervi, caprioli e cinghiali, nonché, occasionalmente ovini e bovini domestici, ma può includere nella propria dieta all’occorrenza anche mammiferi di piccole dimensioni, frutti, carcasse, animali domestici e rifiuti di origine umana. La predazione che esercita sul bestiame allevato ha determinato una persecuzione da parte dell'uomo e in alcune zone ha portato all'estinzione della specie. Il lupo caccia generalmente all’interno di territori in cui persistono per periodi più o meno prolungati ed il suo fabbisogno giornaliero medio di carne è di circa 3-5 kg. Comunque il lupo è noto per essersi adattato ad una alimentazione non uniformemente cadenzata nel tempo, e si ha notizia di lupi che sono rimasti fino a 17 giorni senza ingerire cibo. Il tasso di successo dell’attività venatoria del lupo è stimato intorno al 10% del totale degli attacchi, nel caso specifico di caccia a carico di prede di grosse dimensioni.

L’antropofagia del lupo è considerata un comportamento raro, che può verificarsi occasionalmente solo in condizioni ambientali particolarmente degradate, caratterizzate per esempio da una cronica carenza di prede, una popolazione rurale in forte espansione, e, più spesso, la presenza nella popolazione di individui affetti da rabbia silvestre.