ANTICHI PASSI
LUNGO LA VIA FRANCIGENA
(La Valdelsa)

 

Foto di Pino Bova

Monteriggioni (SI)

CENNI STORICI

I Longobardi, tra il VI e il VII secolo al fine di collegare la regione della Tuscia (Lazio) con quella della Padania (Emilia-Romagna), tracciarono una via che prese il nome di Strada di Monte Bardone (da "Mons Longobardorum"), che nei pressi di Siena,  attraversava la Val d'Elsa, la Val d'Arabia e la Val d'Orcia. Questo percorso fu utilizzato prevalentemente per il commercio del sale, quando le coste liguri e parte di quelle tirreniche erano sotto il controllo dei bizantini.

Nel IX secolo, sotto la dominazione dei Franchi, nel frattempo succeduti ai Longobardi, questa strada fu inglobata in quella che fu la piu' importante arteria di collegamento con i paesi del nord-europa: la Via Francigena - via generata dai Franchi.

 

Nel medioevo le mete di pellegrinaggio più importanti per i cristiani erano tre:

  • Roma, dove ebbe luogo il martirio dei Santi Pietro e Paolo, fondatori della comunita' ecclesiale cristiana;

  • Gerusalemme (Terra Santa), sede del Golgota, dove si trovano i luoghi della passione del Cristo;

  • Santiago di Compostela, dove si trova la tomba dell'apostolo San Giacomo.

Il percorso doveva svolgersi essenzialmente a piedi (per penitenza) con tratti giornalieri di 20-25 chilometri. Il devoto non viaggiava isolato ma in gruppo tenendo in evidenza le insegne del pellegrinaggio (la conchiglia per Santiago de Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per San Pietro a Roma).

Per la sua comodità e praticità,  non solo rivestì grande rilievo nello sviluppo dei traffici  commerciali e di conseguenza nello scambio tra culture appartenenti a tradizioni diverse, ma assolse anche ad un importante fine religioso: guidare a destinazione i "Romei" (pellegrini diretti a Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo), sopratutto quelli d'oltralpe. La sua rilevanza e' testimoniata dalla presenza di costruzioni edificate per scopi militari (postazioni di avvistamento e di difesa), per uso civile (ospedali, ostelli e stazioni di posta) e religioso (conventi a abbazie), ubicati lungo il tracciato.

La ricostruzione del percorso (lungo 1.600 Km.) e' stata possibile grazie a Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che si recò a Roma per incontrare il Papa e nel 994 durante il ritorno alla sua diocesi, annotò su un diario la sua esperienza di viaggiatore. Dalla questa testimonianza, la Via Francigena appare come un grande asse viario densamente frequentato con molti centri di accoglienza ubicati lungo tutto il tragitto.

Foto di Pino Bova

Badia a Isola

Nel XIII - XIV secolo iniziò in maniera graduale il declino di quella che era stata la più grande arteria di comunicazione del nord-europa in conseguenza dell'apertura di nuove strade.

Vi sono ancor oggi delle parti di questo percorso che hanno conservato quasi intatta la loro bellezza (come l'attraversamento delle Alpi e quello degli Appennini) e che sono in grado di far vivere la sensazione di un viaggio attraverso il tempo, a chi percorre quelle campagne ricche di frammenti e memorie di quell'epoca,  mentre altri tratti, ormai tappezzati d'asfalto, hanno perso quasi del tutto il loro fascino originario.

Uno dei percorsi più caratteristici della Via Francigena è quello che attraversa la provincia di Siena diramandosi all'interno della valle del fiume Elsa.

 

IL TREKKING

 

MERCOLEDI 1 GIUGNO 2005

Arrivo a Castelfiorentino ore 15,00 circa.

Visita (libera) al centro storico.

 

GIOVEDI 2 GIUGNO 2005 - mattina

Località  di partenza:      Pieve di Coiano

Località di arrivo:           Gambassi Terme (Santa Maria a Chianni)

Lunghezza del percorso:  Km 12

Ore previste:                  h 4

Orario partenza :           al mattino alle ore 8,00 dall’Ostello di Castelfiorentino

Informazioni

Foto di Pino Bova

Pieve di Coiano

Bellissimo tratto collinare che parte dalla stupenda PIEVE di COIANO, posta sulla linea di crinale sinistro della valle, da dove nel 990 Sigerico transita e si ferma di ritorno da Roma verso Canterbury.

La ventunesima tappa o “submansione”con il nome di Sce Petre Currant delle ottanta previste per il ritorno in patria è rappresentata dall'affascinante e bellissima chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo, con le sue forme composite di pietra e cotto, con influenze romanico-pisane.

Iniziando l’itinerario, si incontra subito il Castello di COIANO, avamposto militare per il controllo della “strada”.

Attraversiamo le terre dell’antico borgo di TIMIGNANO e CASTELVECCHIO ( oggi Castelfiorentino) di origine romana nato sull’incrociarsi del crocevia strategico fra la Via Francigena e la Via Volterrana che lo collegava a Firenze. Nei secoli successivi Castelfiorentino diventa un estremo baluardo della città di Firenze dove dopo la battaglia di Montaperti del 1260 vi si firma la pace con la rivale Siena.

Foto di Pino Bova

Chiesa dei SS Pietro e Paolo

 

VISITA  della PIEVE di Santa Maria a CHIANNI (Gambassi Terme)

 

GIOVEDI 2 GIUGNO 2005 - pomeriggio

Foto di Pino Bova

... in compagnia di Alessio Latini (Cooperativa "Turismonatura"), che ci ha condotto con perizia ed anche un pò di ... pazienza, durante le tre giornate di escursione.

Visita alla Pieve di SANTA MARIA a CHIANNI: Bellissima chiesa, che Sigerico chiama “ Sancte Marie Glan”. Con la sua bellissima facciata evidenzia la sua affinità con il Duomo di Volterra , al quale vescovo appartenne fino al XIII secolo.Situata sulle colline alla sinistra dell’Elsa nei pressi di Gambassi, il borgo di Chianti sorgeva all’incrocio della via Volterrana. Ne aveva a quel tempo giurisdizione spirituale e temporale il Vescovo di Volterra, che mantenne i suoi diritti fino al XIII secolo, pur venendo in contrasto per essa con i Conti Cadolingi, signori di molti luoghi intorno e con il Comune di San Gimignano.

Dopo la visita alla chiesa, raggiungiamo in auto la località TORRICELLA, in periferia di Gambassi Terme da dove partiremo a piedi. (questo per escludere tratto di asfalto circa 2 Km )

Località di partenza :      Torricella (Gambassi Terme)

Località di arrivo :            San Gimignano

Lunghezza del percorso:     Km 13 circa

Ore previste:                  h 4/5  circa (con soste)

Informazioni

Dalle terre fiorentine alle terre senesi

Scendendo lungo la Via Francigena, che riprendiamo nel tratto indicato, si passa le case di RIPAROTTA, luogo ricordato come  piccolo castello di confine nel 1106 per poi arrivare alla TORRE ,antico casale posto nelle vicinanze del ponte sul RIO dei CASCIANI.

La strada continua in un impareggiabile susseguirsi di colline, fino ad arrivare al villaggio di LUIANO di SOTTO, dove si incontra la vecchia strada che portava a Volterra , via Castagno “la Costa di San Vettore”.

Si scende ancora e oltrepassato il PONTE della MADONNA, antico ponte di confine sul Rio Acqua Calda, si “entra” nella terra di SAN GIMIGNANO.

Lungo il tratto “valdelsano senese” incontriamo i resti del vecchio Castello di MONTECARULLI (ruderi) posto a difesa della via romea e poco dopo la piccola ma importante chiesa di SANTO PIETRO (non visitabile), che posta sola su di un poggio attende il passaggio dei pellegrini.

Foto di Pino Bova

Chiesa di Santo Pietro

La chiesa risulta citata per la prima volta nel 1109 come luogo di culto lungo la via romea.

Nel XIV secolo Santo Pietro assume anche il titolo di Canonica, con il quale titolo si intendeva anche un luogo con edificio che potesse ospitare una piccola comunità monastica dedita alla cura e all’alloggio dei viandanti. Le canoniche erano posizionate lungo strade importanti ed erano sempre riconoscibili per il simbolo della croce greca, in forma di feritoia o di scultura affissa alla parete. Lungo il tratto della Via Francigena se ne contano a decine sia in aperta campagna che nei borghi.

Il SANTUARIO di PANCOLE (visitabile) edificio di culto legato al villaggio nato intorno alla chiesa da farne un corpo unico sormontando al strada.

In lontananza si intravedono le torri di San Gimignano,ma prima si sale a COLLEMUCCIOLI (visitabile), antico borgo fortificato con torre , che richiama antiche e remote atmosfere. Sotto la sua maestosa torre si stendono le sue piccole case in pietra. La via ne sottopassa una con un fascino di altri tempi.

Camminando lasciandoci alle spalle la torre di Collemuccioli, subito ci appare in lontananza un altro gioiello della valdelsa religiosa, la PIEVE di CELLOLE (visitabile), intitolata a Sant’Ilario.

Lieta come un sorriso, ci attende tra i cipressi. La pianta di tipo basilare, con tre navate divise in sette campate da colonne e pilastri.

Foto di Pino Bova

San Gimignano

Proseguendo siamo ad ammirare SAN GIMIGNANO. La città ci appare tale e quale come fu costruita cinque secoli fa.

Ai tempi di Sigerico non era ancora la “città delle torri”

Foto di Pino Bova

Foto di Pino Bova Foto di Pino Bova

VENERDI 3 GIUGNO

Località di partenza:        San Gimignano

Località di arrivo:            Mensanello (Villa Sabolini)

Lunghezza del percorso:    Km 18

Ore previste :                h 6 con soste

Orario partenza :              al mattino alle ore 8,00 da San Gimignano

 

Informazioni

Foto di Pino Bova

Tracce del lastricato
 lungo il percorso

Si esce lasciandoci alle spalle Porta San Giovanni e si prende la strada che ci porterà a MONTE OLIVETO MINORE(visitabile!!?) bellissima abbazia benedettina sulla via per Siena.

Si prosegue per il villaggio di SANTA LUCIA e da qui si scende al GUADO del BORRO risalendo un verdissimo vallone che rievoca l’ambiente selvatico del medioevo.

Si risaleil “borro” e passiamo dal PODERE VALLEBUIA e raggiunti al culmine stradale il cascinale MONTARONE , davanti,ci appare anche il castello di MONTAUTO (visitabile ,il borgo è poco lontano).

Ci attende un altro guado sul BOTRO dei BAGNI per poi risalire alla stupenda TORRACCIA di CHIUSI (non visitabile).

Torre –Castello appartenuta in età comunale agli Abbracciabeni, una consorteria familiare molto ricca e temuta.

Si scende presso MOLINO d’AIANO, struttura scomparsa da tempo immemore, e guadiamo il torrente FOCI.

Qui doveva essere presente una delle “mansioni” citate da Sigerico con il nome di “SCE MARTIN in FOSSE”, ma la sua ubicazione è ancora oggetto di studio.

Si continua per una bellissima strada alberata, arrivando a BADIA a CONEO’ (non visitabile all’interno).

Foto di Pino Bova

Vista della parte absidale e del transetto della chiesa di Badia a Coneo

Bellissima chiesa romanticamente spersa in silenziose campagne, da dove si erge con la sua antica architettura longobarda. Appartenuta ai monaci vallombrosani e documentata dal 1076.

Della Pieve di Coneò,finora poco studiata dagli storici, si hanno notizie indirette anche prima del XI secolo .

Tornati sul cammino si raggiunge il villaggio di QUARTAIA, siamo già nel comune di Colle di Val d’Elsa la qui Pieve fin dai tempi antichi fu dichiarata importantissima.

Lasciato Quartaia si passa tra le poche case del villaggio di casale di FABBRICA in mezzo a campi estesi fiancheggiando una monumentale fontana scendendo verso BOTRO agli STRULLI, la strada ci porterà fino alle porte di GRACCIANO, passando sotto il villaggio di ONCI e davanti al mulino di CALCINAIA con la sua bellissima “gora”, lapide con iscrizione utilizzo del 1696 Cosimo III.

Foto di Angela Cino  Foto di Pino Bova

Villa Sabolini

Proseguendo si arriva alla tappa dove dormiremo: MENSANELLO, dove ci attende VILLA SABOLINI: antica villa rinascimentale, è stata completamente ristrutturata nel 2000 per poter ospitare al meglio gruppi e singoli.

SABATO 4 GIUGNO - mattina

Località di Partenza :      MENSANELLO

Località di arrivo:           GRACCIANO e BADIA ISOLA

Lunghezza del percorso:  Km 7

Ore previste:                  h 3

Orario partenza :            ore 8,00

 

Foto di Angela Cino

.... Pina come Sigerico ...
e Massimo osserva sornione

Castello di Petraia

Proseguendo guaderemo il fiume ELSA,come già fatto da Sigerico in località PIEVE a ELSA , “mansione di AELSA”

Ricordato dal vescovo di Canterbury. Si arriva ai resti archeologici dei BAGNI DELLE CALDANE (visitabili), bagni termali utilizzati in epoca etrusca e romana. Si raggiunge GRACCIANO, in passato fiorente mercato di cereali, luogo dove SAN MARZIALE converti al cristianesimo i suoi abitanti già dal I secolo al quale è dedicato un piccolo santuario e un ponte.

Attraversiamo la località  detta “Piano Senese” raggiungendo il “villaggio murato” di STROVE (visitabile). Antico borgo fortificato sulla Via Francigena costruito nel 994 da i signori longobardi di STAGGIA, da “Tegrino figlio di AVA, contessa di Staggia   da qui si  scende, e subito arriviamo al CASTELLO di PETRAIA (visitabile in alcune parti) posto al controllo della via.

Foto di Pino Bova

Villaggio di Strove

Grande e fortificato complesso in pietra che si staglia su un cupo fondale del bosco di lecci del MONTE MAGGIO.

Costeggiando un antico muro si arriva verso valle con la calma che si impone di fronte a qualcosa di grande bellezza, BADIA a ISOLA. Luogo importantissimo sorto proprio nel periodo in cui Sigerico passò da queste parti, chiamando questa “mansione BURGENOVE” ed ancora oggi l’antico borgo e monastero conservano l’antica genuinità. Le case circondano e sembrano proteggere la chiesa. Abbazia costruita per volontà della contessa longobarda AVA in ausilio ai pellegrini in transito per Roma.

Foto di Pino Bova

Badia a Isola - Chiesa dei SS Salvatore e Cirino

 

SABATO 4 GIUGNO - pomeriggio

Località di partenza:       BADIA a ISOLA

Località di arrivo:           SIENA

Lunghezza del percorso:   Km. 12 Km

Ore previste:                h 4/5 ( con soste)

Informazioni

Foto di Pino BovaAttratti dal fascino della maestosità di MONTERIGGIONI(visitabile) ci incamminiamo per raggiungere la fortezza. Cittadella fortificata dai senesi nel 1203 in  funzione di avamposto contro i nemici fiorentini e alleati guelfi. Ancor oggi ,come diceva Dante nel canto XXXI dell’inferno, la sua cinta di mura ,appare come una corona.

Torri ancora più alte delle odierne che apparivano in lontananza sembrando giganti. Il borgo ha un sapore tutto medioevale  ed è estremamente rustico  e semplice. Si esce da Porta Romana e si continua il cammino in un bellissimo susseguirsi di lecci sulla “costa” del MONTE MAGGIO.

 Lungo il nostro viaggio incontriamo luoghi carichi di storia e di simbologie, come CAMMINATA,riferimento viario, come PONTEROSSO antico ponte sul borro con basamento medioevale  o UCCELLATOIO legato ai luoghi di caccia.

Quando finita la lecceta si torna a vedere i campi ,ci appare il CASTELLO della CHIOCCIOLA(non visitabile) e della VILLA.

Il Castello della Chiocciola deve il nome a una sua torre cilindrica  che contiene al suo interno una scala elicoidale. Edificio maestoso, passò alla storia per la strenua resistenza opposta alle milizie imperiali durante la guerra di Siena nel 1555.

Da qui si giunge a VILLA(non visitabile), altro castello sulla via per Siena a difesa del territorio.

Foto di Angela Cino

Pian del Lago

Siamo in prossimità di PIAN del LAGO, oggi pianura prosciugata, fu in passato un “lago di origine carsica” una conca chiusa e di tanto in tanto allagata dalle acque. Arrivati alle CERRETAIE (al maneggio nelle vicinanze) si incontra l’asfalto che non ci lascerà più fino a SIENA. In effetti si impone una scelta, farsela a piedi, o preferire un passaggio in auto. Si punta verso PORTA CAMOLLIA, l’accesso della Francigena al cuore della città.

Siamo arrivati, ci attende una delle bellissime città della Toscana: SIENA.

Foto di Pino Bova

Foto di Pino Bova         Foto di Pino Bova

DOMENICA 5 GIUGNO

Visita (libera) della città di Siena e Rientro a Castelfiorentino.

 

 

PARCO FLUVIALE DELL'ALTA VAL D'ELSA
AREA PROTETTA D'INTERESSE LOCALE

 

1. LA FLORA

L’area protetta tutela un vasto territorio boscato, comprendente associazioni vegetazionali molto diverse tra loro.

MACCHIA MEDITERRANEA

Foto di Pino Bova

Caprifoglio

nelle zone più calde ovvero lungo i crinali è presente con le specie: leccio (Quercus ilex), orniello (Fraxinus ornus), roverella (Quercus pubescens), acero minore (Acer monnus), nonché tutte specie arboree in grado di adattarsi all’aridità del terreno calcareo. Arbusti di corbezzolo (Arbutus unedo), fillirea (Phillyrea latifolia) e lentisco (Pistacia lentiscus) si inseriscono tra le specie arboree. Tra di essi si distendono le liane, numerose in questo tipo di vegetazione. Fra di esse c’è il caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa), una liana sempreverde dalle foglie molto coriacee e dai fiori particolarmente appariscenti, tipica della macchia e delle leccete costiere e sporadica nelle colline interne, dove è sostituita da due specie affini, il caprifoglio comune e il caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca), entrambi dalle foglie caduche. La salsapariglia (Smilax aspera), conosciuta dai toscani anche come strappaborse o stacciabrache, è un’altra liana frequente sia nella lecceta che nella macchia mediterranea; i nomi volgari toscani si riferiscono alle spine del fusto e del bordo delle foglie. Questa pianta, sempreverde, oltre che per le spine si riconosce anche per le tipiche foglie cuoriformi e per i grappoli di bacche rosso vitreo, che maturano in pieno inverno.

IL BOSCO

Nell'interno dei solchi vallivi, per effetto del cosiddetto fenomeno dell'inversione termica  sono presenti: il faggio (Fagus sylvatica), il tasso (Taxus bacata), il cerro (Quercus cerris), l'acero montano (Acer pseudoplantus) e il castagno (Castanea sativa), infatti nel fondo e nei versanti esposti a nord di queste gole, quasi sempre in ombra, si hanno temperature più basse di quelle che si riscontrano nella parte più alta dei rilievi e nei versanti più soleggiati. Il microclima fresco e umido che si viene così a creare permette l’eccezionale sviluppo, già a 300 m di quota, di una vegetazione tipicamente montana. Nei solchi vallivi della Riserva il tasso è insolitamente abbondante laddove la eccessiva pendenza del terreno non permette l’insediamento del faggio e delle altre latifoglie. La specie arborea dominante varia a seconda dell'esposizione, del tipo di substrato e degli effetti dell'attività che nel tempo l'uomo ha esercitato su di essa.

I boschi della Riserva vanno a interrompere le colline coltivate, circostanti S. Gimignano, dove già nel XII secolo la coltivazione dello zafferano (Crocus sativus), era una delle principali fonti di ricchezza della cittadina, che esportava questa spezia anche in Francia e nei Paesi Bassi.

Il sottobosco è tipico delle foreste con buona umidità: vi fioriscono infatti la primula, l’epatica, la consolida tuberosa e la pervinca nel fondovalle, laddove il cerro è la specie arborea prevalente, si riscontra la presenza di specie tipicamente legate ai suoli più freschi e ombrosi: accanto ai ciclamini compaiono gli esili fusti della laureola, con le foglie sempreverdi inserite solo all’apice della pianta, e l’elleboro di Boccone, una ranuncolacea endemica dell’Italia centro-meridionale.

Le orchidee
viste in escursione

Foto di Pino Bova

Foto di Pino Bova

Foto di Pino Bova

Ophrys apifera

Himantoglossum hircinum

Anacamptis pyramidalis

 

 

L'AMBIENTE FLUVIALE

PIANTE ARBOREE:

- i pioppi (Populus spp.) sono alberi molto comuni sulle rive dell'Elsa: hanno il tronco dritto e ramificato solo presso la cima; le foglie sono molto grandi, cuoriformi, ovate o lobate. Sono piante che possono raggiungere un' altezza di 30 m ed hanno un veloce ritmo di accrescimento; per questo vengono spesso coltivati per essere usati nell'industria della carta e nella fabbricazione di mobili. Sono piante con un apparato radicale molto superficiale, tronco e rami poco elastici e per questo spesso vengono travolti dalle piene o cadono a causa dello scalzamento delle rive operato dal corso d'acqua;

- I salici (Salix spp.) sono, invece, piante arboree di dimensioni più modeste: raggiungono, infatti, in media, un'altezza di 10 m e spesso assomigliano più ad un arbusto o ad un grosso cespuglio che ad un albero vero e proprio. Il loro fusto è liscio e fortemente ramificato fino dal basso; le foglie sono lunghe e lanceolate. Sono piante che hanno un apparato radicale profondo e tenace, fusto e rami molto elastici, caratteristiche, queste, che permettono loro di vivere molto vicino al corso d'acqua: è facile, infatti, osservarne qualcuno che si erge anche nel mezzo dell'alveo fluviale;

- Gli ontani (Alnus spp.) sono piante che hanno dimensioni intermedie tra quelle dei salici e quelle dei pioppi: si elevano, infatti, sino a 20 m di altezza. Il tronco degli ontani è dritto e ramificato sin dalla base, ma le foglie, diversamente dai salici, sono ovate o rotondeggianti. Sono gli alberi più caratteristici dell'ambiente fluviale, e vivono infatti, proprio dove l'acqua lambisce le rive, immergendo parte delle loro radici sott'acqua.

LE PIANTE EREBACEE:

- La tifa, chiamata anche schiancia (Typha sp.) è una pianta alta fino a 2 m, che sviluppa fusti dritti ed esili, foglie lunghe, nastriformi ed acuminate. Predilige le sponde dei fiumi, dei canali o dei laghi dove cresce con la parte basale del fusto sommersa. Caratteristico è il suo frutto, un grosso cilindro marrone-rossastro, lungo fino a 30 cm, formato da migliaia di semi avvolti da pappi cotonosi che piano piano si sfalderà permettendo, così, ai semi di disperdersi, per mezzo del vento o dell'acqua stessa;

- La cannuccia di palude (Phragmites communis) è un'altra pianta fornita di alti fusti eretti (fino a 3 m) che ama crescere con il fusto semisommerso e le radici infisse sul fondo del corpo d'acqua dove abita. La cannuccia di palude forma, da sola o con la tifa, estesi e fitti canneti che costituiscono un ottimo rifugio per molte specie animali ed un sicuro luogo di nidificazione per varie specie di uccelli;

- il crescione (Nasturtium officinale), con piccoli fiori bianchi ed il fusto rigonfio;

- la menta acquatica (Mentha aquatica) dai fiori rosa-violetto ed il caratteristico odore aromatico;

- i ranuncoli acquatici (Ranunculus spp.) con i fusti striscianti e fiori solitari giallo-dorati;

- farfaraccio (Petasites hybridus), che troviamo sulle sponde del fiume o col fusto semisommerso in acque basse; si riconosce facilmente per le enormi foglie ovate che raggiungono anche i 90 cm di larghezza. Fino a qualche decennio fa, proprio per la loro grandezza e per l'elevato contenuto di acqua, le foglie venivano impiegate per involgere la carne o il pesce in modo da mantenere inalterata la loro

 

2. LA FAUNA

INVERTEBRATI

MOLLUSCHI E CROSTACEI:

- la "cozza d'acqua dolce'' (Unio mancus), un mollusco del gruppo dei Bivalvi, così detti per la conchiglia che protegge l'animale che è composta di due parti, chiamate valve. Questo animale, che raggiunge i 10 cm di lunghezza, vive infisso nel fango o nella sabbia del fondo del corso d'acqua e si nutre filtrando l'acqua per mezzo delle sue branchie, nelle quali rimangono imprigionate le particelle alimentari che sono sospese nell'acqua;

- il gamberetto di fiume (Palaemonetes antennarius), un piccolo crostaceo (lungo fino a 5 cm) che vive nascosto tra la vegetazione sommersa e si alimenta di alghe e di piante acquatiche;

- il granchio di fiume (Potamon fluviatile), un altro crostaceo la cui larghezza giunge a toccare 10 cm. Al contrario di quanto potremmo pensare, questo animale vive molto più tempo a terra che nelle acque del fiume; infatti può respirare anche fuori dall'acqua grazie a due "camere stagne'' (nelle quali sono immerse le branchie) poste ai lati del corpo, dentro il carapace (la "corazza" che lo ricopre e lo protegge), che si riempiono d'acqua quando esce a terra.

INSETTI:

- le libellule (Odonati) hanno una larva acquatica che cattura altri piccoli invertebrati del fiume grazie ad un apparato boccale detto "maschera'', che presenta due grossi palpi, simili a due uncini, che servono ad arpionare la preda;

- i Tricotteri sono un altro gruppo di insetti che possiede una larva molto particolare, protetta da un involucro cilindrico fatto di piccoli pezzetti di legno o granelli di sabbia saldati insieme da una speciale colla emessa da una ghiandola particolare situata sul capo;

- gli Efemerotteri o effimere vivono in acqua e sono tra quelle più sensibili all'inquinamento: perciò la loro presenza indica che le acque del fiume in cui vivono sono ancora abbastanza pulite.

VERTEBRATI

 

PESCI:

- il cavedano (Leuciscus cephalus) è il più comune dei pesci dell'Elsa; e' onnivoro, nutrendosi di invertebrati e piccoli vertebrati (come girini o piccoli pesci) ma anche di bacche che cadono nel fiume dalle piante che crescono lungo le rive;

- il barbo (Barbus sp.) è un altro pesce frequente; la forma del corpo affusolata e idrodinamica gli permette di nuotare agilmente contro corrente alla ricerca del cibo, rappresentato soprattutto da larve di insetti, piccoli molluschi, piccoli pesci e detriti vegetali;

- la carpa (Cyprinus carpio), invece, è una specie dalla forma più tozza e dal nuoto più lento: infatti preferisce rimanere nelle acque calme dove si nutre grufolando sul fondo del fiume alla ricerca di invertebrati e vegetali;

- il ghiozzo di ruscello (Padogobius nigricans) è sicuramente il pesce più strano che annovera la fauna ittica del fiume Elsa: è lungo al massimo 8-10 cm, con corpo affusolato, testa relativamente grande e una pinna ventrale, situata a metà della pancia, modificata in una ventosa, che serve a tenerlo attaccato ai ciottoli del fondo senza essere portato via dalla forza della corrente.

ANFIBI:

sono animali che vivono parte dell'anno sulla terra e parte in acqua (da cui il nome anfibio= "doppia vita"), dove si portano per accoppiarsi e deporre le uova, dalle quali sgusceranno le larve, che, dopo un periodo di tempo variabile, si accresceranno fino a trasformarsi nell'adulto che ritornerà a vivere sulla terra.

- i tritoni sono anfibi che appartengono al gruppo dei Caudati, cioè anfibi con la coda, e sono rappresentati da due specie: il tritone crestato meridionale (Triturus carnifex) e quello punteggiato (Triturus vulgaris). Prediligono riprodursi negli stagni e nelle piccole pozze formate dalle piene del fiume.

- ll rospo (Bufo bufo), invece, è l'anfibio Anuro (cioè senza coda) più comune dell'area, vive tutto l'anno a terra ad eccezione di due o tre settimane durante le quali si porta in acqua per la riproduzione.

- nelle notti primaverili ed estive è facile sentire il veloce e forte gracidio della raganella (Hyla intermedia), l'unico anfibio arboricolo italiano. Questo piccolo Anuro, che raggiunge al massimo 5-6 cm di lunghezza, si arrampica agilmente, grazie ai dischi adesivi che possiede nelle dita di ogni arto.

- avvicinandosi lentamente al fiume è facile sorprendere qualche rana verde (Rana kl. hispanica) che galleggia sulla superficie dell'acqua o si gode il sole mimetizzandosi nella vegetazione presso le rive; è una specie molto legata all'acqua dalla quale difficilmente si allontana.

- la rana agile (Rana dalmatina), cosiddetta per i lunghi balzi che è capace di spiccare è, al contrario, una specie terricola, che ama i boschi e le aree coltivate.

- può capitare di vedere nuotare sulla superficie dell'acqua un serpente o di vederlo immergersi se disturbato: niente paura, si tratta sicuramente di una biscia dal collare (Natrix natrix) o di una biscia tassellata (Natrix tessellata), due serpenti assolutamente innocui. La biscia dal collare si riconosce facilmente per il cosiddetto collare, costituito da grandi macchie gialle, bianche e/o nere, presente ai lati della nuca. È un'attiva predatrice di pesci, anfibi e piccoli mammiferi. La biscia tassellata, invece, è priva di "collare'' ed è un serpente molto meno diffuso. Si nutre quasi esclusivamente di pesci e per questo ha risentito negativamente dei gravi inquinamenti subiti dai corsi d'acqua ed è scomparsa da molti fiumi italiani.

UCCELLI:

Foto di Pino Bova

Nitticora

numerose specie di Uccelli frequentano le vallate fluviali attirati dall'abbondanza di rifugi e di nutrimento.

- l'airone cenerino (Ardea cinerea) e la garzetta (Egretta garzetta) sono due specie di aironi che frequentano l'Elsa durante l'inverno, ma non vi nidificano. Il primo, dal caratteristico piumaggio grigio cenere, è un uccello molto grande e può raggiungere anche 1,10 m di altezza e quasi 2 m di apertura alare.

- la garzetta è un po' più piccola ed il suo piumaggio è completamente bianco mentre le zampe ed il becco sono neri ricerca il cibo, come gli aironi, dove l'acqua non è troppo alta, cacciando a vista e infilando col becco appuntito pesci, anfibi, giovani bisce e grossi invertebrati.

Foto di Pino Bova

Germano reale

- il germano reale (Anas platyrhynchos) e la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), al contrario nidificano lungo l'Elsa. L'ambiente preferito per deporre le uova è rappresentato dai fitti canneti, all'interno dei quali possono nascondersi agevolmente alla vista dei predatori.

- la ballerina gialla (Motacilla cinerea), detta anche batticoda, predilige nidificare sotto i ponti, sotto le cascate o sui ripiani rocciosi ai lati del corso d'acqua; si nutre di piccoli invertebrati che trova dove l'acqua è profonda solo qualche centimetro.

- il martin pescatore (Alcedo atthis), facilmente riconoscibile per il piumaggio dai colori sgargianti, azzurro-verdastri sul dorso e arancio sul ventre. Si ciba quasi esclusivamente di pesci che cattura con fulminei tuffi in acqua. Aguzzando molto la vista si può intravedere, nelle pareti sabbiose che fiancheggiano le rive dell'Elsa, un piccolo foro circolare che rappresenta l'entrata di un cunicolo, a volte lungo più di 1 m; è il nido del martin pescatore, in fondo al quale depone le sue uova.

MAMMIFERI:

Foto di Pino Bova

Nutria

- l'unico mammifero acquatico presente oggi nell'Elsa è la nutria (Myocastor coypus), un grosso roditore originario del Sud America, importato ed allevato come animale da pelliccia, raggiunge il metro di lunghezza ed i 10 Kg di peso, si nutre anche di granturco, patate e ortaggi degli orti presenti lungo le rive dell'Elsa. Per questi motivi e per la sua abitudine di scavare tane nelle rive dei fiumi rendendole instabili, è un animale dannoso e poco amato.

- fino a metà degli anni '70 del secolo scorso era presente nell'Elsa un altro mammifero acquatico, la lontra (Lutra lutra), un carnivoro originario dell'Italia e dell'Europa, che è sull'orlo dell'estinzione a causa degli inquinamenti delle acque che hanno distrutto la fauna ittica di cui principalmente si nutre e perché è stata ingiustamente perseguitata e cacciata fino alla fine degli anni '70 del secolo scorso perché considerata nociva. La lontra è, invece, un animale molto utile perché cattura soprattutto pesci malati contribuendo a mantenere popolazioni vitali delle specie ittiche.