IL VALLONE DI PULSANO

 

NOTIZIE GENERALI - I VALLONI DEL GARGANO

Il promontorio calcareo del Gargano è caratterizzato, sul versante sud, da importanti fenomeni carsici, di rilevante valore paesaggistico, ambientale e naturalistico. Si tratta di una serie di gole rocciose, chiamate dalle comunità locali "valloni", che si sono originati in coincidenza di fratture di origine tettonica e si sono poi modellate in seguito all'azione erosiva delle abbondanti precipitazioni meteoriche che hanno interessato, in epoche passate, anche questo territorio.

Numerosi sono i valloni presenti sul versante sud del Gargano:

IL VALLONE DI PULSANO - L'AMBIENTE NATURALE

A pochi chilometri da Monte S.Angelo si trova uno dei valloni più interessanti e più ricco di emergenze naturalistiche e storico - culturali dell'intero Gargano: si tratta del Vallone di Pulsano, che nasce da tre bracci più piccoli (valle Campanile, valle Piccola di Pulsano e valle Mattina), che si uniscono poi in un unico grande vallone, lungo oltre due chilometri e con pareti sub - verticali alte fino a trecento metri, che si affaccia, nel suo tratto terminale, sul golfo di Manfredonia. 

La millenaria azione delle acque sulle tenere rocce calcaree ha dato origine ad un mondo di roccia dai caratteri eccezionali e per certi versi fantastici. In quest'area si riscontra il campionario completo dei fenomeni tipici del carsismo, quali cavità, piccole e grandi, grotte,campi solcati, inghiottitoi e doline, pareti verticali perfettamente levigate, archi di roccia, vaschette di corrosione superficiali.

L'idrografia di superficie è attualmente completamente assente, ad eccezione dei rari fenomeni temporaleschi che trasformano il vallone in torrente. Il timore di immaginarie piene distruttive ha portato negli ultimi anni alla realizzazione di costosi ed inutili piani di regimazione idraulica del vallone, che hanno compromesso alcune delle sue caratteristiche più peculiari.

I cambiamenti climatici degli ultimi secoli e soprattutto l'aggressività delle attività antropiche perpetuatesi nel corso del tempo, con ritmi sempre più veloci, hanno modificato profondamente il paesaggio vegetale di quest'area, in passato caratterizzato da una diffusa copertura arborea, attualmente presente in forma relitta solo nelle parti più interne del vallone, con la presenza prevalente del leccio e della roverella. 

I disboscamenti, il pascolo eccessivo ed incontrollato, gli incendi ripetuti, hanno portato allo scoperto la suggestiva morfologia dei luoghi, creando le condizioni per un nuovo ambiente dalla caratteristiche peculiari, colonizzato da specie vegetali ed animali che hanno saputo adattarsi alle condizioni di vita, spesso estreme, di questo particolare ambiente.

Esclusive del Vallone di Pulsano e di questi particolari ambienti sono molte specie rare della flora garganica. La specie simbolo è sicuramente la scabiosa di Dallaporta, pianta estremamente rara le cui uniche stazioni conosciute sono le rupi garganiche e le rupi costiere dell'isola greca di Cefalonia: la pianta si presenta come un cuscino molto compatto dalle foglie piccole di un verde intenso; i ritmi di accrescimento molto lenti fanno sì che la pianta impieghi anche un centinaio di anni per raggiungere un diametro di qualche decimetro. Nell'ambiente delle rupi vegetano altre specie rare, quali l'Inula candida, la Sideritis sicula, l'Onosma angustifolia, l'endemica Campanula garganica, l'Aubretia columnae. Alle essenze tipiche di questo particolare ambiente naturale si associano piante di leccio, di ginepro, di lentisco, di terebinto, spesso abbarbicate alle pareti di roccia, dando luogo ad un paesaggio vegetale di estremo interesse.

Molto è l'avifauna che frequenta i valloni garganici: la specie più rara e più significativa è sicuramente il capovaccaio, il più piccolo tra gli avvoltoi italiani, che dopo essersi estinta come nidificante, ha da poco ripreso a frequentare questi ambienti con un'unica coppia; di rilevante valore la presenza inoltre del raro falco lanario, del corvo imperiale, della monachella e dei rapaci notturni, fra cui probabilmente anche il raro gufo reale. Numerosissime le specie di passeriformi, tra i quali spicca, per rarità, lo zigolo capinero, specie orientale solo localmente nidificante in Italia.

IL MONASTERO DI SANTA MARIA DI PULSANO

La particolare morfologia di questi luogo ha favorito, da tempo immemorabile, l'insediamento umano. Il Vallone di Pulsano è per esempio fortemente caratterizzato dalla presenza del monastero di S.Maria di Pulsano.

La storia del monastero è alquanto complessa: fondato probabilmente su più antichi insediamenti religiosi (forse il santuario pagano dedicato all'oracolo Calcante a cui fa riferimento Plinio), fu eretto una prima volta alla fine del VI secolo dal duca Tulliano di Siponto, retto dai monaci dell'ordine di San Equizio. Il sito fu in seguito occupato, intorno al X secolo, da una comunità di benedettini cluniacensi.

Nel 1128 il monastero fu ricostruito ad opera del beato Giovanni Scalcione da Matera, che nato nel 1070 iniziò giovanissimo il suo cammino spirituale a contatto con i monaci Basiliani, in Puglia, Sicilia e Calabria. La leggenda vuole che recatosi in pellegrinaggio alla grotta dell'Arcangelo San Michele, gli apparve la Madonna per indicargli il luogo dove la sua missione doveva essere portata a compimento. In quel luogo fu quindi eretta l'abbazia, a circa otto chilometri da Monte S.Angelo. Numerose e contrastanti sono le leggende per quanto riguarda il nome dell'abbazia: alcuni lo farebbero derivare dalla località di Pulsano, vicino Taranto, dove Giovanni da Matera avrebbe soggiornato; i più invece lo collegano alla leggenda della Vergine che avrebbe guarito il beato, febbricitante, prendendogli il polso e dicendogli "sei sano".

I dati certi riguardano la presenza attorno a Giovanni da Matera, nel 1128, di sei discepoli, che nel giro di alcuni mesi divennero più di sessanta, avviando la costruzione del grande monastero, consacrato nel 1177. Intorno al monastero, ed in particolare in quello che è appunto detto Vallone dei Romiti, i monaci costruirono numerose piccole abitazioni sui fianchi delle pareti di roccia. In una di queste celle, "la cella della rondine", sostò in meditazione nel 1216 S.Francesco d'Assisi. 

La comunità assunse la Regola di San Benedetto, portando avanti un'intensa opera apostolica tra i contadini del luogo e i numerosi pellegrini in viaggio verso la grotta di S.Michele o verso S.Leonardo a Siponto. La comunità divenne nel tempo il primo nucleo di un vero e proprio ordine monastico, la Congregazione Benedettina dei Pulsanesi, unico caso di congregazione religiosa nata in Capitanata sulle orme di S.Benedetto. Nel XII secolo l'abbazia conobbe il momento di massimo fulgore divenendo uno dei monasteri più importanti dell'Italia meridionale, grazie anche alle cospicue donazioni, anche da parte di sovrani, quali Ruggero II d'Altavilla e Federico II. In questo periodo l'abbazia fu inoltre centro miniaturistico di primo piano. Il monastero di S.Maria di Pulsano nel medioevo ha svolto un ruolo di primaria importanza nella riorganizzazione del territorio e nella fondazione di nuovi centri del Gargano.

Già a partire dalla fine del XIII secolo, il monastero entrò in una fase di decadenza. Tra il Settecento e l'Ottocento il monastero fu curato dai Celestini, ordine poi soppresso da Gioacchino Murat, all'inizio dell'800 (1806).  

I resti delle stratificate fabbriche dell'abbazia sono racchiuse all'interno di un'estesa cinta muraria. Cuore del vasto complesso è la chiesa in stile romanico, in cui sono evidenti le tracce di un ampliamento (probabilmente ad opera dell'abate Gioele, tra il 1144 e il 1177) e un più tardo rifacimento della facciata. L'unica navata della chiesa, con volta a botte scandita da arconi trasversali poggianti su semipilastri addossati alle pareti, si salda direttamente alla montagna, dal momento che un ampio anfratto roccioso funge da abside della chiesa. La chiesa ha un bellissimo portale, a forma ovale, finemente decorato con rilievi zoomorfi ed antichi blasoni che presenta molte similitudini con il portale laterale dell'abbazia di San Leonardo di Siponto. Le preziose decorazioni scultoree e i resti dell'arredo sacro mostrano affinità con la chiesa di San Leonardo di Siponto e sono riferibili a maestri attivi tra la Capitanata e l'Abruzzo nella seconda metà del XII secolo. Nel 1966 è stato rubato il quadro della Madonna di Pulsano, collocato in origine sopra l'altare dell'abside, e buona parte dell'arredo sacro della chiesa; il quadro, databile tra il XII e il XIII secolo, rieccheggia le icone bizantine. 

Dopo un lungo periodo d'abbandono il 20 dicembre 1997 si è insediata presso il monastero una comunità monastica facente capo all'arcidiocesi di Manfredonia, comunità birituale latina e bizantina, nell'espressione liturgica e spirituale. L'8 settembre ricorre la festività della Madonna di Pulsano, e ancora oggi i fedeli partono da Monte Sant'Angelo e raggiungono l'abbazia sul dorso di muli. Purtroppo il monastero si presenta snaturato da alcune costruzioni recenti indifferenti al contesto ed alla storia di questi luoghi. 

Risulta di assoluto valore la stretta integrazione, esistente da tempi remoti, e ancora oggi in parte percepibile, tra uomo e ambiente, tra elementi di rilevante valore naturalistico, ambientale e paesaggistico ed emergenze storico - culturali, che fa di questo sito un unicum nel Gargano e in tutta la regione.

 

Per approfondimenti si segnalano le pubblicazioni:

- A.Sigismondi, N.Tedesco: "Il Parco Nazionale del Gargano" Adda Editore, 1994

- M.S. Calò Mariani: "Capitanata medievale" Foggia, 1998